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Associazione mafiosa, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio.

Di questo sono accusate le 33 persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, in seguito ad una inchiesta della Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio De Lucia.

In esecuzione dei provvedimenti, 18 persone sono state associate in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 9 sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Le misure cautelari si basano sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Messina nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Cesare”, concernente l’attuale operatività della famiglia mafiosa denominata “clan Galli”, operante nel rione “Giostra” di Messina e riconducibile a Luigi Galli, 64 anni, capo storico del sodalizio, la cui esistenza, negli anni, è stata riconosciuta in varie sentenze passate in giudicato. L’indagine, basata anche sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha consentito di individuare ulteriori 7 affiliati alla stessa cosca, ai quali è stato contestato il reato di partecipazione ad associazione mafiosa e di documentarne, fra l’altro, l’operatività con metodo mafioso, nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli e nella gestione delle relative scommesse illecite, i cui proventi alimentavano le casse del sodalizio criminale. Tale settore criminale è da sempre appannaggio della criminalità organizzata messinese, come accertato in passato in varie indagini. Le investigazioni hanno fatto emergere il ruolo di Giuseppe Irrera, commerciante di prodotti ortofrutticoli e genero di Luigi Galli, quale rappresentante di spicco del clan Galli sul territorio, in forza della fiducia accordatagli dal suocero che da anni è recluso in regime di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario. L’Irrera e i suoi sodali erano, fra l’altro, deditiall’organizzazione di competizioni clandestine di cavalli, da cui traevano ingenti profitti attraverso la gestione del correlato e proficuo business delle scommesse illecite. Il gruppo criminale aveva base operativa presso un noto negozio di rivendita di frutta e verdura di proprietà dell’Irrera, sito nel popoloso quartiere cittadino di Giostra, ove avvenivano anche le riunioni per organizzare le competizioni.Alcuni sodali (Francesco Vento, Grazie Maria Munnia, Vecchio Salvatore e Galli Giuseppe) si occupavano di accudire e preparare i cavalli, sottoponendoli agli allenamenti e, grazie ad un veterinario compiacente, alla somministrazione illecita di farmaci per migliorarne le prestazioni, nonché provvedendo alla raccolta del denaro puntato dagli scommettitori e alla gestione dei successivi pagamenti. Le corse clandestine si svolgevano nel corso della notte, in pochissimi minuti, su strade urbane ed extraurbane che venivano rapidamente chiuse al transito delle auto da gruppi di giovani a bordo di scooter e motocicli, con il fine di consentire il passaggio di cavalli e calesse e di rallentare l’eventuale intervento di pattuglie delle forze di polizia.Nel corso delle investigazioni sono stati documentati rapporti tra il gruppo criminale di Giostra e il catanese Sebastiano Grillo, per l’organizzazione di corse di cavalli tra scuderie messinesi e catanesi, nonché interessanti interlocuzioni con esponenti della criminalità mafiosa catanese, riconducibili al clan Santapaola, per la risoluzione di controversie connesse con la gestione dei proventi delle scommesse clandestine. Le gare tra messinesi e catanesi venivano organizzate nella zona di Fiumefreddo di Sicilia (CT), posta a confine tra la Provincia di Messina e quella di Catania. Le dinamiche che caratterizzano il controllo delle gare clandestine di cavalli ad opera della criminalità mafiosa, emergono proprio da un incontro tra l’Irrera ed esponenti del clan Santapaola di Catania, finalizzato a dirimere una controversia relativa ad una corsa che il messinese considerava irregolare, in quanto truccata da una scuderia rivale di catanesi. Guardando alcuni filmati della corsa, l’Irrera si era infatti accorto che alcuni giovani su uno scooter avevano favorito il calesse rivale, e ciò a suo dire lo legittimava a non pagare la posta perduta e a pretendere la ripetizione della competizione, cosa che gli fu accordata dai catanesi a seguito degli incontri chiarificatori con i Santapaoliani.

Giuseppe Irrera è anche indagato di trasferimento fraudolento di valori per avere fittiziamente intestato a prestanome una società immobiliare e le quote di una ditta titolare di una nota enoteca del centro di Messina. Le due società e i relativi beni aziendali, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, sono quindi state sottoposte a sequestro preventivo eseguito nella mattinata odierna.

