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Il capitano Ultimo, che il 15 gennaio del 1993, alla circonvallazione di Palermo, arrestò Totò Riina, da oggi è in pensione. Il capitano Sergio De Caprio ha affermato in un video pubblicato su twitter: “Oggi pensione e fine servizio. Nell’ultimo giorno le mie lacrime e il mio sorriso alla bandiera di guerra dell’Arma dei carabinieri. Al popolo italiano tutta la mia vita. Vado in pensione, abbiamo combattuto, rivendico tutte le azioni passate presenti e future, torniamo ad essere il nulla da cui veniamo”.

E’ stato diffuso questa mattina il bollettino quotidiano dell’Asp di Agrigento sulla situazione epidemiologica. Si registrano 13 nuovi casi su 125 tamponi, 23 guariti, nessun guarito e un decesso. A Sciacca 32 casi attuali, a Ribera 23, Sambuca di Sicilia e Menfi si avvicinano a 0, oggi hanno un solo contagio. Si riduce ancora il numero degli ospedalizzati, sono solo 3 in terapia intensiva (tutti ad Agrigento), 26 quelli in degenza ordinaria (20 ad Agrigento, 4 a Sciacca e 2 in ospedali fuori provincia).

Situazione nei vari Comuni: Agrigento 64, Calamonaci 2, Caltabellotta 1, Campobello Licata 41, Canicattì 29, Casteltermini 15, Favara 54, Licata 58, Menfi 1, Montevago 16, Ribera 23, Sambuca di Sicilia 1, Santa Margherita Belice 3, Sciacca 32, Siculiana 34.

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, del movimento “Onda”, si rivolge all’Amministrazione comunale e segnala che sono trascorsi oltre due mesi dal sequestro della discarica a San Leone tra le vie Ruggero secondo e dei Giacinti, e ancora non è stata compiuta la rimozione e la bonifica dell’area. Spataro aggiunge: “Incombe uno scenario desolante esteticamente e pericoloso sotto il profilo igienico e sanitario, ma il Comune non avverte minimamente il dovere di bonificare una vasta superficie abusiva di inerti e materiale di risulta, denunciata da me e da MareAmico. Si tratta di una bomba ecologica, che va disinnescata per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini. L’Amministrazione comunale è venuta meno prima nella fase preventiva, cioè di controllo, e adesso nella fase dopo il sequestro dell’area da parte dell’autorità giudiziaria. Rivolgo inoltre un appello affinchè nell’area in questione sia installato un circuito di video sorveglianza, utile come deterrente verso gli incivili”.

I Carabinieri di Agrigento hanno denunciato a piede libero alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, per lesioni personali, un ragazzo di 17 anni di Favara. Sarebbe stato lui a fracassare un bicchiere di vetro in faccia ad un giovane di 25 anni, della frazione di Montaperto, in compagnia della fidanzata, seduto al tavolo in un bar a San Leone. A lui sono stati applicati diversi punti di satura, rischia di conservare lo sfregio al volto, e gli sono stati diagnosticati 30 giorni di prognosi. Anche il 17enne si è ferito ad una mano, con prognosi di 20 giorni. Secondo quanto raccontato dalla vittima dell’aggressione, e da alcuni testimoni, un gruppetto di ragazzini ha rivolto apprezzamenti poco graditi verso la coppia seduta al bar provocando la reazione del 25enne. Poi gli animi si sono rasserenati. Invece, il 17enne di Favara sarebbe fuoriuscito dall’interno del bar, e si sarebbe scagliato contro il giovane di Montaperto colpendolo col bicchiere in faccia.

Quattro persone sono state arrestate per maltrattamenti, lesioni personali e violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Le indagini sono state coordinate dal Dipartimento fasce deboli della Procura di Palermo.

Il gip del capoluogo ha emesso un’ordinanza di arresti domiciliari per un amministratore e tre dipendenti della onlus “I nonnini di Enza”, accusati di aver maltrattato gli anziani ospiti della casa di riposo. Con lo stesso provvedimento, il giudice ha disposto il sequestro preventivo della onlus che è stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal tribunale per assicurare la prosecuzione dell’attività con personale qualificato nell’interesse e per la salvaguardia degli ospiti. A denunciare le violenze è stato un ospite della casa di riposo.
Le indagini dei finanzieri del nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, diretto dal colonnello Gianluca Angelini, si sono sviluppate attraverso intercettazioni che hanno consentito di documentare episodi di maltrattamento, fisico e psicologico degli anziani. In meno di due mesi sono state, infatti, registrate decine di episodi di vessazioni e angherie attuate sistematicamente a danno degli ospiti, costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura.

