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Secondo la Cassazione ha raccontato solo bugie. Non è vera la storia che lui si era recato in casa per andare a trovare la propria figlia e che la moglie aveva inveito contro di lui scagliandogli addosso un telefono.

Sempre per la Cassazione lui si intrufolò nella abitazione della moglie, la picchiò e la violentò. Per questo motivo è stato condannato a 6 anni e 6 mesi di carcere con l’accusa di violazione di domicilio, lesioni aggravate e violenza sessuale.

Si tratta di un empedoclino 37enne di Porto Empedocle che adesso dai domiciliari alle carceri.

 

Lo scorso 30 settembre la Polizia veniva chiamata in via Pirandello per intervenire a seguito di una lite durante la quale un quarantaduenne (S.G.) veniva minacciato e successivamente colpito (in modo vile) con una testata al setto nasale e con un calcio alle costole da un soggetto a lui sconosciuto a seguito di un diverbio per un parcheggio. Quest’ultimo, dopo averlo aggredito, danneggiava con dei calci il faro anteriore dell’auto oggetto della diatriba.

Gli astanti provvedevano a soccorrere il malcapitato e, all’arrivo della Polizia, riferivano che il  l’aggressore si era allontanato a bordo della propria autovettura ed erano riusciti a prendere il numero di targa.

A seguito dell’aggressione subìta, l’uomo veniva trasportato presso il locale nosocomio dove veniva riscontrata una frattura delle ossa proprie del naso e una prognosi di 20 giorni.

I poliziotti della Squadra Volante, già nell’immediatezza dei fatti e a seguito di accertamenti di Polizia Giudiziaria, risalivano sia al proprietario della macchina, sia all’identità del reale utilizzatore del veicolo che, nelle fattezze, coincideva con la descrizione fatta sul posto dai testimoni dei fatti.

Per tali motivi l’autore del reato veniva denunciato in stato di libertà per i reati di lesioni personali e danneggiamento.

Dal 22 al 25 ottobre, al Teatro Basilica, Roberto Herlitzka sarà lo straordinario protagonista del De rerum natura di Lucrezio; spettacolo a cura di Antonio Calenda, sostenuto dal Gruppo della Creta.

In questo poema epico filosofo, Lucrezio si fa portavoce delle teorie epicuree riguardo alla realtà della natura e al ruolo dell’uomo in un universo atomistico, materialistico e meccanicistico: un richiamo alla responsabilità personale e di incitamento al genere umano affinché prenda coscienza della realtà, una realtà nella quale gli uomini sin dalla nascita sono vittime di passioni che non riescono a comprendere.

Composto nel I secolo a.C., il De rerum natura è un’esposizione in versi di rara ed eccezionale potenza, una tra le massime espressioni della bellezza della dottrina epicurea. Un grandioso poema nel quale il fattore letterario e la dottrina sono inscindibili. Lucrezio, così come gli antichipoeti-filosofi, animato dallo stesso entusiasmo missionario, si fa scienziato, maestro di verità, profeta. Con la sua opera spoglia l’uomo dalle sue illusioni sulla religione, sull’anima, sul mondo, per porlo di fronte alla danza eterna degli atomi, allo spettacolo unico, sublime irripetibile ma anche terribile e liberatorio, della verità ultima della “Natura”.

Roberto Herlitzka – tra i più grandi attori del nostro tempo, straordinariamente colto, ha tradotto il De rerum natura, regalandoci una testimonianza importante: la sua personale, raffinata, originale traduzione (La natura di Tito Lucrezio Caro. Libri I-IV; La Nave di Teseo), in versi e terzine dantesche, dei primi quattro libri di uno dei maggiori capolavori della letteratura classica di tutti i tempi.
Un lavoro di traduzione inizialmente nato per suo piacere personale, realizzato nelle pause dal suo lavoro di attore.

All’inizio erano versioni fatte per gioco – afferma Roberto Herlitzka – poi ho deciso di giocare sul serio e ho cominciato a tradurre dall’inizio. Dopo i due primi libri li rilessi e non mi piacquero. Così li ritradussi e continuai. Lucrezio mi ha sempre affascinato. Il De rerum natura è un’opera grandiosa: l’autore parla da scienziato e da grande poeta. Le sue considerazioni scientifiche impressionano perché, a volte, riguardano l’oggi. Paiono terribili visioni di un futuro imminente. Quando, per esempio, dice al suo destinatario ideale: “Non credere che esista solo il nostro mondo nell’universo. Molti altri ve ne sono”, anticipa la scienza di oggi. Si tratta di un poema dove vi è tutto, il bene e il male, e che, in una certa misura, si può accostare alla Divina Commedia.

