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E’ caccia al nuovo milionario nel piccolo centro di Cattolica Eraclea. Infatti, sono stati vinti ben due milioni di euro con un tagliando del gratta e vinci “Miliardario maxi”. In questo periodo di zona rossa, sono poche le persone di fuori che arrivano nel centro agricolo della provincia agrigentina, quindi, si ha la quasi certezza che a vincere sia stata una persona del posto.

«Zona arancione per tutta la Sicilia, controlli serrati per il rispetto delle regole, mettendo in campo ogni forza locale o nazionale disponibile; zone rosse solo quando necessarie, mirate e territorialmente individuate per affrontare le specifiche situazioni di emergenza. Questa è la soluzione proposta dalla Lega, in un’ottica di leale collaborazione con il governo regionale e richiamando alle proprie responsabilità il governo nazionale». Lo ha detto il segretario regionale della Lega Nino Minardo.

«La Lega vuole stigmatizzare le fughe in avanti di chi propaganda un improbabile ed inaccettabile “liberi tutti”, (magari accontentandosi di fomentare gli animi dei cittadini) ma ricorda anche, a distanza di una settimana, i limiti della zona rossa nella nostra Regione, limiti che si stanno evidenziando in tutta la loro drammaticità- aggiunge – Vi sono condizioni di disparità evidente tra le categorie produttive e anomalie nei criteri di prosecuzione delle attività che non sono più sostenibili. Chiaramente la Lega condivide in pieno la preoccupazione espressa dal Presidente della Regione sulla necessità di limitare al massimo la diffusione dei contagi così come riconosce il grande impegno profuso da Musumeci e Razza per dotare la rete regionale di un efficiente sistema di terapia intensiva superando le gravissime criticità di sistema accumulatesi da tanti, troppi anni». «Ora però – dice – ci vogliono soluzioni nuove che garantiscano tanto l’interesse pubblico supremo, quello alla salute, quanto gli interessi economici di intere categorie ormai allo stremo. Per questa ragione riteniamo opportuna che il governo regionale chieda al governo nazionale la riclassificazione della Sicilia in zona arancione».

Una proposta sposata anche dal Pd: «Ora anche la Lega, attraverso il suo segretario regionale, sposa le ragioni che il Pd aveva illustrato già fin dallo scorso 18 gennaio, e richiama alla responsabilità il presidente della Regione Musumeci affinchè venga revocata una irragionevole zona rossa regionale, circoscrivendo invece l’estrema limitazione solo alle aree dove maggiore è il numero di contagi» ha detto Nello Dipasquale parlamentare regionale del Partito democratico e deputato segretario all’Ars.

«Certo appare quantomeno strano che una forza di governo sia costretta a presentare un ordine del giorno, invece di confrontarsi con il presidente nelle adeguate sedi istituzionali. Sembra l’ennesima conferma – continua – di come il presidente Musumeci si ostini a rifiutare il confronto non solo con le opposizioni ma anche con le forze che sostengono il suo esecutivo. Il Pd con grande senso di responsabilità sosterrà l’ordine del giorno della Lega – conclude Dipasquale – per recuperare l’immenso e gravissimo errore commesso dal presidente della Regione».

È chiara e perentoria Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo sui danni della crisi e del Covid: “Dobbiamo tornare a lavorare. Continuando così, la istituzioni politiche faranno il gioco della criminalità, consegnando la Sicilia e i siciliani alla mafia che attraverso la diffusa pratica dell’usura avvicinerà la gente in difficoltà e grazie alla liquidità proveniente da attività illecite, proverà a estorcere le aziende commerciali ormai moribonde. L’emergenza sanitaria è stata gestita in modo grottesco sulla pelle delle aziende e delle famiglie, gli aiuti somigliano a una elemosina, si vuole impedire il sacrosanto e inalienabile diritto costituzionale alla libertà d’impresa e al lavoro. Chiediamo alle istituzioni che ci sbarrano le saracinesche: cosa farebbero al nostro posto, senza pane per sopravvivere?”

