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La Corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna ad 1 anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa, inflitta il 23 aprile del 2019 dal Tribunale di Marsala ad un anziano prete marsalese, padre Nicolò Genna, 78 anni, imputato di violenza sessuale su minore originario del Gambia. Il prete avrebbe offerto denaro o un posto di lavoro in cambio degli abusi. Il sacerdote, con la scusa di un passaggio in automobile, avrebbe tentato un abuso. Il giovane, però, dopo avere raccontato quanto accaduto alla responsabile del centro di accoglienza in cui era ospite, ha sporto denuncia. Il prete è stato, inoltre, condannato a varie interdizioni, tra le quali quella perpetua dai pubblici uffici.

La troupe di Sicilia24h.it in trasferta con il direttore Lelio Castaldo e il suo vice Simona Stammelluti a Mazara del Vallo, a casa di Piera Maggio per gli ultimissimi aggiornamenti sulla vicenda di Denise Pipitone, incontra l’avvocato Giacomo Frazzitta

 

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Assolto dall’imputazione di estorsione il giornalista ed ex direttore di Tele Jato, Pino Maniaci. E’ stato condannato solo per diffamazione. Dettagli e commenti.

Il giudice monocratico del Tribunale di Palermo, Mauro Terranova, ha condannato a 1 anno e 5 mesi di reclusione per diffamazione Pino Maniaci, giornalista ed ex direttore dell’emittente televisiva Tele Jato, per anni simbolo di battaglie antimafia. Il giornalista è stato assolto dall’imputazione più grave di estorsione. Maniaci avrebbe preteso favori e denaro da amministratori locali minacciandoli, in caso di rifiuto, di avviare campagne mediatiche negative nei loro confronti. La pubblico ministero, Amelia Luise, ha proposto la condanna a 11 anni e 6 mesi. Pino Maniaci ha commentato: “Sono stati cinque anni difficili ma ora il castello di accuse si è disgregato. L’accusa di estorsione per un giornalista è molto pesante. La richiesta a 11 anni e mezzo come un Marcello Dell’Utri era molto pesante. Per uno che ha la coscienza a posto e sa di non avere mai fatto alcuna estorsione è stato pesante, ha macchiato l’immagine di una tv”. Ed il difensore di Maniaci, l’avvocato ed ex magistrato, Antonio Ingroia, aggiunge: “Dopo un’inaudita richiesta di pena di 11 anni e mezzo, richiesta che solitamente si riserva ai delinquenti più spregevoli, finalmente giustizia è fatta. Ma Pino Maniaci ha diritto non solo a che gli venga risarcito il danno subito, ma che gli vengano restituiti sei anni di vita distrutta, l’onore e la reputazione professionale indegnamente cancellata. E’ una sentenza che riconcilia i Cittadini con la Giustizia del Tribunale di Palermo, ma sei anni di gogna mediatica restano e sono troppi. Ricordo che Maniaci ha indagato da giornalista sulle distorsioni del Tribunale Misure di Prevenzione di Palermo, quando questo era presieduto da Silvana Saguto” – conclude Ingroia. Il presunto reato di diffamazione, per il quale Maniaci è stato condannato, interessa alcuni amministratori locali e giornalisti dei quali l’imputato, tramite affermazioni al telegiornale, avrebbe leso la reputazione addebitando loro circostanze ritenute non veritiere e dunque diffamanti.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il presidente dell’Ance, l’associazione costruttori edili, di Agrigento, Carmelo Salamone, interviene nel merito della gestione dei fondi del Recovery Plan, e afferma: “Prendiamo atto delle dichiarazioni del presidente regionale dell’Ance Sicilia Santo Cutrone sul rischio che i ‘colossi delle costruzioni’ vogliano ‘mettere le mani su ogni centesimo che arriverà dall’Unione europea, relegando le imprese locali al ruolo di subappaltatori a vita. La posizione è certamente condivisibile, e già a suo tempo avevamo denunciato il rischio che il Recovery Plan tagliasse fuori le piccole e medie imprese che sono la spina dorsale dei territori. Crediamo tuttavia che il supporto, della politica e della presidenza regionale dell’Ance, non possa concludersi qui. Anzi, oseremmo dire che se ci si limitasse a questo sarebbe una sconfitta e rischierebbe di passare per una mera operazione comunicativa. Da tempo, infatti, denunciamo come le piccole e medie aziende siano a rischio chiusura a causa di una generalizzata inefficienza della pubblica amministrazione, di una totale disattenzione da parte della politica nazionale e regionale. e di provvedimenti, come il ‘Decreto semplificazioni’, che hanno rappresentato il colpo di grazia in un settore già in crisi, riducendo trasparenza e quindi la legalità. Sono appelli che finora sono sempre caduti nel vuoto. Solo guardando anche a questi temi si tutelerebbero in modo concreto gli interessi di tutti gli imprenditori del comparto, restituendo diritti e speranza a tanti imprenditori” – conclude Carmelo Salamone.

