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I benpensanti di una certa sinistra forcaiola, che adotta sempre due pesi e due misure, diventano la fonte dell’odio contro un uomo in difficoltà che certamente, tra tanti colpevoli, è l’unico che ha pagato per le tante sue superficialità nell’amministrare la cosa pubblica, le sue tante clientele nella ricerca del consenso, l’elevazione a sistema di pratiche distorsive del pubblico interesse.
Ma siamo convinti che una superficialità, per quanto deprecabile, non trasforma un uomo delle istituzioni in un mafioso.
Badate bene, non vogliamo commentare alcuna sentenza passata in giudicato, né tantomeno tornare a una condanna, per altro già scontata. Da giovani queste cose non le abbiamo vissute, ce le hanno raccontate, ma un’idea ce la siamo fatta.
La nostra idea, largamente condivisa dalla gente comune, è che Cuffaro abbia pagato le sue colpe, che certamente ha, ma tutto è tranne un mafioso.  La nostra opinione non è assolutoria, tutt’altro, ma qualunque sia stata la sua colpa  l’ha scontata interamente.
Non dimentichiamoci che contro il cosiddetto “cuffarismo”, ovunque si annidasse, essendo stata una pratica diffusa, hanno agito personaggi che della retorica antimafia ne hanno fatto una bandiera, un punto di forza, un sistema di potere, e infine, un intreccio criminale.
Il sistema “Montante”, il sistema “Saguto”, un certo sistema confindustriale Siciliano, ci sembrano molto più affini alla mafia di quanto non lo sia stato Totò Cuffaro con la sua superficialità.
Oggi, di fronte ad una sua difficoltà personale, assistiamo a espressioni violente, di profondo odio personale da parte di un giustizialismo a fasi alterne, ma assistiamo anche ad esorbitanti attestati di affetto e solidarietà da parte di un intero popolo, che ci offrono di Cuffaro una rappresentazione plastica della sua popolarità e una fiducia nella persona, ma anche nell’uomo politico, che oggi stava provando a ricostruire la sua piccola area politica.
La verità è che in questo paese abbiamo smarrito l’umanità, quella stessa umanità di cui Cuffaro, è un intero popolo a dirlo, è stato un grande campione.

Ad Agrigento è in progressiva ascesa l’Officina delle Tradizioni Popolari nella classifica generale dei luoghi del cuore Fai, edizione 2020. Nei giorni scorsi lo spazio espositivo, a due passi dalla Porta Atenea, ha ricevuto la visita del Sindaco Francesco Miccichè che ha espresso compiacimento per l’iniziativa. L’Officina delle tradizioni popolari e’ un luogo di cultura istituito dalla Provincia e dal Comune di Agrigento, compreso nell’Ecomuseo dell’Ente Provincia insieme ai beni storici in un circuito museale di attività, laboratori ed eventi distribuiti sul territorio della Provincia di Agrigento. L’Ecomuseo è composto dal Giardino Botanico, dalla Biblioteca ed Archivio storico dell’Ente, dal Palazzo, sede istituzionale dell’Ente, dalla scala reale ed infine, dall’officina delle tradizioni popolari siciliane. E’ ancora possibile votare l’officina tra i luoghi del cuore Fai fino al 15 dicembre prossimo cliccando su fondoambiente.it cercando “Officina Tradizioni popolari” ed esprimendo il voto, anche insieme ad altri luoghi.

Il Parlamento ha approvato la legge che consente di affidare le barche utilizzate dai migranti per le traversate anche alle associazioni no profit. In proposito interviene il coordinatore dell’associazione ambientalista MareAmico, Claudio Lombardo, che afferma: “Finalmente, dopo anni di battaglie condotte da Mareamico, il Parlamento ha approvato la legge che permette di affidare le barche degli extracomunitari, che arrivano sulle nostre coste, anche al settore no profit. Questo è stato possibile grazie all’impegno di alcuni Deputati, con in testa l’agrigentino Michele Sodano. Tutto ciò permetterà un notevole risparmio per le casse dello Stato, che spendeva cifre esorbitanti per la distruzione di queste imbarcazioni, e poi un miglioramento delle condizioni delle nostre spiagge, spesso invase da questi relitti inquinanti. Il riutilizzo di queste imbarcazioni per scopi sociali consentirà anche ai cantieri nautici un incremento della loro attività, per la necessaria manutenzione delle stesse. Questa è una grande vittoria del buon senso!”

