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Non sarà un Natale normale a causa del Covid 19, ma qualcosa, seppur nel pieno rispetto delle ristrettezze varate dal Governo per contenere i contagi, si muove.

A Villa Bonfiglio ad Agrigento è quasi tutto pronto per l’inaugurazione di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, in pieno stile natalizio.

L’iniziativa nasce da un imprenditore privato ed in collaborazione con il Municipio.

Da diverso tempo giace, sulla battigia del viale delle dune a San Leone un chiosco, denominato Baraonda. Dal giorno del sequestro risulta abbandonato a sé stesso ed il mare, il vento ed i saccheggiatori lo hanno praticamente distrutto.
E questo nonostante da mesi, la Procura di Agrigento, abbia assegnato al Demanio il compito di abbatterlo.
Dopo l’ultima mareggiata parte di esso è andata a finire in mare, con evidenti pericoli per la navigazione e per l’ambiente.
E’ incredibile che Agrigento, per colpa della burocrazia, debba sopportare sempre queste gravi situazioni, che danneggiano la sua immagine turistica, paesaggistica ed ambientale!

Era l’8 dicembre 1980

Con la fine degli anni Settanta si chiudeva un’epoca, anche dal punto di vista musicale.

Ai gruppi musicali hippie si sostituivano, e prendevano la scena, i gruppi yuppie. Purtroppo il passaggio di armonie musicali e di costume sociale è stato sancito con un tragico evento: assassinato John Lennon con quattro colpi di pistola esplosi da un suo fan, a Lennon sconosciuto, che chiedeva un autografo su un disco dei Beatles.

Lennon rientrava a casa, al Dakota Building, n°1 di West 72nd. New York,  un luogo, ormai, noto e visitato da migliaia di fan, dopo un pomeriggio trascorso in sala di registrazione.

Colpito alle spalle e trasportato all’Ospedale Roosevelt, N.Y. mori lo stesso giorno alle 23,15.

La veglia funebre fu organizzata nel vicino Central Park, parteciparono duecentomila persone per onorare la memoria di John. Chiesti, da Yoko Ono,  dieci minuti di silenzio assoluto, al decimo minuto scoccarono le note di “Imagine there’s no heaven, it’s  easy  if  you  try…”.

In queste giornate di commemorazione, ogni sera nel parco, in tanti cantano “Imagine”, come è scritto sul mosaico circolare che lo ricorda.

Come disposto dal Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa e attuato dal Questore Rosa Maria Iraci, continuano sul territorio i controlli delle forze dell’ordine per verificare il rispetto delle norme anti-covid.

Oltre mille persone controllate nelle ultime ore. Ma malgrado la maggior parte si stia attenendo alle norme anticontagio, ma ancora c’è chi non rispetta il distanziamento sociale e non utilizza la mascherina.

Sono, infatti 9 le sanzioni elevate dalle forze dell’ordine ad altrettante persone  trovate senza mascherina o nel bel mezzo di un assembramento. Per loro è scattata la multa di 400 euro. Sanzionato anche un locale ad Agrigento.

I controlli  proseguiranno anche nei prossimi giorni soprattutto durante le festività natalizie

Si difende e nega di essere uno dei componenti della banda che, il 25 ottobre, ha messo a segno, insieme a due quindicenni, la rapina ai danni del bar “Opera” di Caltanissetta e la tentata rapina commessa al bar “Bingo”, di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Leonardo Capizzi, 43 anni, arrestato pochi giorni prima, sempre per l’accusa di rapina oltre che per furto, ha risposto al giudice negando i fatti.

L’indagato, che ha alle spalle una lunghissima serie di precedenti penali, difeso dagli avvocati Calogero Meli e Angela Porcello, è comparso, nella sala interrogatori del carcere di Caltanissetta ed è stato interrogato in remoto dal gip David Salvucci, che ha firmato l’ordinanza cautelare. Capizzi si è difeso dicendo di essere del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Le indagini scattarono all’alba del 25 ottobre quando i poliziotti delle Volanti si ritrovarono davanti la saracinesca spaccata del bar “Opera” di via Filippo Paladini.

I poliziotti dell’Antirapina della squadra mobile nissena si sono subito concentrati su un dettaglio che non è risultato essere di poco conto: sembrava trattarsi di rapinatori in trasferta. Sulla base delle prime dichiarazioni raccolte, gli agenti apprendevano che l’accento poteva essere delle zone dell’Agrigentino. “Individuata la targa dell’autovettura utilizzata dai rapinatori, si comprendeva che i soggetti erano di Canicattì e, pertanto, scattava il coordinamento con il personale del commissariato di Canicattì – hanno reso noto dalla Questura di Caltanissetta – . L’analisi dei filmati, sia delle telecamere interne del bar sia delle telecamere cittadine, consentiva di identificare i tre rapinatori canicattinesi che avevano agito – prosegue la ricostruzione ufficiale – anche con la complicità di una donna rimasta non identificata”.

