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Ha vissuto momenti molto difficili l’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro, colpito quasi un mese addietro dal coronavirus. Dapprima asintomatico, nel giro di pochi giorni si è ritrovato a girare un paio di ospedali palermitani per le necessarie cure dopo che il virus ha attaccato il suo corpo in modo pericoloso. Oggi, Cuffaro, è fuori pericolo e a comunicarlo è stato egli stesso nella sua pagina di facebook. Ecco il testo integrale delle sue parole.
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico… Sono io.
Non era scontato che ci fossi.
Grazie ai medici, agli infermieri ed ai sociosanitari del 118, del Pronto Soccorso e della Radiologia dell’Ospedale Cervello, della semi intensiva dell’ospedale Civico e soprattutto dell’Unita Rianimazione Intensiva dell’ISMETT.
Grazie a tutti voi per il vostro affetto e per le vostre preghiere.
Vi voglio tanto bene.
Totò Cuffaro

Sono dieci i nuovi che hanno colpito la piccola comunità di Montevago. A comunicarlo il primo cittadino Margherita La Rocca Ruvolo. Quattro dei nuovi casi appartengono ad uno stesso nucleo familiare.

“Poteva essere un Natale meno triste, ma purtroppo dobbiamo fare i conti con i nuovi casi positivi nel nostro Comune; attenetevi alle regole, è un momento particolare e dobbiamo sentire la responsabilità di seguire alla lettera le norme”- ha concluso il primo cittadino.

L’ultimo bollettino vede la Sicilia, nelle ultime 24 ore, incrementare di 337 unità i nuovi positivi su poco più di 4 mila tamponi processati. Nelle ultime 24 ore si registrano anche 27 nuovi decessi. I guariti sono 252.

Questa la distribuzione nei Comuni capoluogo siciliani: Catania rimane ancora la più colpita con 163 casi, Palermo 38, Messina 104, Ragusa (0), Trapani 5, Siracusa 23, Agrigento (0), Caltanissetta 4, Enna (0).

È il risultato di un emendamento al bilancio regionale approvato in Assemblea Regionale Siciliana su proposto di Marianna Caronia.
Nel 2020, fino a novembre, infatti non erano stati stanziati fondi, che sono stati ora ripristinati.
“Si tratta di un intervento da poche migliaia di euro – afferma Caronia – ma certamente significativo per l’attenzione rivolta ad una parte fragile della nostra popolazione.
Ovviamente, l’impegno è che i fondi siano stanziati anche nel 2021 senza soluzione di continuità.”

Stop ai Botti di Capodanno. Lo chiede il consigliere comunale Simone Gramaglia, al Sindaco del capoluogo, Franco Miccichè .
Gramaglia chiede al primo cittadino di emanare “un’ordinanza per vietare su tutto il territorio comunale i botti di fine anno”.
La notte di Capodanno è generalmente un momento di festa e gioia, celebrato come da tradizione con i fuochi d’artificio.
È sempre più evidente però quanto i botti provochino gravissimi danni agli animali, sia domestici che selvatici, e questa consapevolezza deve spingere il primo cittadino a prendere provvedimenti per tutelarli.
Il Comune di Agrigento – si adegui alle ordinanze dei Comuni più virtuosi d’Italia”.