L’operazione ha anche consentito di procedere all’arresto di numerose persone dedite alla distribuzione di droga di vario genere nella città di Messina, contestando il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ad 11 indagati. Un primo gruppo criminale capeggiato da Carlo Altavilla, operava sia nel rione messinese di “Giostra” che a “Santa Lucia Sopra Contesse”, nella zona sud della città, rifornendosi di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana in Calabria e Campania, per poi procedere alla distribuzione del narcotico al dettaglio, attraverso una rete di spacciatori. Lo smistamento della droga avveniva anche all’interno di un negozio di barbiere gestito da due sodali e le indagini hanno fatto emergere anche episodi di estorsione per il recupero di crediti derivanti dalle narco-transazioni. Un secondo gruppo criminale è stato individuato grazie all’indagine convenzionalmente denominata “Affari di Famiglia”, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud che ha documentato l’operatività di un sodalizio a composizione familiare, dedito alla stabile distribuzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, nei rioni “Villaggio Aldisio” e “Fondo Fucile”, ubicati nella zona sud della città. Una donna appartenente a tale gruppo criminale era solita utilizzare il figlio 12enne per effettuare le consegne senza incorrere nei controlli delle forze dell’ordine. Il minore è stato inserito all’interno di una comunità familiare, in ottemperanza di specifico provvedimento del Tribunale per i minorenni di Messina.

Un cane è precipitato da un balcone di un’abitazione, schiantandosi contro il parabrezza di un’auto parcheggiata su via Callicratide, ad Agrigento, cogliendo sgomenti i passanti e i residenti della zona.
Ancora non chiara la dinamica dell’evento. Sembrerebbe che il cane si sia sporto troppo dalla ringhiera, precipitando da circa 10 metri.

Per l’animale non c’è stato niente da fare.

 

Il sindaco annuncia: “Siamo molto preoccupati per la salute pubblica, firmo un’ordinanza, in vigore da domani, giovedì, con la quale si vieta lo stazionamento in centro città dalle 16 alle 22 e per l’intera giornata sia sabato che domenica. Nelle isole pedonali si potrà soltanto camminare o mettersi in fila per entrare nei negozi. Non si potrà inoltre sostare in spiaggia in tutto il litorale di Palermo, sabato e domenica. Inoltre ho inviato una nota all’Azienda sanitaria, all’Assessorato regionale alla pubblica istruzione e all’Ufficio scolastico regionale perché se non ho garanzie sulla sicurezza all’interno delle scuole dell’obbligo sono pronto a chiuderle con una ordinanza. Farò come ha fatto il sindaco di Bagheria che ha chiuso le scuole fino a sabato a causa dell’alta percentuale di contagi. Certamente sarà un provvedimento che dipenderà proprio dai dati relativi alla diffusione del virus nelle scuole dell’obbligo, perché sugli istituti superiori non posso intervenire. Rivolgo infine un appello a tutti a stare a casa il più possibile”.

L’associazione ambientalista MareAmico segnala che da diversi anni nella spiaggia di Punta Bianca, in territorio di Palma di Montechiaro, è presente un’abitazione abusiva che è stata edificata a meno di dieci metri dal mare. “Purtroppo – spiega Claudio Lombardo – anche in questa zona l’erosione costiera ha fatto perdere diversi metri di spiaggia ed ora la casa rischia di crollare in mare.Pertanto Mareamico ha chiesto al sindaco di Palma di Montechiaro di voler intimare al proprietario di abbattere la casa in questione, e qualora non ottemperasse nei termini previsti dalla legge, di provvedere ad abbatterla, in danno della proprietà

VIDEO di Mare Amico

A Fontanelle, frazione di Agrigento, sabato scorso un uomo di 40 anni è stato aggredito da due uomini armati che gli hanno puntato una pistola alla testa minacciandolo di ucciderlo. Il sopraggiungere di un’automobile ha indotto i due a desistere dalle loro intenzioni e fuggire. Adesso lo stesso uomo, nella sua cassetta postale, ha rinvenuto un proiettile per pistola. Sul posto sono intervenuti i poliziotti della Volanti e della Scientifica. L’uomo, accompagnato dal suo legale, ha sporto formale denuncia contro ignoti.

Una mozione di censura nei confronti dell’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, è stata depositata dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle e dal movimento “Cento passi”, tramite i rispettivi capigruppo, Giuseppe Lupo, Giorgio Pasqua e Claudio Fava. Con la mozione, che rappresenta un atto di “sfiducia”, si chiede al presidente della Regione, Nello Musumeci, di provvedere alla “immediata rimozione e sostituzione dell’assessore Razza”. E nella mozione tra l’altro si legge: “Se la Sicilia si trova oggi in piena emergenza Covid19, gravi responsabilità sono dell’assessore alla Salute Ruggero Razza che non ha svolto in maniera adeguata le sue funzioni di indirizzo e coordinamento della programmazione sanitaria e dell’assistenza territoriale ed ospedaliera per fronteggiare la pandemia, ed ha ritardato tutti i provvedimenti di sua competenza per attenuarne gli effetti consentendo il progressivo innalzamento del livello di rischio nella diffusione del virus creando dunque i presupposti che hanno portato la Sicilia ad essere dichiarata ‘area arancione’, con le conseguenti misure restrittive ai sensi dell’articolo 2 del DPCM del 3 novembre scorso”.

1.201 i nuovi positivi al covid-19 in Sicilia nelle ultime 24 ore. Sono 8.856 i tamponi effettuati.
I decessi sono 32, e diventano in totale 735.

