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Si inserisce nel contesto di una serie di incontri istituzionali sul territorio Agrigentino, la presenza ieri dell’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Marco Falcone al Genio Civile del capoluogo. Ad Accoglierlo il dirigente, l’architetto Rino La Mendola e il sindaco di Agrigento Franco Miccichè.

 

“Oggi ho incontrato decine di sindaci – ha detto Marco Falcone – ed è sempre un privilegio per un rappresentante del Governo Musumeci perché dobbiamo e vogliamo essere serventi al territorio. Siamo qui per manifestare la nostra disponibilità alla nuova amministrazione e al sindaco Micciché”.

 

Tanti gli argomenti al centro del confronto, a partire dalle incompiute. Rispetto alla situazione della statale Agrigento – Palermo, l’assessore Falcone l’Assessore ha ribadito che “La Agrigento-Palermo è per noi una spina al fianco; pare che finalmente la Cmc abbia riacceso i motori, se è così bene, altrimenti vada a casa. Abbiamo diffidato la ditta esecutrice anche per il completamento dei lavori dell’Agrigento-Caltanissetta”.

Per quanto riguarda invece la città di Agrigento l’assessore ha annunciato: “Ci sono tante cose nel cassetto che riguardano i parcheggi e la riqualificazione urbana e, stasera, siamo qua per rappresentare la nostra disponibilità al sindaco Micciché”.

Inevitabile, durante l’incontro con i giornalisti presenti all’incontro, un passaggio sul viadotto Morandi: “Il viadotto sarà aperto al traffico veicolare leggero e, successivamente, a tutti i mezzi” e a chi gli ha chiesto i tempi di riapertura del Viadotto, Falcone ha risposto “Entro l’ottobre del 2021”.

 

L’assessore Falcone è intervenuto anche in relazione alla realizzazione della tanto attesa strada Mare-Monti che ha definito “un fiore all’occhiello per la nostra provincia perché collega la zona dei Monti Sicani al mare. Questa – ha spiegato – è una strada di competenza statale ma ci siamo candidati con convinzione a farla noi perché siamo convinti che le nostre strutture amministrative possono fare tanto”.

 

Falcone ha inoltre preso direttamente coscienza delle condizioni delle arterie stradali interne della nostra provincia realizzando un sopralluogo lungo le strade provinciali Sp24 e Sp35. “Sono strade – ha detto – estremamente dissestate che diventano delle vere e proprie mulattiere. Abbiamo voluto attraversarle perché un medico può curare bene un malato se lo visita”.

 

Nel corso dell’incontro, è intervenuto anche il Capo del Genio Civile, Rino La Mendola, che ha tracciato un bilancio delle attività svolte dall’Ufficio, nel corso del 2020.  “Nonostante quello appena trascorso sia stato necessariamente un periodo segnato dalla pandemia – ha affermato La Mendola – l’Ufficio è riuscito a raggiungere una serie di obiettivi in attuazione delle politiche per il territorio, adottate dal presidente Musumeci e dall’assessore Falcone. Tra le tante attività svolte, abbiamo censito lo stato di conservazione e di efficienza strutturale di ben 150 ponti ricadenti lungo le strade provinciali per consentire al Libero Consorzio e al nostro Assessorato la programmazione dei lavori per la messa in sicurezza del sistema infrastrutturale provinciale. In merito all’emergenza idrogeologica, abbiamo eseguito tredici interventi di manutenzione di altrettanti corsi d’acqua che attraversano il territorio provinciale. A settembre, in venti giorni, siamo riusciti a redigere il progetto e ad eseguire i lavori di pavimentazione delle strade agrigentine, consentendo alla Città dei Templi di ospitare, il 4 ottobre scorso, la fase finale della seconda tappa del Giro d’Italia. E ancora, la scorsa settimana abbiamo completato il bando per l’affidamento della progettazione esecutiva della strada Mare-monti, che collegherà i comuni della fascia centrale dei monti sicani alle Strade Statali 115 e 118. A questo si aggiunga la notevole semplificazione garantita attraverso l’adozione della piattaforma informatica “Sismica”, grazie alla quale oggi i tecnici possono presentare i progetti, direttamente dal proprio studio professionale, evitando code e assembramenti. Infine – conclude Rino La Mendola – abbiamo inserito nella programmazione della Regione una serie di lavori tra i quali, quelli per il restauro di Villa Genuardi, per il restyling del porticciolo di San Leone, per la ristrutturazione di una serie di edifici demaniali, per il recupero degli ipogei dell’Acqua Amara e del Purgatorio, per il completamento del Teatro Samonà e per il ripristino delle condotte fognarie tra le contrade San Calogero e Isabella di Sciacca”.

