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Voleva scappare dalla nave quarantena, non riusciva più a sopportare di rimanere a bordo, così, questa mattina, ha pensato di lanciarsi nel vuoto, da un’altezza di circa sette metri, ma è caduto pesantemente al suole riportando gravissime ferite. Protagonista un tunisino che è arrivato a Lampedusa a bordo di uno dei tanti barconi. Da qualche giorno era a bordo della nave quarantena Rhapsody, ma sembra che come tanti altri compagni, voleva scendere, essere lasciato libero. Così, stamani approfittando che la motonave è entrata in porto per i rifornimenti, ha pensato bene di lanciarsi nel vuoto. Adesso, rischia di rimetterci la pelle. Le sue condizioni sono serie. E’ stato trasportato in ospedale tramite l’ambulanza del 118.

Non mi sentivo tanto bene, forse era solo il male di stagione.
Ogni anno di questi tempi scatta quel fastidioso raffreddore di due o tre giorni.
Ma quest’anno è diverso; lunedì andrò a fare il tampone, per i fatti miei, così mi tolgo il pensiero.
Lunedì 9 novembre siamo in tanti davanti al laboratorio privato, tutti in attesa della stessa cosa, sapere se si è o meno positivi al Covid-19.
E’ il cosiddetto tampone rapido, ti danno il risultato in meno di un’ora.
In meno di un’ora scopro di essere positiva.
Che faccio?
Prima di ogni altra cosa, chiedo ai miei familiari di sottoporsi allo stesso test a tempo di record; tutti negativi, per fortuna.
Resto sola.
Il medico curante avvia le comunicazioni con la Asp, mi dà la cura che mi necessita: tachipirina, antibiotico, visto che mi fa male anche l’orecchio.
Aspetto.
Nelle ultime ore ho letto di tutto.
Non funziona niente, sembriamo malati di serie B.
Ma in Calabria, mi domando, esistono malati di serie A? Sono mai esistiti malati di serie A?
Ho avuto a che fare con la Sanità pubblica in Calabria in passato, per 11 lunghi anni, potrei scrivere un trattato su cosa non va. La Sanità fa acqua da tutte le parti, si sta scoperchiando tutto lo schifo atavico di una terra di ‘ndrangheta.
Aspetto.
Penso che sarò l’ennesimo “isolato abbandonato”.
Sono sola.
Ma fortunatamente ho chi mi aiuta, se ho bisogno. Medicine, spesa, chiamo, lei arriva.
Penso a chi però non ha l’amica del cuore che aiuta materialmente e rinfranca lo spirito.
Aspetto. 
E’ mercoledì 11 novembre quando da numero anonimo mi chiama un ragazzo che dice di essere dell’Asp e che con un linguaggio quasi incomprensibile mi avvisa che mi richiameranno per dirmi quando fare il tampone. Dovrebbe essere il 19, no, il 21, no il 23. C’è confusione in quel che dice, ma è certo – dice – che qualcuno mi avviserà. E’ il primo tampone ufficiale, quello che devo fare e che dovrò fare recandomi con il mio mezzo al Drive-in allestito in Taverna di Montalto Uffugo in provincia di Cosenza. Sì, perché solo chi non deambula, riceve il tampone a domicilio, così mi han detto.
Nessuno mi richiama, chiamo io al medico preposto al servizio e vengo a sapere che il mio nome è inserito nell’elenco dei tamponi da effettuare il giorno 18 novembre. Ma nessuno mi aveva avvertito. La programmazione è fatta un po’ alla carlona, penso, ma non lo dico.
A che ora? – chiedo.
Dalle 8.
Dalle 8 sono lì.
C’è grande caos, tante, tantissime macchine in fila, non si capisce dove mettersi: dalla parte di chi ha già il covid o da quella di chi ancora non sa? Chiedo. Sono nella corsia sbagliata. Mi sposto, ma tanto non cambia un granché.
Aspetto.
Sono quasi le 13 quando arriva il mio turno.
Mi rendo conto che la situazione è complicata in quel posto.
Il personale è troppo poco per smaltire quella mole di lavoro, e allora perché nessuno interviene?
Domando ad una dottoressa che è sul posto quando mi verrà consegnato il risultato del tampone effettuato.
Mi viene risposto che se sono negativa nessuno mi comunicherà nulla. Se invece il tampone processato dovesse risultare ancora positivo me lo comunicheranno e allora si dovrà ricominciare tutto daccapo.
Da sola, l’attesa, nessuno che dall’amministrazione comunale si domandi se io abbia o meno bisogno di qualcosa o che sia capace anche di un gesto di pietà, una vicinanza umana. Riprenderà l’attesa di qualcuno mi chiami da un numero anonimo e mi dica cosa fare, quando, come.
Ma se fossi negativa al tampone – che so per certo deve essere processato in 48 ore al massimo – non ci vorrebbe un secondo tampone che attesti in maniera inequivocabile che sono negativa e quindi guarita e che pertanto sono pronta per rivedere la mia famiglia e tornare a lavorare e alla normalità?
Nessuno ha risposto a questa domanda. 
Questo periodo passerà alla storia come quello in cui nessuno risponde alle domande, nessuno ha risposte adeguate, anche su cose che sembravano scontate, accertate, collaudate ormai.
Aspetto.
Aspetto che qualcuno mi dica. Anzi no, spero che NESSUNO mi dica più nulla.
E così sia.

