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A conclusione del giudizio abbreviato, emessa la sentenza nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Cupola 2.0. 46 condannati, 9 assolti.

Il primo ottobre del 2019 la Procura della Repubblica di Palermo ha invocato il processo a carico di 64 imputati nell’ambito della maxi inchiesta antimafia, sostenuta dalle indagini dei Carabinieri e della Squadra Mobile, cosiddetta “Cupola 2.0”, così battezzata in riferimento al tentativo di ricostituzione della Cupola di Cosa Nostra dopo la morte di Bernardo Provenzano e di Salvatore Riina. A capo della nuova Cupola vi sarebbe stato Settimo Mineo, storico gioielliere, della famiglia Pagliarelli. Sono stati il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e i sostituti Bruno Brucoli, Francesca Mazzocco e Dario Scaletta a firmare le 64 richieste di rinvio a giudizio. Poi in 56 sono stati rinviati a giudizio. Ebbene, adesso, il giudice per le udienze preliminari, Rosario Di Gioia, ha emesso la sentenza in abbreviato. 46 condannati, per oltre 400 anni di carcere, e 9 assolti.
Ecco tutte le condanne e le assoluzioni: Filippo Cusimano 9 anni e 4 mesi, Stefano Albanese 9 anni e 2 mesi, Filippo Annatelli 13 anni e 4 mesi, Gioacchino Badagliacca assolto, Filippo Salvatore Bisconti 6 anni grazie all’attenuante prevista per i collaboratori di giustizia, Giuseppe Bonanno 5 anni e 8 mesi, Carmelo Cacocciola 7 anni, Giovanni Cancemi 8 anni, Francesco Caponetto 13 anni e 4 mesi, Francesco Colletti 6 anni e 6 mesi, anche lui grazie all’attenuante prevista per i collaboratori di giustizia, Giovanna Comito 1 anno e 8 mesi, Giuseppe Costa 9 anni, Filippo Cusimano 9 anni e 4 mesi, Maurizio Crinò 10 anni, Rubens D’Agostino 10 anni, Gregorio Di Giovanni 15 anni e 4 mesi, Filippo Di Pisa 8 anni e 8 mesi, Andrea Ferrante 8 anni, Salvatore Ferrante 2 anni e 8 mesi, Calogero Lo Piccolo 27 anni in continuazione con una precedente condanna, Vincenzo Ganci 8 anni e 8 mesi, Giusto Giordano assolto, Michele Grasso 8 anni e 8 mesi, Leandro Greco 12 anni, Marco La Rosa 6 anni e 8 mesi, Gaetano Leto 12 anni e 8 mesi,Erasmo Lo Bello 12 anni, Sergio Macaluso 2 anni con attenuante per i pentiti, Michele Madonia 8 anni e 8 mesi, Umberto Maiorana 1 anno e 8 mesi, Domenico Mammi 2 anni, ancora per l’attenuante riconosciuta ai collaboratori, Giusto Francesco Mangiapane 8 anni, Matteo Maniscalco 10 anni, Antonio Giovanni Maranto 2 anni, Luigi Marino 6 anni e 8 mesi, Fabio Messicati Vitale 12 anni, Giovanni Salvatore Migliore 8 anni e 8 mesi, Settimo Mineo 16 anni, Andrea Mirino assolto, Salvatore Mirino 9 anni e 4 mesi, Massimo Mulè assolto, Domenico Nocilla 9 anni e 8 mesi, Nicolò Orlando assolto, Salvatore Pispicia 12 anni, Gaspare Rizzuto 12 anni e 4 mesi, Michele Rubino 10 anni e 8 mesi, Giovanni Salerno 10 anni e sei mesi, Pietro Scafidi assolto, Salvatore Sciarabba 14 anni, Giuseppe Serio 13 anni e 4 mesi, Giovanni Sirchia 8 anni, Salvatore Sorrentino 12 anni e 8 mesi, Giusto Sucato assolto, Rosolino Mirabella assolto, Salvatore Troia 9 anni, Giacomo Alaimo assolto.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“La notizia della positività al Covid-19 dell’ex presidente della Regione Siciliana e il successivo aggravamento che ha reso necessario il ricovero presso l’ospedale Civico per la terapia sub intensiva – scrive Giuseppe Ciminnisi, Coordinatore Nazionale Familiari Vittime di mafia dell’Ass. ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’ – ha mobilitato molti cittadini che sui social hanno espresso i propri auguri di pronta guarigione.
Diversi utenti commentando i post della notizia del ricovero di Cuffaro, ne  ricordano le vicende politiche e giudiziarie, scatenandosi nel rappresentare il peggio dell’umanità con commenti di pessimo gusto, arrivando ad augurare la morte dell’ex presidente della Regione.
Interventi spietati – prosegue Ciminnisi – ai quali è difficile abituarsi quando il disprezzo e l’odio colpiscono una persona malata. Le risposte della maggioranza dei commentatori non diminuiscono la gravità di questi messaggi, e il fatto che talvolta provengano da quella parte della società che predica valori di legalità li rende ancora più preoccupanti.
Chi come me – e i tanti familiari di vittime di mafia che rappresento – ha conosciuto la barbara violenza della mafia, non può tacere dinanzi la violenza delle parole. A cosa serve infatti il partecipare a manifestazioni e convegni, a incontri con i giovani promuovendo valori di legalità, quando ci ritroviamo a propagandare odio e violenza?
Nell’augurare a Cuffaro –  e a quanti come lui in questo momento vivono la terribile esperienza di questa malattia – una pronta guarigione, invito quanti postano  commenti ricchi di rabbia, insulti e odio, a riflettere sulla violenza di un pensiero che non si discosta molto dal pensiero mafioso che abbiamo pagato con il sangue dei nostri cari”.