La strage contro Paolo Borsellino: il Tribunale di Caltanissetta archivia l’indagine a carico del medico di fiducia di Riina, Antonino Cinà. I dettagli.

Il 20 aprile del 2018, accogliendo quanto proposto dalla Procura di Palermo, la Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto, a conclusione del processo di primo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, ha inflitto 12 anni di carcere, per il reato di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato, ad Antonino Cinà, 76 anni, il medico di fiducia di Riina, Provenzano, Bagarella e delle loro famiglie durante la latitanza, colui al quale lo stesso Riina avrebbe affidato il famigerato “papello”, ovvero le condizioni di Cosa Nostra allo Stato per invertire la rotta della stagione delle stragi. Poi Cinà avrebbe consegnato il “papello” a Vito Ciancimino che, nell’estate del ’92, avrebbe intrapreso un dialogo segreto con alcuni Carabinieri del Ros per stoppare le stragi. Adesso la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Valentina Balbo, ha archiviato l’indagine a carico dello stesso Antonino Cinà, indagato di avere avuto un ruolo nella strage di via D’Amelio e la morte del giudice Paolo Borsellino e dei poliziotti di scorta. Il ruolo di Antonino Cinà sarebbe stato il concorso nella presunta decisione di anticipare la strage contro Borsellino per il timore che il giudice, avendo scoperto la presunta trattativa in corso tra pezzi dello Stato e la mafia, ne avesse poi impedito la prosecuzione. Secondo la giudice Balbo, però, non sarebbe emerso nessun elemento utile a concludere che Antonino Cinà sia stato al vertice di Cosa Nostra tanto da partecipare a decisioni importanti come gli omicidi eccellenti. Inoltre, nemmeno è stata accertata la partecipazione di Cinà alla riunione che deliberò la strage di via D’Amelio. E’ stato Massimo Ciancimino a raccontare che Cinà è stato l’intermediario tra i boss e i rappresentanti delle Istituzioni, ai quali avrebbe consegnato il “papello” di Riina. Inoltre, a conferma dell’ipotesi della necessità di anticipare la strage Borsellino vi sarebbero le dichiarazioni di Giovanni Brusca che ha raccontato: “Ho saputo da Totò Riina che qualcuno si era fatto sotto, che le richieste del ‘papello’ erano state dichiarate ‘esose’ dagli uomini dello Stato e che dunque serviva un altro colpetto. E cioè, dopo Giovanni Falcone bisognava ammazzare pure Borsellino”. Su quanto asserito da Brusca la Procura di Caltanissetta diverge da quanto sostenuto dai colleghi magistrati della Procura di Palermo, che scrivono: “Può dirsi estremamente chiaro come Giovanni Brusca abbia collegato solo in maniera deduttiva le considerazioni che gli aveva fatto Riina, sull’ostacolo da superare, alla persona del dottore Borsellino, deduzione che però allo stato non è assistita da alcun elemento oggettivo in grado di farla assurgere a dignità di prova”. Su tale argomento, relativo alla presunta “trattativa”, la giudice Balbo non è intervenuta nel merito ritenendolo non di competenza del procedimento a carico di Antonino Cinà per la strage di via D’Amelio che, pertanto, è stato archiviato.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

411 nuovi positivi Covid che si registrano oggi con 19.912 tamponi processati e una incidenza ferma al 2,0%.

La Sicilia resta stabilmente all’undicesimo posto nel numero dei nuovi contagi giornalieri.

I decessi sono stati 18 nelle ultime 24 ore e portano il totale a 3.999.

Gli attualmente positivi sono 29.180, con una diminuzione di altri 726 casi rispetto a ieri.

I guariti sono infatti 1.119.