 

Questa è la storia di una delle tante persone che sono affette da Covid e che dal dover essere isolate per quarantena obbligatoria, sono diventante “isolate abbandonate”.

Eseguite 6 misure cautelari in carcere e ai domiciliari oltre al  sequestro di due associazioni attive nel trasporto di emodializzati. Contestati, a vario titolo, i reati di falso e di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati di falso, truffa ai danni dello Stato e frode nelle pubbliche forniture. Un affare milionario gestito anche da pregiudicati per traffico di droga aggravato dall’agevolazione mafiosa, nell’operazione “Bloody Mary”.

Le operazioni sono state eseguite dai finanzieri dl Comando Provinciale e coordinate dal Procuratore aggiunto di Palermo Salvatore De Luca. Disposto anche il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale di due associazioni palermitane di volontariato operanti nel settore sanitario-assistenziale, la Emergency Leader Onlus – Avel – e la Confraternita di Misericordia, che da oggi sono affidate ad un amministratore giudiziario

Le indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle di Palermo hanno fatto emergere come la Avel, che svolgeva per conto dell’Asp di Palermo il servizio di trasporto emodializzati, dietro l’apparenza di una Onlus, nascondeva un’autentica attività d’impresa, gestita di fatto “da soggetti pregiudicati per gravi reati (traffico di droga aggravato dall’agevolazione afiosa)”, che, per ottenere il rilascio della necessaria certificazione antimafia, avevano attribuito formalmente la veste di presidente a un incensurato. In sede di stipula e rinnovo delle convenzioni con l’Asp, gli indagati hanno quindi prodotto false certificazioni concernenti la natura di Onlus dell’ente e l’attestazione che quest’ultima fosse amministrata da soggetti immuni da precedenti penali, grazie alle quali l’Avel ha potuto accedere alle convenzioni pubbliche. Le indagini svolte hanno poi permesso di documentare l’esistenza di un vero e proprio cartello fra i rappresentanti di sette associazioni palermitane che svolgevano il servizio di trasporto emodializzati per conto della locale Asp, capeggiate dalle referenti della Confraternita di Misericordia. Il patto illecito, concretamente attuato tramite la creazione di chat su whatsapp, prevedeva che i diversi partecipanti concordassero di rifiutare, adducendo false situazioni di indisponibilità, l’accettazione del trasporto collettivo dei pazienti, rendendosi disponibili solo al più remunerativo trasporto singolo dei malati, così ingannando l’Asp e causando un danno rilevante alle casse pubbliche.

