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Sono 233 i nuovi positivi al covid 19 registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore. 

Salgono cosi’ a 3.901 gli attuali positivi e passano a 411 i ricoverati in ospedale con un incremento di 2 ricoveri rispetto a ieri. Di questi 35 si trovano in terapia intensiva, due in più rispetto a 24 ore prima, mentre restano 376 i ricoveri in regime ordinario; 3.490 sono i pazienti in regime isolamento domiciliare. I tamponi eseguiti sono stati 7.151. Anche oggi si registrano quattro nuove vittime tra persone positive al Covid 19: il totale sale a 333, mentre i guariti sono 24.

Quattro nuovi soggetti positivi, ma anche 5 guarigioni. E’ questo il risultato certificato dal sindaco Francesca Valenti mentre scriviamo. Tampone positivo per 4 donne di 63, 48, 32 e 28 anni.

La situazione dalla fine di agosto ad oggi è la seguente: attualmente risultano positivi 47 soggetti. I guariti dalla fine di agosto ad oggi sono 10, mentre 3 i decessi. Complessivamente, dunque, sono state contagiate 60 persone.

“Basta nascondersi dietro ad un dito o ai DPCM nazionali. La capienza di molti stadi siciliani consente la presenza di pubblico nel rispetto delle misure COVID e del distanziamento sociale. La Regione Siciliana si faccia sentire e faccia ogni sforzo possibile come, coraggiosamente, hanno fatto, nel recente passato, altre Regioni”.

“Comprendiamo che la questione relativa all’apertura al pubblico degli stadi non dipende dalla volontà della Regione Siciliana ma è competenza del governo nazionale, che ha ristretto, qualche giorno fa, i margini di intervento per le singole Regioni.

Chiediamo però che il governo Musumeci faccia comunque sentire, in sede di conferenza Stato-Regioni e in vista del DPCM previsto il 15 ottobre, le ragioni del comparto sportivo siciliano, tra i più in sofferenza per l’assenza di pubblico pagante.
Grazie alla vendita degli abbonamenti e dei biglietti per assistere alle partite allo stadio diverse società sportive siciliane, professionistiche e non, sono finora sopravvissute. Non si può contare all’infinito sull’amore di tutti quei tifosi che ad oggi, non hanno ancora richiesto il rimborso degli abbonamenti, occorre immaginare, nel rispetto assoluto della tutela della salute, una riapertura parziale degli stadi al pubblico, con la prevendita di abbonamenti e biglietti. In alternativa, se questa situazione dovesse persistere vanno urgentemente messe in atto misure economiche compensative, anche per le società dilettantistiche, al fine di scongiurare il loro fallimento, non solo sportivo”.

La sig.ra G.R. è titolare di un bar-caffetteria ubicato all’interno di un noto ospedale palermitano.

L’attività è stata avviata nel 1987  con regolare autorizzazione rilasciata dal Questore di Palermo, previa l’acquisizione di tutti i pareri necessari anche di tipo igienico-sanitario.

In relazione alla predetta attività, la titolare del bar, ha presentato una SCIA volta alla classificazione sanitaria dei rischi collegati alle diverse attività già autorizzate precedenza.

Tuttavia, il Comune di Palermo, in relazione al procedimento in questione, sulla base di alcuni rilievi strettamente formali sollevati dall’ASP di Palermo in merito, nel giugno 2020 ha ritenuto di dover avviare il procedimento di revoca dell’autorizzazione dell’attività.

Rispetto all’iniziativa del Comune la Ditta volte ha presentato le proprie difese contestando l’assenza dei presupposti per disporre la revoca di un autorizzazione ultra trentennale.

Senza tenere conto delle difese della titolare del bar, il Comune di Palermo nel mese di settembre ha revocato l’autorizzazione in questione.

Avverso il provvedimento di revoca, la sig.ra G.R., con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Vincenzo Airo’ ha proposto immediatamente ricorso innanzi al TAR Palermo per chiederne l’annullamento previa la sospensione dell’efficacia anche con provvedimento monocratico urgente.

In particolare gli avvocati Rubino e Airo’ hanno sostenuto l’illegittimità dell’operato del Comune poiché oltre a non sussistere nessuna irregolarità sostanziale dopo oltre un trentennio l’autorizzazione del bar non poteva essere revocata o annullata.