La Stagione del TeatroBasilica

La sezione FRAMMENTI del Teatro Basilica proseguirà con Dino Lopardo che dal 28 ottobre al primo novembre proporrà Ion. Il 17 novembre Teatro Tabasco presenta Der Boxer – ballata per Johann Trollmann,

Dal 20 al 22 novembre, Riccardo Caporossipresenterà Sguardi. Dall’ 1 al 6 dicembre sarà la volta di Tradimenti di Harold Pinter traduzione di Alessandra Serra, regia Michele Sinisi, con Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi.

Dal 10 al 13 dicembre debutterà Tom, testo di Rosalinda Conti, regia di Matteo Ziglio. Dal 17 al 20 dicembre, Fucina Zero presenterà Cronache Dalla Discarica di Hamelin, con Andrea Carriero, Sara Giannelli, Paolo Madonna, regia Lorenzo Guerrieri.Il 23 dicembre sarà la volta di L’Uccellino Azzurro da Maeterlinck e Atwood – viaggio iniziatico di bimbe in lockdown; traduzione di Claudia Della Seta e Sofia Diaz, creato e interpretato da: Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Daniela Giovanetti, Glenda Sevald.

STAGIONE 2.1.

Da gennaio 2021, invece, il TeatroBasilica riavvierà la propria programmazione con la “Stagione 2.1.”, in cui saranno ospiti gli spettacoli che la scorsa stagione sono stati annullati a causa del Covid-19, assieme ad altre nuove importanti proposte.

Nel corso dei prossimi mesi sarà annunciato il cartellone completo.

“Negli ultimi giorni la curva dei contagi dal Covid 19, anche in provincia di Agrigento, continua a destare grande preoccupazione. In particolare, i casi che sono esplosi in diversi istituti scolastici agrigentini non ci fanno dormire sonni tranquilli. Senza volere entrare in polemica con alcuno, ci sembra chiaro che bisogna anche considerare l’ipotesi di una didattica a distanza”.

Lo sostengono il segretario provinciale della Uil, Gero Acquisto e il segretario provinciale della Uil scuola, Lillo Burgio.
“Le scuole sono uno dei luoghi più sicuri – continuano i due – ma, purtroppo, bisogna fare i conti con quello che succede fuori. I ragazzi si incontrano nelle ore pomeridiane, i genitori lavorano ed hanno contatti, anche stretti con altre persone. Insomma, malgrado tutta la buona volontà, a scuola il virus è arrivato, è presente e, purtroppo, lo abbiamo constatato già in diversi istituti con intere famiglie che sono state costrette alla quarantena. In questo modo, è a rischio anche la tenuta occupazionale. Tanti, se non escono di casa non guadagnano. Pertanto, non possono permettersi di rimanere a casa due settimane. Siamo certi, che la scuola debba essere difesa a spada tratta, visto che è un baluardo della nostra società. Ma è giusto, che in questo momento dove il Covid 19 sta dimostrando tutta la sua potenza, di pensare, seriamente, a delle lezioni alternative. La scorsa primavera, lo smart working, alla fine, è stato apprezzato sia dagli insegnanti che dagli alunni. Magari, si può pensare anche all’alternanza. Metà in classe, l’altra metà degli studenti a casa”.

Nei giorni scorsi personale della Polizia di Stato, dell’U.P.G.S.P. della Questura di Agrigento sotto il coordinamento della Procura della Repubblica denunciavano in stato di libertà per il reato di ricettazione in concorso tre soggetti originari di FAVARA, due donne e un uomo, tutti con precedenti penali e recuperavano integro e ben funzionante un cellulare che era stato rubato ad una giovane residente in  Caltanissetta.

Ieri, invece, a Canicattì, la Polizia di Stato ha deferito in stato di libertà una donna quarantenne di quel centro per il reato di ricettazione.

I poliziotti del Commissariato di P.S., a seguito di denunce sporte  da diversi cittadini di Canicattì che segnalavano diversi tentativi di furto presso le loro abitazioni o quelle di congiunti, portavano ad una donna che era stata per brevi periodi badante degli anziani congiunti dei denuncianti.

