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Il Ministro degli affari regionali Francesco Boccia mette fine alla speranza siciliana di modificare le misure restrittive adottate per bar e ristoranti.

“Qualcuno non comprende la situazione sanitaria” ha detto il Ministro, una risposta che spegne le speranze di Nello Musumeci di rendere più morbide le misure nell’Isola. La Regione Siciliana con il suo presidente ieri aveva anticipato l’ipotesi di un disegno di legge.

Ma da Roma fanno capire che, se dovesse essere approvato, sarà immediatamente impugnato.

Dopo la condanna a 8 anni e 6 mesi per il buco creato da Silvana Saguto e dal suo “cerchio magico” nel sistema dei beni confiscati, per l’ex magistrato arrivano le conseguenze di carattere economico.  Il tribunale di Palermo ha deciso già delle confische per alcuni imputati, in modo da blindare una parte dei risarcimenti. A Silvana Saguto è stata confiscata la casa di via De Cosmi, dove abita con la famiglia: “per un valore di 328 mila euro”, dice la sentenza. A Cappellano è stato confiscato un immobile in via Roma, «per un valore di 100 mila euro», stesso provvedimento per 11 quote della “Legal gest consulting srl” con sede in via Mariano Stabile 43 (valore 256 mila euro).

Il tribunale presieduto da Andrea Catalano ha disposto risarcimenti per 2,1 milioni di euro in favore della Presidenza del Consiglio. Per “danni non patrimoniali”. La cifra più alta deve pagarla Silvana Saguto, 500 mila euro, ma anche gli altri imputati condannati dovranno sborsare cifre consistenti. L’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, 400 mila; l’ex professore della Kore Carmelo Provenzano, 250 mila; il marito della Saguto, Lorenzo Caramma, e l’amministratore giudiziario Roberto Santangelo, 200 mila euro ciascuno; l’ex prefetto Francesca Cannizzo e il colonnello Rosolino Nasca, 150 mila euro ciascuno; la moglie di Provenzano, Maria Ingrao, e la cognata, Calogera Manta, 100 mila euro ciascuna; l’avvocato Walter Virga e il professore Roberto Di Maria, 50 mila euro ciascuno.
Risarcimenti anche per la Regione Siciliana. Saguto (50 mila euro), Cappellano (40 mila), Provenzano (25 mila), Caramma e Santangelo (15 mila ciascuno), Cannizzo e Nasca (10 mila ciascuno), Manta e Ingrao (5 mila ciascuna), Virga e Di Maria (2.500 euro ciascuno).

Risarcimenti per il Comune di Palermo. Saguto (30 mila euro), Cappellano (20 mila), Provenzano (15 mila), Caramma e Santangelo (10 mila ciascuno), Cannizzo e Nasca (7.500 euro ciascuno), Manta e Ingrao (2.500 euro ciascuna), Virga e Di Maria (1.500 euro ciascuno).

Si era costituita parte civile pure l’università Kore di Enna, per la tesi di laurea del figlio di Silvana Saguto, scritta da Provenzano. L’ex giudice dovrà risarcire 30 mila euro; stessa cifra, l’ex professore; cinquemila euro, Emanuele Caramma.

“Danni non patrimonali” da risarcire agli imprenditori Filippo, Gabriele e Vincenzo Rappa, il provvedimento di sequestro che subirono (poi concluso con la restituzione dei beni) era partito con una firma falsa. Per la Saguto, firmò l’allora giudice a latere Fabio Licata, condannato col rito abbreviato a 2 anni e 4 mesi. Silvana Saguto dovrà pagare 25 mila euro a ciascuna delle tre parti civili, che al processo erano rappresentate dall’avvocato Raffaele Bonsignore.

Ci sono anche  i “danni patrimonali da liquidarsi in separata sede”, dice il dispositivo della sentenza. Risarcimenti per ministero della Giustizia, Agenzia nazionale beni confiscati, amministrazioni giudiziarie Buttitta, Acanto, Ingrassia e Vetrano. Sono i buchi creati da gestioni spregiudicate dei beni. Altri risarcimenti riguardano altre società: per quelle del gruppo Rappa (sono sette, fra cui Telemed e Pubblimed), è prevista una provvisionale, ovvero un’anticipazione su risarcimenti da quantificare in sede civile, di 30 mila euro per ciascuna società. Stessa cifra per i titolari della Elgas srl, dell’impresa individuale Anna Rita Pedone, dell’impresa Raspanti, di Rebuc srl, di Motoroil srl.

Gli imputati dovranno pagare anche le spese sostenute dalle parti civili per il processo. Circa 6800 euro per ogni ente o soggetto costituito.