Con i nuovi casi salgono così a 22.832 gli attuali positivi con un incremento di 893. Di questi 1.543 sono i ricoverati con un incremento di 53.
Sono 1348 in regime ordinario e 195 in terapia intensiva con un aumento di 8 ricoveri.
I guariti sono 276.

I nuovi positivi divisi per provincie:

Palermo 197,

Catania 308,

Ragusa 22,

Messina 102,

Trapani 84,

Siracusa 68,

Agrigento 260,

Caltanissetta 102,

Enna 58.

Il Commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, Mario Zappia, interviene sulle azioni di prevenzione e controllo sulle strutture residenziali della provincia volte a contrastare l’epidemia da covid-19: “Come è noto, la pandemia covid-19 ha avuto nell’ultimo periodo un significativo incremento del numero di soggetti positivi sia asintomatici, che paucisintomatici e sintomatici con necessità di ricovero. Tale situazione ha interessato l’intera nazione e, in questa fase, anche la regione Sicilia e la nostra provincia. E’ del tutto evidente che, fermo restando le attività ordinarie da assicurare alla popolazione sia nell’area ospedaliera che
territoriale, occorre prudentemente innalzare il livello di guardia nell’attività di controllo delle strutture residenziali territoriali per una doverosa attenzione nei confronti delle persone fragili. Oltre alle previste attività di prevenzione consistenti nell’effettuazione periodica dei tamponi sia sul personale che sui soggetti residenti nelle varie strutture, al fine di garantire un’ulteriore rassicurazione sulle condizioni assistenziali, anche alle strutture residenziali che non sono di diretta competenza dell’ASP, si è disposta un’attività di verifica tramite sopralluoghi straordinari in tutte le case famiglia, le case di riposo e comunque in tutte le strutture che insistono sul territorio aziendale in modalità congiunta dei medici del Distretto sanitario e del Dipartimento di prevenzione del comune dove insiste la struttura”.

Le dichiarazioni del neo pentito Alfredo Geraci confermano l’esistenza di un progetto di attentato esplosivo contro il magistrato Nino Di Matteo. I dettagli.

Un progetto di attentato contro il magistrato Nino Di Matteo, oggi componente del Consiglio superiore della magistratura, è uno dei misteri di mafia più recenti. Il boss pentito Vito Galatolo nel dicembre del 2012 raccontò: “La richiesta di uccidere Di Matteo arrivò da Matteo Messina Denaro. Noi ci mobilitammo per comprare l’esplosivo”. Adesso un altro collaboratore della giustizia, che ha appena saltato il fosso, Alfredo Geraci, ha raccontato che fu lui a procurare l’appartamento a Ballarò per ospitare il summit in cui si discusse dell’attentato a Di Matteo. Geraci non è a conoscenza dell’argomento della riunione. Poi il suo capo, Alessandro D’Ambrogio, gli raccontò in confidenza di una richiesta non meglio precisata di Messina Denaro ai mafiosi di Palermo. Il neo pentito Alfredo Geraci ha dichiarato: “Un giorno mi chiamò Alessandro D’Ambrogio, il capo del mio mandamento, Porta Nuova. Mi disse che aveva bisogno di un locale dove fare una riunione. Misi a disposizione la casa della sorella di mio suocero, un appartamento al secondo piano a Ballarò. Io rimasi giù per aprire il portoncino a chi arrivava”. Il racconto di Geraci è confermato da quanto già dichiarato da Vito Galatolo, secondo cui a trasmettere il messaggio di Messina Denaro sarebbe stato il boss di San Lorenzo Girolamo Biondino. Lo stesso Galatolo ha citato anche 150 chili di esplosivo acquistato in Calabria. L’esplosivo è stato cercato parecchio tempo dagli investigatori, tra Palermo e Monreale. Poi un altro boss pentito di Porta Nuova, Francesco Chiarello, ha sostenuto di avere saputo dello spostamento del carico di esplosivo in un posto sicuro. Nel frattempo le indagini della Procura di Caltanissetta sul progetto di attentato a Nino Di Matteo si sono concluse con l’archiviazione nonostante i riscontri alle dichiarazioni di Vito Galatolo, che ha precisato: “Messina Denaro chiedeva l’attentato perché Di Matteo sia era spinto troppo avanti”. Il boss latitante dal ‘93 avrebbe ingaggiato un esperto di esplosivi per eseguire l’attentato. E i boss palermitani progettarono di piazzare la carica esplosiva davanti al palazzo di giustizia di Palermo, o nei pressi dell’abitazione di Di Matteo. L’arresto di D’Ambrogio, il capo mandamento di Porta Nuova, ha congelato il piano. Ecco perché uno dei motivi di archiviazione delle indagini da parte della Procura nissena è che l’attentato non è stato compiuto, e quindi non vi sarebbero stati gli estremi per contestare il reato.