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Nel 2016, I’Ente di formazione professionale “Centro Studi Pirandello”, con sede a Bivona, partecipava con due distinte istanze alla nota procedura di finanziamento per le attività formative di cui all’Avviso 8/2016 indetta dall’Assessorato regionale alla formazione, dalla quale, tuttavia, l’Ente di formazione veniva escluso per il presunto mancato conseguimento del requisito dell’accreditamento.
Il Centro Studi Pirandello, pertanto, ritenendo illegittima l’esclusione dalla suddetta procedura, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, proponeva un ricorso giurisdizionale innanzi al TAR Sicilia, sede di Palermo, proseguito poi dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento con il quale l’Amministrazione regionale aveva ritenuto inammissibili le istanze di partecipazione alla procedura di cui al predetto Avviso 8/2016.
Con ordinanza n. 441/2020, il C.G.A. accoglieva il ricorso in appello proposto dall’Ente di Formazione e, per l’effetto, il Centro Studi Pirandello veniva reinserito nella procedura concorsuale per l’accesso ai finanziamenti riguardanti le attività di formazione professionale di cui al citato Avviso.
L’Amministrazione Regionale, tuttavia, a causa di un errore materiale commesso nell’indicazione dei corsi valutabili, attribuiva erroneamente un punteggio inferiore, rispetto a quello spettante allo stesso Ente proprio alla luce dei progetti presentati, che non permetteva al Centro Studi Pirandello di collocarsi in posizione utile per l’accesso ed ottenere così l’erogazione ai finanziamenti previsti con la procedura del predetto Avviso.
L’Ente di formazione, pertanto, si vedeva costretto ad instaurare un nuovo contenzioso dinanzi al T.A.R., con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino, Massimiliano Valenza ed Ina Glorioso, al fine di ottenere l’annullamento, previa sospensione, della graduatoria definitiva relativa all’avviso n. 8/2016, nella parte in cui i progetti della ricorrente erano stati erroneamente collocati in posizione non utile.
Secondo la difesa dell’Ente, infatti, l’Amministrazione avrebbe dovuto tenere conto dell’errore materiale commesso nell’indicazione dei corsi valutabili, in quanto conclusi e finanziati.
Con ordinanza n. 20/2021, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, definendo la fase cautelare del giudizio, ha accolto l’istanza presentata dagli Avv.ti Rubino, Valenza e Glorioso ai fini del riesame del punteggio attribuito ai due progetti presentati dall’Ente di Formazione, fissando per la trattazione di merito del ricorso la prima udienza pubblica del mese di gennaio 2022.
Nelle more, in ottemperanza alla suddetta pronuncia, l’Amministrazione dovrà procedere alla correzione del punteggio attribuito ad entrambi i progetti presentati dal Centro Studi Pirandello, i quali, per effetto della nuova quantificazione, potranno così accedere al finanziamento di cui all’Avviso 8/2016.

La scorsa estate è rimbalzata sulle cronache nazionali la vicenda di Michelle Hunziker, la quale, ignara del divieto di accesso all’area della Scala dei Turchi, aveva postato una foto all’interno del recinto. Nello scusarsi pubblicamente aveva dichiarato:
«Non sapevo fosse sequestrata».

I suoi post hanno immediatamente fatto il giro del mondo. Perché sì, in effetti la Scala dei Turchi era ed è ancora sotto sequestro per pericolo crolli e quindi vi era precluso l’accesso a salvaguardia della pubblica incolumità. La procura di Agrigento aveva giustamente firmato un provvedimento per mettere in sicurezza la scogliera di Marna Bianca. Ma una domanda è legittima: oggi, che cosa si sta facendo e cosa è stato fatto nel frattempo per porre rimedio alla situazione? È possibile sperare che la scogliera possa essere messa in sicurezza una volta per tutte? Potrà essere restituita alla pubblica fruizione, al territorio ed ai tanti turisti che giungono da ogni parte del mondo per visitarla? Lo chiediamo agli organi competenti, lo chiediamo in particolare alla prima cittadina di Realmonte Sabrina Lattuca, che più di tutti dovrebbe avere a cuore la questione. Lo chiediamo al presidente della Regione Nello Musumeci. Non possiamo permetterci che dopo la pandemia la Scala dei Turchi torni a rappresentare un problema, come fosse un’emergenza. E’ assurdo non riuscire a valorizzare quanto di meraviglioso la natura ci ha donato. Uno sviluppo turistico serio passa necessariamente dalla capacità di saper gestire e custodire il territorio. Ma il tempo passa e l’imponente bellezza della Scala dei Turchi si offre ai nostri occhi che scrutano l’orizzonte chiedendosi ancora una volta perché tutto sia maledettamente e inesorabilmente fermo.

Lo dichiara Domenico Vecchio, presidente di Tante Case tante idee.

Federconsumatori Sicilia, dopo la drammatica sorte toccata alla bambina di dieci anni di Palermo in seguito ad una “TikTok challenge“, esprime la propria vicinanza alla famiglia della vittima e plaude alla decisione del Garante della Privacy di impedire a TikTok, fino al 15 febbraio, il trattamento dei dati personali dei suoi utenti dall’età non verificata.