Si acquisivano importanti elementi di prova a carico della donna che, approfittando della distrazione dei proprietari, si era impossessata delle chiavi con lo specifico intento di introdursi furtivamente nelle abitazioni.

Il Borgo dei Borghi vive una situazione drammatica e alla città si lega l’affetto e la solidarietà di tutto il comprensorio. Alla notizia dell’istituzione della “zona rossa” fino al 7 novembre, si aggiunge quella della morte del terzo anziano. E’ deceduto nelle scorse ore, anch’egli era tragli  ospiti della casa di riposo di Sambuca di Sicilia, struttura dalla quale si è sviluppato il focolaio del covid.   L’uomo, un novantenne, è deceduto all’interno della struttura. Sale a tre adesso il numero di ospiti della RSA deceduti, a conferma del fatto che le persone anziane, naturalmente, sono le più vulnerabili nei confronti del virus.

Ieri sera, il sindaco ha comunicato anche la positività di altre 3 soggetti. L’attuale numero dei contagiati a Sambuca sale a 56. Mentre, dalla fine di agosto ad oggi sono stati contagiati complessivamente 59 persone, di cui tre sono decedute.

Partono questa mattina anche ad Aragona le Giornate FAI d’Autunno 2020. Un’occasione per visitare le bellezze artistiche ed architettoniche del territorio e riscoprire i sapori autentici della cucina siciliana che, spesso, ritroviamo nei piccoli borghi.

Aragona, per esempio, è nota per la salsiccia intagliata ancora a mano. Una tradizione che conservano ancora le antiche macellerie del centro storico. La salsiccia è anche l’ingrediente principale delle “imbriulate”, un piatto salato che troviamo nei panifici. Con l’avvicinarsi del mese di novembre, inoltre, le pasticcerie preparano i dolci della tradizione: tarallucci, frutti martorana, rami di miele etc. I Volontari del FAI sapranno indicare i posti migliori dove poter assaggiare queste prelibatezze per un tour gastronomico e sicuramente soddisferà i palati più raffinati.

Di seguito riportiamo i luoghi aperti oggi e domani 18 ottobre ed il prossimo 24 e 25 ottobre ad Aragona dal Gruppo Giovani Fai, con orario dalle ore 09,00 alle 13,30 e dalle ore 15,30 alle 18,00.

Aragona, Museo Diocesano Chiesa Madre e Cripta Madonna del Rosario: 

Il Musei Diocesani di Aragona costituiscono il polo distaccato in territorio aragonese del MUDIA agrigentino. Nascono come frutto della sinergia tra la Soprintendenza per i Beni Culturali di Agrigento, che ne ha la cura scientifica, e l’Ufficio BBCCEE della Curia di Agrigento, nonché la Parrocchia con la comunità ecclesiale.

Essi si compongono di due sedi che conservano ed espongono, sotto forma di mostra permanente, beni ed opere d’arte la cui storia si radica nel comune di Aragona.

I primi due secoli della storia di Aragona sono legati alla signoria della nobile famiglia Naselli; da tale legame è segnata la nascita ed evoluzione della Chiesa Madre del paese. La costruzione della Chiesa Madre ebbe inizio nei primi decenni del Seicento, subito dopo la fondazione del borgo: nel 1606, infatti, Baldassarre III Naselli, conte di Comiso, aveva ottenuto la licentia populandi per la creazione di un piccolo villaggio. Dedicata alla Madonna dei Tre Re Magi, la Chiesa Madre costituisce il primo storico luogo di culto edificato ad Aragona, sul sito inizialmente scelto dal fondatore per una piccola cappella familiare, anch’essa dedicata ai tre Re Magi. Le opere pittoriche sono attribuite tradizionalmente a fra’ Felice da Sambuca, monaco cappuccino e pittore, operante nell’agrigentino proprio in quel periodo. A lui è attribuito il corredo delle pale d’altare ed altre tele appartenenti alla chiesa, come il Martirio di S. Fortunato, e una Trasfigurazione del messinese Crestadoro. Alla scuola manierista dello Zoppo di Ganci è attribuito il dipinto più antico, l’Adorazione dei Magi del 1607, in collaborazione con Pietro D’Asaro; non mancano opere più tarde realizzate da Domenico Provenzani, il principale pittore dei Liguorini di Agrigento.

