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Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha firmato un’ordinanza. Da lunedì prossimo chiuse anche le scuole dell’obbligo in città. Lo stesso Orlando spiega: “Preso atto del mancato invio di notizie circa lo stato delle strutture ospedaliere a Palermo e della tenuta del sistema sanitario complessivamente a livello regionale, con possibile ricaduta gravissima sulle condizioni di sicurezza dei cittadini, e preso atto del considerevole aumento dei contagi in tutta la Regione oltre che nella città e nell’area metropolitana di Palermo, ho deciso a malincuore di disporre a partire da lunedì prossimo la chiusura di tutte le scuole dell’obbligo della città”.

Secondo l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento i nuovi contagi da coronavirus in provincia di Agrigento tra mercoledì e giovedì sono 56. Secondo il ministero della Salute sono 135. Non è la prima volta che vi è discrepanza tra i due rilevamenti. L’Azienda sanitaria ha già spiegato giorni addietro che il ministero spesso riporta un dato cumulativo, che comprende anche alcuni giorni precedenti, aggiungendo che l’inconveniente sarebbe stato presto risolto dagli organi competenti.

Lei si chiama Genny, ed è una delle tante persone che è stata stipata nel pronto soccorso di Cosenza.
Al telefono mi parla con voce affannata, mentre tossisce forte. Il coronavirus le ha “regalato” una “polmonite interstiziale in Covid-positivo”, così recita il referto.
Quello che i suoi occhi vedono e che le sue orecchie sentono sa di film dell’orrore. Persone con ossigeno sdraiate su barelle attaccate l’una all’altra e persone invece come lei, che sono costrette a stare su una sedia, perché posto non ce n’è.

La mia domanda alla signora nasce spontanea: “e allora quelle tende che hanno messo all’esterno del pronto soccorso?

Mi risponde: “Non servono a nulla, sono solo deposito di materiale, non sono coibentate, non possono accogliere pazienti”.

Genny fa la docente, si contagia di Covid, così come suo fratello e sua figlia, che scoprirà di essere positiva da un documento ufficiale che riporta l’elenco dei positivi e che gira in rete, (senza rispetto per la privacy) e senza che nessuno si sia preso la premura di avvertirla.

La situazione della donna si aggrava, con l’ambulanza la trasferiscono al pronto soccorso, dove attende che le venga fatta una Tac, ma i tempi sono lunghi, lunghissimi, la situazione è agghiacciante, sembra un lazzaretto di manzoniana memoria. Disordine, confusione, dolore. Non si sa se quelle persone sono affette da covid-19 o da altre patologie, ormai non esiste nessun triage che possa tenere ordine tra i malati. Tutti stipati in quella stanza, tutti in attesa di ricevere quel che spetta loro di diritto, essere curati e salvati.
Tossiscono, si lamentano, stanno male … chiedono aiuto.
Forse nel terzo mondo, le persone hanno più dignità.

A Genny viene data una cura e rimandata a casa, la sua situazione non è cosi grave da restare lì, anche perché posti non ce ne sono, o meglio, non ci sono posti nelle aree adibite al caso, ma la struttura ospedaliera è vuota, i reparti sono vuoti, alcuni medici sono stati messi in ferie. Sono gli stessi infermieri che lo dichiarano ai microfoni de “La C news”, medici costretti a curare infetti e non infetti senza distinzione, senza sapere a cosa vanno incontro ogni volta che approcciano ad un malato.

Ma torniamo a Genny, che al telefono mi racconta di come dopo un periodo di cura, deve sottoporsi ancora a Tac. Chiama l’ambulanza, ma la sua saturazione è buona e allora le viene detto di restare a casa. Ma la donna deve tornare in ospedale. I sanitari del 118 allora la riportano all’Annunziata e lì aspetterà dalle 7 del mattino alle 13 quando le rifaranno l’esame diagnostico.

Prova a chiamare i Carabinieri, per chiedere di intervenire in quella situazioni così drammatica.
“Non è nostra competenza” – le viene risposto.