Si tratta di un provvedimento sacrosanto – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – perché, se TikTok avesse verificato che la giovanissima vittima non aveva l’età minima di 13 anni per usare l’app, forse adesso non staremmo parlando di questa tragedia. L’età, quando si usa un social network o un’app per smartphone, è fondamentale: più si è giovani e meno difese si hanno nel mare magnum dei contenuti online potenzialmente pericolosi“.

Federconsumatori Sicilia, nell’approvare il provvedimento del Garante, auspica che esso venga esteso anche alle altre app per smartphone e, in particolar modo, ai videogiochi e ai social network sui quali i più piccoli spendono la maggior parte del tempo e, di conseguenza, sono più esposti ai pericoli.

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A 53 anni dal terremoto nel Belice, la giunta regionale ha appena deliberato la destinazione di 10 milioni di euro per contribuire a realizzare quelle infrastrutture che le comunità della Valle del Belice attendono da decenni. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, spiega: “Si tratta di uno stanziamento per le popolazioni del Belice che, spero, possa essere seguito da quelli più copiosi da parte del governo di Roma. Alcune comunità ancora oggi devono affrontare le conseguenze dell’evento sismico avvenuto nel 1968. Il nostro impegno per valorizzare quel territorio continuerà e contiamo di trovare, in futuro, ulteriori risorse per realizzare quelle infrastrutture pubbliche che le comunità attendono da molto, troppo tempo. Adesso occorre predisporre, nel dettaglio, il Piano di interventi di riqualificazione urbana in base ai progetti esecutivi disponibili da parte dei Comuni della Valle del Belice. L’obiettivo è realizzare opere che siano coerenti e corrispondenti alle necessità del territorio”.

E’ stata aggiudicata la progettazione esecutiva per il consolidamento della zona ovest del centro abitato di Realmonte nell’Agrigentino. A renderlo noto la Struttura contro il dissesto idrogeologico, guidata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e diretta da Maurizio Croce. Sarà un raggruppamento temporaneo di professionisti coordinato dallo Studio tecnico associato di ingegneria e architettura di Furci Siculo ad eseguire le indagini e i rilievi tecnici.

Anni di attesa, di incertezza e di paura in un’area che ha subito ripetuti movimenti del terreno. Ingenti i danni al manto stradale e ad una serie di edifici privati, molti dei quali presentano ancora profonde lesioni sui prospetti. Ad aggravare la situazione anche l’umidità di risalita proveniente da una falda che scorre nel sottosuolo e che ha investito persino la scuola elementare in un sito che si sviluppa in pendenza, sulla pendice meridionale dell’abitato.

Il progetto prevede principalmente la realizzazione di una palificata in cemento armato posta a valle delle abitazioni, in grado di contrastare lo scivolamento del versante e contenere il fenomeno di cedimento e il consolidamento mediante gabbionate di contenimento. Verrà infine realizzato un apposito sistema drenante per far confluire le acque in appositi pozzetti e sarà sistemata la sede stradale di via Palermo e delle arterie vicine.

Tre tredicenni trovano un’auto con le chiavi attaccate e dopo qualche tentativo riescono a metterla in moto, senza però riuscirla a spostare dal luogo dove è parcheggiata. Nella zona qualcuno si accorge di quello che sta accadendo e chiama il 112. Ma nella zona, a Fontanelle, una pattuglia della polizia municipale è di ronda e così impediscono ai ragazzini di combinare un guaio e dopo averli rimproverati a dovere li hanno riconsegnati alle famiglie.

L’auto in questione era stata rubata e il proprietario aveva regolarmente sporto denuncia ai carabinieri.
Lo stesso ha poi spiegato che le chiavi erano rimaste attaccate al cruscotto perché doveva svolgere una commissione di pochissimi minuti, ma quando è andato a riprenderla, l’auto non c’era più.

 

 

Nella bozza di monitoraggio dell’indice di trasmissibilità dell’Istituo Superiore di sanità e del minustero della Salute si legge che nel periodo dal 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2021, l’indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85-1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita. Ma le differenze tra le varie regioni restano significative e la Sicilia continua a essere classificata “ad alto rischio”, con un rt di 1.27

Si osserva una “diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente a una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni/PPAA”.

Complessivamente, sono quattro le Regioni con una classificazione di rischio alto,  11 con rischio moderato e sei con rischio basso. Due Regioni Sicilia e Puglia hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibili con uno scenario tipo uno.Una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate a rischio alto per la terza settimana consecutiva; “questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale”.

Sono 12 le Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (stesso numero della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale, invece, è sceso sotto la soglia critica (30%).L’epidemia resta in una fase delicata – si legge nella bozza del monitoraggio – e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive.

