Home / 2020 / Dicembre (Pagina 50)

Servizi di vigilanza severissimi e controlli serrati per far rispettare i divieto di assembramento e di aggregazione, l’osservanza della norma di distanza interpersonale superiore ad un metro e l’utilizzo obbligatorio delle mascherine.
Questo quanto richiesto dal questore Rosa Maria Iraci a tutte le Forze dell’Ordine con una ordinanza trasmessa anche al sindaco di Sciacca Francesca Valenti e a tutti i sindaci della provincia di Agrigento.

Nella comunicazione, il Questore richiama tutte le prescrizioni previste nel Dpcm del 3 novembre 2020, ma anche il provvedimento del Ministro della Salute di rimodulazione della fascia di rischio per la Sicilia e l’ordinanza n. 63 del presidente della Regione Siciliana con tutte le misure per il contenimento della diffusione del virus. Misure che, dal passaggio dal codice “Arancione” a “Giallo”, nella nostra regione sono state riformulate.

Il sindaco Francesca Valenti aderisce alle rigorose raccomandazioni appellandosi sempre alla popolazione per il rispetto delle norme. “In attesa di farmaci e vaccini, – evidenzia il sindaco – sono tre i cardini imprescindibili per contrastare l’epidemia da Covid e abbassare i livelli di rischio: indossare la mascherina, mantenere la distanza di sicurezza, evitare gli assembramenti”.

I poliziotti del Commissariato di Sciacca, a seguito di segnalazione al 112 di una lite in famiglia, sono intervenuti in un’abitazione dove hanno accertato che la lite è insorta tra un figlio con problemi di natura psichica ed il proprio genitore, per futili motivi. Il giovane avrebbe chiesto insistentemente la consegna di soldi per fabbisogno personale e nel contempo ha manifestato l’intenzione di voler prendere in affitto un appartamento. Al rifiuto del genitore, il figlio è corso in cucina e, impugnando un coltello a punta, lo ha violentemente minacciato. L’uomo, con l’aiuto della moglie, è riuscito a disarmarlo. L’arma è stata sequestrata, e il giovane è stato denunciato a piede libero all’Autorità giudiziaria per il reato di minacce aggravate.

Nella giornata di ieri, 1 Dicembre, intorno alle ore 16.15 circa, la Dott.ssa Liliana Militello responsabile del Centro Antiviolenza Gloria di Favara, molto conosciuta e apprezzata dalla comunità favarese e non, è stata vittima di un vile gesto di violenza gratuita.

La Militello, secondo il suo racconto, si trovava nei pressi di un esercizio commerciale sito in viale Pietro Nenni quando inaspettatamente è stata aggredita verbalmente e poi fisicamente con un pugno alla mandibola, da una donna subito riconosciuta dalla Dott.ssa e che si è poi dileguata insieme a un’altra donna che si trovava con lei.

I motivi di questo vile gesto sono fin ora sconosciuti ma tale rimane lo sgomento di quanta violenza gratuita sia stata messa in atto.

Una donna che picchia un’altra donna che, tra l’altro,  rappresenta un perno centrale nella nostra provincia per via dei tanti casi di violenza sulle donne di cui si è occupata, è un qualcosa di veramente inaudito e soprattutto inaccettabile, come del resto ogni tipo di violenza.

Nonostante l’animato episodio avvenuto in un posto centrale, dove era presente tanta gente,  nessuno si è degnato di impedire l’aggressione.

La Dott.ssa Militello si è cosi recata al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento dove ha ricevuto le dovute cure e una volta dimessa ha presentato dovuta querela nei confronti della donna.

Alla Dott.ssa Militello,  oltre alla nostra vicinanza per il vile gesto subito, un grande augurio di buona guarigione dalla nostra redazione.

Vanessa Miceli

A distanza di due anni dalla scomparsa di Gessica Lattuca, 27 anni (al momento della scomparsa) e madre di quattro figli, qualcosa potrebbe cambiare le poche supposizioni fin ora emerse.

