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Ieri a Lampedusa la Polizia di Stato ha tratto in arresto 10 migranti, tutti di nazionalità tunisina, sbarcati nell’Isola Lampedusa nei giorni scorsi, perché nonostante fossero gravati da decreto di respingimento, facevano reingresso nel territorio nazionale, dalla frontiera di Lampedusa, prima del decorso dei 3 anni dalla data di effettivo allontanamento. Il personale della Squadra Mobile, su disposizione del P.M. di turno presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Agrigento, dopo le formalità di rito sottoponeva i migranti  alla misura degli arresti domiciliari presso l’hotspot di Lampedusa.

“Oggi ricordiamo le migliaia di cittadini perseguitati e uccisi, soltanto perché erano italiani, dal regime comunista di Tito. Condivido la definizione “sciagura nazionale” data alle foibe dal presidente Mattarella. Ma oltre alla sciagura si è aggiunto il colpevole silenzio e la negazione di una parte della politica italiana che per oltre 50 anni ha nascosto la verità”.

Lo scrive in una nota il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè nel giorno della commemorazione delle vittime della strage delle foibe.

“Nessuna norma finanziaria può superare o negare il diritto all’assistenza ed all’integrazione scolastica per gli alunni diversamente abili. Il rimpallo di responsabilità tra Miur, Ufficio scolastico regionale ed Enti locali quali Liberi consorzi e Città metropolitane sul mancato avvio dei servizi per l’autonomia e l’assistenza igienico personale degli studenti è un fatto grave che pregiudica un diritto protetto dalla Costituzione. Occorre andare in fondo per comprendere quali siano i soggetti inadempienti al fine di sanzionarli pesantemente. Non possono essere ancora una volta le famiglie a subire le conseguenze della cattiva gestione dei servizi essenziali di integrazione scolastica di bambini e studenti disabili. Da dirigente scolastico, quale sono stata per tutta mia vita lavorativa, so che gli istituti non possono far fronte da soli, con il proprio personale, ai servizi integrativi. Il personale Ata che può svolgere l’assistenza igienico-personale non è mai sufficiente e soprattutto non è neppure adeguatamente formato. Pertanto non può sostituirsi a quelle figure professionali che gli Enti locali devono garantire in ragione delle richieste fatte dalle famiglie. Apprezzo il lavoro svolto dall’assessore regionale Antonio Scavone per mettere in sicurezza i servizi rivolti agli alunni disabili, ma allo stesso chiedo di agire nei confronti del Miur e degli Enti locali affinché emergano le responsabilità del Dicastero sui ritardi e le inefficienze e si smetta di giocare a rimpiattino sulla pelle di chi soffre. In passato, io stessa, da dirigente scolastica, ho invitato le famiglie a denunciare il Ministero facendolo condannare davanti al giudice per l’inottemperanza alle leggi che tutelano il diritto allo studio dei portatori di handicap”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

La Funzione Pubblica Cgil di Agrigento, con la dirigente sindacale Lorella Capellupo, e le Rsu del Comune di Agrigento della Cgil Franco Infurna, Angelo Lezza e Alessandro Montana Lampo, hanno incontrato il sindaco Franco Miccichè e la segretaria comunale Maria Concetta Floresta. All’ordine del giorno dell’incontro vi è stata la riorganizzazione e valorizzazione del personale in servizio al Comune. In particolare, l’incremento delle ore di contratto dei lavoratori a part time, la valorizzazione del personale interno e la stabilizzazione del personale ASU, ancora senza un contratto. La segretaria Floresta ha risposto che il Comune adesso è impegnato a definire gli strumenti contabili mancanti, in modo da avere contezza delle risorse finanziarie utilizzabili, oltre alla verifica della capacità di assunzione. Si sono salutati con un arrivederci a presto.

Sembra davvero sparito nel nulla.

Da 7 mesi non si sa più nulla di Hamdi Besbes, meccanico tunisino di 26 anni, imbarcatosi alla con destinazione Sicilia la scorsa estate sul peschereccio “Hadj Mhamed”. E’ il 21 luglio scorso e Hamdi chiama la famiglia al cellulare: “Tutto bene, abbiamo preso il largo. Ritornerò presto”.
Quella sarebbe stata l’ultima volta che i suoi genitori lo avrebbero sentito, perché da allora del loro figlio si sono perse le tracce.
Nessuna notizia più, neanche quando cinque giorni più tardi la Guardia di Finanza intercetterà lo stesso peschereccio a Lampedusa, fermando su disposizione della Procura di Agrigento ben ventitré membri dell’equipaggio con l’accusa di aver trasportato illegalmente cinque tunisini dietro il pagamento di quattro mila dinari a testa.