Il cittadino malato abbandonato, ma anche medici ed infermieri sono abbandonati, all’Ospedale Civile di Cosenza. Lavorano con turni massacranti da giorni ormai, e non sanno come gestire tutta quella gente in uno spazio così piccolo, tra disordine e confusione e stanchezza.

Questa la situazione, questo lo scempio della Sanità Calabrese e non basta più il “Manteniamo alta la guardia, state lontani e mettete la mascherina”.
Ci si ammala e serve un intervento urgente, per questa terra che non trova pace, alla mercé di un virus killer e del menefreghismo dei vertici e della politica.

Simona Stammelluti 

Ad Agrigento una maxi rissa si è scatenata nel centro d’accoglienza lungo viale Cannatello, al Villaggio Mosè. Protagonista dello scontro è stato un gruppo di migranti che si sono picchiati lanciando anche degli oggetti. Le forze dell’ordine sono intervenute tempestivamente. Nessuno ha subito ferite ma solo lievi contusioni. Approfittando della rissa, tre migranti hanno tentato la fuga ma sono stati bloccati in tempo.

Mai così tanti come nelle ultime 24 ore. SONO 1.692 i nuovi contagiati. Anche sul fronte dei decessi si registra un aumento. Sono 40 i morti, che diventano in totale 802. Il ministero della salute da sapere che i tamponi processati nelle ultime 24 ore sono 9.455.

Il numero degli attualmente positivi e’ di 24.914 mentre le persone ricoverate con sintomi sono 1.391 (+15) delle quali 205 (+3 rispetto a ieri) si trovano in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 23.318 persone. I guariti/dimessi dall’inizio dell’emergenza sono ad oggi 10.958

I NUOVI CONTAGI PER PROVINCIA:

Palermo 393,

Catania 373,

Ragusa 80,

Messina 105,

Trapani 317,

Siracusa 114,

Agrigento 135,

Caltanissetta 63,

Enna 112

Cresce ed anche notevolmente in provincia di Agrigento il numero dei positivi al Covid 19. I focolai si formano, ormai per la maggior parte in famiglia. Infatti, sono sempre più numerosi i nuclei familiari che sono in quarantena. Uno dei problemi che non si riesce a risolvere, malgrado se ne parli parecchio, è quello di isolare i soggetti positivi asintomatici o con lievi sintomi, ospitandoli negli alberghi o nei bed and breakfast. Sarebbe un’ottima soluzione anche per far si che queste strutture possano anche guadagnare visto e considerato che di affari ne hanno conclusi ben poco. Isolare i malati significherebbe anche potere evitare altri contagi in famiglia. La maggior parte delle persone vive in abitazioni piccole, con spazi ridotti, pertanto, è difficile starsene isolati dal soggetto affetto dal Covid 19. Tra l’altro, nella maggioranza dei casi c’è anche un solo bagno. Ecco perché, molti gestori di B&B della provincia agrigentina hanno lanciato questa ipotesi al Governo regionale e nazionale: ospitare i soggetti asintomatici o con lievi sintomi nelle loro strutture. Sarebbe anche un toccasana per rilanciare l’economia di questo settore che ha fatto registrare perdite oltre il 50 per cento, in alcuni casi si raggiunge anche il 70 per cento, per l’assenza dei turisti. Inoltre, si potrebbe affidare il servizio pasti alle tante attività di ristorazione che in questo momento sono chiuse per le disposizioni contenute negli ultimi due DPCM varati dal Governo Conte.

L’amministrazione comunale di Agrigento guidata dal sindaco Franco Miccichè comunica che domani, 13 novembre si svolgerà regolarmente il mercato di Piazza Ugo La Malfa. “Com’è avvenuto anche la scorsa settimana, al fine di garantire le norme sul distanziamento sociale, sulle mascherine e sulla sanificazione, è previsto il servizio di sorveglianza da parte dei Vigili Urbani, coadiuvati dalla Protezione Civile e dalla Croce Rossa -sottolinea il sindaco – per potere mantenere un servizio utile ai cittadini e assicurare la sopravvivenza economica degli operatori, confidiamo nella sensibilità dei cittadini e degli stessi operatori affinché il mercato si possa svolgere in totale sicurezza”.

