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Spaccia droga e “assciura” la casa da attività di controllo delle forze dell’ordine installando telecamere. Un riberese di 52 anni, D.L. è stato arrestato dai carabinieri della Tenenza di Ribera. E’ stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari in attesa della convalida;  l’impianto di videosorveglianza è stato disattivato e sequestrato.

E’ accaduto ieri pomeriggio, durante un  prolungato servizio di osservazione finalizzato al contrasto del traffico di stupefacenti. I militari dell’Arma hanno notato diversi giovani frequentare l’abitazione di D.L.  soggetto già noto. Venivano fermati alcuni giovani i quali venivano trovati in possesso di alcune dosi di cocaina.

D.L. particolarmente accorto nella sua ben avviata attività delinquenziale utilizzava un circuito di videosorveglianza composto da ben 9 telecamere per riprendere qualsiasi attività sospetta ed eludere cosi eventuali controlli delle forze dell’ordine.  I militari decidevano cosi  di improvvisare un trasloco e fingendosi operai intenti a caricare masserizie riuscivano ad eludere la sorveglianza quindi ad accedere all’interno dell’abitazione.

Dopo essersi qualificati ai militari non restava che inventariare e sequestrare  700 euro in contanti in banconote di vario  taglio, circa 15 grammi di cocaina suddivisi in dosi pronte per essere vendute nonchè un bilancino, sostanza da taglio e altri strumenti per  il confezionamento delle dosi.

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“Volo a Roma domani per far sentire la voce del disagio di tanti siciliani, partite Iva e professionisti, lavoratori dello spettacolo ed esercenti, abbandonati dal governo Conte e lasciati soli a pagare i costi di una pandemia che non si arresta. In tanti aspettano ancora i bonus e la cassa integrazione promessi sei mesi fa, ed oggi il presidente Conte con la faccia tosta annuncia ristori che arriveranno (forse) tardi, quando in tanti saranno costretti a chiudere. Ero stanotte in piazza Indipendenza a Palermo con i ristoratori, i baristi, i gestori dei pub, penalizzati dall’ennesimo Dpcm che taglia le gambe a chi si guadagna da vivere con il proprio lavoro. È giunto il tempo di ribellarsi alle dittature mascherate. A Roma saremo in tanti contro un governo che ha dimostrato tutti i suoi fallimenti”. Lo afferma Vincenzo Figuccia, deputato regionale dell’Udc.

Si sono appena concluse le elezioni comunali nella città dei templi ed il Commissario di FdI per Agrigento, Calogero Pisano, già pensa alle amministrative del 2021: “Dopo il bellissimo risultato ottenuto alle amministrative di Agrigento e Ribera – afferma Calogero Pisano – ci siamo messi subito al lavoro per le elezioni comunali  che si terranno in alcuni paesi della provincia il prossimo anno.

Importanti cittadine come Favara, Porto Empedocle e Canicattì eleggeranno il loro nuovo Sindaco e Fratelli d’Italia vuole essere ancora protagonista, per questo stiamo vagliando idee, programmi e candidati che possano rappresentare un progetto credibile per le prossime elezioni amministrative e stiamo dialogando con le altre forze politiche per ripresentare agli elettori quell’asse di centrodestra dimostratosi vincente ad Agrigento”.

“Il governo Conte ritiene di contrastare il covid mettendo in ginocchio il mondo della cultura, della ristorazione, dei bar e dello sport.
Con il dpcm appena firmato, l’esecutivo composto da PD, M5S, Leu e Italia Viva darà il colpo di grazia a centinaia di migliaia di attività commerciali, che non potranno sopportare il peso di simili provvedimenti e saranno costrette alla chiusura.
Ancora una volta, Conte e il suo governo non hanno ascoltato in alcun modo le istanze avanzate dalle regioni italiane, che avevano suggerito misure che non fossero penalizzanti per le categorie produttive e che, responsabilmente, proprio come ha fatto nelle scorse ore la Sicilia, avevano adottato limitazioni e provvedimenti di contenimento dei contagi, senza infierire su coloro che hanno subito in questi mesi perdite economiche senza precedenti e che per ripartire avevano adottato tutte le misure di sicurezza richieste dai protocolli sanitari.
Penalizzare il mondo della cultura (con la sospensione degli eventi teatrali, musicali e cinematografici), della ristorazione e dello sport (con la chiusura di piscine e palestre) vuol dire non conoscere il Paese reale e non avere riguardo dei milioni di Italiani che si ritrovano adesso dinanzi a un futuro sempre più incerto”.
Lo ha sottolineato l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà (Lega), con un lungo post pubblicato oggi sulla sua pagina Facebook

“Un provvedimento che metterà definitivamente in ginocchio le attività produttive coinvolte e il settore della cultura e dello spettacolo, già duramente provati dal lockdown di marzo. Con queste chiusure, di fatto, si consegnerà il sud alla mafia e all’usura”.