Poi aggiunge: “È sotto gli occhi di tutti la scarsa efficacia dei provvedimenti finora adottati. I politici prendono decisioni improvvisate sulla base di dati che, alla luce di quanto sta emergendo in Lombardia e come ammettono tanti addetti ai lavori, sono falsati da errori madornali, ingannevoli e inficiati da duplicazioni. Fa male sentire minacciare, ancora ora, un ulteriore prolungamento delle restrizioni da parte di chi – evidentemente avulso dalla quotidiana realtà – non ha compreso la gravità della situazione e continua a non programmare per tempo gli adeguati sostegni economici per quelle attività imprenditoriali che hanno visto crollare i propri fatturati senza alcuna colpa. Adesso basta: onesti sì, fessi no”.

E poi conclude: “Siamo solo noi, imprenditori e negozianti, circa il 30% di tutte le attività, a dover rimanere chiusi? Siamo stati noi, che ci siamo sempre adeguati alle rigorose regole sanitarie, a provocare la diffusione del contagio? O più semplicemente, come più volte denunciato per le vie ufficiali, non c’è stata la capacità organizzativa e di adozione di provvedimenti equi e razionali? Sarebbe più onesto ammettere i propri errori. Oltre a creare inique differenziazioni tra “codici Ateco”, adesso è sempre più netta la contrapposizione tra stipendiati pubblici e pensionati da una parte e imprenditori, professionisti e partite Iva dall’altro che sono enormemente più vulnerabili e stanno pagando più di altri”

Anche i centri vaccinali della Sicilia affermano: “Se avessimo quelle potremmo sempre avere sei dosi per fiala e non 5, così come ha suggerito l’Aifa, e tentare di colmare il gap”. Questo perché oltre alle meno dosi di vaccino Pfizer consegnate, il problema altrettanto serio è il mancato arrivo delle siringhe che consentano di estrarre dalle fiale la giusta quantità di vaccino. Insomma, mancano le siringhe di precisione.

In assenza di queste, le strutture riferiscono che si stanno utilizzando le siringhe per la tubercolina, che però non permettono di estrarre sei dosi.

E da altri centri vaccinali aggiungono: “Mentre per i vaccini c’è un calendario, per le siringhe di precisione non sappiamo quante aspettarcene a quando arriveranno”.

A Palermo, in via Schiavuzzo, dove abita la famiglia della piccola Antonella, morta due giorni fa per aver forse partecipato ad una blackchallenge su Tik Tok, sono apparsi palloncini e striscioni, nei quali si legge: “Il tuo dolce sorriso non lo dimenticheremo mai. TI amiamo Principessa”.

Sono tutti stravolti dal dolore, parenti e amici.
Intanto oggi sul corpo della piccola di 10 anni, dal quale sono stati espiantati gli organi, verrà effettuata l’autopsia, e poi potrà tornare a casa per il funerale.

I genitori intervistati da Repubblica hanno raccontato come la piccola avesse ricevuto il telefonino per il suo decimo compleanno, che ballava cantava e voleva essere la star del famosissimo social.
E intanto in quel suo cellulare, sequestrato dagli inquirenti, si nasconde presumibilmente la verità su quello che le è accaduto, considerato che la bambina aveva più profili su Facebook, Tik Tok e anche youtube dove sarebbero stati caricati dei video in cui lei parlava sottovoce.

Quei minuti in bagno sono stati fatali, e a quanto dichiara il papà della piccola, quella cinta che si stringeva al collo, gliel’aveva data lui, su richiesta della figlia.

“Era una bambina solare e allegra ma anche ubbidiente, eppure penso che in quei 5 minuti non sia stata più lei” – continua il papà, distrutto dal dolore.

Intanto da ieri e fino almeno al 15 febbraio il garante per la protezione dei dati personali ha disposto il blocco immediato per Tik Tok dei dati degli utenti per i quali non è stata accertata con sicurezza l’età anagrafica.

 

Un assicuratore di 62 anni che ha continuato a esercitare la sua attività, incontrando clienti, e continuando a fare vita normale nonostante fosse positivo al Covid-19 è stato arrestato da carabinieri della stazione di Linguaglossa. La Procura di Catania ha disposto i domiciliari per violazione delle norme emanate per il contenimento della pandemia.

