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27 gennaio: Un tatuaggio che non fa dormire

 

Non è un caso che alle scuole medie si invitino gli adolescenti a leggere libri come “il diario di Anna Frank” o “Se questo è un uomo”.

Penso sinceramente che sia l’età giusta per capire cosa accadde durante l’olocausto, parola che significa bruciato interamente e che reca in se tutto lo sgomento e la crudeltà di ciò che accadde per mano nazista, anche se oggi, ci siamo abituati – giovanissimi compresi – a fare silenzio nel ricordo di quella efferata distruzione, che in lingua ebraica è detta “Shoah”.

Tanto è stato scritto e raccontato, anche attraverso la cinematografia, anche se a me ancora tocca, intimamente, sentire i racconti fatti dalla viva voce di chi a quei campi di concentramento è sopravvissuto e che da allora non ha più dormito una sola notte tranquilla, perché immagini indelebili, come quel numero tatuato sul braccio, hanno spazzato via ogni immagine di umanità, ogni colore, ogni speranza.

Ricordi, quelli, che ti restano attaccati addosso come una seconda pelle, che non si lavano via, come non si lavano via i ricordi che puzzano ancora di crudeltà.

“Per non dimenticare”, leggo scritto ovunque, oggi.

Non si dimentica, raccontando agli adolescenti, ai giovani, ciò che accadde, insegnando loro  – non solo nel giorno della memoria – il bene inestimabile che possiedono, vivendo in un’epoca storica nella quale non vieni strappato via alla tua famiglia, non vieni perseguitato, non ti viene negata la dignità di essere umano, hai la libertà di scegliere, sei libero di ballare, di nuotare, di sorridere, di provare “gioia”…sei libero di “amare”, e di “credere” in qualcosa (pandemia a parte). 

Perché c’era la parola “odio”  in quelle stragi, e chi é sopravvissuto non ha saputo amare più, né credere più.

E se abbiamo la memoria corta, leggiamo di più. 

« È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che puo’ sempre emergere. »

[Diario di Anna Frank]

 Queste foto sono state scattate durante un viaggio a Gerusalemme nel museo storico di Yadmashem. 

Mi hanno particolarmente colpita perché come tutte le foto storiche, racchiudono in se la vita le pene ed il sacrificio umano di chi ha vissuto una condizione tremenda; qui si parla di campi di concentramento, come quello di Treblinka che fu uno dei 6 principali campi di sterminio del regime nazista durante l’ olocausto.

In solo 16 mesi, in quel campo furono uccise 900 mila persone…se ci penso forte, mi assale la disperazione, il dolore e siccome indietro non si può tornare, per cancellare tutto quell’odio e quella #violenza inaudita e gratuita, penso che si debba avere l’obbligo di ricordare forte, di avere MEMORIA ogni giorno, non solo oggi; perché oggi esistono ancora atti di odio profondo, oggi, esattamente come in quelle stragi. 

Chi è sopravvissuto non ha saputo amare più, né credere più. 

E allora semmai si abbia la memoria corta, forse sarebbe il caso di leggere di più, di guardare foto come queste ogni giorno, perché la #giornatadellamemoria non si esaurisca, al calare del buio. 

Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora.

[Liliana Segre]

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