E’ morto nella notte nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Sciacca un uomo di 71 anni di Sambuca di Sicilia. Faceva parte del gruppo di persone provenienti dal focolaio Covid 19 di Sambuca di Sicilia, attualmente ancora zona rossa. Si tratta del quinto decesso per Sambuca a causa del coronavirus. Nelle scorse settimane erano deceduti altri 4 anziani ospiti della Rsa “Maria del Collegio”, poi evacuata. Nella struttura sanitaria di Sciacca sono al momento 14 le persone ricoverate per Covid 19 nell’unita’ di terapia intensiva e in un apposito reparto di degenza sub intensiva e ordinaria.

La giudice monocratico del Tribunale di Agrigento Giuseppa Zampino ha condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa) 4 medici dell’ospedale di Agrigento. Erano accusati di lesioni gravi. La giudice ha deciso anche il pagamento di una provvisionale di 50 mila euro a titolo di risarcimento. La vicenda risale al 2013 quando all’ospedale San Giovanni di Dio arrivò una ragazzina originaria di Casteltermini con dolori addominali. Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal pm Margherita Licata, la giovane non sarebbe stata curata adeguatamente e anzi necessità di un secondo intervento causato da una infezione.

Una norma che dà la possibilità al governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola. Questo lo spirito del disegno di legge approvato, a tarda sera, dal governo Musumeci.

“Stiamo applicando in Sicilia – spiega il presidente della Regione – lo stesso principio adottato dalla Provincia autonoma di Bolzano nello scorso maggio che assicura il rispetto dei valori costituzionali della sussidiarietà e della leale collaborazione. Quindi, chi parla di “scontro” con lo Stato è solo in malafede. Siamo tutti consapevoli dei tempi difficili che ci attendono e della necessità di contenere la diffusione del virus, ma rivendichiamo anche responsabilità di anticipare e accompagnare la ripartenza per meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano”.

Roberto Di Mauro, Vicepresidente vicario dell’Ars, invita il Governatore Musumeci ad una sana collaborazione con tutto il Parlamento senza fughe in avanti per essere in un momento emergenziale garante e collaborativo con tutti i rappresentanti del popolo a prescindere da maggioranza e opposizione.

“La strada è stretta e il tempo delle polemiche e dalla bulimica ricerca ai titoloni e alle polemiche in questo momento storico, economico e sanitario per la pandemia in corso mette tutte le Istituzioni a uno stress test che non deve lasciare strascichi e divisioni di dubbi gusti.

Si apra una linea chiara tra il Governo Nazionale, la Regione, i Liberi Consorzi e i Comuni in uno spirito scevro da rapporti gerarchici e direttive che non producono effetti benefici per i cittadini siciliani.

Sulla finanziaria regionale ancora c’è molto da fare, soprattutto per i ristori per le categorie ampiamente piegate dalla prima ondata del coronavirus tra marzo e maggio.

Le forme di provvidenze economiche per le piccole e medie imprese e per le categorie vulnerabili ancora tardano ad arrivare e non è più accettabile.

L’altra problematica sanitaria che va di pari passo con quella economica e i segnali della piazza sono indicativi, per tutto ciò necessitano interventi netti sul potenziamento della rete ospedaliera e dei servizi a partire dai Covid Center e dal potenziamento dei posti letti della terapia intensiva e sub intensiva.

Vorremmo capire se i 538 posti letto sono già operativi e se siamo pronti a tamponare la nuova ondata di contagiati al Covid 19.Con risposte nette e certe, prima che possa scattare la soglia di emergenza per eventuali ricoverati, numeri che purtroppo crescono vertiginosamente quotidie.

E’fondamentale seguire procedure rapide come è stato realizzato per i reparti Usca e implementare nuovo personale medico con procedure di reclutamento di figure sanitarie indispensabili a tamponare l’emergenza sanitaria e garantire i livelli essenziali di assistenza per i degenti,al fine di sbloccare tutte le procedure concorsuali per impinguare a 360° gradi i nostri ospedali che necessitano di queste risorse umane e professionali alla stessa stregua dell’ossigeno per respirare.

Infine l’opportunità dei Recovery Fund e i 20 miliardi a disposizione per i comuni e gli enti territoriali, dopo che in Sicilia negli ultimi mesi circa 4 miliardi di euro e 76 mila posti di lavoro sono stati bruciati a causa del lockdown.

Se queste provvidenze europee sono basilari per restringere la forchetta delle diseguaglianze territoriali, posso affermare con certezza che in Sicilia le sperequazioni sono anche provinciali.