In accoglimento dell’istanza cautelare monocratica avanzata dagli avvocati Rubino e Airo’, il Presidente del TAR Palermo Sez. II, ha disposto in via d’urgenza la sospensione del provvedimento di revoca dell’autorizzazione rilevando che: “Considerato che si dispone col provvedimento impugnato la chiusura di un bar-caffetteria … in attività sin dal 1987 ( in virtù della prescritta autorizzazione ) rispetto a cui non è stato mai in precedenza mosso alcun rilievo sul piano igienico-sanitario, né di altra natura, … può intanto accogliersi la domanda di inibitoria monocratica”.

Per effetto del pronunciamento cautelare, il bar potrà rimanere aperto al pubblico fino alla trattazione della domanda cautelare in sede collegiale.

“Autonomia di voto secondo libertà di coscienza”. È il messaggio che i deputati del M5S all’Ars indirizzano ad attivisti e simpatizzanti 5stelle in occasione dei ballottaggi che si terranno in Sicilia la prossima settimana.
“Chiunque – dicono i deputati regionali – dovesse dare indicazioni di voto, non lo farebbe a nome del Movimento 5 stelle”.

La conoscenza della memoria storica sulle emergenze sanitarie del passato è il tema della Domenica di Carta del 2020.

L’Archivio di Stato di Agrigento presenta un percorso culturale dedicato all’epidemia di vaiolo nel circondario di Girgenti, con particolare riferimento al tema della vaccinazione.

La mostra documentaria  “Il vaccino animale” – Epidemia di vaiolo nel circondario di Girgenti dopo l’Unità d’Italia, attraverso dati statistici, mappe delle vaccinazioni e corrispondenza sulle sperimentazioni operate e sul dibattito scientifico tra l’antico e il nuovo sistema di vaccinazione, invita alla riflessione sulle politiche adottate per il contenimento dell’emergenza epidemiologica  e offre  l’occasione per valutare con maggiore consapevolezza i tempi attuali.

Le carte del fondo Intendenza e atti della Prefettura (1827-1887), rivelano l’importanza delle fonti archivistiche quali testimonianze delle emergenze sanitarie del passato e delle politiche attuate.

Ed è così che le epidemie e gli antichi rimedi nelle carte d’archivio ci riportano ad una dimensione temporale del passato,  vicina più che mai al nostro presente.

Al fine di favorire la massima diffusione dell’iniziativa, per le restrizioni imposte dal Covid-19, è prevista, inoltre, un’offerta digitale sotto forma di video, galleria fotografica, visita virtuale.

Si segnala lo stato di abbandono e di incuria in cui versa il Centro Direzionale di via Giovanni XXIII di Agrigento (ex ospedale) e più segnatamente le immediate vicinanze della motorizzazione civile.

Tutti i giorni sostano decine e decine di ragazzi che effettuano gli esami per il conseguimento della patente per ore; non esistono cestini per raccogliere la inevitabile spazzatura che si produce. In particolare, bottiglie di plastica e guanti mono uso utilizzati per i suddetti esami e, inevitabilmente, purtroppo, vengono abbandonati per terra. Le erbacce hanno preso il sopravvento.

Giova ricordare che il Centro Direzionale, sede di molti uffici regionali e di ambulatori dell’ASP di Agrigento, tra i quali, da qualche giorno, si annovera l’ambulatorio nel quale si effettuano i prelievi dei tamponi per la diagnosi del Covid 19, è frequentato, fra dipendenti e utenti, da migliaia di persone giornalmente.

Pertanto, è di tutta evidenza che bisogna immediatamente intervenire per ripristinare almeno una sufficiente, decorosa e salubre condizione di fruibilità degli spazi esterni.

Inoltre, è doveroso chiedere che vengano individuati dei percorsi dedicati agli utenti che si recano ad effettuare il prelievo per la diagnosi del Covid 19 per le ovvie ragioni che conosciamo.

Lo scrive in una nota la Cgil agrigentina.

Ieri è stata la volta di uno studente del Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento. Oggi è la volta di una bambina della scuola elementare Garibaldi. Positiva al Covid 19 dopo avere avuto dei lievi sintomi tipici del coronavirus.

In due giorni due nuovi positivi che purtroppo riguardano il mondo della scuola, sicuramente quello che potrebbe rappresentare un pericolosissimo focolaio per tanti altri studenti.

I dirigenti scolastici dei rispettivi istituti non fanno altro che ribadire di avere attivato tutte le procedure necessarie anti Covid ma il problema, purtroppo, non solo permane ma la situazione adesso si fa sempre più antipatica.