Totò Cuffaro è a lavoro per ricostituire la Democrazia Cristiana. Il messaggio dell’ex presidente della Regione pubblicato su Facebook.

Totò Cuffaro intende rifondare la Democrazia Cristiana e da alcune settimane è impegnato a tale fine. Cuffaro ha più volte ribadito pubblicamente di non potere aspirare personalmente ad alcuna elezione e carica pubblica a causa della condanna a 7 anni inflittagli dalla Cassazione nel gennaio del 2011 per favoreggiamento verso appartenenti alla mafia. E la sentenza ha comportato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ciò non gli impedisce di seminare, coltivare e raccogliere i frutti di un progetto politico che, tra l’altro, assurge a riscatto di una generazione politica. E Totò Cuffaro, in riferimento al suo progetto di lanciare la nuova Democrazia Cristiana, ha scritto su Facebook un post. E si legge:
“L’impegno ed il lavoro umile ma ricco di passione, mio e di tanti giovani e meno giovani, è finalizzato a far rinascere la Democrazia Cristiana.
Non c’è in me nè l’interesse e neppure l’intenzione di “destrutturare” l’UDC, che è un partito moderato e di centro, col quale speriamo e vogliamo ritrovarci in una grande casa comune dei moderati.
Figuriamoci se poi chi lascia l’UDC va nella Lega” (il riferimento di Cuffaro, non scritto, è a Vincenzo Figuccia, appena transitato dall’Udc alla Lega).
E Cuffaro prosegue in replica a quanto affermato in proposito da Gianfranco Miccichè, e, ancora nel suo post, scrive:
“Se la Democrazia Cristiana è il passato, come pensa e dichiara l’onorevole Gianfranco Miccichè, o invece sarà il futuro, come credo, non solo io, ma tanti Siciliani, lo vedremo tra non molto, il tempo di raccogliere le adesioni e strutturare la Democrazia Cristiana nuova.
Intanto, in settimana apriremo la sede regionale della Democrazia Cristiana, la prima di una lunga serie.
Credo che chi abbia a cuore una Sicilia con la presenza di un’area politica ideologizzata, libera, plurale e moderata, dovrebbe incoraggiare questo nostro lavoro, non preoccuparsi o peggio ancora “sbuffare”.

 

di Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I Carabinieri della stazione di Mascali e del nucleo Cinofili di Nicolosi, in provincia di Catania, hanno arrestato in flagranza di reato un uomo di 37 anni per spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato di energia elettrica e detenzione abusiva di munizioni. Nello scantinato dalla sua abitazione, i militari dall’Arma hanno scoperto 25 chili di marijuana, conservata in cinque grosse buste. E poi 40 piante di cannabis indica coltivate con un allaccio abusivo alla rete pubblica di energia elettrica. E poi 24 cartucce calibro 12.

Prosegue l’azione della Guardia di Finanza di Agrigento di contrasto al fenomeno dell’indebita percezione del reddito di cittadinanza. I militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria, su disposizione del Procuratore Capo di Agrigento, Luigi Patronaggio e del Sostituto Gloria Andreoli, hanno eseguito il sequestro preventivo di 8 social card utilizzate per fruire del reddito di cittadinanza, che si aggiungono alle 11 già sequestrate nei giorni scorsi. I titolari delle carte sequestrate sono tutti indagati a piede libero per i reati di indebita percezione di reddito di cittadinanza e falso in autodichiarazione. Nel caso odierno il reddito di cittadinanza è stato indebitamente assegnato ai nuclei familiari di 8 soggetti condannati per associazione di tipo mafioso, omicidio, e traffico di sostanze stupefacenti.