Capizzi, secondo l’accusa, avrebbe minacciato il titolare brandendo una spranga di ferro e mandando in frantumi il vetro in plexiglass posto davanti alla cassa come misura anti Covid. Uno dei due minori, quindi, si sarebbe impossessato della somma di 1.000 euro custodita all’interno del registratore di cassa e l’altro minore avrebbe fatto da palo appena fuori il bar, in fondo alla via Paladini, insieme alla donna. La pronta reazione del titolare e di alcuni avventori avrebbe poi messo in fuga i rapinatori ma uno dei minori rimaneva bloccato all’interno, scatenando l’ira di Capizzi che, una volta recuperata l’autovettura con cui erano andati a Caltanissetta, avrebbe sfondato la saracinesca con l’auto, creando un varco per facilitarne la fuga.

Capizzi e uno dei minori (il loro interrogatorio è fissato per mercoledì) avrebbero tentato pure di rapinare il bar “Bingo” di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Per travisare il volto, in questo caso, sarebbe bastata la mascherina che, in questo periodo, va indossata da tutti. Il titolare, nonostante la minaccia di una spranga, avrebbe reagito mettendoli in fuga.

 

In piazza per una pubblica amministrazione più moderna, che si traduce in più servizi per i cittadini.
Il prossimo 9 dicembre Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e UilPa daranno vita a sit in con i lavoratori del pubblico impiego davanti alle Prefetture. Gli appuntamenti saranno ad Agrigento in piazza Aldo Moro, a Caltanissetta in viale Regina Margherita e ad Enna in piazza Garibaldi.
“Lo slogan della manifestazione ‘rinnoviamo la Pa’ parla chiaro – dice una nota congiunta – : chiediamo nuove assunzioni e maggiori risorse per rinnovare i contratti che servono ad ammodernare il sistema di classificazione professionale che serve a migliorare l’organizzazione del lavoro e dei servizi e ad offrire a tutti i lavoratori e lavoratrici opportunità di sviluppo professionale e di carriera, di fatto bloccata in molte amministrazioni da oltre 12 anni. Infine – conclude il documento – poniamo il problema della sicurezza per i lavoratori e gli utenti, visto che mancano ancora adeguati dispositivi di protezione in tutti i luoghi di lavoro. Noi lottiamo per un Paese più giusto e più moderno e per le tutele dei lavoratori pubblici, altri evidentemente fanno leva sull’invidia sociale per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle insufficienti risposte che il Paese attende”.

I giudici della prima sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, hanno rigettato la richiesta di confisca da parte della Direzione distrettuale antimafia di Palermo a carico dell’imprenditore di Favara, Stefano Valenti, 54 anni, del complesso aziendale della Co.Ge.Val e di alcuni conti correnti. Secondo i giudici non vi sono elementi attuali per desumere che tali beni siano stati acquisiti illecitamente grazie alla vicinanza di Valenti a Cosa Nostra.

La sindaca di Porto Empedocle, Ida Carmina, ha revocato l’incarico di assessore a Calogero Conigliaro. La sindaca spiega: “Si è venuta a determinare una situazione che richiede una verifica, nella prospettiva di un effettivo e concreto rilancio dell’azione politico-amministrativa, che risulta di fondamentale importanza per il conseguimento degli obiettivi di fine mandato. Dopo vari ed ampi dibattiti, è stato indicato un percorso di implementazione diretto a taluni rami dell’Amministrazione, in particolare a quelli connessi ai Servizi Sociali. Ciò pur dando atto e riconoscendo allo stesso Conigliaro la competenza e la professionalità mostrate durante il periodo di svolgimento dell’incarico assessoriale, in particolare durante la situazione emergenziale derivante dalla pandemia in corso”.

Severa richiesta di condanna da parte della Procura di Palermo: 11 anni e 6 mesi a carico del direttore di Telejato, Pino Maniaci. L’intervento del difensore, Antonio Ingroia.