Il 3 settembre, infatti, i Ris di Messina hanno effettuato dei nuovi rilievi nell’abitazione di via Leopardi, dove stando al racconto di Vincenzo Lattuca, fratello della scomparsa, sarebbe stata vista viva Gessica.

Ed è stato proprio lui, il fratello Vincenzo, ad aver visto Gessica quel 12 Agosto del 2018. Gessica ed Enzo si erano incontrati in quell’abitazione del centro storico favarese, dove insieme hanno consumato una birra e poi Gessica si è allontanata dicendo che doveva raggiungere la vicina Piazza Cavour (posto in cui Gessica, da quanto si evince dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, pare non sia mai arrivata).

Sin quasi da subito e già dalle prime indagini venne scritto sul registro degli indagati Filippo Russotto, ormai ex compagno di Gessica e padre di tre dei suoi quattro figli, fin oggi ancora unico indagato sul quale pendono le accuse di sequestro di persona, maltrattamento in famiglia, occultamento di cadavere e omicidio. Russotto si ritiene estraneo ai fatti e ha sempre sostenuto di avere dei buoni rapporti con Gessica.

Difatti, durante le perquisizioni e i sopralluoghi nei luoghi appartenenti al Russotto, non è mai emerso nulla di rilevante o riconducibili ai fini dell’inchiesta. Inoltre, Russotto, ha più volte ipotizzato determinati scenari che gli inquirenti non hanno, però, ritenuto credibili.

Dopo i rilievi effettuati dagli esperti dei Ris, nell’abitazione di via Leopardi, gli inquirenti e la Procura di Agrigento mantengono il massimo riserbo ma un piccolo tratto si è tenuto pubblico.

Nel fascicolo contenente i risultati dei rilievi esaminati con il luminol sarebbero state evidenziate delle tracce di sangue su una specifica parete che poi risulta essere stata pulita e ridipinta recentemente. Le tracce avrebbero un “disegno”, definito a schizzo, in gran parte della parete.

Non si hanno ancora notizie sull’appartenenza di quelle tracce ematiche. Nel caso in cui risulterebbero appartenere a Gessica, la posizione del fratello Vincenzo potrebbe aggravarsi e nel caso in cui non appartenessero alla sorella dovrà, comunque, chiarire e spiegare quelle macchie. Al momento di quanto accaduto nell’abitazione di via Leopardi Vincenzo viveva da solo mentre il padre, Giuseppe Lattuca era detenuto in carcere.

Nel corso di questi due anni e più le indagini si erano orientate in diverse direzioni: un giro di squillo, la presenza di un uomo visto in compagnia di Gessica prima della scomparsa, le scritte sui muri con una bomboletta di colore rosso che indicavano il nome del presunto assassino della donna sino al traffico internazionale di droga che aveva coinvolto alcuni pregiudicati di Favara.

Certo è che Gessica conosceva molte persone e potrebbe essersi trovata nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Oppure potrebbe essere stata attirata in un tranello organizzato da qualcuno che la ragazza di 27 anni quasi sicuramente conosceva. Le ipotesi sono molte ma nessuna è chiara.

Il lavoro fin oggi svolto dal Procuratore Salvatore Vella sta vagliando diversi fronti e senza nessun tipo di aiuto. Purtroppo l’omertà regna sovrana ma è inevitabile che qualcuno sappia la verità!

Restiamo, quindi, in attesa di prossime notizie che potrebbero cambiare e, forse, dare un senso logico a questa terribile vicenda.

Vanessa Miceli

Grazie alla generosità di alcuni imprenditori, la città di Agrigento si illumina a festa. Sono quattro i grandi alberi di Natale che attualmente illuminano il piazzale “Giglia” di San Leone e le centrali piazze: Stazione, Cavour e Pirandello.

Nei prossimi giorni, altri totem luminosi, verranno installati anche in via Manzoni, al Villaggio Mosè, a Villaseta e in altri quartieri periferici. La partnership instaurata tra il Comune di Agrigento e le aziende del territorio, in vista delle imminenti festività, ha lo scopo di creare l’atmosfera natalizia non solo nelle strade e piazze del centro ma in tutti i quartieri urbani.

