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Ai Giornalisti

e agli Operatori

della Comunicazione

dell’Arcidiocesi di Agrigento

 

Carissimi tutti e tutte che siete impegnati nel mondo della comunicazione al servizio della verità,

vi giunga il mio saluto e il mio abbraccio  nella memoria di san Francesco di Sales, vostro patrono.

A causa dell’emergenza sanitaria in corso, il tradizionale momento di fraternità e riflessione sul messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni è stato rimandato. Sarebbe stato bello ritrovarci insieme per considerare il ruolo centrale dei mass media e le sfide che anche questo tempo pandemico pone.

Il 24 gennaio , festa del vostro Patrono, viene reso pubblico il messaggio

“Vieni e vedi” (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone come e dove sono” che Papa Francesco indirizza in occasione della 55ma giornata delle comunicazioni sociali che celebreremo il prossimo maggio. Sullo sfondo del testo ci sono le parole che l’apostolo Filippo rivolge su Gesù a Natale, scettico sull’identità del Maestro proveniente dal villaggio di Nazareth.

L’obiezione di Filippo “Vieni e vedi” è illuminante tanto per l’impegno di annunciare la gioia del Vangelo quanto per il lavoro di raccontare le notizie.

“L’annuncio cristiano – come ricorda il comunicato della sala stampa vaticana – prima che di parole, è fatto di sguardi, testimonianze, esperienze, incontri, vicinanza. In una parola, vita”.

Anche il dovere di cronaca e la necessità dell’informazione nascono dall’incontro con la vita vera delle persone, dall’incrocio degli sguardi, dalla condivisione delle gioie e dei dolori del mondo, dal desiderio di verità che alberga del cuore di ogni uomo! Il tempo della pandemia ci sta facendo prendere coscienza che la comunicazione  in maniera immateriale – ma non per questo meno reale – permette di superare ogni distanziamento sociale imposto per contrastare i contagi, rende vicini, fa incontrare i volti e fa conoscere le storie della gente la dove vivono, lavorarono, soffrono, lottano e sperano.

L’attuale scenario economico e sociale ci sprona a costruire una informazione corretta e libera, verificata e attendibile, coraggiosa e profetica, limpida e adeguata, capace di coniugare il diritto di cronaca con la privacy delle persone, di mettersi a servizio del bene comune e di rifuggire a ogni forma di compromesso e manipolazione. Informare in un tempo inedito e pieno di incertezze richiede un supplemento d’impegno che, ne sono certo, non farete mancare al nostro territorio!

Oggi, più che mai, il vostro lavoro aiuta il formarsi delle opinioni e delle coscienze, ma anche contribuisce a dare voce a quella platea di nuovi poveri che non hanno voce e sono vittime di disuguaglianze e indifferenza.

So bene che la vostra professione – in un settore, quello editoriale, che sta attraversando una crisi senza precedenti – è mortificata dalla precarietà lavorativa e dai compensi inadeguati. Il tutto non solo crea un danno all’informazione, impareggiabile bene pubblico di rilevanza costituzionale, ma anche rende cupo l’orizzonte dei giovani che compiono i primi passi nel mondo della comunicazione.

Carissimi amici, l’annuale ricorrenza della memoria liturgia di San Francesco di Sales coincide con la domenica della Parola voluta da Papa Francesco per aiutarci a riscoprire la forza e la centralità della parola di Dio nella vita della Chiesa. Mi piace pensare che la parola di Dio, al medesimo tempo dolce e amara, possa ispirare le vostre parole dette e scritte! “La comunicazione – ricordava Papa Francesco il 29 settembre del 2019 ai giornalisti in occasione del 60° anniversario dell’Ucsi – ha bisogno di parole vere in mezzo a tante parole vuote. E in questo avete una grande responsabilità: le vostre parole raccontano il mondo e lo modellano, i vostri racconti possono generare spazi di libertà o di schiavitù, di responsabilità o di dipendenza dal potere… solo con l’uso di parole di pace, di giustizia e di solidarietà, rese credibili da una testimonianza coerente, si possono costruire società più giuste e solidali. Purtroppo però vale anche il contrario. Possiate dare – concludeva Papa Francesco –  il vostro contributo per smascherare le parole false e distruttive”.

A nome della Chiesa agrigentina, unitamente all’Arcivescovo Francesco desidero, esprimere la gratitudine per il vostro impegno quotidiano a servizio del nostro territorio e della Chiesa agrigentina.

In attesa di incontrarvi personalmente, assicuro il mio ricordo nella preghiera per voi, le vostre famiglie e la vostra professione.