 

VIDEO DI MAREAMICO

E’ morto Tony Zermo, storico inviato speciale e prima firma del quotidiano La Sicilia. Aveva 89 anni ed era ricoverato in ospedale, ad Acireale, perché positivo al Covid-19. La sua passione per il giornalismo lo aveva portato a scrivere sul “suo giornale” fino a pochi giorni prima che si aggravasse e si rendesse necessario il ricovero. Da inviato speciale ha seguito tutti i grandi avvenimenti italiani e siciliani, di cronaca e politica soprattutto, ma anche di temi sportivi e anche culturali. E’ stato tra i primi cronisti ad arrivare nel Belice nel 1968 dopo il terremoto. Ha seguito gli anni di piombo del terrorismo, il processo alle Brigate Rosse a Torino e si è occupato del rapimento di Aldo Moro. Era stato a Palermo per raccontare il maxiprocesso a Cosa nostra e poi per le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Era stato anche inviato di guerra: nel Golfo nel 1991 e a Sarajevo durante quella civile nella ex Jugoslavia. Tra le sue grandi battaglie si ricordano quella per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e per il Casinò di Taormina. Zermo era anche autore: l’ultimo dei suoi libri si intitola “Catania, c’era una volta”, un atto d’amore verso la sua città.

L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha deciso di rendere disponibili alcuni locali dove i sanitari di Medicina generale e i pediatri di libera scelta possano effettuare i tamponi anti-Covid, allestendo così una corsia preferenziale per i test su prenotazione. Si tratta di un’azione congiunta tra l’Azienda sanitaria e l’Ordine dei medici, frutto di un incontro che si è svolto nella Cittadella della Salute di Agrigento. A rendere gli onori di casa sono stati il commissario straordinario Mario Zappia, il direttore sanitario Gaetano Mancuso e i coordinatori di staff, Giuseppe Amico ed Ercole Marchica, mentre, per l’Ordine dei medici di Agrigento hanno partecipato Giovanni Vento, presidente in carica, Pietro Luparello, vicepresidente, e il consigliere Leonardo Russo. Tra l’altro si è discusso di prevenzione, di percorsi ospedalieri separati, di potenziamento delle linee di attività territoriali, di fornitura di dispositivi di protezione individuale, di collaborazione con i medici degli ospedali ma anche di prospettive legate all’imponente campagna vaccinale che ci si appresta a varare per sconfiggere il covid-19.

Lungo la statale 122, in territorio di Canicattì, intorno alle ore 2 della notte scorsa, i Carabinieri hanno incrociato due automobili sfreccianti ad elevata velocità. I militari hanno inseguito le due auto che, anziché rallentare, hanno tentato di sfuggire ai Carabinieri. Uno dei due mezzi, una Fiat Uno, si è schiantato contro il guardrail, e gli occupanti si sono dileguati nelle campagne. L’altra auto, una Fiat Panda, è stata trovata all’alba abbandonata nel centro di Canicattì. Entrambi i mezzi sono risultati rubati.

Davanti il gip del Tribunale di Agrigento, questa mattina, l’interrogatorio di garanzia del bracciante agricolo quarantenne di Canicattì arrestato negli scorsi giorni con la grave accusa di aver violentato la figlia minorenne in almeno tre occasioni. Un  L’indagato, assistito dall’avvocato Angela Porcello, davanti al giudice ha respinto in lacrime le accuse: “Che ci faccio in carcere?” avrebbe dichiarato.

L’uomo ha risposto alle domande delle parti negando le violenze e descrivendo una realtà familiare opposta alle indicazioni fornite agli inquirenti dalla figlia.  La difesa ha anche prodotto alcuni documenti in seguito ad indagini difensive che entrerebbero in contrasto con la versione raccontata dalla minore: nessuna violenza sessuale, nessun ambiente pericoloso in famiglia, nessun maltrattamento. Alla luce della condizione psicologica dell’indagato, difesa ha anche chiesto, al termine dell’interrogatorio, la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

Il giudice nelle prossime ore, anche in seguito al parere che dovrà esprimere l’accusa rappresentata dal pm Gloria Andreoli, deciderà sulla convalida del provvedimento e sull’eventuale scarcerazione dell’uomo.

Ylenia Bonavera, 24 anni di Messina, è morta la notte scorsa nell’ospedale Garibaldi di Catania.

Le cause del decesso sono in via di accertamento da parte della Squadra mobile di Catania.

Dagli esami tossicologici, la ragazza è risultata positiva alla cocaina e dunque non si esclude che la morte sia avvenuta per overdose. Sul corpo la ragazza aveva anche una ferita di arma da taglio all’altezza di una clavicola.