Nella Chiesa della Madonna del Rosario sono contenuti due nuclei espositivi. Il primo è collocato nella cripta, restaurata e convertita in vano ospitante il Tesoro della Chiesa. Tale restauro nacque dall’esigenza di fornire una dimensione museale al tempio, dopo che i lavori di restauro compiuto negli anni Novanta avevano consentito il recupero dei dipinti originari del soffitto, risalenti al 1689.

Elemento peculiare della collezione è il reliquiario destinato a contenere due brandelli della Sacra Sindone. Uno sfarzoso reliquiario a pendente accoglie oggi la rara reliquia, custodita entro un’urna argentea datata 1684, realizzata dall’argentiere palermitano Giacinto Omodei e commissionata dal principe Baldassarre Naselli IV quando l’allora vescovo di Agrigento Rhini autorizzò l’esposizione pubblica di tali reliquie nei giorni di festa. Si tratta di un vero e proprio gioiello, realizzato da maestranze siciliane dell’inizio del XVII secolo, secondo modelli circolanti nell’area mediterranea di influenza spagnola.

Aragona, Chiesa di Santa Maria della Provvidenza e Cristo Nero:

Le prime fonti della presenza di una chiesa rurale dedicata alla Vergine della Provvidenza, già sono presenti negli Atti del notaio Pietro Chiarelli, in data 22 maggio 1626, il quale parla della Cappellania dell’omonima chiesa, sita sull’eminente collina detta Belvedere.

All’ingresso della chiesa vi è un soppalco sorretto da due colonne in gesso con stile ionico, al di sopra una cantoria, dove è possibile ammirare un gioiello d’arte organaria siciliana. Questo è un organo positivo a trasmissione meccanica (mantice), legato ad un manuale (tastiera) con ottava corta della prestigiosa ditta palermitana Laudani e Giudici. L’opera più importante, però, è senza dubbio, il particolare crocefisso ligneo deposto nella parte destra della chiesa. Il “Cristo nero” come viene denominato dal popolo aragonese è un’opera lignea di scultore ignoto. Esso diversamente dai migliaia di crocefissi riprodotti in tutte le chiese ha delle particolarità. Anzi tutto viene rappresentato un Cristo ancora vivo esalante gli ultimi respiri.

Atelier casa dell’artista  

Tipica abitazione della cultura siciliana è, sicuramente, quelle del contadino agiato o ‘burgisi’.

La casa dell’artista ricalca la tipologia costruttiva elevandosi su due piani, o comunque a più vani che tenevano divisi l’ambiente pubblico da quello privato, la zona giorno dalla zona notte. Al pian terreno si trova ad esempio la stalla, la cucina e i magazzini, e al piano superiore, al quale si accede tramite una scala interna, la camera.
L’arredamento interno, che originariamente, variava a seconda della zona e delle condizioni economiche del contadino, oggi è composto da circa 300 tele del pittore Salvatore Bellanca  che recentemente ha acquistato la casa e l’ha ristrutturata facendone un atelier per realizzare le sue opere ispirandosi all’espressionismo astratto. Nel suo laboratorio -museo l’artista ha anche allestito un’ interessante mostra permanente che è un tripudio di emozioni. Le vivacissime tele, infatti, inneggiano ad “una nuova comprensione della vita” e rimandano allo stile denominato “Action paiting” diffuso negli anni quaranta e sessanta del Novecento soprattutto negli Stati Uniti d’America.

“Ricongiungiamoci con i luoghi della natura e della storia del Paese, uniti insieme, iscrivendoci al FAI”.

Lo ha detto il presidente del FAI –Fondo Ambiente Italiano, Andrea Carandini, a margine della conferenza stampa di lancio delle Giornate FAI d’Autunno che si è svolta stamani a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero dei beni e delle attività culturali e per il turismo.

 

Tra fortificazioni monumentali e ruderi scenografici di antichi santuari, il tutto immerso nella macchia mediterranea che lambisce la città contemporanea. E’ un nuovo percorso quello che si scoprirà oggi e domani alle 16,30 con la visita specialistica gratuita che CoopCulture ha preparato. Si potrà accedere, solo se accompagnati da un operatore, al settore orientale dell’antica Akràgas e all’area archeologica dal Tempio di Demetra a San Biagio. Sarà un vero viaggio immersivo nel paesaggio, ai margini dell’insediamento urbano moderno; ma sarà anche un modo per ricordare la presenza dei coloni greci nell’antica Akràgas sin dalla prima metà del VI secolo a.C., pochissimo tempo dopo la fondazione della città. Il percorso si svilupperà come una piccola scalata con partenza dal parcheggio del cimitero di Bonamorone e arrivo al Tempio C “di Demetra”. Si seguirà l’antica via greca, che si snoda tra le aree archeologiche del Baluardo a Tenaglia e del Santuario Arcaico presso Porta I (scavi Fiorentini), e si chiude alla Chiesa di San Biagio.