 

Agrigento, 23 gennaio 2021

+ Alessandro

Arcivescovo coadiutore

L’Istituto Superiore della Sanità più chiaro di così non può essere: “La Sicilia è una regione ad elevato rischio contagi”.

Questo lo sapevamo già sconfortati dai numeri che ogni giorno purtroppo escono dalle migliaia di tamponi che vengono processati.

Il presidente della Regione Nello Musumeci ha convocato per stamattina una riunione con i nove Prefetti siciliani per fare il punto sulla situazione Covid 19; una situazione che vede il popolo siciliano non essere così ligio e premuroso ad attenersi alle regole che ultimamente sono state imposte alla nostra regione.

Non a caso Nello Musumeci dirà ai Prefetti a chiare lettere di intensificare i controlli nei propri territori in quanto i tanti, tantissimi siciliani che non rispettano le regole creano grave nocumento alla collettività.

Musumeci “minaccia” (e fa bene…) di adottare ulteriori misure restrittive nel caso in cui i numeri non scendano in modo vistoso; c’è anche la seria possibilità di ritornare come nel marzo e aprile scorsi quando davvero, un elevatissimo numero di cittadini, rispettò regole e divieti in modo capillare. I meno adusi al rispetto delle leggi erano fortemente controllati dalle Forze dell’Ordine tutte.

Purtroppo c’è ancora più di qualcuno che continua a sminuire la pericolosità di questo maledetto coronavirus, il quale, a sua volta, muta le sue caratteristiche di giorno in giorno, mettendo quasi in barba tutti gli studi scientifici effettuati fino ad oggi e che vengono avviliti dai continui cambiamenti del Covid 19.

Nella foto che vedete ecco come si presentava stamattina alle 11,30 Corso Vittorio Veneto a Favara. Nel pomeriggio pubblicheremo altre foto che riguardano il Villaggio Mosè, ad Agrigento, e ci si renderà conto che davvero i Prefetti (coadiuvati dai sindaci) dovranno intensificare i controlli in modo più concreto perché, fino ad oggi, i risultati segnano un solco profondo tra chi deve rispettare le regole e chi le deve far rispettare.

I sindaci, i presidenti di consiglio e i componenti del Cartello Sociale della provincia di Agrigento aderiscono al documento sottoscritto dai leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo, accogliendo con favore l’entrata in vigore il 22 gennaio 2021 del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari.
È fondamentale, si legge nella nota congiunta, che la maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite sostenga attivamente il nuovo trattato attraverso l’adozione, le firme e le ratifiche. Anche i sondaggi dell’opinione pubblica mondiale dimostrano la convinzione globale che le armi nucleari debbano essere abolite. È inoltre incoraggiante che il Trattato si basi su un crescente corpo di ricerca sulle catastrofiche conseguenze umanitarie ed ecologiche di attacchi nucleari, test e incidenti.
In questa direzione va sostenuta la leadership che Papa Francesco sta esercitando a favore del disarmo nucleare sollecitando il sostegno per i principali strumenti giuridici internazionali di disarmo nucleare e non proliferazione, compreso il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari. Siamo tutti salvati insieme o nessuno si salva, dice la nuova enciclica del Papa “Fratelli tutti” ed è per questo che è  particolarmente importante che non solo le conferenze episcopali nazionali e regionali, nonché  le istituzioni e le fondazioni cattoliche, siano impegnate a verificare se i fondi relativi alla Chiesa vengono investiti in società e banche coinvolte nella produzione di armi nucleari, ma è altresì importante che istituzioni anche a livello locale e la società nel suo complesso partecipi attivamente a questo fondamentale processo di sensibilizzazione perché non solo nessuno si salva da solo ma la pace si conquista a partire dal basso per arrivare poi alle dimensioni più vaste fino a comprendere l’intero pianeta.