 

L’assessore Falcone e l’architetto La Mendola hanno anche ribadito al sindaco Micciché la loro disponibilità a lavorare insieme per la rigenerazione di Agrigento.

 

“Ringrazio l’architetto La Mendola e l’assessore per la loro disponibilità – ha commentato il sindaco Miccichè – Molti non sanno che l’assessore Falcone è stato il primo a chiamarmi per congratularsi subito dopo le elezioni annunciandomi che tutti insieme avremmo lavorato per il bene della nostra città e invitandomi a presentare progetti perché c’era la possibilità di farli finanziare in tempi brevi. Ed è proprio quello che faremo, grazie anche alla collaborazione dell’architetto La Mendola”.

Il protagonista della storia (vera) è un ragazzo di 19 anni che vive a Montalto Uffugo un paese di 22 mila abitanti in provincia di Cosenza.
Cosa avrà mai di interessante questa storia? – vi chiederete.
Interessante sarà scoprire cosa lui e la sua famiglia hanno passato dopo aver scoperto che il ragazzo aveva contratto il Covid. Ma per dovere di cronaca, racconterò tutto quello che è accaduto da ancor prima, che il risultato del test risultasse positivo.
Il 19 ottobre il protagonista ha la febbre.
Siamo sui 37 e mezzo, febbre che scomparirà da sola, nel giro di  un paio di giorni.
Ma il ragazzo, che ha la mamma paziente oncologica ha paura, si preoccupa per lei e vuole sottoporsi al tampone per precauzione, ed anche perché gli servirà per far rientro a scuola.
Il medico di famiglia non ritiene opportuno segnalare il caso alla ASL perché sostiene che la febbre non è abbastanza alta.
Così il ragazzo accompagnato da un familiare, va a farsi il tampone in un laboratorio privato; il risultato glielo daranno dopo 24/36 ore.
Siamo al 23 di ottobre.
Il ragazzo nel frattempo era già senza febbre e senza nessun altro sintomo, continua così a svolgere la sua vita di sempre. Un compleanno, un pub con gli amici.
La sera del 24 ottobre, il ragazzo scopre la sua positività al Covid. 
Da premettere che prima ancora che la famiglia conoscesse il risultato di quel tampone fatto spontaneamente dal protagonista di questa storia, in paese già corrono voci inquietanti e infamanti. Su di lui e sulla sua famiglia si dice di tutto, dal fatto che fosse stato accompagnato in maniera coatta a casa dalle forze dell’ordine, alle bugie circa la positività di tutta la famiglia.
Ma torniamo ai fatti. 
Constatata la positività, si attende che si attivi finalmente il protocollo, considerato il fatto che la mamma del ragazzo, paziente oncologica, in caso di negatività dovrà assolutamente essere allontanata da casa e messa in sicurezza.
Passano i giorni, ma nessuno va a far visita alla famiglia per effettuare i tamponi.
Il ragazzo sa di essere positivo perché ha un responso virologico privato, ma ancora nessuno ha ufficializzato questa positività. Barricati in casa, abbandonati da tutti, trascorrono la loro quarantena, cercando quanto più possibile di preservare la madre, affinché non entri in contatto con il coronavirus.
Sono invisibili.
Del protocollo in caso di positività non v’è traccia. 
Nessuno si domanda cosa stia accadendo in quella famiglia, nessuno si domanda se hanno bisogno di qualcosa, se stanno bene. Ci pensano solo i familiari che supportano i loro cari, con dedizione e lucidità.
Intanto il protagonista stesso cerca di avvertire gli amici con i quali ha avuto contatti negli ultimi giorni, ma non può fare affidamento sul tracciamento della Asl, che ancora non ha effettuato nessun tampone a nessun membro di quella famiglia.
Passano 10 giorni. 
Siamo al 2 di novembre, quando finalmente mamma, papà e sorella del protagonista – che nel frattempo coscienziosamente avevano rispettato la quarantena nel pieno rispetto delle regole e del bene altrui – vengono convocati dalla Asl per quel famoso tampone.
10 giorni dopo.
Ma oltre al danno la beffa.
Dalle 8 del mattino, all’una gli viene comunicato che sono finiti i tamponi e che non potranno essere sottoposti al test. Sarà la giovane sorella a pretendere – visto che sono stati convocati – che venga fatto loro l’esame. Sono tutti negativi.
Lo sapranno solo 6 giorni dopo.
6 giorni dopo.
Per non parlare delle condizioni in cui vengono tenuti i tamponi processati e non, presso il punto Asp destinato (ma questa è un’altra storia che racconterò a breve).
La tempestività non è contemplata nel protocollo già inesistente della Asp sul territorio.
Il giorno 4 novembre anche il protagonista viene sottoposto al tampone.
Finalmente, direte!
Sì, ma deve recarsi  con le sue gambe al centro Asp che dista 12 km dal centro del paese dove il giovane risiede. Con le sue gambe, con il suo mezzo, accompagnato da suo padre.
Quindi un malato di Covid, non riceve mai a casa i responsabili del servizio tamponi, ma si sposta da solo, per avere quel che spetterebbe invece a tutti i malati di questa maledetta malattia virale.
Morale della favola, anche il protagonista riceve il risultato delle analisi dopo 5 giorni, attraverso una comunicazione telefonica che reca in se ancora dubbi. Positivo, negativo? Sembra difficile anche leggere un referto.
Intanto i compagni del protagonista, quelli che con lui avevano trascorso le ore precedenti al suo malessere, si barricano anch’essi in casa insieme alle loro famiglie, con tutte le problematiche del caso, comprese quelle lavorative, rispettando la quarantena volontaria, in attesa di ricevere una comunicazione della Asp, che gli dica cosa fare, come comportarsi, come agire.
Tutti abbandonati a sé stessi sul territorio. 
Ad oggi ancora diversi ragazzi non hanno ricevuto la visita dei responsabili Covid della Asp.
Uno di loro  – che grazie alla coscienza propria e della sua famiglia è rimasto in quarantena a casa – ha scoperto solo ieri, dopo essersi sottoposto al test il 4 di novembre, di essere positivo.
E i suoi familiari hanno provveduto privatamente e personalmente a sottoporsi a regolare tampone anti-covid.
Sul territorio ogni giorno ci sono nuovi casi scoperti per caso, perché chi ha qualche sintomo si reca a farsi un tampone rapido presso strutture private e poi si attende, si attende per giorni, per settimane che qualcuno si accorga di loro.
Non c’è il protocollo, non si attiva. 
A Montalto Uffugo non si è attivato.
Sorge il dubbio che di tutti gli organi preposti alla gestione della vicenda Covid sul territorio, nessuno sia a conoscenza delle linee guida. 
Per la serie, “Si salvi chi può” perché sennò, finisce che il mondo si dimentica che esisti, una volta che ha finito di infangare e infamare famiglie che hanno avuto rispetto per il prossimo, senza ricevere in cambio neanche quello che spettava loro di diritto.
Simona Stammelluti 