Sono 753 i nuovi casi positivi in Sicilia che rappresentano anche un nuovo calo rispetto ai giorni precedenti. Salgono così a 38.647 gli attuali positivi, con un decremento di 908 casi rispetto a ieri. Di questi 1.572 sono i ricoverati (uno in meno rispetto a ieri): 1.374 pazienti in regime ordinario e 198 (-1) in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 37.075 persone. I guariti sono 1627.

Nei Comuni capoluogo questa la situazione: Palermo 212, Catania 347, Messina 38, Ragusa 66, Trapani 8, Siracusa 26, Agrigento 9, Caltanissetta 37, Enna 10.

Sit-in di protesta oggi dei dipendenti del pubblico impiego che chiedono la modernizzazione dell’amministrazione per garantire servizi più efficaci per i cittadini. Anche ad Agrigento, i lavoratori aderenti ai sindacati confederati: Cigil, Cisl e Uil, si sono dati appuntamento davanti alla prefettura di piazzale Aldo Moro.
Le organizzazioni sindacali, rivendicano lo sblocco delle assunzioni, i rinnovi contrattuali e una migliore organizzazione del lavoro. I dipendenti pubblici, dalla città dei templi, in periodi di emergenza pandemica,  non ci stanno ad essere indicati come dei privilegiati e chiedono maggiori tutele soprattutto per alcune categorie che non si sono mai fermate durante il Covid, come ad esempio: medici, infermieri, poliziotti e vigili del Fuoco.

 
 

I vigili del fuoco, in queste ore, accorrono da un capo all’altro della provincia per evitare danni e mettere in sicurezza

Le forti raffiche di vento stanno creando rischi e pericoli. I vigili del fuoco, in queste ore, accorrono da un capo all’altro della provincia per scongiurare danni e mettere in sicurezza. Un autentico tour de force che sembra destinato a durare per l’intera giornata.

Due aggressioni alla stessa guardia giurata – al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento – in poco più di 12 ore. Alla fine, il quarantenne agrigentino D. P., è stato arrestato e posto ai domiciliari. A suo carico sono stati contestati una sfilza di reati.

Tutto ha avuto inizio durante la notte fra sabato e domenica quando il quarantenne, che si trovava al pronto soccorso per un malore, ha dato in escandescenze e s’è scagliato contro la guardia giurata che era di turno al presidio ospedaliero e contro due agenti della sezione Volanti che sono stati chiamati per tentare di riportare la calma. La guardia giurata è rimasta lievemente ferita. Il quarantenne è stato bloccato ed è stato denunciato, alla Procura di Agrigento, per interruzione di pubblico servizio, oltre che per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Alle 13,30 di ieri, il quarantenne agrigentino è tornato in pronto soccorso e s’è ritrovato davanti la stessa, identica, guardia giurata che stava effettuando – questa volta, dopo l’aggressione della notte, – dei controlli sanitari. Il quarantenne – stando all’accusa – si sarebbe dunque scagliato ancora una volta contro la guardia giurata, ma avrebbe anche iniziato ad urinare lungo i corridoi dell’ospedale. I poliziotti della sezione Volanti, accorsi ancora una volta, lo hanno bloccato e, questa volta, arrestato. L’uomo – che ha nominato quale suo difensore di fiducia l’avvocato Olindo Di Francesco – è stato portato nella camera di sicurezza della caserma “Anghelone”.

