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Nell’ambito del potenziamento dei servizi di vigilanza stradale finalizzati al controllo dei mezzi adibiti al trasporto animali vivi, nei giorni scorsi, pattuglie della Sezione Polizia Stradale di Agrigento fermavano e controllavano svariati veicoli.

Il primo veniva sottoposto a controllo lungo la SS115, territorio del Comune di Agrigento, con a bordo 12 cani, durante un trasporto internazionale diretto a Malta. Gli agenti operanti accertavano alcune violazioni, fra queste, in particolare, veniva accertata la mancanza della prescritta autorizzazione, l’assenza di contrassegni sul mezzo per la specifica tipologia di trasporto, e l’assenza di documenti di trasporto, pertanto veniva  comminata la sanzione complessiva di circa 2500 euro;

Il secondo mezzo veniva controllato nei pressi del Villaggio Mosè ad Agrigento, con a bordo un Pony. Gli operatori accertavano le violazioni per la mancata documentazione e l’animale risultava sprovvisto  dei contrassegni identificativi, pertanto, su disposizione di medici dell’ASP il pony veniva sottoposto a sequestro e veniva elevata la sanzione per un totale di circa 2500 euro.

Il terzo veicolo veniva controllato lungo la SS640, con a bordo 2 bovini e 11 ovini, diretto in Provincia di Caltanissetta. Gli agenti accertavano varie violazioni, per un totale di circa 900 euro di sanzioni, per documentazione di trasporto non compilata correttamente e mancanza di esposizione dei prescritti cartelli sul mezzo.

Il quarto veicolo veniva controllato lungo la ss640, adibito al trasporto di bovini, appena scaricati al mattatoio di San Cataldo, sanzionato per mancata disinfezione del vano di carico, per un totale circa 400 euro.

Il quinto mezzo veniva fermato lungo la ss115, territorio del Comune di Montallegro, con a bordo 2 pony ed un asino, sanzionato per carenza di documentazione attestante la provenienza e la destinazione degli animali, per un totale di circa 400 euro.

Nel corso del fine settimana veniva, infine, deferito alla locale Procura della Repubblica il conducente di un mezzo pesante, un autoarticolato, per guida in stato di ebbrezza alcolica, fermato lungo la ss189.

Ancora una udienza nel procedimento che vede l’ex sindaco di Agrigento Calogero Sodano, pregiudicato, per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ieri al processo ha fatto “irruzione” il collaboratore di giustizia, Francesco Cacciatore, il quale non è stato tenero nei confronti dell’ex sindaco. Il collaboratore ha raccontato ai giudici di aver visto Sodano, tra il 1985 e il 1987 incontrarsi con il boss Arturo Messina nei pressi di un bar di Villaseta. Tale circostanza, ovviamente, è stata sempre negata sia dal Sodano che dai suoi difensori.

Si ricorda che in questo procedimento il già pregiudicato agrigentino Calogero Sodano era stato già assolto.

Euforici gli avvocati di Giuseppe Arnone (parte civile nel processo) Principato e Menallo i quali attraverso un comunicato stampa diramato ieri alle redazioni, hanno dichiarato: “Indubbiamente oggi il testimone collaboratore di giustizia Franco Cacciatore ha fornito un ampio e nuovo contributo, approfondendo e dettagliando quanto aveva già dichiarato nove anni addietro. Di notevole rilievo soprattutto la ricostruzione dell’odio di Cosa Nostra nei confronti di Giuseppe Arnone, definito incorruttibile e non avvicinabile. Oggi la storia agrigentina dell’ultimo decennio del secolo scorso e degli anni 2000 è molto molto più chiara”.

 

Il Consiglio dei ministri approva un nuovo decreto anti-covid. Le misure previste, tra l’istituzione della zona bianca e del registro nazionale dei vaccini.