 

 

 47 i nuovi casi di Covid-19 registrati nelle ultime ventiquattro ore in provincia di Agrigento. Il dato emerge dal report diffuso dall’Asp sull’andamento epidemiologico in provincia in riferimento al 23 gennaio. Ci sono 6 nuovi ricoveri, 134 guarigioni accertate e – purtroppo – anche 3 decessi a Raffadali, Santa Margherita Belice e Ravanusa. I tamponi eseguiti sono stati 330 che portano il totale dei test processati da inizio pandemia a 46.761. Attualmente ci sono 41 persone in assistenza domiciliare.

 28 i pazienti ricoverati negli ospedali della provincia: 20 si trovano ad Agrigento , 7 a Sciacca e 1 fuori provincia. Sei i pazienti che si trovano in strutture lowcare: 3 al Covid Hotel di Sciacca, 3 al Covid Hotel di Ribera. Sei persone, invece, si trovano attualmente ricoverate in terapia intensiva: 3 al San Giovanni di Dio di Agrigento e 3 all’Ospedale di Sciacca.

I nuovi positivi per comune: 

Agrigento: 176; Alessandria della Rocca 3; Aragona 3; Bivona 0; Burgio 5; Calamonaci 6; Caltabellotta 0; Camastra 1; Cammarata 1; Campobello di Licata 13; Canicattì 36; Casteltermini 1; Castrofilippo 5; Cattolica Eraclea 4; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 72; Grotte 8; Joppolo 1; Licata 90;Lucca Sicula 0; Menfi 37; Montallegro 21; Montevago 7; Naro 4; Palma di Montechiaro 22; Porto Empedocle 29; Racalmuto 2 ; Raffadali 26; Ravanusa 106; Realmonte 6; Ribera 47; Sambuca 7; San Biagio Platani 2; San Giovanni Gemini 7; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 2; Santa Margherita Belice 19; Santo Stefano di Quisquina 0; Sciacca 30; Siculiana 1; Villafranca 0.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto nei confronti del social Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. Così annuncia la stessa Autorità, intervenuta a seguito della tragica morte della bambina di 10 anni di Palermo morta soffocata durante una sfida sul social. La bambina aveva diversi profili su Facebook e Tik Tok, e nel telefonino potrebbe essere stato registrato il video degli ultimi momenti della sua vita che sarebbe poi stato trasferito sul social cinese come prova della partecipazione alla sfida. L’assurda gara, la cosiddetta black-out challenge, impazza tra i ragazzi che si sfidano a chi resiste di più stringendosi attorno alla gola una cintura.

Depositate le motivazioni della condanna all’ergastolo del boss palermitano Giuseppe Graviano per i due Carabinieri uccisi in Calabria nel ’94. I dettagli.

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo cosiddetto ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, ed il capomafia della ‘Ndrangheta, Rocco Santo Filippone, uomo di fiducia dei Piromalli, sono stati condannati all’ergastolo, imputati dell’omicidio di due Carabinieri, Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati da un commando della ‘Ndrangheta il 18 gennaio del 1994 sulla corsia sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla, dove furono impegnati in un’operazione di controllo del territorio. Ebbene, adesso sono state le motivazioni della sentenza. E tra l’altro i giudici della Corte d’Assise scrivono: “Nel 1994, l’attentato ai Carabinieri in Calabria e la tentata strage allo stadio Olimpico a Roma sarebbero avvenuti in un momento in cui le organizzazioni erano alla ricerca di nuovi e più affidabili referenti politici, disposti a scendere a patti con la mafia, che furono individuati nel neopartito Forza Italia di Silvio Berlusconi in cui erano confluiti i movimenti separatisti nati in quegli anni come risposta alle spinte autonomistiche in Sicilia e Calabria”. Ancora tra le motivazioni, i magistrati affrontano anche il presunto caso dell’incontro che, secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, sarebbe avvenuto nel gennaio 1994 tra Graviano e Marcello Dell’Utri in via Veneto a Roma. In sintesi le parole di Spatuzza: “I due avrebbero discusso del nuovo partito politico che stava per nascere, Forza Italia”. Altrettanto ebbene, a tal proposito i giudici della Corte d’Assise calabra scrivono: “Può ragionevolmente ritenersi che il Graviano il 21 gennaio 1994, prima di incontrare lo Spatuzza per discutere degli ultimi dettagli riguardanti l’attentato, poi fallito, allo stadio Olimpico, avesse avuto modo di colloquiare con il Dell’Utri che nello stesso giorno si trovava a Roma poco distante dal bar Doney”. Nel corso del dibattimento, a domanda dei giudici giudicanti, Giuseppe Graviano ha risposto: “Marcello Dell’Utri? Non lo conosco. E poi se continuate con queste domande, a cui ho già risposto al pubblico ministero, va a finire che mi stanco. Non ho mai avuto a che fare con le stragi e non so di contatti con la ‘Ndrangheta.”. E poi, ancora, a domanda del difensore delle parti civili, l’avvocato Antonio Ingroia: “Vuole dirci se Silvio Berlusconi fu il mandante delle stragi?”, Graviano ha risposto: “Per il momento non lo ricordo”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)