Chiesto il rinvio a giudizio per 62 persone che usavano un gruppo whatsapp per elucede i controlli delle forze dell’ordine sulle strade del territorio di Canicattì.
Il gruppo si chiamava “Uomini imiezz a via” e sotto inchiesta sono finiti non soltanto chi scriveva nel gruppo ma anche chi vi faceva semplicemente parte.

L’indagine è scaturita dal ritrovamento del cellulare di uno dei membri del gruppo.

L’ipotesi di reato è interruzione di servizio pubblico in concorso.
Davanti al Gup del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella  per l’udienza preliminare, il  prossimo 25 novembre.

 

 

La data del prossimo 15 novembre decisiva per dichiarare il lockdown totale. In corso un monitoraggio serrato della situazione

Tutta l’Italia potrebbe diventare zona rossa, in quello che i medici hanno chiamato lockdown totale, a partire dal 15 novembre se non arrivasse una decrescita significativa dell’epidemia di coronavirus dopo gli ultimi Dpcm. Il governatore dell’Abruzzo, appena messo in zona arancione, sostiene che a breve anche l’Italia intera finirà in zona rossa, mentre il sottosegretario Sileri conferma la data del 15 novembre come spartiacque del lockdown totale. Nel frattempo si moltiplicano gli appelli ad una stretta maggiore. Gli inviti arrivano dalla fondazione Gimbe, dall’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri, dalla presidenza della Federazione degli ordini dei medici, e dalle organizzazioni di infermieri regionali. Una fonte governativa spiega all’agenzia di stampa Agi che si monitorerà la situazione nei prossimi 10 giorni. Se ci dovesse essere un peggioramento ulteriore, e diverse regioni dovessero passare nella zona rossa, non si escluderebbero provvedimenti conseguenziali più restrittivi, come anche quello di un lockdown generale. Anche “La Stampa” scrive oggi che il governo sarebbe pronto a proclamare il lockdown nazionale già a fine settimana se la crescita dei contagi non dovesse iniziare ad arrestarsi. In questo senso la data decisiva è quella del 15 novembre. Domenica prossima sarà passato il tempo necessario per valutare l’efficacia dei Dpcm di ottobre e dell’inizio di novembre: il quotidiano scrive che se fra cinque giorni la curva epidemiologica non avrà invertito la rotta, l’ipotesi più probabile è far entrare tutte le Regioni in zona rossa. Ipotesi, per ora, non certezze. Che però non lo diventeranno soltanto in base al numero dei positivi, visto che la saturazione degli ospedali potrebbe arrivare prima della discesa della curva dei contagi. Di rilievo è infine il parere di Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive alla Università Statale di Milano e direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’ospedale Sacco. Secondo Galli “Non c’è alcun dubbio che la situazione sia ampiamente fuori controllo, e l’appello dell’Ordine dei medici che ha chiesto il lockdown in tutta Italia in realtà esprime un parere che è assai generalizzato tra i medici del nostro Paese. I dati mostrano un costante incremento della diffusione dell’infezione e non siamo ancora alla riduzione del fenomeno. Quello che però soprattutto bisogna sapere fin da ora è che, in ogni caso, dopo un eventuale lockdown nazionale, non è che subito dopo si potrà fare come l’estate passata, altrimenti saremmo da capo”.

