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Matteo Salvini oggi a Palermo ha reso omaggio in via D’Amelio, luogo della strage contro il giudice Paolo Borsellino. Domani sabato, nell’aula bunker dell’Ucciardone, lo attende la prima udienza del processo “Open Arms” in cui è imputato di sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio. Intrattenendosi con la stampa nel capoluogo siciliano, il leader della Lega ha dichiarato: “Vengo in Tribunale a Palermo come a Catania assolutamente a testa alta, orgoglioso di quello che ho fatto: di solito un presunto colpevole rinnega, io rivendico con orgoglio di avere salvato vite. Lo rifarei? No, lo rifarò quando tornerò al governo. Lo dico in anticipo: salvare vite, combattere i trafficanti di essere umani, proteggere i confini e la sicurezza del Paese sono un dovere per un ministro”.

Si chiamava Lucio Marrocco, il medico 56enne che ieri sera intorno alle 22 si è tolto la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione dove viveva insieme alla sua famiglia.

Il dott. Marrocco era  sposato con un altro medico, responsabile della vaccinazione anti Covid-19 sul personale ospedaliero a Cosenza. Era anche direttore dell’Unità operativa complessa prevenzione e protezione ambientale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza che nei giorni scorsi aveva organizzato le fasi della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 negli ospedali di Cosenza e Rogliano.

Ancora sconosciute le cause che hanno portato al gesto estremo

 

“Tenere alto il livello di guardia e intensificare i controlli per garantire la sicurezza”.

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, interviene per richiamare l’attenzione delle Istituzioni competenti affinché  il presidio del territorio rappresenti un deterrente per i malintenzionati, ma anche per quanti non rispettano le misure anti-Covid negli spazi all’aperto. “Il recente fatto di cronaca della pensionata rapinata in pieno giorno in via Manzoni – afferma Spataro – ripropone il tema dell’esigenza di una maggiore attività di controllo da parte delle Forze dell’Ordine nei quartieri della città. I cittadini, e in particolare le persone anziane, non possono e non debbono vivere o spostarsi con la paura di incrociare sulla loro strada dei balordi senza scrupoli. Sarebbe quindi opportuno mettere in campo maggiori uomini e donne in divisa per garantire la sicurezza a la salvaguardia dell’incolumità pubblica e, in questo periodo, anche della salute in senso sanitario. Si perché vanno scoraggiati e sanzionati quanti, irresponsabilmente, fanno assembramenti e per di più senza indossare la mascherina.  Un comportamento che – conclude Spataro – rischia di complicare la già difficile situazione sanitaria, soprattutto a danno dei nostri anziani e delle categorie più deboli”.

L’epidemia ha solo amplificato la situazione che era già insostenibile da tempo.

E così, sottoposti al questionario promosso da Anaao Assomed, solo il 53% dei medici di strutture ospedaliere, dalla Lombardia alla Sicilia, hanno risposto che si vedono ancora a lavorare in ospedale pubblico, nei prossimi 2 anni.

E’ evidente la grave sofferenza non solo dei professionisti ma di tutto il sistema sanitario, nel complesso.

I carichi di lavoro con la pandemia da covid-19 hanno minato lo spirito di sopravvivenza.
E così se solo  il 54,3% dei medici ospedalieri, pensa di lavorare ancora in un ospedale pubblico nei prossimi due anni, il 75%  ritiene che il proprio lavoro non sia stato abbastanza valorizzato durante la pandemia.

Il fenomeno però non è tutto italiano, perché lo stesso è già stato registrato in Inghilterra e in Svezia, e poi ancora in Germania.
Le ragioni sono le medesime e si riassumono in un comprensivo senso di sopravvivenza, considerata la causa che risiede nella carena numerica di soggetti operanti, nella confusione sui numeri delle assunzioni e sul rischio del lavoro posto in essere, con in aggiunta la cattiva organizzazione e una retribuzione decisamente non adeguata.

Medici e dirigenti, hanno dichiarato di sentirsi schiacciati da una macchina che esige troppo e che non ascolta la loro voce.
Si sentono svalutato. frustrati da un’organizzazione del lavoro che non sembra avere come priorità i bisogni e le necessità dei soggetti, sia nel ruolo personale che professionale.

Se si guardano solo bilanci e indicatori numerici, se si riducono le risorse disponibili, si smarriscono anche mordente e resistenza, soprattutto in un periodo in cui non ci si possono permettere errori o mancanze.