Nel 2016, I’Ente di formazione professionale “Centro Studi Pirandello”, con sede a Bivona, partecipava con due distinte istanze alla nota procedura di finanziamento per le attività formative di cui all’Avviso 8/2016 indetta dall’Assessorato regionale alla formazione, dalla quale, tuttavia, l’Ente di formazione veniva escluso per il presunto mancato conseguimento del requisito dell’accreditamento.
Il Centro Studi Pirandello, pertanto, ritenendo illegittima l’esclusione dalla suddetta procedura, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, proponeva un ricorso giurisdizionale innanzi al TAR Sicilia, sede di Palermo, proseguito poi dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento con il quale l’Amministrazione regionale aveva ritenuto inammissibili le istanze di partecipazione alla procedura di cui al predetto Avviso 8/2016.
Con ordinanza n. 441/2020, il C.G.A. accoglieva il ricorso in appello proposto dall’Ente di Formazione e, per l’effetto, il Centro Studi Pirandello veniva reinserito nella procedura concorsuale per l’accesso ai finanziamenti riguardanti le attività di formazione professionale di cui al citato Avviso.
L’Amministrazione Regionale, tuttavia, a causa di un errore materiale commesso nell’indicazione dei corsi valutabili, attribuiva erroneamente un punteggio inferiore, rispetto a quello spettante allo stesso Ente proprio alla luce dei progetti presentati, che non permetteva al Centro Studi Pirandello di collocarsi in posizione utile per l’accesso ed ottenere così l’erogazione ai finanziamenti previsti con la procedura del predetto Avviso.
L’Ente di formazione, pertanto, si vedeva costretto ad instaurare un nuovo contenzioso dinanzi al T.A.R., con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino, Massimiliano Valenza ed Ina Glorioso, al fine di ottenere l’annullamento, previa sospensione, della graduatoria definitiva relativa all’avviso n. 8/2016, nella parte in cui i progetti della ricorrente erano stati erroneamente collocati in posizione non utile.
Secondo la difesa dell’Ente, infatti, l’Amministrazione avrebbe dovuto tenere conto dell’errore materiale commesso nell’indicazione dei corsi valutabili, in quanto conclusi e finanziati.
Con ordinanza n. 20/2021, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, definendo la fase cautelare del giudizio, ha accolto l’istanza presentata dagli Avv.ti Rubino, Valenza e Glorioso ai fini del riesame del punteggio attribuito ai due progetti presentati dall’Ente di Formazione, fissando per la trattazione di merito del ricorso la prima udienza pubblica del mese di gennaio 2022.
Nelle more, in ottemperanza alla suddetta pronuncia, l’Amministrazione dovrà procedere alla correzione del punteggio attribuito ad entrambi i progetti presentati dal Centro Studi Pirandello, i quali, per effetto della nuova quantificazione, potranno così accedere al finanziamento di cui all’Avviso 8/2016.

La scorsa estate è rimbalzata sulle cronache nazionali la vicenda di Michelle Hunziker, la quale, ignara del divieto di accesso all’area della Scala dei Turchi, aveva postato una foto all’interno del recinto. Nello scusarsi pubblicamente aveva dichiarato:
«Non sapevo fosse sequestrata».

I suoi post hanno immediatamente fatto il giro del mondo. Perché sì, in effetti la Scala dei Turchi era ed è ancora sotto sequestro per pericolo crolli e quindi vi era precluso l’accesso a salvaguardia della pubblica incolumità. La procura di Agrigento aveva giustamente firmato un provvedimento per mettere in sicurezza la scogliera di Marna Bianca. Ma una domanda è legittima: oggi, che cosa si sta facendo e cosa è stato fatto nel frattempo per porre rimedio alla situazione? È possibile sperare che la scogliera possa essere messa in sicurezza una volta per tutte? Potrà essere restituita alla pubblica fruizione, al territorio ed ai tanti turisti che giungono da ogni parte del mondo per visitarla? Lo chiediamo agli organi competenti, lo chiediamo in particolare alla prima cittadina di Realmonte Sabrina Lattuca, che più di tutti dovrebbe avere a cuore la questione. Lo chiediamo al presidente della Regione Nello Musumeci. Non possiamo permetterci che dopo la pandemia la Scala dei Turchi torni a rappresentare un problema, come fosse un’emergenza. E’ assurdo non riuscire a valorizzare quanto di meraviglioso la natura ci ha donato. Uno sviluppo turistico serio passa necessariamente dalla capacità di saper gestire e custodire il territorio. Ma il tempo passa e l’imponente bellezza della Scala dei Turchi si offre ai nostri occhi che scrutano l’orizzonte chiedendosi ancora una volta perché tutto sia maledettamente e inesorabilmente fermo.

Lo dichiara Domenico Vecchio, presidente di Tante Case tante idee.

Federconsumatori Sicilia, dopo la drammatica sorte toccata alla bambina di dieci anni di Palermo in seguito ad una “TikTok challenge“, esprime la propria vicinanza alla famiglia della vittima e plaude alla decisione del Garante della Privacy di impedire a TikTok, fino al 15 febbraio, il trattamento dei dati personali dei suoi utenti dall’età non verificata.

Si tratta di un provvedimento sacrosanto – commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia Alfio La Rosa – perché, se TikTok avesse verificato che la giovanissima vittima non aveva l’età minima di 13 anni per usare l’app, forse adesso non staremmo parlando di questa tragedia. L’età, quando si usa un social network o un’app per smartphone, è fondamentale: più si è giovani e meno difese si hanno nel mare magnum dei contenuti online potenzialmente pericolosi“.

