Home / 2020 / Dicembre (Pagina 22)

Il Tribunale di Sciacca ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, un algerino di 53 ani, Omar Boucenha, imputato di tentata violenza sessuale allorchè a Ribera, insieme ad un complice, avrebbe costretto una ragazza a salire sul suo furgone e avrebbe tentato di compiere atti sessuali sotto la minaccia di un coltello. Anche il pubblico ministero, Michele Marrone, nel corso della requisitoria, ha invocato l’assoluzione dell’imputato.

E’ stato nuovamente arrestato dai Carabinieri di Trapani e dal personale della Dia per associazione mafiosa Giuseppe Costa, uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo che ha già scontato 20 anni di reclusione per il sequestro e l’uccisione del figlio di 12 anni del pentito Mario Santo Di Matteo. Gli investigatori hanno anche perquisito l’abitazione di Costa, in località Purgatorio di Custonaci, dove aveva realizzato in muratura la ‘cella’ che servita per segregare il bambino, poi barbaramente ucciso e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca. La nuova ordinanza è stata emessa dalla Direzione distrettuale antimafia. Costa, per il sequestro Di Matteo, è stato arrestato ed è stato in carcere dal 1997 al 2007, periodo durante il quale ha ricevuto il sostegno economico delle famiglie mafiose senza mai collaborare con gli inquirenti. Subito dopo la scarcerazione, secondo le indagini coordinate dalla Dda di Palermo, ha recuperato i rapporti con i vertici dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo avendo un ruolo nell’aggiudicazione illecita di appalti, in speculazioni immobiliari, e compiendo per conto dei clan atti intimidatori. Secondo gli inquirenti, avrebbe anche partecipato alla raccolta dei voti per le elezioni Regionali dell’autunno del 2017 e assunto il ruolo di controllore e tutore degli interessi di Cosa Nostra su un impianto di calcestruzzi della provincia trapanese.

Decisione destinata ad alimentare polemiche. Scarcerato dal Tribunale dei minorenni l’assassino del giovane medico Aldo Naro. I dettagli.

Andrea Balsano, 23 anni, condannato a 8 anni di carcere per l’omicidio, commesso da minorenne, del giovane medico di San Cataldo, Aldo Naro, la notte di San Valentino, tra il 13 e il 14 febbraio 2015, non è più detenuto all’Istituto “Malaspina”. L’ex buttafuori della discoteca “Goa” a Palermo ha scontato 5 anni, e per gli altri tre previsti dalla sentenza è stato affidato ai servizi sociali, con detenzione domiciliare nel fine settimana e nei giorni festivi. Fine pena nel febbraio 2024. Fino a tale data Andrea Balsano non potrà uscire da casa prima delle ore 7, e non potrà rientrare oltre le 21. Non può allontanarsi da Palermo, non può incontrare pregiudicati e deve mantenere una “buona condotta”. Non può frequentare soprattutto discoteche, bar, pub e sale gioco. Così ha deciso il Tribunale per i minorenni di Palermo. Affidandolo ai servizi sociali, i giudici hanno riposto fiducia nel giovane, già tra gli abitanti dello Zen, dove ha avuto fama di essere particolarmente violento. Il Tribunale ha valutato le relazioni di tutti coloro che nel corso dei cinque anni di detenzione si sono occupati di Balsano, tra psicologi ed educatori. E ha ritenuto che sia intervenuto un cambiamento, l’inizio di un percorso interiore positivo. I giudici verificheranno periodicamente se hanno riposto bene la loro fiducia. Soprattutto perché la famiglia di Aldo Naro ritiene che l’inchiesta non sia conclusa. Andrea Balsano ha confessato di avere scagliato il calcio fatale. “Ho fatto tutto da solo” – ha ripetuto. Però un’intercettazione in carcere forse lo smentisce. Balsano parla con un compagno di cella e le sue parole sono: “E’ successo un manicomio, si sono buttati sopra di me… abbiamo cominciato a cafuddare… e gli ho dato un calcio a questo picciutteddu”. Ebbene, “abbiamo cominciato a cafuddare”, quindi insieme a chi Balsano ha “cafuddato” contro Aldo Naro. La famiglia di Aldo Naro ha ottenuto una nuova inchiesta, e sono adesso sotto processo Massimo Barbaro, gestore della discoteca Goa, accusato di favoreggiamento, Francesco Troia, buttafuori, e Antonino Basile, giovane dello Zen, entrambi accusati di rissa aggravata dall’evento morte.

“Finalmente, dopo tre mesi, i nostri pescatori sequestrati in Libia sono liberi. Il lavoro diplomatico e l’impegno del Governo, sollecitato anche dalla nostra Associazione, ha dato i suoi frutti. Sarà un Natale di gioia per i marittimi e per le loro famiglie cui porgiamo i nostri sentiti auguri per un futuro di pace e serenità”.