L’emergenza da Covid-19, sottolinea l’Anaao, “ha messo dolorosamente a nudo questa fragilità e il quadro che emerge lascia presagire un avvenire difficile per la sanità pubblica italiana, il cui declino potrebbe arrivare entro pochi anni se le scenario prospettato dagli stessi medici ospedalieri dovesse realizzarsi. Per evitare il disastro serve un cambiamento radicale rispetto alle politiche del passato, cominciando a rinunciare all’illusione di potere governare un sistema complesso esclusivamente attraverso un illusorio controllo dei conti. Occorre certamente aumentare le risorse e le retribuzioni ma, fattore altrettanto importante, secondo il nostro campione, anche coinvolgere i professionisti nei processi decisionali che governano la macchina ospedaliera”.

La categoria più in difficoltà resta quella delle donne.
Il 75% delle donne si dichiara insoddisfatta, incapaci ormai di conciliare vita privata e lavoro.
Il 20% si è dichiarato “molto insoddisfatto”.

Il sindacato pertanto conclude che la politica dovrebbe valorizzare le spinte positive e il grande capitale di qualità umane e professionali.

La risposta alle sfide – come quella che si è avuta nel 2020 con la pandemia da covid-19 – dipenderà in futuro anche da come si tratteranno i medici ospedalieri, i dirigenti sanitari durante questa emergenza ma anche al termine della stessa.

 

 

A Porto Empedocle la maxi discarica giacente in via Libertà, con rifiuti anche speciali e pericolosi, segnalata e documentata da MareAmico, è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri ma non è stata ancora bonificata dall’Amministrazione comunale. Ciò è stigmatizzato dal consigliere comunale Giuseppe Todaro, che afferma: “Visti gli ultimi avvenimenti sulla discarica nel centro storico, ritengo che non si possono cercare alibi, l’amministrazione comunale con questa ennesima dimostrazione ha fallito su tutti i lati, ed e inutile cercare scuse o colpevoli. Invece di continuare a scaricare le proprie responsabilità su altri, avrebbe dovuto prendere provvedimenti d’urgenza per ripulire l’aria e non l’ha fatto. Non ci vengano a raccontare la favola del lockdown. Come si sono occupati dei buoni spesa avrebbero potuto adempiere alla pulizia dell’area in linea con tutti i provvedimenti di sanificazione e igiene previste dalle norme anticovid. Il sequestro dell’area è stato una dovuta conseguenza causata dall’abbandono del territorio e ciò che fa più scalpore è che tutto lo scempio di cui si parla si trova a meno di 100 metri dal palazzo municipale”.

Dopo Leoluca Orlando per la città di Palermo, anche il sindaco di Catania Salvo Pogliese, visto l’incrementare i numeri relativi al contagio coronavirus, con propria ordinanza ha deciso di chiudere anche a Catania tutte le scuole di ogni ordine e grado per i giorni di oggi e domani.

Il tutto rimanendo in attesa che vengano emanate le decisioni che verranno intraprese dai governi nazionale e regionale, attese nelle prossime ore, che diano indirizzi univoci per l’intera Sicilia.

 

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico, Alfonso Pinto ha condannato ad 1 anno e 9 mesi di reclusione Giuseppe Stagno, 55 anni di Favara, imputato di furto aggravato e detenzione di droga a fine di spaccio perché arrestato l’8 ottobre scorso dai Carabinieri allorchè sorpreso all’interno di un’abitazione ritenuta nella sua disponibilità di un impianto elettrico abusivo, una serra da adibire a coltivazione di marijuana, e 28 grammi di marijuana.

La Procura di Agrigento, tramite la pubblico ministero, Emiliana Busto, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 5 anni di reclusione, per omicidio stradale, a carico di Andrea Saverio Sola, 25 anni, di Palermo, arrestato il 31 agosto del 2019 a Lampedusa allorchè, presumibilmente ubriaco, avrebbe investito e ucciso una donna, fuggendo subito dopo. La vittima è stata Fulvia Morando, 49 anni, di Pinerolo, in provincia di Torino, sindacalista, ed a Lampedusa per lavoro. La sentenza del giudice monocratico, Alfonso Pinto, è attesa il 14 gennaio.