 
 

Il capitano del Canicattì calcio, Giuseppe Tedesco, è stato contagiato dal Covid 19, ma per fortuna, sta bene ed è in quarantena.

«Fortunatamente – dice l’atleta – sto bene ed è la cosa più importante. Posso affermare di aver superato anche questa sfida che onestamente pensavo fosse lontana da me e dalla nostra città, invece quando meno te lo aspetti arriva, silenziosamente con qualche linea di febbre, un po’ di raffreddore e qualche dolore muscolare fino alla perdita totale del gusto e dell’olfatto». Il capitano, da atleta serio, ricorda qual è il suo impegno e quale deve essere per tutti. «Mi reputo molto fortunato perché in fin dei conti sono stati sintomi lievi e facilmente gestibili, infatti tranne i primi 3 giorni mi sono sempre tenuto in forma con allenamenti graduali finalizzati a recuperare forza e mobilità”.

Il Gruppo Politiche Comunitarie del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha pubblicato sul sito internet istituzionale www.provincia.agrigento.it (sez. “In evidenza”) l’avviso per il Bando Ambiti 5.1.1, 5.1.2, 5.1.3 “Contrasto alla povertà educativa per interventi socio-educativi di minori” del Fondo Sociale per la Coesione (FSC), pubblicato dall’Agenzia per la Coesione Territoriale con decreto n. 192/2020. Si tratta di un avviso rivolto ad enti del terzo settore con esperienza e professionalità in questo ambito di intervento sociale e che siano radicati nella comunità di riferimento in cui gli interventi si realizzano.

Disponibili complessivamente 16.000.000,00 di euro per la presentazione di progetti nelle  Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, finalizzati al sostegno e alla realizzazione di interventi socio-educativi su minori sino al diciottesimo anno di età, a rischio o in situazione di vulnerabilità economica, sociale, culturale, o che vivono in aree e territori particolarmente svantaggiati.

I progetti dovranno essere presentati esclusivamente il portale indicato all’indirizzo https://terzosettore.agenziacoesione.gov.it  entro e non oltre le ore 12:00 del prossimo 12 gennaio 2021.

 

Il Csa-Cisal aderisce alla manifestazione di venerdì 4 dicembre davanti all’assessorato regionale alla Salute, in piazza Ottavio Ziino a Palermo, a partire dalle 10. “Saremo in piazza anche noi per dire che il tempo delle prese in giro è finito – dicono Giuseppe Badagliacca e Claudio Dolce del Csa-Cisal – Gli operatori della sanità da mesi combattono una vera e propria guerra contro il Covid, ma senza ottenere un riconoscimento concreto per il proprio lavoro.

Le promesse sul bonus Covid e sull’una tantum sono rimaste tali, manca il personale, il sistema è sotto stress e necessita di interventi concreti”.

Il giudice per le udienze preliminari di Palermo, Lirio Conti, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato per associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga 9 tra boss e gregari dei clan mafiosi di Carini e Torretta. Tre sono gli assolti tra cui il capomafia Sandro Lo Piccolo, boss di San Lorenzo, figlio di Salvatore Lo Piccolo. La pena più severa, 17 anni e 9 mesi, è stata inflitta al presunto capo della cosca di Torretta, Antonino Di Maggio. Poi Salvatore Amato 10 anni e 3 mesi, 14 anni Vincenzo Passafiume, 4 anni e 4 mesi Fabio Daricca, 8 anni Giuseppe Daricca, 6 Antonio Vaccarella, 3 Salvatore Lo Bianco, 8 Alessandro Bono e 3 Giuseppe Patti. Oltre a Lo Piccolo sonno stati assolti Paolo La Manna e Giuseppe Di Stefano. Il gup ha condannato gli imputati a risarcire il Centro Pio La Torre e Sicindustria, costituiti parte civile.