Tant’è che da Agrigentino non posso che constatare ai ritardi sulla viabilità, sui servizi essenziali, dalla rete idrica colabrodo, dal dissesto idrogeologico tutte opere che devono essere completate.

Infatti questi fondi devono essere utilizzati bene con celerità e seguendo le vere criticità dei territori.

Per questo il Governo Musumeci deve aprire un confronto non autoreferenziale ma vero con le comunità locali per sbloccare queste risorse finanziarie.

Il 5 novembre è dietro l’angolo e un confronto su come operare con l’Anci Sicilia e le parti sociali deve essere un viatico per addivenire alle soluzioni concrete .Per questo la centralità del Parlamento è fondamentale nell’indirizzare le scelte di governo per far uscire dall’impasse una situazione che ha dei riverberi sociali, sanitari ed economici che rischiano di scoppiare pesantemente.”

La scrivente Organizzazione Sindacale Cisl – Unione sindacale Comunale di Porto Empedocle, nella persona del proprio Responsabile cittadino Eduardo Sessa, in riferimento Vs. nota Prot. N. 57512 del 02/10/2020, con la quale si chiede al Comune di Porto Empedocle, la pubblicazione di una richiesta di concessione demaniale ai sensi dell’ art.36 C.D.N. – sul Comune di Porto Empedocle foglio 24 particelle 523 (porzione) per complessivi mq. 12.099,00 al fine di realizzare un’ impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, composti da materiali inorganici e organici, esprime le perplessità di una vasta platea di popolazione empedoclina riguardo la realizzazione di tale impianto.

Nel tempo, la città di Porto Empedocle, ha pagato un carissimo prezzo alla vocazione industriale adottatsa, in quanto sul territorio di questo Comune si sono viste nascere e morire varie attività produttive, che hanno lasciato sul territorio molte macerie.

Oltre la devastazione del territorio, dove in diverse aree permangono ancora ruderi e rovine di insediamenti industriali cessati, nel tempo si è registrato un’elevato numero di casi tumorali , specie quelle delle vie respiratorie, che molto hanno avuto a che fare con le emissioni nocive  atmosferiche provocate da tali impianti.

E’ chiaro che all’epoca si viveva il periodo del boom industriale, e le allora Amministrazioni hanno agevolato l’avvento di tali impianti, ignari che nel tempo si sarebbero poi manifestate tali tragedie.

Oggi siamo più attenti, siamo in possesso di elementi che portano ad esprimere delle valutazioni negative sulla realizzazione di impianti così impattanti sul territorio, in zona così vicinissima al centro abitato.

Non vogliamo essere catastrofici, ma non escludiamo la possibilità che tale impianto si riduca ad uno stoccaggio e trattamento di materiale pericoloso che metterebbe ancora ad altissimo rischio la salute del popolo Empedoclino.

Noi siamo assolutamente contrari alla realizzazione di tale impianto, che probabilmente sarà realizzato nel pieno rispetto di tutte le regole previste dal caso, ma non possiamo escludere che nel tempo tali regole vengano eluse.

Fatte tali premesse, con la presente si propone:

formale  opposizione

alla realizzazione dell’ impianto oggetto della richiesta da parte della Icolen S.r.l..

Tale posizione si rende necessaria alla tutela della salute dell’intera collettività empedoclina e abitanti dei vicini Comuni.

Chiediamo inoltre all’ attuale Amministrazione comunale, alla quale la presente viene inviata per conoscenza, quale sia la posizione che la stessa vuole prendere su tale delicata vicenda, e quali misure sono state adottate per avviare le dovute verifiche e controlli previsti in questi casi.

“Buone notizie per i Comuni siciliani a rischio crisi finanziaria. Con il Decreto Ristori, infatti, è stata prevista una apposita norma che salvaguarda gli enti da una possibile procedura di dissesto economico.

Sono tanti i Comuni siciliani che hanno poca liquidità nelle loro casse e, questa norma, conferma l’attenzione del Governo Conte verso la nostra regione.

In particolare, con questa norma viene data la possibilità alla Regione Sicilia di sbloccare circa 300 milioni in cinque anni e, quindi, poter destinare risorse ai comuni.

Mi auguro che la Regione non perda questa occasione per garantire e salvaguardare i servizi essenziali dei cittadini siciliani”, così in una nota la deputata catanese del MoVimento Stelle, Maria Laura Paxia.