“Palermo merita per gli anni a venire un programma di ampio respiro e un Sindaco che possa farla rinascere. Da palermitano mi si spezza il cuore nel vedere la mia città alla deriva e senza un progetto di futuro. Allo stesso tempo, il piangersi addosso non serve a nulla, ma occorre che i Palermitani di buona volontà si uniscano per dare alla Città quel domani che merita. La Lega, da anni è in prima linea per denunciare, a partire dal Gruppo in Consiglio comunale e dai consigli circoscrizionali, le tante, troppe criticità, che negli ultimi tempi sono diventate vere e proprie emergenze. Non mi riferisco solamente al problema dei rifiuti o agli assurdi provvedimenti sulla mobilità, ma a tutti quei settori in cui l’azione amministrativa è stata a dir poco carente”.
Lo scrive sui suoi profili social l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà.
“Ripartire dal decoro urbano, ma anche dalla cultura – scrive l’assessore – che nella nostra città può vantare altissime testimonianze e deve diventare progetto economico stabile; dalla sicurezza per i cittadini che va posta quale priorità; dal lavoro (spesso un miraggio per tanti giovani e non); dalle attività per il sociale, per dare risposte a tante famiglie bisognose di attenzione; dai servizi al cittadino, che debbono essere considerati momento di relazione costante fra chi amministra e chi è amministrato; dall’ambiente, risanando aree abbandonate e trascurate e soprattutto, garantendo la loro costante manutenzione; dalle attività economiche e produttive, perché chi vuole fare impresa sia messo nelle condizioni di potere investire e non fugga; dalla legalità, perchè chi vuole vivere e scommettere su un’attività possa farlo senza l’odioso ricatto della mafia; dal mare, a cui per troppi anni la città ha voltato letteralmente le spalle; dalla scuola e dall’edilizia scolastica, per dare un futuro alle nuove generazioni; dallo sport, con il recupero dei grandi impianti non utilizzati da anni e con la realizzazione di nuove aree”.
“La Lega – conclude l’assessore Samonà – è pronta per governare la città e proporre al centrodestra, ma soprattutto a tutti i Palermitani, un grande progetto, una visione di futuro. Un progetto fondato sull’amore per Palermo e sulla voglia di renderla quella città che tutti sogniamo”.

Un contributo a fondo perduto per sostenere le imprese del settore della ristorazione che acquistano e usano prodotti di filiere agricole e alimentari valorizzando materie prime siciliane (con priorità per quelle a marchio Dop e Igp ​e per quelle a rischio di spreco). Lo prevede un ddl presentato dal gruppo di Attiva Sicilia all’Ars firmato da Angela Foti, Matteo Mangiacavallo, Elena Pagana, Valentina Palmeri e Sergio Tancredi.

Il contributo è rivolto alle aziende in attività e domiciliate fiscalmente in Sicilia che operano nei settori: ristorazione con somministrazione, mense, catering e alberghi (limitatamente alle attività di somministrazione di cibo).

Il ddl prevede uno stanziamento per la misura di 30 milioni di euro e una durata di 3 anni.​

“La ristorazione – spiega Angela Foti, vicepresidente dell’Ars e componente di Attiva Sicilia – è tra i settori maggiormente colpiti dalla pandemia. A causa di chiusure, coprifuoco e sospensione degli eventi, ristoranti, catering e altre attività sono in ginocchio. Ma a soffrire è tutta la filiera della produzione agroalimentare. Per questo il ddl non si limita a dare un contributo alle imprese ma lo vincola all’acquisto di prodotti siciliani di qualità, in modo che il sostegno economico possa generare una ripresa di tutta la filiera: da chi coltiva a chi trasforma, fino a chi mette il cibo nei piatti”.

La pandemia con il suo contorno di divieti, chiusure di attività, crisi economica dell’intero sistema produttivo e commerciale e crisi di redditi non pagati ai lavoratori, impatta sul Natale.

Un Natale strano, un Natale particolare, un Natale che in un sol colpo ha annullato 70 anni di continui progressi economici e sociali della nostra Nazione, un Natale con un italiano su quattro che dovrà rinunciare ai tradizionali acquisti del momento, ed un Natale che si ritrova con una spesa media in calo e un PIL in caduta libera.

In questa contesto la Sicilia affonda e la Stato Italiano non agisce per ridare impulso al nostro sistema economico.

Assistiamo a una pletora di leggi, decreti e note esplicative tutte orientate a spalancare le porte alle multinazionali del commercio e della produzione. Multinazionali che, arrivate in Italia, impiantano la loro succursale italiana nelle già ricche regioni del nord, amplificando a dismisura l’ormai storico divario e dualismo nord/sud.

