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Nel giugno del 2017 Gianluca Scaccia, pastore originario di Canicattì, sparò due colpi di arma da fuoco al rivale in amore, ed ex amico, Vincenzo Curto.
Durante il processo di primo grado la vittima, nel frattempo emigrata in Germania, ritrarrà la versione dei fatti negando le accuse.
La Corte d’Appello ha anche rigettato la riapertura dell’istruzione dibattimentale con l’audizione proprio di Curto.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Angela Porcello, ha già preannunciato ricorso in Cassazione.

I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Agrigento disponendo anche in secondo grado la condanna nei confronti di Gianluca Scaccia, a dieci anni e otto mesi di reclusione per il reato di tentato omicidio. Entro novanta giorni verranno depositate le motivazioni.

Un micro telefono cellulare, nel corso di una perquisizione, è stato scoperto dalla Polizia penitenziaria di Agrigento in una cella del reparto “alta sicurezza” della casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo”. Il telefonino, completo di sim card e di carica batterie, è stato nascosto da un detenuto in carcere per mafia. Le indagini della Polizia penitenziaria sono, adesso, dirette a ricostruire i contatti telefonici del detenuto e su come il cellulare sia giunto all’interno del carcere.

L’Istituto scolastico “Fermi” di Aragona, con le sue sedi coordinate di Racalmuto e Favara, il prossimo lunedì 30 novembre riprende l’attività didattica in presenza. Gli studenti saranno accolti nelle rispettive sedi per riprendere le attività di laboratorio, cosi come consentito dal Dpcm del 03 novembre scorso, attualmente in vigore. Contestualmente sono state potenziate le procedure e i dispositivi per la prevenzione del Covid 19, in modo che il rientro a scuola possa avvenire in tutta sicurezza. Tutti gli studenti potranno svolgere le esercitazioni pratiche nei propri laboratori, continuando il proprio percorso didattico formativo. L’auspicio della preside Casalicchio e di tutto il personale docente è quello di poter ritornare al più presto ad una situazione di normalità, con la piena ripresa di tutte le attività di didattiche in presenza di cui la riapertura dei laboratori rappresenta un primo ed importante passo.

La Procura di Palermo indaga su uno scambio di salme che sarebbe avvenuto all’ospedale Civico di Palermo. Nei giorni scorsi nell’ospedale vi sono stati diversi decessi per Covid. I corpi sono stati restituiti alle famiglie per la sepoltura. Oggi, però, l’agenzia funebre contattata dai familiari di una delle vittime, che avrebbe dovuto portare la salma al cimitero di Messina, si è accorta di aver preso il morto sbagliato. Inizialmente si è pensato che vi fosse stato uno scambio con un’altra persona deceduta che, nel frattempo, era già stata tumulata a Roccamena, paese del palermitano. Ma i Carabinieri, ai quali la Procura ha delegato l’inchiesta, hanno accertato che i due decessi non sarebbero avvenuti in tempi ravvicinati, quindi si ipotizza che l’errore abbia riguardato un’altra salma. La tesi su cui lavorano i magistrati è che vi sia stato un errore nell’apposizione delle targhette coi nominativi dei defunti. Verosimilmente dovrà essere disposta la riesumazione dei cadaveri tumulati per errore.

Ad Agrigento non da oggi, venerdì, come annunciato in precedenza, ma da domani, sabato 28 novembre, cambia di nuovo la circolazione in Via Atenea. L’esperimento di rendere la strada transitabile 24 ore su 24, cancellando la Ztl, è stato oggetto di numerose polemiche, che hanno indotto il sindaco Miccichè e la sua giunta ad apportare dei correttivi agli orari della Ztl. Dunque, da domani sabato, via Atenea sarà chiusa al traffico automobilistico dalle 10:30 alle 12:30 e nel pomeriggio dalle 17:30 alle 20:30. Nelle restanti ore, compresa la domenica, la Ztl non sarà operativa e quindi la via sarà aperta al traffico automobilistico.

I corridoi del Palazzo di città di Agrigento si trasformano in galleria fotografica permanente grazie all’Accademia delle Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento e al suo preside, prof. Alfredo Prado. Da ieri mattina, infatti, dei grandi pannelli rappresentanti la città vista dall’alto ricoprono le bianche pareti interne del Comune suscitando l’attenzione e l’ammirazione degli utenti e degli impiegati. Il sindaco Franco Miccichè ha espresso pubblico ringraziamento a nome suo e della città al prof. Prado per il suo continuo impegno per abbellire Agrigento e migliorarne l’immagine per i cittadini e per i visitatori.

A Porto Empedocle la Polizia ha arrestato ai domiciliari due uomini e tre donne, tutti vicini di casa, protagonisti di una maxi rissa insorta nel quartiere cosiddetto “degli indiani”, innanzi l’Italcementi. Per futili motivi, ovvero contrasti di vicinato, si è scatenata la zuffa. Una delle donne, ferita, è stata soccorsa in ospedale ad Agrigento, per trauma cranico e 10 giorni di prognosi.

I genitori degli alunni della scuole dell’obbligo di Aragona che si sono costituiti in Comitato, stamattina hanno scritto al sindaco, Peppe Pendolino e al Commissario dell’Asp provinciale, Mario Zappia, perché preoccupati della decisione dell’amministrazione comunale di riaprire gli Istituti Scolastici.

“Questa decisione – si legge in una nota – ci sembra alquanto inopportuna, poiché i soli dati “ufficiali” mostrano che nel territorio di Aragona si profila giorno dopo giorno, una situazione epidemiologica non solo preoccupante, ma oseremmo dire anche “bordeline”. Se da un lato il primo cittadino parla di una situazione grave e preoccupante, dall’altro rassicura del fatto che il virus è circoscritto in tre, quattro famiglie. Qual è la verità? Come è possibile che con cinquantotto contagiati che – come scrive lo stesso sindaco sono solo dei dati parziali – il virus sia circoscritto a tre, quattro famiglie? Noi siamo una comunità di circa 9000 abitanti e questi numeri non sono indifferenti. A ciò si aggiunge anche il fatto che si sono riscontrati focolai non solo presso strutture di accoglienza per stranieri, ubicata in pieno centro cittadino, ma anche in una comunità di anziani.
All’interno delle scuole vengono rispettati tutti i protocolli di sicurezza e di questo ringraziamo il dirigente scolastico e tutto il personale docente. Ma il problema non è la scuola, ma la situazione sanitaria preoccupante che si è profilata fuori la scuola, ovvero nella nostra comunità. Abbiamo il dovere di tutelare la salute dei nostri figli e in tal senso avevamo proposto la costituzione di un’unità di crisi composta dai medici di famiglia, biologi e farmacisti del territorio, al fine di avere una più chiara situazione, ma tale proposta non ha avuto ad oggi nessun riscontro. In circa quaranta giorni dall’inizio dell’anno scolastico, la scuola è stata chiusa ben due volte, costringendo i nostri figli ad isolamento domiciliari. Inoltre si sono registrati già ben quattro contagi tra la popolazione scolastica e ciò crediamo sia un dato emblematico. In tale contesto crediamo sia necessario continuare con la didattica a distanza, visto l’imminente approssimarsi del periodo natalizio”.