Ci sono anche le telecamere in presa diretta di Local Team che mostrano, passo dopo passo, le operazioni di sbarco dei membri dell’equipaggio fino al loro trasferimento a bordo di due pullman.
Ma lo sconforto del genitori e dei fratelli del ragazzo è il caos circa le versioni che sono state fornite loro dai membri dell’ equipaggio del motopeschereccio (il fermo fu convalidato ma per metà di loro non fu applicata misura cautelare) e delle altre informazioni via via raccolte che più che dipanare gli interrogativi sulla scomparsa del giovane tunisino ne hanno generato ulteriori.

A far luce sulla vicenda, la Procura di Agrigento, a seguito della denuncia presentata dal padre di Hamid, mentre le indagini proseguono a ritmo serrato e in grande riserbo.

Intanto la famiglia ha deciso di fare un appello e tramite il loro legale Antonino Catania, parlando a tutti coloro i quali siano in grado di fornire segnalazioni o indizi utili per il ritrovamento di Hamdi e comunque per ricostruire le circostanze della sua scomparsa.

“Il nostro Hamdi è una persona solare, altruista e dal cuore grande; crede nei valori della famiglia e dell’amicizia; ha studiato e ama il suo lavoro, ha una grande passione per la natura e il mare; non aveva alcun motivo per allontanarsi e mai aveva manifestato segnali in questo senso. Abbiamo piena fiducia nella giustizia italiana. Sappiamo che i magistrati stanno lavorando per trovare nostro figlio, la pupilla dei nostri occhi, scomparso a Lampedusa il 25 luglio; da quel giorno non abbiamo più pace, non riusciamo a chiudere gli occhi dal pianto; la nostra vita, senza di lui, è stravolta. Se qualcuno lo riconosce o ha visto qualcosa, per favore, lo segnali al più presto alle forze dell’ordine e alle autorità.”

Firmato Daoudi Awatef e Mohsen Besbes

I Carabinieri della Sezione operativa del Norm della Compagnia di Licata, hanno arrestato un licatese di 47 anni, poiché trovato in possesso di un piccolo arsenale, comprendente alcune pistole con matricola punzonata. I dettagli saranno condivisi nel corso della conferenza stampa alle ore 10:00, presso il Comando Provinciale di Agrigento, tenuta dal comandante della Compagnia, Capitano Francesco Lucarelli.

La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare per 26 indagati ed ha sequestrato beni per oltre 50 milioni di euro ritenuti frutto di investimenti in Sicilia, Lombardia e Veneto della ‘mafia imprenditoriale’ del clan Scalisi-Laudani. I reati ipotizzati, a vario titolo, dalla Procura antimafia di Catania, sono associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Il sequestro interessa 17 società e 48 immobili. Nell’operazione, cosiddetta ‘Follow the money’, sono stati impegnati oltre 100 militari delle Fiamme gialle del comando provinciale di Catania, in collaborazione con lo Scico di Roma.

Ad Agrigento, nel corso di una cerimonia nel complesso della Polizia “Domenico Anghelone”, la Questura ha commemorato il sacrificio del valoroso funzionario di Polizia, Giovanni Palatucci, ex Questore reggente di Fiume, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” e Servo di Dio. Scoperta una targa accanto ad un albero d’ulivo piantato per l’occasione. Palatucci ha aiutato a salvarsi più di 5000 persone durante la sua permanenza a Fiume, prima di essere deportato nel campo di concentramento di Dachau dove morì di stenti il 10 febbraio del 1945.

L’equilibrio sociale in Sicilia a rischio qualora non fossero confermati reddito di cittadinanza, blocco licenziamenti e cassa integrazione. I dettagli.