Gli ex sindaci avvolti nelle indagini che hanno avvolto il direttore di Telejato, Pino Maniaci, sono Salvatore Lo Biundo a Partinico, e Gioacchino De Luca, a Borgetto. I due non hanno mai denunciato ricatti o prepotenze da parte di Maniaci, se non quando sono stati invitati in caserma, dopo essere stati intercettati dai Carabinieri. E il sindaco De Luca, tra l’altro, ha confessato: “Avevo paura che Maniaci come paladino dell’antimafia ci infangasse come amministrazione comunale e per questo gli davo dei soldi”. E così anche il sindaco Lo Biundo : “Dopo avere assunto per circa tre mesi una donna a lui vicina si è posto il problema della scadenza del contratto. Maniaci ha insistito, mi ha detto che dovevamo farla lavorare a tutti i costi. L’unico modo in cui potevamo era quello di autotassarci e farle svolgere il servizio di pulizia che faceva in precedenza”. E il sindaco di Borgetto ha aggiunto: “Maniaci è frequentemente accompagnato da soggetti delle istituzioni come magistrati, segnatamente il dottore Ingroia, o prefetti, e pertanto appare come un intoccabile, tanto è vero che gira con la scorta”. E poi De Luca ammette: “Ho ceduto alle sue richieste di denaro per prevenire eventuali servizi contro la mia amministrazione infangandola”. Al contrario dei sindaci Lo Biundo e De Luca, l’ assessore di De Luca a Borgetto, Giuseppe Davì, quando è stato interrogato sarebbe stato reticente. Invece, intercettato, l’assessore Davì così si rivolge al sindaco De Luca : “Maniaci ha voluto le magliettine gratis da me…ha voluto duemila euro di magliettine gratis con il logo di Telejato ed ha voluto tre mesi di casa in affitto che l’ho pagata io di tasca mia. Questa è estorsione, questa è pura estorsione. Lui è mafioso, lui ha fatto estorsione nei miei confronti, io lo denuncio prendo dieci avvocati prendo…appena fa il mio nome…io te lo sto dicendo e vi tiro a tutti in ballo….io ve lo sto dicendo, non mi disturbate”. Ebbene, adesso la Procura di Palermo, tramite la pubblico ministero, Amelia Luise, ha invocato al Tribunale la condanna di Pino Maniaci a 11 anni e 6 mesi per estorsioni e diffamazione contro il giornalista Michele Giuliano, Nunzio Quatrosi e il pittore Gaetano Porcasi. A difendere Pino Maniaci sono gli avvocati Antonio Ingroia e Bartolomeo Parrino. Ed Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto a Palermo, commenta così la richiesta di condanna: “La pubblico ministero ha fatto la sua requisitoria. La pena è esagerata e infondata. La pm ha riportato gli atti di indagine nella sua requisitoria ma durante il processo molto di quegli atti è stato capovolto. La richiesta a 11 anni e mezzo di carcere per il direttore di Telejato Pino Maniaci è eccessiva, sono pene che si chiedono di solito per un capomafia. Stiamo parlando di presunte estorsioni di qualche centinaio di euro, sono pene che si chiedono per i capimafia non per Pino Maniaci. E’ una richiesta sproporzionata per una persona che non si è mai tirata indietro nelle critiche e nelle polemiche nei confronti della Procura di Palermo. Più volte ha criticato l’operato della Procura anche nella vicenda del caso Saguto”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il sindacato autonomo dei giornalisti SAGI apprezza la necessità di creare l’Ufficio Stampa al Comune di Agrigento, idea questa sostenuta e rilanciata dal Presidente del consiglio comunale Giovanni Civiltà. “La comunicazione dell’Ente– dichiara il segretario nazionale del sindacato Nino Randisi- è fondamentale e non può essere oggetto di improvvisazione e quindi in attesa dell’approvazione degli strumenti finanziari, si può ragionare sin da subito sulla proposta di bandire un concorso pubblico per la selezione di un addetto stampa, dando priorità a giornalisti disoccupati o inoccupati da almeno due anni”.  ” Per quanto ci riguarda-prosegue Randisi- abbiamo dato la nostra disponibilità a dare un contributo fattivo per la redazione del bando stesso, in modo da attivare un organico ufficio stampa che possa dare voce alle attività del consiglio comunale, degli assessori e del sindaco”. Prendiato atto con rammarico- conclude Randisi– che il sindaco Miccichè con propria determina, analogamente come il predecessore Firetto, ha inteso oggi avvalersi come  portavoce di un giornalista pensionato a titolo gratuito e per un anno, indicazione, questa,  che non condividiamo affatto in quanto viola apertamente la legge 150/2000: è bene ricordare, infatti, che il portavoce non può scrivere comunicati stampa o diffondere notizie sull’attività dei singoli assessori o dei consiglieri comunali e della presidenza e inviarli attraverso wattsapp ai colleghi giornalisti, ma  è una figura invece che cura i rapporti di carattere politico-istituzionale del vertice dell’Ente con gli organi di informazione”.

E di questa figura– conclude Randisi– non credo che ne abbia bisogno in questo momento nè il sindaco nè il Comune”.