Questo il commento di Leoluca Orlando, presidente dell’Associazione dei comuni siciliani, che aggiunge: “L’ANCI Sicilia, nei mesi scorsi, ha invitato i sindaci dell’Isola ad organizzare iniziative per i nostri connazionali. Invito che è stato accolto con grande entusiasmo a conferma delle grande solidarietà espressa dall’intero sistema delle autonomie locali”.

“Sul piano di distribuzione e somministrazione dei vaccini in Sicilia ci sia la massima chiarezza e  trasparenza. Per questo abbiamo chiesto un’audizione ad hoc sul tema dell’assessore Razza  al presidente della commissione Salute dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo”.
Lo affermano i deputati regionali M5S, componenti della commissione Salute, Giorgio Pasqua, Francesco Cappello, Salvatore Siragusa e Antonio De Luca.
“L’arrivo  dei vaccini – affermano i deputati – è un appuntamento fondamentale nella lotta contro il Covid, è doveroso, pertanto, che, in quanto rappresentanti dei cittadini, i deputati regionali siano messi al corrente delle procedure che ne  regoleranno la distribuzione nel territorio e la somministrazione ai cittadini , per potere dare un contributo alla migliore riuscita possibile delle operazioni” – concludono.

Di Toto Cacciato

L’Oratorio dei Salesiani era sistemato e composto in un palazzone posto in alto tra casette e viuzze dell’antica nostra città; un edificio, forse di origine borbonica, o forse di un più antico monastero. All’interno, a memoria di un antico chiostro, uno spazio fra quattro facciate, lastricato  a disegni con pietre di lava e pietre di mare, giusto lo spazio per giocare a palla.

Nei giorni di festa per gli oratoriani quel quadrato  era il campo di calcio, con le traverse delle due porte sistemate negli angoli opposti, era l’arena di eccezionali dispute intorno ad un pallone.

La costruzione dell’edificio a due piani aveva un’infilata di finestre all’esterno, aule e lunghi corridoi all’interno, altre sale di riunione e in fondo quelle del prefetto.

I Salesiani, così da tutti indicato, era un convitto con alunni di Scuola media, ma era anche frequentato dai ragazzi del quartiere, dove un torneo di calcio appassionava molto gli adolescenti.

Quel quadrato di pietra era l’arena di gloriose vittorie e di cocenti sconfitte; correvano i primi anni Cinquanta, il calcio era l’unica risorsa sportiva e agonistica per i ragazzi di allora.

L’attività oratoriana era molto festosa, animata da sentimenti di competizione  e di amicizia; a termine del meriggio sportivo i convittori ripercorrevano i lunghi corridoi e ritornavano alle loro carte.

Partite favolose, con le regole orecchiate dall’inglese dei fondatori del gioco del calcio, termini come fut-bal, e poi penarty, enzi, fully, off-said, corner, ecc. (Mister era ancora da divenire).

Le aree del campo erano segnate a  gesso, l’abbigliamento dei calciatori era spontaneo e approssimativo; pericolose erano le scarpe adattate al gioco, quasi scarponi, e a protezione delle gambe i parastinchi e spessi calzettoni.

Il pallone era a losanghe di cuoio, pesante, e con una vistosa cucitura a protezione del beccuccio della camera d’aria che conteneva all’interno. Arbitro, a volte, un prete, per definizione giusto e irremovibile.

Quando arbitrava Don Blandino esplodeva in campo un particolare furore agonistico, una gara di abilità calcistiche che spesso  includevano: mischia, baruffa e zuffa.

Don Blandino, di origine, forse, altoatesina, quasi due metri, rosso di capelli, energico, dirigeva con pochi gesti e pochi fischi.

Scioglieva le zuffe con le sue grandi mani, e nel caso ce n’erano per tutti.

I ragazzini giocavano con in testa, e a memoria, i nomi del Grande Torino: Bacigalupo, Ballarin,Maroso…Menti, Rigamonti…Castigliano Grezar…Mazzola, Loik…

Era, anche, gratificante e motivante pensare che grandi campioni come Rivera, Trapattoni e altri avevano iniziato giocando all’oratorio e che  furono poi  campioni del calcio italiano, vincendo coppe e scudetti, fino alla Nazionale e ai Mondiali di Calcio.

Gli adolescenti, calciatori dell’oratorio, gli scudetti e le coppe le hanno vinte nella vita reale e nelle loro carriere professionali, ma sono rimasti sempre tifosi del calcio, dei simboli e colori  delle squadre più significative del calcio italiano.