Federconsumatori Sicilia, nell’approvare il provvedimento del Garante, auspica che esso venga esteso anche alle altre app per smartphone e, in particolar modo, ai videogiochi e ai social network sui quali i più piccoli spendono la maggior parte del tempo e, di conseguenza, sono più esposti ai pericoli.

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A 53 anni dal terremoto nel Belice, la giunta regionale ha appena deliberato la destinazione di 10 milioni di euro per contribuire a realizzare quelle infrastrutture che le comunità della Valle del Belice attendono da decenni. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, spiega: “Si tratta di uno stanziamento per le popolazioni del Belice che, spero, possa essere seguito da quelli più copiosi da parte del governo di Roma. Alcune comunità ancora oggi devono affrontare le conseguenze dell’evento sismico avvenuto nel 1968. Il nostro impegno per valorizzare quel territorio continuerà e contiamo di trovare, in futuro, ulteriori risorse per realizzare quelle infrastrutture pubbliche che le comunità attendono da molto, troppo tempo. Adesso occorre predisporre, nel dettaglio, il Piano di interventi di riqualificazione urbana in base ai progetti esecutivi disponibili da parte dei Comuni della Valle del Belice. L’obiettivo è realizzare opere che siano coerenti e corrispondenti alle necessità del territorio”.

E’ stata aggiudicata la progettazione esecutiva per il consolidamento della zona ovest del centro abitato di Realmonte nell’Agrigentino. A renderlo noto la Struttura contro il dissesto idrogeologico, guidata dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e diretta da Maurizio Croce. Sarà un raggruppamento temporaneo di professionisti coordinato dallo Studio tecnico associato di ingegneria e architettura di Furci Siculo ad eseguire le indagini e i rilievi tecnici.

Anni di attesa, di incertezza e di paura in un’area che ha subito ripetuti movimenti del terreno. Ingenti i danni al manto stradale e ad una serie di edifici privati, molti dei quali presentano ancora profonde lesioni sui prospetti. Ad aggravare la situazione anche l’umidità di risalita proveniente da una falda che scorre nel sottosuolo e che ha investito persino la scuola elementare in un sito che si sviluppa in pendenza, sulla pendice meridionale dell’abitato.

Il progetto prevede principalmente la realizzazione di una palificata in cemento armato posta a valle delle abitazioni, in grado di contrastare lo scivolamento del versante e contenere il fenomeno di cedimento e il consolidamento mediante gabbionate di contenimento. Verrà infine realizzato un apposito sistema drenante per far confluire le acque in appositi pozzetti e sarà sistemata la sede stradale di via Palermo e delle arterie vicine.

Tre tredicenni trovano un’auto con le chiavi attaccate e dopo qualche tentativo riescono a metterla in moto, senza però riuscirla a spostare dal luogo dove è parcheggiata. Nella zona qualcuno si accorge di quello che sta accadendo e chiama il 112. Ma nella zona, a Fontanelle, una pattuglia della polizia municipale è di ronda e così impediscono ai ragazzini di combinare un guaio e dopo averli rimproverati a dovere li hanno riconsegnati alle famiglie.

L’auto in questione era stata rubata e il proprietario aveva regolarmente sporto denuncia ai carabinieri.
Lo stesso ha poi spiegato che le chiavi erano rimaste attaccate al cruscotto perché doveva svolgere una commissione di pochissimi minuti, ma quando è andato a riprenderla, l’auto non c’era più.

 

 

Nella bozza di monitoraggio dell’indice di trasmissibilità dell’Istituo Superiore di sanità e del minustero della Salute si legge che nel periodo dal 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2021, l’indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85-1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita. Ma le differenze tra le varie regioni restano significative e la Sicilia continua a essere classificata “ad alto rischio”, con un rt di 1.27

Si osserva una “diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente a una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni/PPAA”.

Complessivamente, sono quattro le Regioni con una classificazione di rischio alto,  11 con rischio moderato e sei con rischio basso. Due Regioni Sicilia e Puglia hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibili con uno scenario tipo uno.Una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate a rischio alto per la terza settimana consecutiva; “questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale”.

Sono 12 le Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (stesso numero della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale, invece, è sceso sotto la soglia critica (30%).L’epidemia resta in una fase delicata – si legge nella bozza del monitoraggio – e un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale. Tale tendenza a livello nazionale sottende infatti forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’elevata incidenza impongono comunque incisive misure restrittive.