Negli ospedali tornano a diminuire i ricoveri e per la prima volta scendono sotto quota mille: adesso sono 989, 18 in meno rispetto a ieri; in calo anche i ricoveri in terapia intensiva: 143, 2 in meno rispetto a ieri

I  nuovi casi per province:

Palermo 143

Catania 72

Messina 56

Trapani 24

Siracusa 33

Ragusa 20

Caltanissetta 48

Agrigento 14

Enna 1

 

“I recenti scandali che vedono coinvolta parte della magistratura, rischiano di far perdere la fiducia degli italiani nella Giustizia”.
Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Ass. “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.
“Tutto questo accade in un momento assai particolare, che vede la meritoria attività della Procura di Caltanissetta impegnata a far emergere la verità su uno dei più colossali depistaggi della storia giudiziaria di questo Paese.
La sentenza del Borsellino quater, e il processo che ha portato alla condanna del mafioso latitante Matteo Messina Denaro per la strage di Via D’Amelio – prosegue Cimminisi – devono rappresentare il punto di partenza per nuove indagini.
Recentemente, Fiammetta Borsellino, figlia del Giudice Paolo Borsellino, nel corso di un’intervista ha palesato tutta la sua delusione in merito allo scarso interesse mostrato in precedenza dalla procura generale della Cassazione rispetto le imprecisioni e irregolarità processuali e investigative che avevano caratterizzato la gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino, rinvenute dai giudici nisseni.
In un momento tanto critico per la ricostruzione della genesi di quella strage, rispetto la quale si valutano ulteriori piste investigative, si prospettano le nomine ai vertici di alcune procure; da quella generale di Palermo, a quella di Caltanissetta, retta attualmente dall’aggiunto Gabriele Paci – bagaglio unico di conoscenza, persona e magistrato di indiscutibile condotta professionale e umana – che ne ha preso le redini da quando Amedeo Bertone è andato in pensione.
Appare evidente come la nomina ai vertici di una procura impegnata in delicate attività, e peraltro sede deputata per eventuali indagini che possano riguardare la magistratura palermitana, non può non destare l’attenzione, e l’apprensione, di chi ha seguito il recente operato di magistrati che hanno saputo dare una svolta ad anni di “errori” che avevano portato la Giustizia su falsi binari.
Riteniamo pertanto, che sia importante dare continuità alle attività ad oggi svolte, che hanno aperto a nuove chiavi di lettura nella genesi delle stragi di Capaci e Via D’Amelio (mafia-appalti), provando anche a far chiarezza in merito alle eventuali responsabilità di altri magistrati, e raccogliendo il pesante fardello di quel clima dei veleni che si respirava nella procura di Palermo nel periodo che fu di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
La nomina di magistrati provenienti da uffici giudiziari ricadenti in ambiti territoriali che, nell’ipotetico caso di indagini, dovessero essere di competenza di Caltanissetta, potrebbe dunque sembrare inopportuna e apparire come un segnale di discontinuità rispetto il recente impegno della procura nissena nel correggere decenni di depistaggi e di errori.
Da familiare di vittima innocente di mafia – a mio nome, e di quanti mi onoro di rappresentare nell’associazione delle quale faccio parte – non posso che auspicare che il Csm nel valutare le nuove nomine voglia interrompere quel circolo vizioso di sfiducia nella Giustizia, che si è creato a seguito dei più recenti fatti, ridando legittimità agli organi giudiziari del Paese, con un segnale forte e chiaro.

Si è svolto il terzo incontro del tavolo tecnico permanente per la soluzione del bacino ASU tra i rappresentati del Governo Musumeci e le OO.SS. Rappresentative di questi lavoratori che ormai da 24 anni reggono le sorti dei nostri Comuni.

Questo incontro ha evidenziato meglio la strategia messa in campo dal Governo Musumeci, ed il Direttore Generale del Dipartimento Lavoro, Ing. Gaetano Sciacca, ha illustrato gli intendimenti della Regione Siciliana e a grandi linee l’impostazione dell’articolo che sarà inserito nella nuova finanziaria che aprirà il nuovo percorso della stabilizzazione degli ASU.