La Procura di Agrigento, tramite la sostituto procuratore, Gloria Andreoli, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di Giuseppe Gangarossa, 58 anni, di Porto Empedocle, indagato di stalking, lesioni aggravate, incendio, danneggiamento, minaccia e violazione del divieto di avvicinamento nei confronti dell’ex compagna. Lui l’avrebbe perseguitata, picchiata, le avrebbe tagliato le ruote e incendiato l’automobile, e avrebbe proseguito nella sua condotta anche dopo avere ricevuto un ammonimento del Questore con divieto di avvicinamento. Inoltre avrebbe minacciato il padre e un amico di lei.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha inflitto 5 anni di reclusione ciascuno a Salvatore e Calogero Termini, padre e figlio, di 63 e 30 anni, di Campobello di Licata, arrestati dai carabinieri il 14 aprile del 2020 perché sorpresi nella loro abitazione in possesso di 617 grammi di cocaina, 5 grammi di marijuana, 12.540 euro in contanti e un assegno di 3mila euro oltre a due bilancini di precisione e del materiale che si utilizza per il taglio e il confezionamento delle dosi. Nella stessa occasione è stato sequestrato anche un foglio di carta con scritti nomi e cifre.

Sabato 10 aprile a partire dalle ore 9.30 protesta davanti la Prefettura di Agrigento dei lavoratori agricoli forestali stagionali, nell’ambito della mobilitazione indetta da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil su scala nazionale.

Anche il “Decreto Sostegni” ha escluso i lavoratori agricoli forestali stagionali, i lavoratori degli agriturismi e florovivaisti da ogni tipo di ristoro ed è per questo che si è deciso di dar voce con una serie di iniziative di lotta ai lavoratori di questi settori lasciati senza nessun sostegno in questo grave periodo di pandemia;

I Segretari Provinciali di Flai- Fai e Uila, Giuseppe Di Franco, Calogero Acquisto e Veronica Iacono condividendo la piattaforma Nazionale rivendicano l’estensione del bonus ai lavoratori stagionali del settore agricolo, florovivaista e forestale  e la sua compatibilità con il reddito d’emergenza.

Inoltre chiedono che vengano confermate le stesse giornate dell’anno 2019 a quei lavoratori che per i problemi legati alla pandemia non hanno potuto svolgere le stesse giornate nel 2020, garantendo agli stessi, le tutele previdenziali ed assistenziali, il cosiddetto  effetto “trascinamento” considerando la pandemia alla stregua della calamità naturale;

I tre Segretari porranno anche all’attenzione del Prefetto l’esigenza di rinnovare rapidamente il contratto integrativo dei lavoratori agricoli della provincia di Agrigento scaduto il 31 dicembre 2019 e le problematiche legate al rinnovo del CCNL dei forestali, dopo che si è interrotta la trattativa nazionale.

Nel documento redatto dalle tre Organizzazioni sindacali, verrà anche espressa al Prefetto, la grande preoccupazione per i ritardi che si annunciano nell’avvio della campagna forestale di prevenzione incendi con i lavori dei viali parafuoco, in virtù della complessa  progettazione sui fondi europei POC  dai quali arriveranno, “se arriveranno” tutte le risorse che potranno utilizzarsi per l’attività del Dipartimento Rurale e Territoriale per l’anno 2021 e quindi per il completamento delle giornate di garanzia occupazionale dei forestali facenti capo all’Ufficio per il Territorio della Provincia di Agrigento;

Presunta associazione a delinquere dedita alle truffe sgominata a Ribera dai Carabinieri: promettevano posti di lavoro alle Poste in cambio di denaro. Tre misure, un arresto in carcere e due ai domiciliari. Sono sei gli aspiranti lavoratori truffati. In proposito oggi al Videogiornale di Teleacras è in onda un’intervista al comandante della Compagnia di Sciacca, il tenente colonnello Roberto Vergato

1.287 i nuovi positivi al Covid19 su 27.170 tamponi processati, con una incidenza del 4,7%, in linea con la media nazionale.
La Sicilia è quinta per numero di contagi giornalieri. Le vittime sono state 11 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 4.757.
Il numero degli attuali positivi è di 26.527 con 1.181 casi in più rispetto a ieri; i guariti sono 95. Negli ospedali i ricoverati sono 1.283, uno in più rispetto alla giornata precedente, quelli nelle terapie intensive sono 164, 7 in più rispetto a ieri

I nuovi contagi per province:

Palermo 438 nuovi

Catania 280,

Messina 69,

Siracusa 131,

Trapani 24,

Ragusa 34,

Caltanissetta 133,

Agrigento 128,

Enna 50.

Trovato senza vita all’interno degli uffici del Libero Consorzio, nella sede distaccata del Giardino Botanico, in via Demetra ad Agrigento. Un dipendente regionale, Categoria Protetta, Pasquale Florio, 58 anni, di Porto Empedocle, è morto, dopo essere stato colto da un improvviso malore.

A trovarlo riverso a terra sono stati i suoi colleghi di lavoro. Subito hanno chiamato il 112. Il personale medico del 118, una volta giunto sul posto, ha messo in atto tutte le pratiche rianimatorie, ma non c’è stato nulla da fare. Il cuore dell’uomo si era già fermato.

L’impiegato, quasi sicuramente, è stato stroncato da un arresto cardio-circolatorio, che non gli ha lasciato scampo. Sul posto il medico legale, e i poliziotti della sezione Volanti della Questura di Agrigento, che si sono occupati degli accertamenti del caso.