Il Comitato “Insieme per gioco” di Agrigento annuncia che a San Leone il parco giochi per bambini, “Piccola isola dei giganti”, è ritornato ad essere pienamente funzionante con il recupero delle altalene e della molla a delfino. Il Comitato “Insieme per gioco” commenta: “Grazie alla sensibilità della deputata regionale Giusi Savarino, che ha sostenuto l’iniziativa, ed alla celerità dei tecnici del Comune, finalmente la nostra” piccola Isola dei giganti ” torna ad essere pienamente funzionante. Cogliamo l’occasione per chiedere al Comune di installare, finalmente, le telecamere che ci furono donate per la vigilanza del parco, e di prestare maggiore attenzione ai bandi ministeriali e regionali volti a finanziare parchi gioco per i più piccoli. Agrigento deve essere una città anche a misura di bambino”.

Fino al prossimo 17 novembre, Vittoria in provincia di Ragusa e Centuripe in provincia di Enna, resteranno “zone rosse”. Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, tenuto conto del rapporto del dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria, ha firmato l’ordinanza di proroga. Le restrizioni adottate per limitare il contagio del Coronavirus nei due Comuni sono quelle già disposte lo scorso 2 novembre.

“Da più di due anni nel porticciolo turistico di San Leone insisteva una orribile discarica. Ieri sera abbiamo allertato il Sindaco di Agrigento, Francesco Miccichè, e questa mattina il miracolo è avvenuto: tutto pulito!” Così annuncia l’associazione ambientalista Mareamico, diretta da Claudio Lombardo, che aggiunge: “Questa mattina l’impresa Iseda si sta occupando anche di ripulire la piazzola di sosta in contrada Fondacazzo trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto.

Alfredo Geraci, 41 anni, palermitano, arrestato lo scorso 23 settembre dalla Squadra Mobile che lo ha scovato, da latitante, in un appartamento ad Altofonte, da poco meno di un mese collabora con i magistrati raccontando traffici e affari della famiglia mafiosa del mandamento di Porta Nuova di Palermo tra il 2012 e il 2013. Nei suoi verbali, tra l’altro si legge: “Mi occupavo di estorsioni e di dare autorizzazione e decidere il luogo dove mettere le bancarelle di sigarette al Capo, alla Kalsa e a Ballarò. Il pizzo veniva chiesto a tappeto, a tutti i negozianti, tranne a quelli con l’adesivo e cioè ai commercianti che aderivano ad Addiopizzo. Oltre alle estorsioni, mi occupavo di organizzare appuntamenti con altri esponenti mafiosi per conto dei capi mandamento”.

A Palermo è stato partorito un neonato con due teste. Secondo i medici la sua sopravvivenza sarebbe stata quasi impossibile. La madre invece si ostina a volerlo vedere crescere nonostante la grave malformazione. Poi il miracolo. E’ stata proprio la fede dei genitori e di tutti coloro che li hanno circondati in questi ultimi mesi a rendere possibile la salvezza del figlio. Grazie a una colletta, ed al volo di elicottero con medici e operatori donato dalla Regione, il bimbo è stato ricoverato al Bambin Gesù dove, nel corso di un’operazione davvero eccezionale, la sua seconda testa è stata eliminata. Adesso il bambino parla, gattona e cammina. Ha compiuto un anno ed è stato ribattezzato “il miracolo dei Cappuccini”.