Come Sinalp, rappresentato per l’occasione dal dr. Andrea Monteleone e dal Dirigente Sindacale Ornella Salerno, incameriamo il successo della nostra battaglia di sempre in merito al prepensionamento dei dipendenti ASU liberando posti e risorse economiche necessarie per stabilizzare gli ASU rimanenti senza gravare sulle già esigue casse della Regione Siciliana.

Naturalmente adesso il confronto si focalizza su quale età anagrafica di deve partire con i prepensionamenti.

Altro importante tassello, che va ad indirizzare la strategia di stabilizzazione del bacino ASU, è l’ormai condivisione di quasi tutti i componenti del Tavolo Tecnico del programma pluriennale di stabilizzazione dell’intera platea ASU della Regione Siciliana senza percorsi privilegiati per alcuni ASU a discapito di altri come più volte, purtroppo, è emerso nei vari tavoli.

Si è discusso anche sui ritardi dei pagamenti che in questi mesi si sono verificati e il Dirigente Generale ha dichiarato che l’ufficio preposto sta risolvendo l’inconveniente ritornando ad erogare l’assegno mensile nelle giuste date.

Infine in merito all’assurda questione che si è avuta al Comune di Agira dove il Sindaco ha di fatto “licenziato” 28 ASU e chiedendo per il loro rientro la riduzione oraria da 20 a 12 ore settimanali e l’impegno a non agire in giudizio contro il Comune, il Dirigente Generale ha comunicato ai presenti di aver predisposto una nota che a brevissimo sarà inviata al Comune di Agira ed anche a tutti i comuni dell’Isola con la quale si chiede il rispetto degli impegni assunti verso i lavoratori e verso la Regione Siciliana in merito all’utilizzo di questi lavoratori facendoli rientrare senza imporre alcuna restrizione oraria.

di  Toto  Cacciato

 I “Mi ricordo” appaiono alla memoria rapidi come un flash, emergono dalla mente a sorpresa e sono evocativi di un’immagine lontana, a volte sentimentale o poetica.

Ha con se, nello scatto memoriale, la visione di un’immagine che appare completa nella sua atmosfera, nel colore, quasi nell’odore d’epoca e l’aura cristallina sospesa, ma per pochi istanti.

I miei “Mi ricordo” sono prevalentemente degli anni Sessanta, vanno avanti ma anche  indietro nel tempo, sono sparsi e mischiati, si accendono anche sugli anni tristissimi del dopoguerra e poi negli anni speranzosi del “miracolo economico”, quelli di auspicato benessere. Tutto ciò per non perdere i “Mi ricordo” per sempre, ma per rivederli con gli occhi della memoria: liberi, aerei, che volano via fragili e ondivaghi come farfalle.

 

LA VESPA PIAGGIO.

La Vespa Piaggio, con un tubo per manubrio, il faro sul parafango anteriore,  la sella in cui si entrava senza  scavalcare e due gobbe ai lati della ruota posteriore, a noi appariva una macchina potente, veloce, pericolosa in curva, scattane se non tenuta a bada con sapiente gioco di acceleratore e frizione. Detto questo a me piaceva molto l’odore di benzina che diffondeva la vespa nel nostro piccolo garage dopo una corsa.

MOTOCICLETTA  ABS.

Mi ricordo di una motocicletta posteggiata vicino casa. Era il desiderio di tutti i ragazzi ma anche degli adulti. Il rombo ci deliziava insieme dell’odoroso fumo della marmitta. “Che marca è”, abbiamo chiesto al proprietario motociclista, “BSA” rispose. E cosa significa, “Bisogna Saperci Andare”, rispose.

 

VIAGGIO IN TRENO.

Mi ricordo di aver viaggiato in treno, da sud a nord, in uno scompartimento di sei posti già occupato da una famiglia di cinque persone, in seconda classe. Siamo stati tutti insieme per 12 ore, in quel breve spazio tra mangiate e dormite. Tra loro una bella ragazza diciottenne, la figlia, bruna con gli occhi verdi come non avevo mai visto. Ci fu un momento per parlare, affacciati al finestrino del treno che correva. Lei guardava il paesaggio e disse: fra pochi giorni partiamo tutti per il Venezuela.