Ad Agrigento si è svolto un incontro al Comune tra il Sindaco Francesco Miccichè e il vice Sindaco Aurelio Trupia con Claudio Lombardo di Mareamico, Fabio Galluzzo di Marevivo, e Filippo Maccari dottore forestale e ambientale. Sono stati trattati diversi argomenti. MareAmico riferisce: “Lo spazio maggiore è stato riservato alla vicenda di Punta Bianca. Il Sindaco Miccichè ritiene che l’area di Punta Bianca, per l’alto valore naturalistico e paesaggistico, meriti maggiore attenzione da parte delle Istituzioni e pertanto intende spendersi per la valorizzazione di questi luoghi. Si è parlato anche dell’erosione costiera di Zingarello e Drasy, del boschetto del viale delle dune, delle spiagge del lungomare Falcone Borsellino, della foce del fiume Akragas, del porticciolo turistico di San Leone e del pericoloso tubo fognario giacente sulla spiaggia di Marenostrum. Le associazioni ambientaliste hanno prospettato diverse soluzioni per questi problemi ed hanno trovato la piena disponibilità da parte del Sindaco Miccichè a trattare e risolvere tali problematiche. Seguiranno altri incontri attraverso i quali saranno modulati gli interventi ambientali nella città di Agrigento”.

Positivo al tampone rapido anche il sindaco di Montallegro Caterina Scalia. Dall’inizio della pandemia, per la prima volta, è un amministratore locale ad essere colpito dal virus. La notizia è stata diffusa in serata, con altri cinque nuovi casi che si sono registrati tra Montevago, Realmonte e Racalmuto.
Il primo cittadino del piccolo centro dell’Agrigentino sui social ha annunciato di essere risultata positiva ad un primo controllo dopo aver avvertito i primi sintomi della malattia. “Siamo in attesa del risultato del tampone molecolare – ha spiegato sui social – ma credo sia giusto condividere con ognuno di voi quello che sta accadendo. Rientro in quella categoria di lavoratori che oggi vive in prima linea la situazione di emergenza, sono giornalmente a contatto con molte persone e nonostante le mille precauzioni sono sempre stata consapevole del rischio a cui andavo incontro. La preoccupazione è tanta, ma ho sempre svolto il mio lavoro con devozione e responsabilità, non mi sono mai tirata indietro dinanzi le difficoltà e mi sono sempre messa al servizio degli altri. Già questa mattina – ha aggiunto il primo cittadino montallegrese – l’ufficio Cup di Ribera, dove giornalmente lavoro, è rimasto chiuso. Domani mattina verranno effettuati gli interventi di sanificazione degli uffici comunali. Invito le persone che sono venute in contatto con me alla prudenza e a mantenere il distanziamento sociale. Nessuno è immune. Ognuno di noi ha la responsabilità di preservare la salute dei propri familiari e amici, vi invito quindi alla prudenza e a rispettare le norme vigenti. Grazie perché so che mi sarete vicino, vi aggiorno presto! Un abbraccio”. Anche Realmonte in ansia.
“Abbiamo appreso in via informale che altre due persone sono risultate positive al Covid-19. Sono in isolamento domiciliare, stanno bene e sono in attesa di verifica da parte dell’Asp”. Ad annunciarlo è il sindaco Sabrina Lattuca. Ad oggi, secondo il primo cittadino,sono 15 i casi totali, di cui un guarito.

Cresce inarrestabile la curva dei contagi in Sicilia.

Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.837 nuovi casi di Covid-19, a fronte di 9.479 tamponi effettuati.

44 i morti.

I dati sono nel bollettino diffuso dal Ministero della Salute, aggiornato alle ore 15 di oggi.

Gli attuali positivi sono 32.102, di cui 1.528 ricoverati in ospedale con sintomi, 240 in terapia intensiva, e 30.334 in isolamento domiciliare.

Dall’inizio dell’emergenza sanitari complessivamente in Sicilia registrati 46.528 casi; guariti 13.411, mentre i decessi superano le mille unità, 1.015.

I nuovi casi per province:

Catania 426.

Palermo 478

Messina 324

Ragusa 132

Trapani 291

Siracusa 77

Agrigento 96

Caltanissetta 72

Enna 41