L’uomo, che risultato positivo da alcuni giorni al Covid 19, secondo indagini di militari dell’Arma e della polizia locale, ha continuato a svolgere la propria attività lavorativa, recandosi anche a fare la spesa all’interno di alcuni supermercati. Con questo atteggiamento, secondo la Procura di Catania, avrebbe “messo a repentaglio l’incolumità pubblica, sottoponendo i soggetti terzi con i quali è venuto a contatto e non, a rischio di contrarre il virus”. L’uomo è stato bloccato da carabinieri nella sua sede di lavoro subito dopo aver ricevuto un cliente, che era ignaro della positività del 62enne.

Ai Giornalisti

e agli Operatori

della Comunicazione

dell’Arcidiocesi di Agrigento

 

Carissimi tutti e tutte che siete impegnati nel mondo della comunicazione al servizio della verità,

vi giunga il mio saluto e il mio abbraccio  nella memoria di san Francesco di Sales, vostro patrono.

A causa dell’emergenza sanitaria in corso, il tradizionale momento di fraternità e riflessione sul messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni è stato rimandato. Sarebbe stato bello ritrovarci insieme per considerare il ruolo centrale dei mass media e le sfide che anche questo tempo pandemico pone.

Il 24 gennaio , festa del vostro Patrono, viene reso pubblico il messaggio

“Vieni e vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono” che Papa Francesco indirizza in occasione della 55ma giornata delle comunicazioni sociali che celebreremo il prossimo maggio. Sullo sfondo del testo ci sono le parole che l’apostolo Filippo rivolge su Gesù a Natale, scettico sull’identità del Maestro proveniente dal villaggio di Nazareth.

L’obiezione di Filippo “Vieni e vedi” è illuminante tanto per l’impegno di annunciare la gioia del Vangelo quanto per il lavoro di raccontare le notizie.

“L’annuncio cristiano – come ricorda il comunicato della sala stampa vaticana – prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”.

Anche il dovere di cronaca e la necessità dell’informazione nascono dall’incontro con la vita vera delle persone, dall’incrocio degli sguardi, dalla condivisione delle gioie e dei dolori del mondo, dal desiderio di verità che alberga del cuore di ogni uomo! Il tempo della pandemia ci sta facendo prendere coscienza che la comunicazione  in maniera immateriale – ma non per questo meno reale – permette di superare ogni distanziamento sociale imposto per contrastare i contagi, rende vicini, fa incontrare i volti e fa conoscere le storie della gente la dove vivono, lavorarono, soffrono, lottano e sperano.

L’attuale scenario economico e sociale ci sprona a costruire una informazione corretta e libera, verificata e attendibile, coraggiosa e profetica, limpida e adeguata, capace di coniugare il diritto di cronaca con la privacy delle persone, di mettersi a servizio del bene comune e di rifuggire a ogni forma di compromesso e manipolazione. Informare in un tempo inedito e pieno di incertezze richiede un supplemento d’impegno che, ne sono certo, non farete mancare al nostro territorio!

Oggi, più che mai, il vostro lavoro aiuta il formarsi delle opinioni e delle coscienze, ma anche contribuisce a dare voce a quella platea di nuovi poveri che non hanno voce e sono vittime di disuguaglianze e indifferenza.

So bene che la vostra professione – in un settore, quello editoriale, che sta attraversando una crisi senza precedenti – è mortificata dalla precarietà lavorativa e dai compensi inadeguati. Il tutto non solo crea un danno all’informazione, impareggiabile bene pubblico di rilevanza costituzionale, ma anche rende cupo l’orizzonte dei giovani che compiono i primi passi nel mondo della comunicazione.

Carissimi amici, l’annuale ricorrenza della memoria liturgia di San Francesco di Sales coincide con la domenica della Parola voluta da Papa Francesco per aiutarci a riscoprire la forza e la centralità della parola di Dio nella vita della Chiesa. Mi piace pensare che la parola di Dio, al medesimo tempo dolce e amara, possa ispirare le vostre parole dette e scritte! “La comunicazione – ricordava Papa Francesco il 29 settembre del 2019 ai giornalisti in occasione del 60° anniversario dell’Ucsi – ha bisogno di parole vere in mezzo a tante parole vuote. E in questo avete una grande responsabilità: le vostre parole raccontano il mondo e lo modellano, i vostri racconti possono generare spazi di libertà o di schiavitù, di responsabilità o di dipendenza dal potere… solo con l’uso di parole di pace, di giustizia e di solidarietà, rese credibili da una testimonianza coerente, si possono costruire società più giuste e solidali. Purtroppo però vale anche il contrario. Possiate dare – concludeva Papa Francesco –  il vostro contributo per smascherare le parole false e distruttive”.