“E’ doveroso e indispensabile ripristinare immediatamente la didattica in presenza per gli studenti disabili siciliani del secondo ciclo dell’Istruzione, sospesa per effetto delle misure di contenimento del contagio da Covid-19. Chi non può agevolmente utilizzare gli strumenti tecnologici a causa dell’handicap ha egualmente diritto allo studio, all’integrazione ed alla formazione. Le famiglie non possono essere lasciate sole ad accudire i propri figli disabili e meno che mai possono provvedere ai diversi bisogni formativi dei proprio figli. Ho chiesto tramite un ordine del giorno, presentato all’Assemblea regionale siciliana, che il Governo Musumeci e segnatamente l’assessore all’Istruzione Lagalla si attivi per consentire ai ragazzi disabili di fruire della didattica in presenza a scuola o a domicilio poiché, con le attuali recenti restrizioni, questi risultano totalmente esclusi dalla possibilità di avvantaggiarsi dell’insegnamento da remoto. Per molti alunni disabili e per lo loro famiglie si tratta di una inedita e insostenibile condizione di diseguaglianza che va assolutamente ricondotta in termini di garanzia dei loro diritti a cui le Istituzioni debbono provvedere in ottemperanza agli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione. Gli alunni disabili hanno diritto ad una didattica differenziata e individualizzata secondo principi, strumenti e strategie adeguatamente identificati attraverso il Piano educativo individualizzato (Pei), di cui ogni scuola si dota nell’ambito del Ptof. Dal mondo delle associazioni delle famiglie dei disabili e dalla stessa scuola viene fuori un quadro di allarmante condizione di abbandono di questi alunni lasciati solo alla cura delle proprie famiglie con grave pregiudizio del diritto allo studio, all’integrazione scolastica e anche al normale svolgimento della vita familiare e lavorativa di quei nuclei nei quali vivono questi ragazzi. L’insegnamento è molto più della semplice istruzione, ed è infinitamente altro rispetto alla Dad soprattutto quando si è in presenza di alunni disabili per i quali è indispensabile il pieno coinvolgimento delle diverse forme di intelligenza e di abilità che essi possiedono e che solo la relazione empatica tra alunno e insegnante rende possibile. Occorre rimediare immediatamente e sono grata a tutte le forze del parlamento regionale per la condivisione dell’ordine del giorno da me presentato auspicando anche un graduale e contingentato ritorno in classe a gruppi di alunni per evitare la solitudine e l’isolamento degli studenti disabili. Al tempo stesso ho chiesto che vengano garantiti, insieme all’insegnante di sostegno, l’assistente alla comunicazione e all’autonomia e quello igienico personale complesso per le situazioni di maggiore gravità”. Lo afferma Eleonora Lo Curto, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana.

La UIL Provinciale dei Vigili del Fuoco con una nota inviata al Prefetto di Agrigento e alle varie cariche del Governo del dipartimento, denuncia il ritardo della consegna dei locali del distaccamento volontario dell’isola di LINOSA e della concessione di un terreno comunale per la realizzazione da parte del dipartimento dei vigili del fuoco per la costruzione della nuova caserma a LAMPEDUSA.

Il segretario Provinciale della UIL PA dei  Vigili del Fuoco di Agrigento  Antonio DI MALTA intervenuto sulla vicenda – dichiara – “ Vogliamo sgomberare il campo da qualsiasi strumentalizzazione di sorta messe in atto da alcuni individui e trattare, piuttosto, determinate tematiche solo ed esclusivamente  nell’interesse morale e civico di garantire un servizio efficiente e certo alla popolazione di questo territorio cosi come a chiunque amministri la cosa pubblica“ continua DI MALTA – “ non si riesce a comprendere se i ritardi per la consegna dei locali da adibire all’istituendo distaccamento volontario di LINOSA e la concessione del terreno comunale per la realizzazione della nuova caserma dei vigili del fuoco a LAMPEDUSA siano dovuti ad un atto di pregiudizio di amministratori  intendono favorire, chissà per quale motivo, la consegna della sede volontaria o il progetto di realizzazione della sede permanente” incalza il Segretario della UIL di Agrigento “ bene precisare che a proposito di LINOSA la precedente amministrazione comunale nel 2017 aveva individuato i locali e deliberato 250 mila euro a fronte di lavori da approntare per la consegna ai vigili del fuoco, dove sono finiti i soldi ? –  conclude DI MALTA – “ chiediamo a  sua eccellenza il PREFETTO un risolutivo impegno a garanzia dei cittadini di Lampedusa con la consapevolezza che il suo contributo  potra essere risolutivo in quanto un uomo di governo saprà sicuramente trovare il modo di ottenere il massimo dalle amministrazioni interessate per la risoluzione delle problematiche fin qui segnalate a beneficio dei cittadini e delle istituzioni”