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Invece di allattare, munge… Veleni sulle amministrative

Povera campagna elettorale agrigentina.

Fino ad ora i due candidati sindaco alle prossime amministrative di Agrigento, Lillo Firetto e Franco Miccichè, erano stati buoni, quanto meno apparentemente.

Firetto gran signore, Miccichè quantomeno altrettanto.

Sono bastate alcune uscite sui cortili preferiti da chi non ha altro da fare nella vita, cioè su facebook e roba varia, per scatenare un vero e proprio putiferio generato e fatto degenerare da alcuni supporter dei due contendenti alla poltrona di primo cittadino di Palazzo dei Giganti.

Qualcuno ha perso una memorabile occasione per stare zitto; ma è più forte di ogni altra cosa. Scrivere e offendere gli avversari con contumelie e accuse gratuite, in modo scomposto e con odio personale è roba veramente da piccoli figuri.

Miccichè, candidato di un Centro Destra che invece di unire disunisce, ha dovuto replicare ad una serie di attacchi pervenuti da uno specifico gruppo dopo una “postata” rimasta on line per pochi minuti. Di tutto, di più; poi il contrario di tutto. E il mansueto dott. Franco ha dovuto rettificare e precisare.

Dall’altra sponda, Lillo Firetto, da sempre compassato e in ordine; ha dovuto sfoderare qualche barlume di un Firetto sconosciuto a seguito di un replicare, sempre attraverso i cortili di facebook, scomposto e non certo degno della sua persona. O, almeno, non eravamo mai abituati a vederlo reagire in questo modo.

Il tutto causato da una supporter dello stesso primo cittadino la quale, non avendo altro da fare, gioisce a passare il proprio tempo a sciorinare idiozie in quel cortile che comunemente si chiama social.

Ed ecco che viene a mancare in modo palese quel lume della ragione, quel bon ton che da sempre eravamo abituati a vedere ed ascoltare. Sarà stata tutta apparenza?

Una supporter, una dichiarazione, un caos; una frase profferita da una persona che per una regola naturale avrebbe dovuto seguire altri istinti.

Non c’è cosa più bella per una donna che allattare, tirare fuori una mammella e dare vita alla propria creatura. Ed invece no; la natura si snatura, è viziata, è controcorrente.  Forse è più bello mungere che allattare…

E’ la vita, lo sappiamo bene. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, con gli orrori e gli errori, con le contrapposizioni e le contraddizioni.

La figura avrebbe fatto meglio a stare zitta. Solo lo smemorato di Collegno la frega in fatto di memoria. Poi viene lei, unica e inscindibile persona attaccata al potere, alla politica, senza mai aver lavorato per meriti propri, a scapito di persone magari più bisognose. Donna per tutte le stagioni, camaleontica a seconda delle esigenze “politiche”. Sciorina, sproloquia. Trova la forza di parlare di “rapporti fiduciari” senza provare un briciolo di vergogna. La concitazione della favela, dell’ars oratoria, le fa perdere il lume della ragione. Non capisce lei stessa ciò che dice.

In questo momento apprendiamo che anche “lui” scende in campo. Ma è peggio di lei.  E anche lui, nel perdere una clamorosa occasione per stare zitto, non riesce a vergognarsi.

Nella vita si vince, si perde. Lei (loro) non sa (sanno) perdere. Forse percepisce (percepiscono) che la “minneddra” dalla quale ha (hanno) sempre attinto (con politici diversi) sta per svuotarsi, perché il latte prima o poi, finisce.

Si nasce, si muore.

Lei (e lui) non riesce (riescono) a rassegnarsi…

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