A nome della Chiesa agrigentina, unitamente all’Arcivescovo Francesco desidero, esprimere la gratitudine per il vostro impegno quotidiano a servizio del nostro territorio e della Chiesa agrigentina.

In attesa di incontrarvi personalmente, assicuro il mio ricordo nella preghiera per voi, le vostre famiglie e la vostra professione.

 

Agrigento, 23 gennaio 2021

+ Alessandro

Arcivescovo coadiutore

L’Istituto Superiore della Sanità più chiaro di così non può essere: “La Sicilia è una regione ad elevato rischio contagi”.

Questo lo sapevamo già sconfortati dai numeri che ogni giorno purtroppo escono dalle migliaia di tamponi che vengono processati.

Il presidente della Regione Nello Musumeci ha convocato per stamattina una riunione con i nove Prefetti siciliani per fare il punto sulla situazione Covid 19; una situazione che vede il popolo siciliano non essere così ligio e premuroso ad attenersi alle regole che ultimamente sono state imposte alla nostra regione.

Non a caso Nello Musumeci dirà ai Prefetti a chiare lettere di intensificare i controlli nei propri territori in quanto i tanti, tantissimi siciliani che non rispettano le regole creano grave nocumento alla collettività.

Musumeci “minaccia” (e fa bene…) di adottare ulteriori misure restrittive nel caso in cui i numeri non scendano in modo vistoso; c’è anche la seria possibilità di ritornare come nel marzo e aprile scorsi quando davvero, un elevatissimo numero di cittadini, rispettò regole e divieti in modo capillare. I meno adusi al rispetto delle leggi erano fortemente controllati dalle Forze dell’Ordine tutte.

Purtroppo c’è ancora più di qualcuno che continua a sminuire la pericolosità di questo maledetto coronavirus, il quale, a sua volta, muta le sue caratteristiche di giorno in giorno, mettendo quasi in barba tutti gli studi scientifici effettuati fino ad oggi e che vengono avviliti dai continui cambiamenti del Covid 19.

Nella foto che vedete ecco come si presentava stamattina alle 11,30 Corso Vittorio Veneto a Favara. Nel pomeriggio pubblicheremo altre foto che riguardano il Villaggio Mosè, ad Agrigento, e ci si renderà conto che davvero i Prefetti (coadiuvati dai sindaci) dovranno intensificare i controlli in modo più concreto perché, fino ad oggi, i risultati segnano un solco profondo tra chi deve rispettare le regole e chi le deve far rispettare.

I sindaci, i presidenti di consiglio e i componenti del Cartello Sociale della provincia di Agrigento aderiscono al documento sottoscritto dai leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo, accogliendo con favore l’entrata in vigore il 22 gennaio 2021 del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari.
È fondamentale, si legge nella nota congiunta, che la maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite sostenga attivamente il nuovo trattato attraverso l’adozione, le firme e le ratifiche. Anche i sondaggi dell’opinione pubblica mondiale dimostrano la convinzione globale che le armi nucleari debbano essere abolite. È inoltre incoraggiante che il Trattato si basi su un crescente corpo di ricerca sulle catastrofiche conseguenze umanitarie ed ecologiche di attacchi nucleari, test e incidenti.
In questa direzione va sostenuta la leadership che Papa Francesco sta esercitando a favore del disarmo nucleare sollecitando il sostegno per i principali strumenti giuridici internazionali di disarmo nucleare e non proliferazione, compreso il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari. Siamo tutti salvati insieme o nessuno si salva, dice la nuova enciclica del Papa “Fratelli tutti” ed è per questo che è  particolarmente importante che non solo le conferenze episcopali nazionali e regionali, nonché  le istituzioni e le fondazioni cattoliche, siano impegnate a verificare se i fondi relativi alla Chiesa vengono investiti in società e banche coinvolte nella produzione di armi nucleari, ma è altresì importante che istituzioni anche a livello locale e la società nel suo complesso partecipi attivamente a questo fondamentale processo di sensibilizzazione perché non solo nessuno si salva da solo ma la pace si conquista a partire dal basso per arrivare poi alle dimensioni più vaste fino a comprendere l’intero pianeta.