Il nuovo percorso di visita è gratuito. È consigliata la prenotazione, fino ad esaurimento dei 15 posti disponibili.

L’ing. D.F. S., dipendente del Comune di Agrigento con la qualifica di funzionario dell’U.T.C., era stato nominato ingegnere capo dei lavori di completamento e separazione della rete fognaria dello stesso Comune; a seguito di tale nomina, era stata disposta, in suo favore, la liquidazione del relativo onorario del quale, tuttavia, successivamente, l’Amministrazione comunale richiedeva la restituzione.
Ed allora, con ricorso patrocinato dagli Avv.ti Girolamo Rubino e Mario La Loggia, l’ing. D.F. ha adito il Tribunale di Agrigento, Sezione Lavoro, al fine di ottenere l’annullamento e/o la disapplicazione della determinazione dirigenziale a mezzo della quale era stata richiesta la restituzione della predetta somma, pari a 22.642.790 lire (oggi pari a 11.694,00 euro), corrisposta a titolo di onorario per la nomina di ingegnere capo dei lavori di completamento e separazione della rete fognaria del Comune di Agrigento; nonché, la declaratoria del proprio diritto a trattenere la suindicata somma di cui era stata chiesta la restituzione.
In particolare, gli avv.ti Rubino e La Loggia, richiamando l’ampia giurisprudenza consolidatasi in materia, hanno ribadito come, nel caso di specie, non operasse il principio di onnicomprensività del trattamento economico, sancito dall’art. 31 del D.P.R. n. 347/1983, sulla scorta del quale era stata adottata la determinazione dirigenziale impugnata con la richiesta di restituzione delle somme.
Secondo tale disposizione, è fatto divieto alla pubblica amministrazione di remunerare un proprio dipendente con compensi ulteriori per lo svolgimento di compiti rientranti nelle mansioni dell’ufficio.
Tuttavia, nel caso di specie, la nomina ad ingegnere capo disposta dal Sindaco e lo svolgimento, da parte del ricorrente, delle relative mansioni esulavano dalle ordinarie mansioni di ufficio attribuite al ricorrente in base alla categoria di inquadramento, rappresentando piuttosto l’adempimento di un ulteriore (e superiore) incarico conferito espressamente dall’Amministrazione comunale resistente.
Per tali ragioni, i legali Rubino e La Loggia ribadivano il diritto del proprio assistito a trattenere il compenso aggiuntivo per le funzioni di ingegnere capo dei lavori espletate, non potendo trovare applicazione al caso di specie il principio di onnicomprensività della retribuzione.
Il Tribunale di Agrigento, Sezione Lavoro, condividendo le tesi difensive articolate dagli avvocati Girolamo Rubino e Mario La Loggia, ha accolto il ricorso, riconoscendo il diritto del ricorrente a trattenere il compenso aggiuntivo corrisposto a seguito della suddetta nomina ad ingegnere capo, in ragione del fatto che lo stesso era stato, per l’appunto, chiamato a svolgere compiti, mansioni e funzioni istituzionali diverse da quelle ordinariamente assegnategli, con conseguente inapplicabilità del principio di onnicomprensività della retribuzione
Per effetto della superiore pronuncia, pertanto, l’ing. D.F. S., funzionario dell’U.T.C. del Comune di Agrigento, non dovrà restituire all’Amministrazione comunale la somma, pari a 22.642.790 lire (oggi pari a 11.694,00 euro), per l’espletamento dell’incarico dallo stesso svolto quale ingegnere capo dei lavori di completamento e separazione della rete fognaria del Comune di Agrigento.

Un agrigentino di 23 anni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale in concorso, lesioni personali, danneggiamento, furto, spendita e introduzione di monete falsificate. M. G., aveva un ordine di carcerazione. Ordine che era stato sospeso ma che, lo scorso giovedì, è stato ripristinato. Il ventitreenne è stato, infatti, arrestato dai poliziotti della Squadra Mobile, che sono coordinati dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, ed è stato portato alla casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa.