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In Palestina ancora non si sa quando arriverà il vaccino contro il covid-19, mentre Israele detiene il record del più alto tasso di vaccinazioni al mondo

 

13 morti, 427 nuovi casi di coronavirus e 847 guarigioni, 87 pazienti in terapia intensiva, 21 di loro in ventilazione.
Sappiamo dare benissimo i numeri.
In questi mesi ci siamo allenati tantissimo.
Solo che questi sono numeri che arrivano dalla Palestina, e sono numeri in continuo aggiornamento.
Si fa fatica però a contare laggiù, molto più che qui.
Il ministro della Salute palestinese, Mai Al-Kailah, ha diffuso alcuni dati che però risalgono allo scorso sabato.
Anche in Palestina si fanno i conti con la situazione vaccini.

Ma mai dovremmo perdere di vista quello che laggiù accade, perché sarebbe come perdere di vista un pezzo di mondo che vive, e pulsa e soffre più che altrove. E per sapere il perché vi basterà leggere questo articolo fino in fondo.

Il Primo Ministro palestinese Dr. Muhammad Shtayyeh, proprio sabato ha aperto l’ospedale della Mezzaluna Rossa “Palestine Red Crescent Hospital” designato proprio per curare il Coronavirus a Nablus. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di Mahmoud Al-Aloul, Vice Presidente del movimento “Fatah”, e del Ministro della Salute, Dr. Mai Al-KailaH, alcuni altri ministri, il governatore di Nablus, il maggiore generale Ibrahim Ramadan e il capo della “Mezzaluna Rossa”, il dott. Yunus Al-Khatib.

Queste le parole del dott. Shtayyeh:A nome del presidente Mahmoud Abbas, stiamo aprendo questo edificio medico, e siamo pronti, a partire da domani, per fornire ciò di cui l’ospedale ha bisogno in termini di bisogni, e tutte queste procedure rientrano nel campo della localizzazione del servizio sanitario, e in un modo che ci salvi da qualsiasi trasferimento. Vogliamo aumentare il livello del servizio nel settore della sanità pubblica.”

Lo scorso 9 gennaio il Ministro della Salute palestinese ha affermato : “Non esiste una data precisa per l’arrivo del vaccino anti-Corona in Palestina, e abbiamo un contratto con quattro aziende“. Il ministro ha poi aggiunto che il vaccino arriverà probabilmente durante il primo trimestre di quest’anno, rilevando che  è stato stipulato un contratto con quattro aziende produttrici del vaccino, poiché questi vaccini copriranno un totale del 70% della popolazione palestinese, oltre la quantità di vaccini che l’Organizzazione Mondiale della Sanità fornirà al ministero e che si attesta intorno al 20% .

Il ministro della salute ha poi continuato, spiegando cosa si farà nel frattempo per arginare l’emergenza: “Dopo la riunione del Comitato Supremo di Emergenza, del Comitato Epidemiologico e del Consiglio dei Ministri, e in base ai poteri conferitimi dal Presidente ai sensi del decreto presidenziale emanato per dichiarare lo stato di emergenza, si è deciso di continuare a lavorare con le stesse misure attualmente in atto per fronteggiare l’epidemia del Corona virus, per ulteriori due settimane. Le misure includono: chiusura settimanale venerdì e sabato, e tutti i giorni dopo le 19:00 fino alle 6:00, chiusura delle università e prevenzione della circolazione tra governatorati e il lavoro delle istituzioni ufficiali e del settore privato e civile secondo il meccanismo di emergenza“.

In Israele però la situazione è diversa.

Sono quasi 170.000 israeliani che riceveranno la seconda iniezione di vaccino contro il coronavirus entro venerdì.
Gli studi iniziali effettuati sui primi destinatari del vaccino, avrebbero rilevato che  nei soggetti non ci sono stati effetti collaterali significativi se non qualche dolore locale.

Giovedì 56.716 israeliani hanno ricevuto la loro prima vaccinazione, per un totale di 1.992.806, con altri 64.366 che hanno ottenuto la seconda dose, raggiungendo 169.707 – di gran lunga il più alto tasso di vaccinazioni al mondo, secondo il sito web Our World In Data. I risultati sono correlati ai dati del Ministero della Salute diffusi giovedì che hanno indicato che su quasi 2 milioni di persone vaccinate, solo 1.127 persone hanno presentato segnalazioni di leggeri effetti collaterali.

Ma la pandemia, in Palestina, non ha fermato gli espropri dei terreni e delle case. 
Le problematiche di quella terra non si fermano perché esiste un problema pandemico.
Sarebbe bene che il vaccino possa essere accessibile a tutti in Palestina, che questa terra anche in questo caso, non venga dimenticata, perché resta una terra che lotta e combatte contro due pandemie: Il coronavirus, ma ancor prima l’occupazione.

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