Nella notte il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto che ha introdotto una serie di misure legate all’emergenza covonavirus. Il testo, in estrema sintesi, è riassumibile in tre punti: in due dagli amici, no agli spostamenti fra le regioni fino al 15 febbraio, e stato di emergenza prorogato fino al 30 aprile. Più nel dettaglio, l’estensione dello stato d’emergenza è stata deliberata in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. E poi, il decreto conferma, fino al prossimo 15 febbraio, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. E’ comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Altre misure da applicare sull’intero territorio nazionale dal 16 gennaio fino al 5 marzo sono: “E’ consentito, una sola volta al giorno, spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5 e le 22, a un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Tale spostamento può avvenire all’interno della stessa Regione, in area gialla, e all’interno dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa, fatto salvo quanto previsto per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti. Qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Inoltre, ecco una novità: è stata istituita una cosiddetta zona “bianca”, nella quale si collocano le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, ovvero un livello di rischio “basso” e una incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. In area “bianca” non si applicano le misure restrittive previste dai decreti del presidente del Consiglio dei ministri (i Dpcm) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Infine, a fronte della necessità di agevolare l’attuazione del piano vaccinale per la prevenzione del contagio da covid 19, è stato istituito un registro nazionale dei vaccini, ossia una piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare, sulla base dei fabbisogni rilevati, le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento.

L’Associazione “Trentadue” di Ribera ed il “Comitato anticovid” di Cattolica Eraclea hanno donato all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera un moderno tavolo operatorio Opx Mobilis CR 30. I due enti, rappresentati rispettivamente da Enzo Minio con Giuseppe Manzone e da Antonino Patti, già nello scorso mese di aprile hanno donato all’Azienda sanitaria di Agrigento un ventilatore polmonare di ultima generazione dotato di monitor. Il commissario dell’Asp Mario Zappia commenta: “La generosità dei cittadini agrigentini non smette di sorprendermi giorno dopo giorno. A nome della Direzione strategica aziendale rivolgo un sentito ringraziamento ai volontari delle associazioni che hanno deciso di compiere questo bel gesto”.

E’ morto all’età di 85 anni l’ex sindaco di Modica, Giuseppe Terranova, vittima di un incidente stradale lungo la Modica-Mare. La sua automobile, una Mercedes A 180, si è scontrata contro una Nissan Patrol, condotta da un medico ortopedico in pensione. Terranova è stato estratto dalle lamiere dai vigili del fuoco e trasportato a Catania in elisoccorso per le diverse fratture agli arti e i gravi traumi. E’ stato sottoposto ad intervento chirurgico per la ricomposizione delle fratture, prima di essere trasferito all’Ospedale di Caltanissetta in rianimazione. Terranova, della Democrazia Cristiana, è stato sindaco della città tra il 1987 e l’88 e per tale incarico politico si dimise dalla carica di direttore generale dell’Azienda siciliana trasporti.

“Come ben evidenziato, alla stregua delle passate vicende, nessuna condotta illecita da me è mai stata posta in essere men che meno con la consapevolezza di particolari appartenenze di soggetti normalmente inserite nel circuito economico e sociale della provincia di Agrigento.”

“Pur non risultando indagato ovvero coinvolto, certo – sottolinea Pullara – fanno dispiacere i titoli dei quotidiani ed il tritacarne mediatico ma in questa nostra terra purtroppo quando fai politica e decidi di farla con la presenza assidua sul territorio per venire incontro lecitamente alle esigenze ed ai bisogni delle persone capita inconsapevolmente, come evidenziato, di venire a contatto con talune persone e purtroppo taluni ambienti.

Forse – continua Pullara – pago lo scotto di una ingenuità e carenza di conoscenze, direi per fortuna, derivanti da una cultura ed educazione familiare improntata ai sani principi a partire da quello del lavoro che non consente la conoscenza di un sottobosco di tale fattispecie.”

“Non di secondaria importanza, conclude il deputato- ragionando per assurdo, rispondendo preventivamente ad azioni di sciacallaggio e di delegittimazione, appare necessario evidenziare come al netto dei voti di Palma di Montechiaro sarei comunque risultato democraticamente il primo degli eletti”.

Questa la dichiarazione che l’on. Carmelo Pullara ha inviato oggi alle redazioni giornalistiche dopo che qualche quotidiano on line ha scritto il suo nome e cognome nell’ambito della operazione denominata “Oro bianco” che, in un certo qual modo, ancora una volta (e noi che non siamo inquirenti non capiamo il perché) ha partorito il nome dell’on. Carmelo Pullara.

Premessa: non partecipiamo ad azioni di sciacallaggio e delegittimazione come lo stesso Pullara ha comunicato in una sua nota diramata oggi; nell’ambito di questa indagine, allo stato, Pullara non risulta indagato in questa vicenda e pertanto rispettiamo quello che è l’andamento giudiziario; crediamo ciecamente alle parole di Pullara quando dice: “Pago lo scotto di una ingenuità e carenza di conoscenze, direi per fortuna, derivanti da una cultura ed educazione familiare improntata ai sani principi a partire da quello del lavoro che non consente la conoscenza di un sottobosco di tale fattispecie; infine, l’on. Carmelo Pullara parla di essere rammaricato di finire ancora una volta sul tritacarne mediatico.

Pullara non ama particolarmente questo giornale. Noi di questa circostanza ce ne freghiamo; come abbiamo scritto prima, siamo convinti che Pullara paghi lo scotto di ingenuità (come sostiene egli stesso); siamo convinti che Pullara sia stato eletto, a sua insaputa, da un pezzo di cosiddetti “paraccara” palmesi i quali, certamente, non appartengono all’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Non sappiamo nemmeno che tipo di rapporti abbia avuto con il bancario e consigliere comunale di Palma di Montechiaro Salvatore Montalto, coinvolto nella operazione “Oro bianco” fino al collo.

Certo, (ma non vuol dire nulla) lo stesso Montalto appena l’altro ieri ha pubblicato nella sua pagina di facebook un comunicato dello stesso Pullara che promuoveva il vaccino anti Covid a favore di malati con patologie gravi.

Una coincidenza? Perché no! Anche questo fa parte della vita.

Ovviamente, pur rimanendo convinti che Pullara sia innocente in tutte le vicende giudiziarie che lo riguardano (ribadiamo, spesse volte nominato e non indagato) nutriamo ragionevoli certezze che la fortuna non faccia parte della sua vita; almeno negli ultimi anni, dopo aver spopolato alle ultime elezioni regionali; qualcosa gira male a suo favore. Anzi, gira esattamente in suo sfavore: non è possibile che nelle ultime grandi inchieste giudiziarie che riguardano soprattutto l’ambito della Sanità e malaffare, il suo nome, per un motivo o per un altro, viene sempre alla ribalta.

Sfortuna, coincidenza, malasorte? Questo non lo sappiamo né siamo in grado di poterlo stabilire.

Almeno noi…

Il Partito Democratico siciliano ha presentato il ricorso al Tar per l’assenza di donne nella giunta regionale, impugnando i decreti di nomina dei neo assessori regionali Tony Scilla e Marco Zambuto. Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, spiega: “Riteniamo ci siano tutti i presupposti affinché il nostro ricorso sia accolto. E ci auguriamo che il presidente Musumeci torni sui suoi passi, annulli i provvedimenti e ripristini la legalità anche in seno alla composizione della giunta in cui un terzo dei componenti devono essere donne”. Il ricorso è stato predisposto dal professore Antonio Saitta, che ribadisce: “E’ avvenuta una palese la violazione dei principi dell’equilibrio di genere nella partecipazione politica e istituzionale, consacrata nelle disposizioni costituzionali”.

Il provvedimento scaturisce dalle indagini sull’esplosione all’interno dello stabilimento industriale per lo stoccaggio e la lavorazione di fuochi d’artificio, che il 20 novembre 2019 provocò la morte di 5 persone e il ferimento di altre due. Nello stabilimento erano in corso dei lavori finalizzati al miglioramento degli standard id sicurezza.

Oggi eseguita ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri ed emessa dal Gip nei confronti di Vito Costa, 73 anni, Corrado Bagnato, 65, e del figlio Antonino Bagnato, 38, con l’accusa di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali, violazioni concernenti le norme di prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro e mancata consegna dei dispositivi di protezione individuale.

Le indagini coordinate dal Procuratore Emanuele Crescenti hanno reso necessario l’intervento della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Messina e dei Carabinieri del Ris di Messina, che hanno operato con il supporto del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania Fontanarossa per le ricognizioni aeree.

Le dichiarazioni forti del sindaco di Messina Cateno De Luca in una nota: “Non sono arrabbiato ed amareggiato per la reazione di una parte di cittadini ed imprenditori ormai disperati per l’aumento degli effetti pandemici. Sono invece indignato per l’omertà della classe politica per gli attacchi, minacce e strumentalizzazioni che ho subito in questi ultimi tre giorni dai poteri forti che hanno approfittato della disperazione della gente per farmi fuori con l’ausilio di quelle sigle sindacati che ormai hanno dovuto smettere di usare il comune di Messina e le sue partecipate come un bancomat”.

Ha poi aggiunto:  “Il Presidente della regione siciliana Nello Musumeci ed il suo assessore alla sanità Ruggero Razza  hanno avallato e sostenuto questa strategia nel miei confronti perché ho chiesto la testa del loro uomo di fiducia Paolo La Paglia, direttore generale dell’Asp di Messina“.
De Luca che si dice pronto a dimettersi:  “Nessuno parla e tutti tacciano. Io sto rischiando la mia vita perché non ho accettato la logica mafiosa dell’omertà e della complicità. Le mie dimissioni da sindaco di Messina sono pronte perché da autentico uomo delle istituzioni non posso convivere con altre istituzioni che stanno agendo con la logica mafiosa e stano uccidendo Messina lasciando i loro servi sciocchi al comando dell’Asp”.
E poi conclude: “Perché nessuno si indigna al cospetto di queste vicende da me denunciate pubblicamente e all’autorità giudiziaria?”

Proficua seduta della Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea Regionale. Coro di no alle scorie radioattive da sotterrare anche in Sicilia

Il governo Musumeci ha approvato una delibera in cui, in riferimento ai quattro siti siciliani candidati ad ospitare rifiuti radioattivi, si ribadisce: “La natura insulare, di per sé, rappresenta un elemento ostativo alla creazione di un Deposito di rifiuti nucleari in Sicilia in ragione del rilevantissimo rischio di incidente connesso al trasporto dei materiali radioattivi per via terra e per via mare”. “E la maggior parte dei rifiuti al momento è al nord” – ha sottolineato l’assessore a Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, che ha partecipato ad una seduta nel merito della Commissione Territorio e Ambiente presieduta dall’agrigentina Giusy Savarino. Ancora nella delibera approvata, il governo regionale ricorda che in Sicilia sono stati riconosciuti sette siti Unesco e due geoparchi Unesco, di cui uno proprio nel Parco delle Madonie, territorio di Castellana Sicula, e Petralia Sottana, ovvero due delle quattro aree individuate per sotterrare scorie radioattive”. Ed ancora l’assessore Cordaro precisa che dei 67 siti in tutta Italia individuati come potenzialmente idonei a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che sorgerà in una di queste aree, 12 sono ritenuti ‘molto interessanti’, 11 ‘interessanti’ e 44 ‘meno interessanti’: ebbene le quattro aree della Sicilia rientrano tra le ‘meno interessanti’”. Ed a conclusione della seduta della Commissione Territorio e Ambiente, i componenti del Movimento 5 Stelle, ossia Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito, commentano: “Ne eravamo certi prima, lo siamo ancora di più ora: il deposito di scorie radioattive in Sicilia non ci sarà mai. Il coro di no in Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale da parte dei sindaci delle aree chiamate in causa dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (la CNAPI) è una sorta di pietra tombale sull’eventualità di un sito di stoccaggio in Sicilia”. Alla riunione della Commissione hanno partecipato anche i sindaci dei Comuni interessati, dunque Trapani, Castellana Sicula Petralia Sottana, Butera, e Calatafimi Segesta. Ed i deputati 5 Stelle aggiungono: “Il coro del no è stato unanime. Le condizioni geografiche, le infrastrutture, il carattere insulare, nonché i siti di pregio agricolo hanno portato gli amministratori locali a non accettare la proposta della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ricordiamo che questa Carta è solo una proposta e nulla di definitivo, sulla quale si devono determinare le amministrazioni locali coinvolte. Essendo queste tutte in linea nel non accogliere la proposta, ed essendo questa anche l’idea del Governo regionale, la Sicilia – lo possiamo dire senza incertezze – si dichiara unanimemente contraria ad ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)