Sarà dunque l’autopsia, disposta dalla Magistratura, a svelare il mistero.

Nel 2017 l’ex fidanzato della donna, A. M., aveva tentato di ucciderla cospargendola di benzina e dandole fuoco, provocandole ustioni sul 13 per cento del corpo. In un secondo momento la giovane aveva ritrattato, dicendo che non era stato l’ex ragazzo, ma durante il processo, grazie alle indagini della Polizia, emersero responsabilità dell’uomo, che venne condannato nel 2018 a 12 anni per tentato omicidio, pena ridotta a 10 anni nel gennaio dello scorso anno.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 

 

Gentile direttore Castaldo, la mia lettera è un atto dovuto da parte di una cittadina calabrese che apprezza l’equilibrio della vostra testata ed il rigore che dimostrate quotidianamente nel raccontare gli avvenimenti del nostro Sud. Senza retorica e con la schiena dritta.

Di emergenza Sanità vi siete già occupati.
La questione stavolta è quella dei vaccini antinfluenzali, un giallo che avvolge
un’azienda sanitaria provinciale calabrese, più esattamente quella di Cosenza.

Tra poco più di 1 mese in Italia comincerà la campagna di vaccinazione anticovid, e qui a Cosenza non riesci a farti l’antinfluenzale manco se t’ammazzi.

Anche questa settimana ( è dai primi di novembre che ci provo…) ho registrato il niet del centro vaccinazioni.
Le dosi al momento sono disponibili, ma oggi le faremo solo nel pomeriggio e solo ai bambini superiori ai 9 anni. Per gli adulti, il primo giorno utile è sabato mattina, ma siccome facciamo la disinfettazione dei locali, ci vorrà lunedì pomeriggio della prossima settimana.
Sempre avendo le dosi a disposizione, però…

Faccio notare alla signora che in questo modo si rischia di non poterlo fare più, considerata la vicinanza temporale con quello per il coronavirus. E lei stizzita mi dice di rivolgermi all’ufficio Igiene Sanità pubblica dell’Asp. Chiamo il centralino e dopo una bella ora di tentativi in cui riesco solo a comunicare (diciamo così…) con un operatore del centralino, con serie difficoltà di comprensione della mia richiesta – ma secondo me è tutta una farsa – prima passa la telefonata ad un interno dove non risponde mai nessuno, poi messo alle strette dalla mia insistenza, mi chiude addirittura il telefono in faccia.

Conclusione?
A Cosenza, l’asp sembrerebbe che non voglia manco fare le vaccinazioni ordinarie.
Non ha fornito ai medici di base un numero minimamente sufficiente alle richieste dei suoi assistiti e probabilmente vuole a tutti i costi far scadere i vaccini che ha acquistato per provocare un altro bel danno erariale.
E la politica che fa?
E ai cittadini/pazienti chi ci pensa?

Vorrei tanto che il commissario alla Sanità neonominato Guido Longo sia messo a conoscenza di quest’altra ciliegina sulla torta, indicativa degli sprechi che continuano a perpetrarsi in danno di cittadini ormai infinitamente sfiduciati e avviliti.

                                                                                                          Lettera firmata

“Nella giornata di oggi la Camera dei Deputati ha votato favorevolmente,  a maggioranza, la riforma del MES. Protagonisti assoluti anche i deputati agrigentini del Movimento Cinque Stelle, che con il loro voto favorevole hanno contribuito ad approvare una riforma addirittura peggiorativa, facendo, peraltro, l’esatto contrario di quanto inequivocabilmente indicato nel programma elettorale del Movimento stesso, che del MES voleva lo smantellamento, finendo col tradire, senza alcuna forma di pudore, i loro ideali ed i loro elettori, e tutto questo per paura di elezioni anticipate e per salvare la loro comoda poltrona”.

Lo sostiene il Commissario provinciale di Fratelli d’Italia della provincia agrigentina, Calogero Pisano.

“Non è un caso, probabilmente – continua Pisano – che del voto odierno gli onorevoli grillini non facciano alcuna menzione sui loro profili social, sui quali sono spesso  freneticamente attivi, quasi a volersi nascondere o sottrarre dal giudizio degli agrigentini che, stanchi di questi voltagabbana della politica, hanno già espresso in maniera chiara ed ineccepibile la loro opinione sul Movimento Cinque Stelle, bocciandolo sonoramente alle ultime amministrative agrigentine, un Movimento che si annunciava alla nascita come rivoluzionario e che, invece, ha dimostrato di essere la peggiore delle caste”.