Ricordano le gesta dell’oratorio e le rivedono come in sogno, e ricordano, anche, la magia di quel 4 – 3 : Rivera alza i pugni al cielo e si abbandona all’abbraccio di Riva.

“Fa bene fa la Regione ad organizzare tavoli di confronto con i 390 sindaci dell’Isola in vista della nuova programmazione di fondi strutturali e di investimento europei 2021/2027 destinati alla Sicilia con l’obiettivo di intercettare le concrete esigenze delle comunità locali, ma la realtà dei nostri Comuni è fatta di amministrazioni senza personale con adeguata esperienza nel campo dell’euro-progettazione in grado di concretizzare le dichiarazioni d’intenti. E quando qualche sindaco più intraprendente prova ad avventurarsi nei meandri di un bando, nel 90% dei casi il progetto viene bocciato proprio dalla Regione”.

Lo dichiara Giuseppe Sciarabba, responsabile regionale del Dipartimento fondi strutturali dell’Unione europea della Lega Sicilia, commentando la notizia dell’incontro – il 18 dicembre – organizzato dalla task force creata Dipartimento Regionale degli Enti Locali, in collaborazione con l’Agenzia per la Coesione Territoriale, nell’ambito del “Piano Strategico di Sistema Urbano e Territoriale”.

“Si sente sempre parlare della progettazione con i bandi europei come opportunità per intercettare risorse da destinare concretamente ai Comuni – aggiunge Sciarabba, che è anche direttore del GAL Gruppo di azione locale Terre Normanne – ma quasi mai nessuno che ponga la domanda: i progetti poi chi li fa? Sì perché aldilà delle belle e giuste parole, bisogna anche andare al sodo. Una proposta concreta potrebbe essere quella di svincolare i Comuni dal dovere avere a bilancio le somme destinate all’euro progettazione – conclude Sciarabba – in modo tale da snellire le procedure di affidamento degli incarichi a tecnici qualificati”.

“Il governo ignora il Mezzogiorno nella ripartizione delle risorse previste dal Recovery Plan. Invece di destinare una quota del 66% al sud e alle isole, come chiede l’Ue, nella proposta del governo si intende allocare il 34%. Parliamo di investimenti che arrivano all’Italia proprio per risolvere problemi specifici di deficit infrastrutturale, disoccupazione, pil inferiore alla media europea oltre ad altri ritardi, che nel nostro Paese sono concentrati in amplissima parte al sud. Di fatto questo esecutivo nega la logica che ha ispirato il Recovery Fund che stiamo aspettando, destinato a colmare il gap del Mezzogiorno con il resto d’Europa, e ancora una volta dimostra di non conoscere e ignorare il valore strategico rivestito dal Sud nel Mediterraneo che necessita di un serio piano per lo sviluppo”.

Lo afferma in una nota il deputato siciliano Alessandro Pagano, vicepresidente del gruppo Lega alla Camera.

Saranno delle festività tristi quelle di circa 350 famiglie dei lavoratori forestali 151sti dell’Aib impegnati nel completamento delle giornate di garanzia occupazionale presso l’Ufficio per il Territorio della provincia di Agrigento, non solo dal punto dell’emergenza sanitaria e delle restrizioni in atto, ma anche dal punto di vista economico in quando non riusciranno a percepire le mensilità di novembre e dicembre.

Ancora una volta dopo le promesse elettorali non mantenute (mai più un giorno di riposo per i forestali; e le dichiarazioni dell’assessore regionale Bandiera su una Riforma sempre annunciata e mai arrivata), il Governo Musumeci da un lato preleva in maniera forzosa dalle buste paga 50 euro mensili ai lavoratori relative agli arretrati contrattuali 2006/2008, dall’altro non riesce a garantire le sacrosante retribuzioni;

La Segreteria Provinciale della Flai Cgil di Agrigento aveva espresso nelle settimane scorse grande preoccupazione rispetto alle difficoltà da parte dell’amministrazione Regionale ad avere nella propria disponibilità effettiva le risorse dei fondi FSC (il fondo per lo sviluppo e la coesione)  che si stanno utilizzando nel settore forestale della manutenzione e tale preoccupazione si è dimostrata reale.

Con delibera di Giunta, il Governo aveva autorizzato l’immissione in servizio dei lavoratori grazie all’utilizzo di 55 milioni dai Fondi FSC, fondi che una settimana fa’ si è scoperto essere non disponibili e quindi si dovrà ricorrere ad una variazione di Bilancio per dare copertura finanziaria alla garanzie occupazionali previste per legge, ma questo purtroppo non garantirà che i lavoratori percepiscano gli stipendi entro l’anno

La Flai Cgil di Agrigento, con in testa il suo segretario provinciale Giuseppe Di Franco, denuncia le continue mortificazioni che subiscono i lavoratori forestali, privati anche nei periodi delle festività della serenità economica che garantirebbe di trascorrere almeno queste giornate in armonia con i familiari.

