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“La Scala dei  Turchi”, un’immagine emersa da un ricordo recente, pochi colori, una piccola tela, un ricordo scomposto e in fuga tra altri pensieri

 

di   Toto  Cacciato

 

Un quadro d’ improvvisa ispirazione e di recente realizzazione che  pur nelle sue piccole dimensioni,  coglie al volo e amplifica la scena di una bellezza ormai nota: la “Scala dei Turchi”.

Meraviglia della natura, la marna bianca a gradoni sporgente verso il mare di un blu intenso, perché già profondo.   

La scogliera  da secoli viene chiamata “Scala dei Turchi”, perché quei lunghi gradoni avranno favorito i “pirati saracene” che genericamente e impropriamente venivano intesi, fin dal Cinquecento, come i “turchi”.

Quietate le tragedie del Cinquecento, oggi rimane un luogo di incomparabile bellezza, splendente in modo accecante al sole, mentre  nelle notti di luna piena aleggia tutt’intorno  una vacua  luminescenza. 

Il luogo della “Scala dei turchi” si trova lungo la costa    agrigentina, tra la cittadina di Porto Empedocle, (ora  idealmente eletta a “Vigata”, per sentimentale e solidale scelta di origine letteraria), e  il Comune di Realmonte.

Vista unica, che al voltar delle spalle si trasforma subito in un indelebile ricordo, un fotogramma da conservare nella memoria.

Un piccolo quadro, un acrilico su tela, di pochi colori ma di intense  tonalità, un colpo d’occhio come un flash rapito ad un sogno.

Nell’immagine del piccolo quadro di Toto Cacciato, un acrilico su tela di pochi colori, ma di intense tonalità,

un flash rapito ad un sogno

 

 

 

 

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