L’Europa approva  il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e l’Italia si accoda alle sue scelte globaliste, ma quando si decide la quota dei finanziamenti spettanti all’Italia, iniziano i distinguo e le pretese nel Parlamento Italiano e la politica dà il meglio o il peggio di se.

L’Italia risulta essere la Nazione europea con la quota del MES più elevata ed il Governo giallorosso ha il compito di distribuire questa ingentissima somma tra tutti i territori che compongono la nostra Nazione.

La ragionevolezza ed il buon senso ci porterebbe a pensare che le quote maggiori verranno investite nei territori più in difficoltà e con meno infrastrutture per incentivarne la crescita nell’interesse dell’intera Nazione, invece apprendiamo che i criteri di distribuzione che il Governo Nazionale ha ritenuto corretto adottare, sono improntati su ben altri parametri che nella sostanza faranno crescere ancora di più le regioni già ricche a scapito delle regioni più povere.

Ma è veramente così difficile capire che il dualismo Nord/Sud è un danno per l’intera Nazione?

Far crescere solo una parte del territorio ed abbandonando al suo destino la restante parte, crea una errata redistribuzione degli investimenti impoverendo sempre più la parte debole ed impedendone la crescita.

In Sicilia assistiamo impotenti ad aziende che si arrendono e sono costrette a licenziare i propri dipendenti.

Negli ultimi 15 anni la Sicilia ha perso qualsi un milione della sua popolazione, costretti ad emigrare per puntare ad un futuro più sicuro.

Le aziende siciliane annaspano e non riescono ad essere più competitive oltre che per una struttura aziendale certamente più fragile rispetto alle aziende del nord, anche e principalmente per una politica liberista suicida del Governo Nazionale che ha aperto le porte alle multinazionali che stanno fagocitando il sistema produttivo e commerciale italiano formato essenzialmente da piccole e medie imprese.

La politica commerciale assurda imposta da questo Governo, ma anche dai precedenti, ha permesso l’invasione della nostra nazione di prodotti, sicuramente competitivi in termini di costo, ma altrettanto sicuramente di scadente qualità e dubbia provenienza che, anche grazie alla crisi economica che stiamo vivendo, costringe il popolo a preferire questi prodotti rispetto a quelli realizzati dalle nostre aziende che ci garantiscono, qualità del prodotto, delle materie prime utilizzate e cosa importante conoscenza della provenienza e della filiera produttiva.

Ormai siamo invasi da aziende estere che ci impongono il loro stile di vita, vi sono gruppi stranieri della grande distribuzione alimentare, presenti in Sicilia che nei loro scaffali non hanno una bottiglia di vino siciliano, ma, di contro, ben forniti di vino cileno, che vanta notoriamente una grande tradizione enologica conosciuta in tutto il mondo, di vino proveniente dal Sud Africa,  e da altre realtà geografiche che solo da pochissimi anni hanno iniziato a produrre vino di bassissima qualità e coltivato con sistemi ritenuti in Italia illegali.

Per non parlare del grano, prodotto da sempre principe nell’agricoltura siciliana, che rischia di scomparire per dare spazio a grani provenienti dalle più disparate parti del mondo ed imbottito di veleni chimici.

L’elenco è sicuramente vasto dei prodotti siciliani che stanno soccombendo e con loro le aziende che li producono, con la conseguenziale perdita di posti di lavoro ed emigrazione obbligata per sopravvivere.

Il Sinalp da tempo insiste per l’approvazione di una legge che imponga la presenza negli scaffali della  grande distribuzione straniera, di una percentuale di prodotti siciliani realizzati da aziende siciliane.

Ci rendiamo conto che in un mondo che va verso il globalismo più sfrenato, pompato, magnificato e voluto guarda caso dalle multinazionali e dall’attuale Europa che li rappresenta, accettare una difesa dei prodotti e dei produttori locali possa sembrare anacronistico, ma se si riflette bene sui cambiamenti epocali che stiamo vivendo, diventa fondamentale tutelare le nostre aziende dalla sicura scomparsa.