Di Franco afferma: “Il Governo Regionale ancora una volta ha dato dimostrazione di quanto poco tenga ad un settore importante come la forestazione, e da qui l’importanza di dar vita già a partire dai primi giorni del 2021 ad un’iniziativa sindacale forte che porti al centro della discussione una riforma fondata sulla tutela del territorio e dell’ambiente, sulla prevenzione e lotta agli incendi, sul contrasto alla desertificazione ed al dissesto idrogeologico, sull’ampliamento della superficie boschiva, sull’uso plurimo e produttivo del bosco, valorizzando i prodotti forestali a partire dal legno, alla produzione della biomassa, alla valorizzazione delle attività didattiche, culturali e turistiche ricreative del bosco, non tralasciando l’importanza dell’aspetto occupazionale”.

Con circolare del 25 settembre 2020, l’Assessorato della Salute ha previsto la possibilità per i laboratori di analisi di effettuare i tamponi rapidi per la diagnosi del Covid 19, fissando una tariffa regionale obbligatoria di 15 euro.
Taluni laboratori di analisi, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, hanno impugnato innanzi al TAR Sicilia Palermo il provvedimento di determinazione della suddetta tariffa, ritenendo il prezzo stabilito assolutamente inadeguato e diseconomico.
Con il ricorso, gli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia hanno rilevato come la tariffa sarebbe stata determinata in assenza di qualsivoglia istruttoria volta, se non ad una concertazione con le associazioni di categoria dei laboratori di analisi, quanto meno ad una audizione o consultazione delle stesse.
Inoltre, con il ricorso è stato rilevato come la tariffa sarebbe stata determinata in assenza di un’apposita analisi volta ad individuare i dati di costo e i prezzi di mercato. In particolare, l’assenza di qualsivoglia analisi di mercato avrebbe fatto si che l’Amministrazione regionale fissasse una tariffa del tutto disancorata non solo da quelle normalmente applicate dai laboratori – sia in Sicilia che nelle altre Regioni – ma, addirittura, avulsa dagli stessi costi di produzione.
Il prezzo imposto dalla Regione siciliana (15 euro), secondo i ricorrenti, sarebbe diseconomico e irragionevole, giacchè non terrebbe conto dei costi assai rilevanti dei kit per i test rapidi, dei costi del personale necessario per l’espletamento dei test rapidi, dei costi per i Dispositivi di Protezione Individuale (c.d. DPI) e per l’igienizzazione, indispensabili a garantire la sicurezza e la salute del personale e degli utenti.

Al riguardo, lo stesso Ordine Nazionale dei Biologi ha chiarito che la tariffa di 15 euro è insostenibile giacchè  “test viene venduto, dai fornitori ai laboratori di analisi, a circa 10 euro. Un costo a cui vanno poi aggiunte anche tutte le altre spese sostenute nei laboratori ed indispensabili per la obbligatoria messa in sicurezza e sanificazione dei locali a esclusivo interesse del personale e degli stessi pazienti”

Secondo quanto sostenuto nel ricorso, l’incongruenza della tariffa fissata in Sicilia sarebbe comprovata anche dal fatto che la Regione Puglia -tenuto conto di un’analisi dei prezzi applicati nella altre regioni – ha stabilito per i test rapidi una tariffa pari ad euro 25 (prezzi analoghi sono applicati in Campania e nel Lazio).

Inoltre, con il ricorso, è stata evidenziata un’evidente disparità tra la tariffa fissata per i laboratori di analisi e quella prevista per i medici di medicina Generale e per  Pediatri di libera scelta. A questi ultimi è, infatti, riconosciuta una tariffa pari a 18 euro e vengono gratuitamente forniti (a differenza di quanto accade per i laboratori) “i tamponi antigenici rapidi” e i necessari “Dispositivi di Protezione Individuale (mascherine, visiere e camici)” .
Il TAR Sicilia Palermo, Presidente dott. Calogero Ferlisi, Relatore dott. Sebastiano Zafarana, tenuto conto delle censure formulate dagli avv.ti Rubino e Impiduglia, ha ordinato all’Assessorato alla Salute di chiarire, entro 10 giorni, se la tariffa per i tamponi rapidi sia stata fissata a seguito di apposita “analisi volta ad individuare i dati di costo e i prezzi di mercato” .
Il Giudice Amministrativo intende, dunque, accertare se la tariffa fissata sia “diseconomica ed insostenibile per i laboratori di analisi”,

Il Tar ha, inoltre, fissato una nuova udienza per il 13 gennaio 2021 nella quale si pronuncerà sulla legittimità della tariffa dei tamponi rapidi.