Home / Secondo Piano  / Il caso Pipitone verso la riapertura? Intercettazioni e dichiarazioni shock ieri a “Chi l’ha visto?”
   

Il caso Pipitone verso la riapertura? Intercettazioni e dichiarazioni shock ieri a “Chi l’ha visto?”

 

Ancora una volta si parla di Denise nella trasmissione del mercoledì sera su Rai 3 “Chi l’ha visto?” e ancora una volta ospiti di Federica Sciarelli sono Piera Maggio e l’Avvocato Frazzitta.

Nel corso della puntata di ieri 21 aprile, sono state rivelate delle intercettazioni inedite che gli inquirenti non avrebbero mai considerato durante le indagini, oltre a quelle lacune che nel corso degli anni hanno viziato la vicenda della sparizione della piccola Denise, scomparsa a Mazara del Vallo, nel 2004, all’età di 4 anni.

E si ipotizza una riapertura del caso che potrebbe vedere anche membri delle forze dell’ordine tra gli indagati. Ed è la mamma di Denise, Piera Maggio a chiedere che sia fatta la verità “in mezzo a un mucchio di bugie che continuano a permanere nel tempo, depistaggi, coincidenze su Anna Corona che devono essere ancora verificate”. Ed è Piera Maggio a rivelare della gelosia che Anna Corona ex moglie di Piero Pulizzi nutriva non nei confronti dell’ex marito, ma nei suoi, considerato che proprio verso Piera, la signora corona aveva degli atteggiamenti ambigui.

Sin dall’inizio, dopo la sparizione della bambina, le indagini si erano concentrate proprio sui familiari di Denise che portava il cognome di toni Pipitone che l’aveva riconosciuta, perché ignaro del fatto che la bimba fosse figlia di Piero Pulizzi, con il quale Piera maggio aveva iniziato una relazione extraconiugale.

Da parte sua il Polizzi, in quel momento storico, viveva da solo perché aveva lasciato Anna Corona dalla quale aveva avuto due figlie femmine, Jessica e Alice. La ex moglie e le figlie sapevano della relazione del padre con Piera Maggio la quale dichiara che la Jessica, spesso era passata davanti alla sua abitazione con aria minacciosa ed intimidatoria, commettendo anche atti vandalici nei confronti della famiglia di Piera Maggio. Sarà Giacoma, la sorella di Piera, a raccontare al giudice di essere stata poi aggredita da Anna Corona al supermercato e di aver ricevuto anche delle minacce.

Piera ha avuto sin da subito dubbi sulla eventuale resposabilità delle due donne, la Corona e la Pulizzi considerato che nessuno mai aveva avuto un qualche rancore nei suoi confronti. Ma ieri sera Piera Maggio ha rivelato che il movente del presunto rapimento della piccola Denise potrebbe risiedere negli atteggiamenti ambigui che la Anna Corana aveva nei suoi confronti e sottolinea di non aver portato via il marito a nessuno.

“Non si è mai capito cosa volesse da me la signora Corona, non sono mai stata amica di questa persona. Io penso che lei fosse gelosa di me come persona, ma non solo per il suo matrimonio finito male. Ho sempre sostenuto che si fosse infatuata di me. È tutto scritto agli atti” – ha detto Piera Maggio durante la trasmissione di ieri sera.

Il giorno dopo la scomparsa di Denise, il 2 settembre del 2004, la questura di Trapani redige un verbale.
Sia la Polizia che i  Carabinieri sono convinti di essere stati nella casa di Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi, ma in realtà però avevano ispezionato un altro appartamento, diverso da quello abitato dalla prima moglie di Piero Pulizzi. Ma sarà l’altra figlia della Corona, Alice a dichiarare durante il processo, che sarebbero state le forze dell’ordine a non voler effettuare i controlli nella casa giusta: “Quando loro sono arrivati, eravamo già sotto. E subito dopo è arrivata mia mamma. Hanno parlato con mia mamma e niente, gli hanno chiesto di accomodarsi sopra a casa. Loro sono voluti rimanere nell’entrata. Invece di farli rimanere lì nell’entrata, la signora li ha fatti accomodare a casa sua, nel salone. Hanno parlato con mia mamma, le hanno dato questa notizia. Noi siamo saliti sopra, io sono andata anche a giocare. Quando hanno finito siamo saliti tutti sopra, io, mia mamma e mia sorella. E la mamma ci ha dato questa notizia, di quello che era successo”.

Per Piera Maggio ci sono solo un mucchio di bugie, lacune, coincidenze, incongruenze, depistaggi.

Ma c’è di più. C’è una telefonata partita da un magazzino di via Rieti a Mazara del Vallo, diretta alla mamma di Anna Corona, Antonietta Lo Cicero, circa mezz’ora dopo la scomparsa di Denise, e quando Piera Maggio ancora non sapeva neanche che sua figlia era scomparsa.  Sarà l’avv. Frazzitta, avvocato di Piera Maggio a spiegare  che quella telefonata era stata fatta dalla figlia alla mamma per avvertirla di tornare subito a casa perché era successo qualcosa, ma senza specificare cosa. Dai tabulati – come spiega Frazzitta – si evince che c’era stata una solo telefonata ricevuta da quella utenza, ed è quella di via Rieti, dove è residente Loredana Genna, amica di Anna Corona.

Ci sono poi intercettazioni di telefonata abbastanza disturbata, tra Jessica e il suo ex fidanzato Gaspare, durante la quale lui le chiede “che cosa le hai fatto?” e la risposta disturbata e in dialetto siciliano sarevbe stata: “L’ho messa dentro”.

Ancora intercettazioni interessanti come quella ambientale dalla quale si ascolta come Anna Corona chiede a Jessica se avesse a che fare con la scomparsa della sorellastra e la ragazza dopo aver negato sempre dirà: “Però poi a casa ce l’ho portata”.

Durante la trasmissione Piera Maggio ha dichiarato:  “Loro sapevano tutto. Sapevano come muoversi, quali apparati cellulari usare. Sapevano dov’erano le cimici (…). Quella che non sapeva niente ero io. Perché comunque io non ero tanto esperta, non avevo avuto alcun caso giudiziario alle spalle. Non ero esperta. Non sapevo come funzionavano tutte queste cose. Di certo non ero interessata a nascondere la verità. Quando si fanno certe cose è perché si vuole nascondere la verità. (…)”.

Ricordiamo che Jessica Pulizzi è stata assolta in Cassazione per insufficienza di prove e proprio in merito alla sentenza di primo grado Piera Maggio ricorda i tre giudici del primo caso di tipo penale e avevano soltanto esperienze di tipo civile.

“Non dimenticherò più i sorrisi sornioni e beffardi di un giudice, ogni volta che mi guardava (…). Quando dovevamo testimoniare, eravamo tutti tenuti a fornire le nostre generalità e l’indirizzo di domicilio e residenza. Ma a Jessica Pulizzi questo non fu chiesto. Incompetenze, anomalie o depistaggi hanno sin dall’inizio impedito il ritrovamento di mia figlia. Finalmente dopo 17 anni sta venendo fuori lo schifo che sta dietro questa vicenda. Spero che tutti i responsabili vengano giudicati uno per uno” – conclude.

 

NON CI SONO COMMENTI

POSTA UN COMMENTO