Secondo gli ultimi dati a disposizione, il reddito di cittadinanza in Sicilia mantiene a galla circa 550mila siciliani. E poi, se non si blocca lo sblocco ai licenziamenti, in Sicilia rischiano il posto di lavoro 37mila persone. Ecco i due nodi al pettine di Mario Draghi, e del suo nascituro governo, che interessano la Sicilia e, in particolare, secondo matematica, un siciliano su otto. Lui, l’ex presidente della Bce, ha già prospettato un taglio all’assistenzialismo e ai sussidi. Le parole di Draghi: “I sussidi sono una prima forma di vicinanza, servono a sopravvivere, a ripartire. Ma finiranno, e ai giovani bisogna dare di più”. E ciò, ovviamente, ha posto sulla graticola il reddito di cittadinanza, e il Movimento 5 Stelle ha sollevato le barricate, anche perché proprio in virtù del reddito di cittadinanza i 5 Stelle hanno sbancato i collegi elettorali siciliani alle scorse elezioni Politiche. E poi, invece, i sindacati hanno sollecitato la proroga del blocco ai licenziamenti e della cassa integrazione oltre il mese di marzo prossimo. Sono istanze ritenute essenziali al fine di garantire nell’Isola coesione ed equilibrio sociale. Infatti, secondo l’EuroStat, la Sicilia è la regione d’Europa con il più elevato rischio di povertà, e dove, in base all’ultimo bollettino Inps, aggiornato a dicembre, si sorreggono sul beneficio del reddito di cittadinanza 551.915 persone. E la Svimez conferma scrivendo nel suo report: “Il reddito di cittadinanza ha contribuito significativamente a ridurre la platea dell’esclusione e della marginalità fornendo un reddito minimo garantito”. Ed il segretario regionale della Cgil, Alfio Mannino, rilancia e aggiunge: “Un milione di siciliani vive almeno in condizione di povertà relativa, se non assoluta. Se dovessero finire cassa integrazione e blocco dei licenziamenti, è a rischio non solo la tenuta sociale, ma anche quella democratica della Sicilia”. Dunque, il prossimo 31 marzo scadono sia il blocco dei licenziamenti che la possibilità per le aziende di accedere gratuitamente alla cassa integrazione. L’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, conferma il dato dei 37mila posti di lavoro a rischio in Sicilia e aggiunge: “Entrambe le misure, blocco e cassa, andrebbero prorogate fino a tutto il 2021. Le richieste delle aziende, invece, sono opposte: facoltà di licenziare, ma senza interrompere la cassa integrazione covid”. Nel frattempo, il governo regionale batte già cassa al nuovo governo nazionale non ancora partorito. La giunta Musumeci, in particolare, oltre al già concluso accordo con Roma per pagare a rate in 10 anni il disavanzo da 1 miliardo e 700 milioni di euro, pressa per un altro accordo con lo Stato che consenta di tamponare il buco da 300 milioni di euro emerso nella finanziaria 2021, e che l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, addebita alle entrate tributarie che la Regione ha previsto in eccesso.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Per il Prof.Mario Draghi, che pone in cima all’agenda la scuola, bisognerà intervenire sul calendario scolastico, con un possibile prolungamento delle lezioni scolastiche oltre i termini previsti, probabilmente fino a luglio.  Si può  ragionare su tutto, ma su qualcosa di più strutturato e più organico a livello di proposte.

Spesso ci si lancia in soluzioni senza conoscere abbastanza il mondo della scuola. Innanzitutto  il personale sta lavorando da settembre, non si è mai fermato anche quando la scuola è stata chiusa. Molti docenti sono impegnati nell’esame di Stato di fine ciclo. Pensare di allungare l’anno scolastico per recuperare le carenze formative derivanti dal lockdown e dai problemi didattici che ha creato la pandemia non ci trova d’accordo. A parte le difficoltà oggettive che comporterebbe, sia da un punto di vista climatico, con edifici scolastici inadeguati, (lasciati come regalo dal famigerato progetto “scuolebelle”) un tale provvedimento si rivelerebbe inefficace rispetto al recupero degli apprendimenti da parte degli alunni.  Bisogna intervenire subito, avvalendosi anche dei fondi del Recovery plan, sulla cancellazione di 20mila classi pollaio, sui plessi scolastici dismessi a seguito dello scellerato dimensionamento Tremonti-Gelmini, oltre che sugli organici da stabilizzare il prima possibile, perché a settembre si rischia seriamente di toccare un altro record di cattedre assegnate a personale precario che andava assunto in ruolo da tempo, come ci chiede la Commissione europea da oltre 20 anni.

Bisogna partorite soluzioni accettabili, ma bisogna ragionarne con calma e serietà e come SGB lo faremo appena sarà noto il nome del ministro dell’Istruzione.