GRANITA AL LIMONE

Chi ritorna in Sicilia appena possibile gusta una granita di limone, da accompagnare con  un biscotto, come  taralli  o savoiardi. Nel bicchiere bianco e vaporoso  vede  e  sente tutto:  la festa estiva, le luminarie, i dolci, torroni, odore di  timballi; sente la banda musicale, ora lieta  e brillante, ora   lenta   e commovente come in una processione religiosa.

UN BICCHIERE d’ORZATA

Mi ricordo i chioschi palermitani, agli angoli delle vie nelle estati infuocate, con piramidi di limoni tra zampilli d’acqua a servire bicchieri colmi d’orzata, menta o limonata. Nell’aria le voci e i suoni delle canzonette di moda, lo schiatto delle marmitte scassate, le voci dei venditori ambulanti.

 

LA PRIMA SIGARETTA.

Mi ricordo la prima sigaretta. Il tabaccaio spacchettava le sigarette per venderle  sfuse. I clienti ne chiedevano di solito cinque, a volte due o dieci. Il tabaccaio serviva le sigarette avvolte con maestria in mezza schedina della Sisal scaduta. La nostra richiesta era per le Alfa, Nazionali, Stop, Sax, e altre popolari, non certo per le Camel, Chesterfield, Philip Morris, Luche Striche. Una mattina noi ragazzini, presi di coraggio, abbiamo comprato cinque Nazionali, e le abbiamo fumate di nascosto in un androne, in un mare di tosse e di fumo.

 IL PRIMO BACIO.

 Mi ricordoforse mi ricordo di quel bacio, perché quel primo bacio è stato vago, fantastico e forse sognato. Sarà stato intorno ai miei quindici anni d’età, con una ragazzina vista di domenica, fuori dalla chiesa, dopo la messa.

Una sera un incontro casuale in una stradina semibuia del quartiere. Un saluto e quattro parole, non capite, un contatto, sconvolgente ed emozionante, assai, come quel piede che toccava la luna. E forse accadde: un bacio umido e sfuggente

PROFESSORESSA di CHIMICA

Mi ricordo ancora la professoressa di chimica,  era una bella ragazza, anzi una bella donna. Era bionda con occhi azzurri,  seno piccolo e a punta nel suo morbido e aderente  golf di lana mohair, fianchi morbidi e bocca incantevole.

La nostra classe stava molto attenta alle sue lezioni, a differenza di altre,  in quell’ora di chimica nessuno parlava, tutti attenti a guardare l’insegnate, ascoltare la sua voce, seguire i suoi gesti misurati, tutto era al massimo dell’attenzione.

Un giorno capì che l’attenzione della classe non era per la chimica.

IL BARBIERE

Mi ricordo quel barbiere dalle dita fredde sul collo, ci calava la testa in  avanti e con la macchinetta tagliava i capelli: dalla nuca a salire, poi dietro le orecchie e sulle tempie, a  destra e a sinistra. Infine spruzzava acqua sul capo e ci pettinava con la riga quasi al centro.

PANE E OLIVE

Mi ricordo  che gli operai al mattino, prima di entrare in cantiere, mangiavano pane e olive; masticavano forte, guardavano a destra e sinistra, e avevano il labbro inferiore unto d’olio che brillava al sole.

 ANDREA DORIA

Mi ricordo che vidi la nave nel tardo pomeriggio, quasi sera,  in televisione  bianco nero. L’Andrea Doria era rovesciata su un fianco con le onde che già percorrevano la fiancata ed entravano nelle finestre i nei corridoi della promenade. Sembrava un animale ferito, un grosso cetaceo che non aveva più la forza di reagire e si abbandonava al grande oceano senza speranza. Anche gli uomini avevano perso la speranza, l’avevano infatti abbandonata al suo destino e al buio del mare profondo.

VERSO  SERA

Mi ricordo che verso sera, nei paesi meridionali, la gente si siede davanti la porta di casa, sull’uscio direbbero i toscani, che da sulla strada. Il cielo è ancora chiaro, le rondini impazzano negli ultimi giri. Molti ritornano a casa, e già si accendono le luci nelle stanze. Solo chi non aspetta nessuno si attarda a guardare fuori, attende invano chi non arriverà, infine chiude la porta.

 

P.S.  Il libro MI RICORDO, con altri brevi testi e foto, elenca oltre duecento “ricordi”, ed è di prossima stampa e diffusione.