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Munnu ha statu e munnu è…

 

Gioco forza, e contro la mia volontà, mi sono assentato per un periodo relativamente lungo perché sono stato alle Maldive per un periodo di vacanza “forzata”. Comunque, è andata.

Ricomincio a riprendere la mia attività e riapro dopo tanto tempo il mio attrezzo da lavoro: il pc.

Leggo, mi informo; il primo pensiero che mi viene in mente è il seguente: “In questo mese non solo non mi sono perso nulla, ma tutto rimarrà come prima; stesse facce, stessi soggetti, stesso politichese, stessi problemi. Ho solo scoperto oggi, ad esempio, che a Favara, città bistrattata da una cattivissima amministrazione della quale parleremo nei prossimi mesi, a ripulire le strade dalle sporcizie immani ci ha pensato il maltempo e non l’amministrazione guidata da una Anna Alba che riesce a trovare il coraggio di pensare di ricandidarsi alle prossime amministrative. Le piogge torrenziali hanno portato via tutto!

Mi ero fermato qualche giorno dopo l’elezione di Franco Miccichè a sindaco di Agrigento. Non so quanto sia cambiata la qualità, ad esempio, del Consiglio comunale. Una speranza: che Miccichè possa distinguersi dai suoi predecessori.

In Consiglio comunale sembra di rivedere un film già visto. Si è quasi tornati al passato; alcuni consiglieri, pur essendo stati bocciati dal popolo sovrano, si ritrovano seduti in Aula Sollano. Ricordate quando le figure politiche istituzionali si creavano dentro le segreterie politiche?

Poco importa se invece di entrare dalla porta principale si è entrati dallo sgabuzzino; l’importante è essere li. Certo, la volontà dell’elettore che vorrebbe scegliere i propri rappresentanti va a farsi benedire. E questa è una cosa orribile.

Vedo gente che dopo 20 anni è tornata “a fare politica” (ammesso che abbia mai finito…) seduta in Consiglio comunale, con sorrisi più preoccupanti che beneauguranti. E poi, i litigi, le smanie, gli spunnapedi per accaparrarsi una commissione, un sottogoverno, un incarico qualsiasi. Scene raccapriccianti già viste, trite e ritrite.

Essere fiduciosi in queste condizioni ci può stare?

Nel frattempo, in più ampie vedute politiche, assistiamo imperterriti ad un rinato (da che cosa?) onorevole Carmelo Pullara che “suggerisce” al presidente della Regione di nominare al più presto “un assessore agrigentino in Giunta”; Pullara, mastodontico, va anche oltre: ha i nomi pronti per occupare la poltrona assessoriale. Detta così: “O la Margherita della Valle del Belice o, nella peggiore (o migliore?) delle ipotesi, la saracena Giusy (sfruttando al massimo la ratio delle “quote rosa”).

Roba da matti! Defenestrato dagli Autonomisti, attualmente in cerca di autore, Pullara è componente di quella commissione regionale alla Sanità nella quale fanno parte altri onorevoli agrigentini: La Margherita di cui sopra (che per di più è anche la presidente) e l’agrigentino onorevole Gallo.

Pullara suggerisce, sfiata, nomina, sostiene, ammutta; cerca di stare in gioco o vuol mostrare ancora una forza che, francamente, pochi vedono. Il naufragio di Onda e Noi non lo scalfisce minimamente. Dimentica anche che il primo de profundis dovrebbe recitarlo per lui, visto che nella qualità di vicepresidente della commissione più importante regionale, insieme ai suoi omologhi Gallo e la Rocca Ruvolo, non è stato capace di smuovere un solo dito per migliorare una sanità agrigentina sempre di più allo sfascio.

In attesa di capire cosa vorrà fare da grande Carmelo Pullara, anche sirene forziste reclamano un assessorato a Nello Musumeci. Si, anche quel che rimane di Forza Italia (che si sente rinvigorita dagli ultimi ingressi). Faccia tosta, ma purtroppo è così.

Ci sono meriti prestigiosi o deve esserci per forza una spartizione? Stiamo cercando una sola motivazione per la quale Forza Italia provinciale (e il suo moderno e straordinario gruppo) chiede a viva voce un posto in Giunta. C’è qualcosa da ricordare?

Forse si. Ci si ricorda il silenzio assoluto. La pagina bianca (cioè senza nulla scritto) fra le più buie della storia politica agrigentina.

A presto.

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