Con queste parole l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato, stigmatizza le nuove disposizioni contenute nel nuovo Dpcm del premier Giuseppe Conte.

“Nessun intervento economico a sostegno dei cittadini e delle imprese in difficoltà è previsto a fronte di questo provvedimento mentre la possibilità, per la maggior parte delle attività coinvolte e all’indotto, di poter sopravvivere a questo nuovo lockdown, è soltanto una chimera. Assisteremo all’inevitabile chiusura e poi ad una mancata riapertura di migliaia e migliaia di attività commerciali, di ristorazione e di intrattenimento, con la perdita di altri milioni di posti di lavoro e l’esplosione della povertà a livelli incontenibili”.

“Il governo Conte, ignorando totalmente le richieste delle associazioni di categoria, delle regioni e dell’opposizione, sta colpendo i settori strategici che muovono l’economia del nostro paese, dimostrando al contempo di non aver saputo predisporre in sei mesi un sistema sanitario capace di tutelare i propri cittadini, malgrado il loro comportamento esemplare durante la chiusura totale del primo lockdown e i sacrifici già sopportati. Dunque, il giudizio sul suo operato e su quello del suo governo è quello di un fallimento totale che, purtroppo, pagheremo chissà per quanti anni”.

“Ciò che più mi preoccupa ora è la prevedibile esplosione della rabbia e della protesta, assolutamente comprensibile, da parte di chi sta subendo tutto ciò, dopo aver investito denaro per adeguarsi alle normative in materia di distanziamento e di tutela della salute. Prepariamoci ad assistere a proteste ancora più dure: il pericolo di un’escalation della tensione sociale è altissimo. Cosa intende fare il governo se i cittadini scenderanno in piazza a protestare? Reprimere il dissenso con la violenza, come nelle dittature? Sarebbe interessante saperlo”.

Anche a Catania ieri sera protesta di ristoratori, commercianti e semplici cittadini contro le ultime misure restrittive decise dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte.

La manifestazione lungo la via Etnea con una sosta davanti alla prefettura. I ristoratori hanno ribadito la loro preoccupazione per un provvedimento che li penalizza anticipando la chiusura dei ristoranti alle ore 18 e stabilendo il coprifuoco a partire dalle ore 23 fino alle 5 del mattino successivo.

Momenti di tensione si sono verificati quando qualcuno ha lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia; scontri si sarebbero verificati anche tra gli stessi manifestanti senza però ripetere la gravità delle scene già viste a Napoli e a Roma.

L’Asp di Agrigento ha notificato al sindaco Leo Ciaccio altri 4 casi di Covid-19.

I soggetti sono stati tutti avvisati e sono state avviate le procedure di messa in sicurezza. Due di loro sono familiari di persone già contagiate e sono a casa con lievi sintomi. Gli altri due sono stati individuati a seguito di tampone molecolare privato, ma stanno bene.

“Raccomando a tutti di chiamare il medico curante ai primi sintomi riconducibili al Covid-19 – dice il sindaco ai suoi concittadini – al fine di intervenire tempestivamente ed evitare l’aggravarsi delle condizioni di salute e nello stesso tempo interrompere lo sviluppo del virus”.

I carabinieri hanno fatto irruzione in un banchetto nuziale con troppi invitati. Le persone che hanno preso parte al matrimonio erano più di 50. Il nuovo Dpcm parla di un limite consentito fino a 30 persone. I militari sono arrivati intorno alle 21 e 30, proprio quando stava per iniziare il servizio. La cena, come da protocollo, è stata momentaneamente interrotta.

Il matrimonio degli agrigentini prevedeva un centinaio di invitati, poi il numero è stato ridotto ulteriormente. Ma nonostante ciò ha superato il limite consentito dal nuovo Dpcm. Potrebbero scattare delle multe, sia per gli sposi che per il titolare del posto.

Ecco come si presentava alle ore 18.00 di oggi il parcheggio antistante la Lidl del centro commerciale Villaggio Mosè. La desolazione totale che conferma, sostanzialmente, che gli agrigentini ( o una buona parte di essi) rispettano le regole. Nello stesso tempo traspare anche una buona dose di paura, visti i numeri del covid 19 che di giorno in giorno aumentano sempre di più.

Vanessa Miceli