Boccata d’ossigeno in arrivo per i “piccoli musei” anche ad Agrigento e provincia grazie ad un contributo fino a 10 mila euro, previsto dalla Legge di Bilancio, a sostegno delle spese di funzionamento delle strutture. Le risorse provengono da un fondo per complessivi 2 milioni di euro che un decreto del Mibact, il numero 451 del 9 ottobre 2000, ripartisce in parti uguali alle varie piccole realtà museali regionali, provinciali, civiche o private gestite da soggetti pubblici o da organizzazioni non profit che non siano stati già destinatari, nell’ultimo biennio, di altri contributi o finanziamenti statali.

“Per ottenere i contributi – spiega Giuseppe Sciarabba, presidente dell’Agenzia di sviluppo del Mezzogiorno e direttore del Gruppo di azione Locale Terre Normanne – è necessario predisporre specifici progetti orientati, in particolare, al miglioramento del funzionamento ordinario del museo, alla realizzazione di interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, all’implementazione della fruizione del patrimonio attraverso la digitalizzazione e la progettazione di podcast e percorsi espositivi funzionali alla fruizione delle opere e alla predisposizione di programmi di didattica telematica (e-learning). E ancora, i progetti potranno riguardare l’adeguamento alle norme di sicurezza, anche mediante l’adozione di misure di contenimento in conseguenza dell’emergenza da Covid-19, e il potenziamento delle attività di comunicazione e di promozione, anche attraverso la creazione di un sito web”.

Per “piccolo museo”, come recita il bando, si intende una struttura permanente, senza scopo di lucro, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, cataloga, tutela, promuove, comunica, espone e rende fruibile il patrimonio materiale e immateriale, facendo ricerca e divulgazione culturale e offrendo esperienze di educazione e intrattenimento. Piccolo museo, per essere definito tale, deve avere entrate fino a 20 mila euro. Non concorrono al raggiungimento del limite le entrate destinate alle spese per il personale.

“Le domande in forma telematica – aggiunge Sciarabba – vanno inoltrate dall’11 al 25 gennaio attraverso la piattaforma www.piccolimusei.beniculturali.it. Possono partecipare i soggetti che abbiano adottato uno statuto o regolamento, con atto pubblico o privato, in cui risulti l’istituzione dell’ente, la sua organizzazione e la sua missione e che utilizzino modalità di gestione che ‘offrono esperienze originali, esprimendo un forte legame con il territorio e la comunità locale in cui il museo ha sede’. Un altro requisito è l’apertura al pubblico almeno per 24 ore settimanali e l’aver svolto, negli ultimi due anni, almeno cinque iniziative rivolte alla comunità locale e al territorio nel quale operano. Infine, bisogna aver creato almeno una pagina social di comunicazione e promozione del museo e del territorio”.

Intanto per valorizzare il patrimonio museale dell’Isola è stata da poco creata la Rete Cultura su iniziativa dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana guidato da Alberto Samonà. Si tratta di un accordo siglato con i 23 Gruppi di azione locale presenti in Sicilia – organismi intermedi riconosciuti di diritto pubblico operanti per lo sviluppo locale di tipo partecipativo dei territori attraverso progetti finanziati con fondi dell’Unione europea – di cui l’assessorato ai Beni culturali ha intenzione di avvalersi per raggiungere i propri fini istituzionali.

“Oggi ricordo con grande ammirazione la figura di Leonardo Sciascia, una delle più influenti del Novecento sia a livello letterario che a livello politico”. Così Rosalba Cimino, deputata del Movimento 5 Stelle, nel centesimo anniversario della nascita dello scrittore racalmutese. “Leonardo Sciascia è stato per gli abitanti della nostra provincia – dice la deputata di Grotte – una figura che ha affascinato e interessato tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ma anche quelli della mia generazione che dello scrittore abbiamo letto le sue opere e i suoi articoli, dove emerge l’amore per la propria terra”. Nel giorno delle celebrazioni la deputata del Movimento 5 Stelle onora la figura dell’autore de “Il Giorno della civetta”, con queste parole: “Nel nostro impegno politico Leonardo Sciascia è stato sempre una luce da seguire: la sua lotta contro il potere, tradottosi nell’impegno politico da cui poi rimase deluso è per noi un esempio da seguire. Quello che però ci aiuta leggendo i suoi scritti è la sua voglia di verità, soprattutto in una Italia in cui i fitti misteri facevano da cornice all’attività politica”. Il nome di Sciascia oggi verrà celebrato in tutta Italia: “Siamo orgogliosi di vivere nella terra che ha dato i natali a i più celebri scrittori del Novecento – dichiara Cimino – la loro storia e le loro opere tengono alto il nome di Agrigento e di Racalmuto”.