Alla guardia giurata, dopo l’ennesima aggressione, sono state diagnosticate ferite e traumi guaribili in circa 20 giorni.

 
 

I Carabinieri della stazione di Naro hanno arrestato Calogero Zarcaro, 61 anni, nato a Vercelli e residente a Naro. L’uomo dovrà scontare 5 anni di reclusione, con sentenza definitiva, in esecuzione di un provvedimento di carcerazione dell’autorità giudiziaria di Vercelli per il reato di estorsione commesso nel 2008 a Vercelli. Zarcaro avrebbe costretto – minacciando il titolare di una concessionaria di Vercelli – a comprare e poi rivendere un’autovettura di grossa cilindrata procurandosi un ingiusto profitto.

Il macellaio che un mese addietro ha inscenato il ritrovamento di un neonato a Ragusa, e di cui potrebbe essere il padre, è ancora ristretto agli arresti domiciliari. Il giudice Eleonora Schininà ha sciolto la riserva respingendo le richieste dell’avvocato Michele Sbezzi, che difende l’uomo e che ha chiesto la revoca dei domiciliari o in subordine l’applicazione di una misura meno restrittiva che potesse permettergli di lavorare. L’avvocato ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Catania. Il neonato sarebbe il frutto di una relazione tra l’indagato, di 59 anni, e una donna di 41 anni, anche lei indagata, che si è conclusa sei o sette mesi addietro. Sarà l’esame comparativo del Dna sui campioni del bambino e del presunto padre a risolvere il caso.

Il Comune di Bivona in esecuzione della deliberazione della Giunta Comunale n. 143 del 07.12.2020 intende sostenere le piccole e micro imprese artigianali e commerciali, colpite dall’emergenza Covid-19, mediante un contributo economico a fondo perduto una tantum con i fondi stanziati dallo Stato per i Comuni delle Aree interne.
La pubblicazione del DPCM del 24 settembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi (4 dicembre 2020), rende operativa la norma con possibilità di utilizzo, entro il 31 dicembre, della quota 2020 del fondo di sostegno per le attività economiche e produttive delle Aree Interne.
“Una importante misura contro la crisi economica causata dal Covid-19. Come Amministrazione Comunale – afferma il Sindaco Milko Cinà – ci siamo da subito attivati per l’emanazione del bando per consentire alle imprese, ai negozi e alle attività del nostro territorio, di poter accedere ai contributi a fondo perduto con le risorse assegnate dallo Stato ai Comuni delle Aree Interne. L’erogazione di questi finanziamenti è sicuramente un’importante boccata di ossigeno per le nostre attività produttive che stanno subendo gli effetti della pandemia”.
La dotazione finanziaria complessiva assegnata al Comune di Bivona è di € 132.109,00, così ripartita nel triennio 2020-2022:
€ 56.618,00 per l’anno 2020
€ 37.746,00 per l’anno 2021
€ 37.746,00 per l’anno 2022
Il bando prevede la concessione di contributi, una tantum, a fondo perduto per le spese sostenute dalle piccole e micro imprese artigianali e commerciali ubicate a Bivona: spese di gestione, ristrutturazione, ammodernamento, ampliamento ma anche per acquisto di macchinari, impianti, arredi e attrezzature varie.
Il Fondo stanziato per il 2020 è ripartito in due fasce:
Fascia A), Fondo per attività sospese: importo € 37.000,00 (l’importo del contributo massimo unitario erogabile sarà di € 1.500,00). Rientrano in questa fascia tutte quelle imprese artigianali e commerciali che hanno dovuto sospendere l’attività prevalente nel periodo dal 05/03/2020 al 03/05/2020;
Fascia B) Fondo per le attività consentite: importo fondo € 19.618,00 – (l’importo del contributo massimo unitario erogabile sarà di € 1.000,00). Rientrano in questa fascia tutte le imprese artigianali e commerciali che hanno svolto l’attività nel periodo sopra indicato e che, in ragione dei provvedimenti normativi restrittivi, abbiano avuto una riduzione del fatturato rispetto all’anno 2019.
La domanda di concessione del contributo dovrà pervenire al Comune di Bivona tramite pec: bivona.prot@pec.it, entro il termine perentorio delle ore 13,00 del giorno 18/12/2020. Il testo integrale del bando e il relativo modello di domanda sono reperibili sul sito istituzionale Città di Bivona: www.comune.bivona.ag.it.