A Siculiana ennesima fuga di migranti dall’ex Villa Sikania. L’intervento del sindaco Zambito. Naufragio e morti nel Mediterraneo. Lo sfogo della Ong Open Arms.

A Siculiana ennesima fuga, la seconda nell’arco di tre giorni, di migranti ospiti del centro d’accoglienza sito all’interno dell’ex Villa Sikania. Dalla struttura sarebbero fuggiti tra i 30 e i 40 minorenni non accompagnati, che si sono diretti verso il centro abitato. Il sindaco di Siculiana, Peppe Zambito, commenta all’Ansa: “Sono in corso le ricerche di polizia e carabinieri, c’è un maxi schieramento di forze dell’ordine che sta cercando di recuperare quanti più immigrati possibile. Si tratta di minorenni tunisini non accompagnati, si aggirano con aria spaesata. Fra i miei concittadini c’è allarme non perchè temono violenze, perchè non ce ne sono mai state, ma perchè siamo in tempo di pandemia. Non sappiamo se nella struttura ci sono persone poste in quarantena o casi di positività. E’ questo che crea allarme, non è certamente una questione di razzismo. Fin dal mio insediamento, mi sono trovato in sintonia con il prefetto di Agrigento e vogliamo lavorare per fare in modo che la struttura possa essere riconvertita ospitando famiglie o minori”. Nel frattempo, la Ong Open Arms ha soccorso un gommone naufragato nel Mediterraneo centrale, in acque libiche, con a bordo un centinaio di persone. Su twitter la Ong ha scritto: “Abbiamo terminato il soccorso, sono 5 le persone decedute per ora. L’equipe medica sta assistendo tutte le persone, circa cento, tratte in salvo dopo essere finite in acqua perché si è sfondato il fondo del gommone su cui si trovavano da un paio di giorni”. Tra i morti vi è anche un neonato di 6 mesi, Joseph, originario della Guinea. La salma di Joseph è stata portata a Lampedusa e si trova adesso nell’obitorio dell’isola. In un video, il presidente di Open Arms Italia, Riccardo Gatti, ha commentato: “Questo ennesimo naufragio dimostra come sia necessaria prima di tutto un’operazione congiunta in mare da parte dei governi dell’Unione europea e l’apertura di corridoi umanitari”.

Al Comune di Agrigento le carte d’identità sono rilasciate entro 7 giorni. Così annuncia l’assessore comunale con delega all’Anagrafe, Roberta Lala, a termine di un incontro con il responsabile dell’ufficio, Angelo Miccichè. La stessa Lala commenta: “Ho voluto comprendere i tempi di consegna delle carte d’identità. Ho potuto verificare che non esistono più i tempi biblici di cui si parla. E questo grazie al lavoro del responsabile di servizio Angelo Miccichè, a Giuseppe Pirrera che gestisce l’info point, cioè le prenotazioni, e agli altri collaboratori di sportello. Il servizio è reso con una prenotazione che raggiunge un tempo massimo di 7 giorni. E’ già abbastanza ragionevole, ma cercheremo di migliorarlo ulteriormente e terremo conto di eventuali esigenze”.

I rappresentanti della Fipe (Federazione pubblici esercizi) – Confcommercio hanno incontrato il sindaco Franco Miccichè e l’assessore comunale alle Attività produttive Franco Picarella per rappresentare le difficoltà che incontrano i titolari di pubblici esercizi in questo momento di grave crisi. Le limitazioni rischiano di imporre la chiusura a tante aziende. Sono stati chiesti sgravi per le tasse, contributi più sostanziosi dallo Stato e dalla Regione, agevolazioni per pagare gli affitti e il blocco di nuove licenze. Tema importante è stata anche la lotta all’abusivismo. Il sindaco Franco Miccichè ha rassicurato: “Come Comune abbiamo dato il via alla possibilità di diminuzione delle imposte tari, tosap ed imu. Ci faremo carico di sollecitare ulteriormente il governo per venire incontro a questa categoria”.