La ministra Azzolina ha voluto a tutti i costi la riapertura delle scuole, ma questa sembra essere stata una scelta poco felice. Nel territorio nazionale, già da qualche giorno, risultano essere positivi migliaia di studenti e quasi altrettanto insegnanti.

Adesso Agrigento, con due casi in due giorni. La speranza è che questo dato possa fermarsi qui. I numeri italiani, quelli regionali e quelli siciliani, però, inducono ad una riflessione più attenta quanto cauta.

Tra l’altro le notizie ufficiali di nuovi casi positivi sembrano arrivare con il contagocce. Gli organi preposti non rendono edotti per come dovrebbero l’intera popolazione.  Poi l’intervento dei dirigenti scolastici, i quali, dopo avere attivato tutte le procedure sembrano avere risolto il grave problema. Purtroppo non è così. In qualsiasi ambiente si adottano gli stessi provvedimenti e le stesse procedure, che sia scolastico o di altra attività. Ma il coronavirus sembra non conoscere ostacoli.

Fare attenzione.

 

Sempre tutto all’ordine del giorno.
E mentre si cerca con un lanternino la notizia di buona sanità come se dovesse fare notizia un sistema che funzioni, anziché essere la regola, nella vicina Calabria si consuma l’ennesimo caso di malasanità che non si manifesta solo quando qualcuno muore, o subisce un danno invalidante  o irreversibile dentro o a causa di una struttura sanitaria, ma anche quando la superficialità si fa manifesta, in un giorno di ordinarietà.

E così in una famosa clinica cosentina, convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale,  vengono spostati interventi chirurgici senza che i pazienti vengano avvisati, e davanti all’errore evidente si gioca fin troppo a “scarica barile”. Nessuno sa niente, “è così e basta” e se provi a chiedere perché mai una prestazione che al cittadino spetta non venga somministrata nel giorno e all’ora dovuta, allora si è presi di mira e a parolacce.

E’ una realtà fin troppo conclamata, che è la spia di un sistema malato, moribondo, quasi in decomposizione. Un sistema nel quale ogni giorno ci sono disguidi ma nessuna ha più la forza o il coraggio di denunciare. “E che possiamo fare?” – dicono gli utenti che alle 10 del mattino attendono ancora un prelievo del sangue. Ormai tutti zitti, muti e rassegnati, che soccombono alla formula, “o così o niente”.

E non c’entra nulla il periodo Covid, perché  queste storie di vita vissuta si perpetrano da anni, forse dovremmo dire da decenni, ventenni. E nelle strutture pubbliche? Tempi di attesa di 5 mesi per una gastroscopia o per un piccolo intervento in anestesia locale. Sempre che non si perdano le cartelle cliniche come ci ha raccontato una donna che nel nosocomio cosentino si è sottoposta a isteroscopia, senza mai aver ricevuto un documento pubblico che le spettava di diritto.

Perché allora queste cose non si denunciano nelle sedi appropriate?
Perché il comune cittadino non si indigna e subisce tutti i santi giorni le angheria che spettano a chi non è “l’amico dell’amico”?
Forse perché si temono ripercussioni per sé o per i propri cari?

In Italia lo stato di diritto è stato sostituito da una dittatura burocratica bieca e ottusa, così come buona parte dei suoi componenti che in quanto tali, si sentono intoccabili nella loro arroganza e tracotanza.

E allora vista la realtà in cui versiamo,  viene da pensare a cosa realmente sia accaduto in quegli ospedali dei quali i Tg riportano la notizia che questo o quel medico o infermiere che sia, viene malmenato, in preda alla disperazione dal cittadino esasperato dal sistema fatiscente.

E intanto ci sono coloro che siedono a scrivanie sentendosi intoccabili, tanto non accade nulla e semmai accadesse che qualcuno minacci denunce, alla fine sarà solo un caso tra milioni di casi di malasanità che restano sospesi in giorni di assoluta ordinarietà.

Altro caso positivo a Sciacca: si tratta di una donna donna venticinquenne. Lo ha ufficializzato il sindaco Francesca Valenti che ha anche annunciato anche la guarigione di un sessantacinquenne.

Mentre scriviamo la situazione è la seguente. Dalla fine di agosto ad oggi,complessivamente si sono registrati 56 casi, di cui 3 decessi e 5  guarigioni. Gli attuali positivi sono, dunque, 48.