Difendere la propria struttura economica e produttiva non è sinonimo di sovranismo, inteso nell’accezione negativa che ultimamente gli viene data da certi ambienti proglobalismo, ma rendersi conto che se uccidiamo la struttura economica e produttiva locale, interi territori saranno di fatto “desertificati” trovandoci in presenza di intere comunità obbligate a cambiare letteralmente il loro stile di vita ed alimentare.

Questo radicale cambiamento causerà disoccupazione ed emigrazione, fattori questi si negativi che una comunità deve augurarsi non avvengano mai.

Per tutto questo, come sindacato SINALP invitiamo il Presidente della Regione Siciliana. On. Nello Musumeci, a ragionare su interventi legislativi in grado di imporre alle aziende non siciliane presenti nel nostro territorio a commercializzare una certa percentuale di prodotti siciliani affinchè si tuteli il livello occupazionale e si dia un conreto aiuto alle nostre aziende produttrici.

Con apposito bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo aveva predisposto un programma regionale di finanziamento a valere sulla linea di intervento 3.3.2.1 del P.O FESR 2007/2013, al fine di favorire l’attivazione, la riqualificazione e l’ampliamento di iniziative sostenibili, volte alla diversificazione e destagionalizzazione dell’offerta turistica regionale, inerenti in particolare allo sviluppo delle filiere dell’offerta sportiva, anche in aree interne di pregio ambientale.
Con decreto del 28 maggio 2013 e successivo Decreto del 12 agosto 2014, veniva approvata la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, che vedeva il progetto del Comune di Porto Empedocle, relativo a lavori di completamento del campo sportivo comunale, collocato in posizione utile (n. 35) all’ammissione al finanziamento, per un importo di 800.000,00 euro.
Il Comune di Alia, non essendosi collocato in posizione utile, impugnava la predetta graduatoria, reclamando la mancata attribuzione di 64 punti complessivi che, ove interamente riconosciuti, ne avrebbero determinato l’utile collocamento nella graduatoria di merito (essendo risultate finanziabili le proposte con almeno 60 punti).
Con le doglianze mosse nel ricorso, il Comune di Alia lamentava un’asserita carenza di istruttoria nella valutazione, sotto diversi profili, del progetto presentato riguardante la manutenzione dell’impianto sportivo
Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso e sostenere la legittimità dell’intera procedura valutativa e della graduatoria finale, anche il Comune di Porto Empedocle – collocatosi al 35° posto, in posizione utile, ovvero tra i progetti finanziabili – con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, esponendo le proprie argomentazioni a dimostrazione dell’infondatezza delle pretese del Comune ricorrente e chiedendo, pertanto, il rigetto integrale del ricorso.
In particolare, l’Avv. Rubino sosteneva la correttezza della valutazione operata dall’Amministrazione regionale, non avendo, il Comune ricorrente, fatto riferimento ai dovuti atti ed elaborati progettuali, quali unici documenti idonei a dare effettiva prova del reale impegno preso in merito alla realizzazione dei singoli interventi; con la conseguenza che la mancata produzione della documentazione tecnica a supporto dei singoli requisiti posseduti da ciascun progetto non può che impedirne l’attribuzione del relativo punteggio.
Il Tar Palermo, Sez. II, in primo grado, ed il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, al termine del giudizio di appello, in piena condivisione delle tesi difensive formulate dall’Avv. Girolamo Rubino, difensore del Comune di Porto Empedocle anche nel giudizio di appello, hanno respinto il ricorso proposto dal Comune di Alia e confermato, di fatto, la posizione occupata in graduatoria dal Comune di Porto Empedocle che, per la realizzazione del proprio progetto, potrà così contare su un finanziamento di ben 800.000,00 euro.