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Inizierà a breve la procedura di aggiudicazione delle gare per la progettazione degli interventi di adeguamento antisismico programmati dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento per alcuni istituti scolastici della provincia. Gli interventi riguardano il Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento e l’I.I.S.S. “Foderà” di Agrigento. In particolare sono previsti la progettazione degli interventi di adeguamento antisismico e impiantistico di alcuni edifici del Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento e gli interventi di adeguamento antisismico impiantistico e funzionale del corpo Palestra dell’ I.I.S.S. “Foderà” di Agrigento. Le gare per la progettazione sono propedeutiche a richiedere al Ministero competente le somme per realizzare i lavori di adeguamento antisismico degli edifici interessati.

Per i servizi di progettazione del Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento è previsto un importo a base di affidamento di €. 608.947,19, mentre per la progettazione degli interventi di adeguamento antisismico e impiantistico  l’I.I.S.S. “Foderà” di Agrigento l’importo a base di affidamento previsto e di €. 115.411,56.

È già in corso, alle Aziende sanitarie siciliane, la distribuzione del primo carico di 750mila tamponi rapidi acquistati direttamente dalla Regione Siciliana per un’ulteriore attività di ricerca del virus nell’ambito della pandemia.

Si tratta di test i cui risultati possono essere ottenuti in pochi minuti, permettendo così di evitare eventuali rallentamenti al sistema sanitario impegnato nell’emergenza. Su disposizione del presidente della Regione Nello Musumeci, oltre che alle Aziende sanitarie, i tamponi sono stati messi a disposizione delle Case circondariali di Palermo.
“Serviranno – dice il presidente Musumeci  – a effettuare diagnosi più veloci dell’eventuale positività al Coronavirus, riducendo al minimo i disagi nelle scuole e nei luoghi frequentati da molte persone, come le carceri. Richiamo ancora una volta tutti i cittadini al rispetto di regole indispensabili e alla prudenza. Crescono e continueranno a crescere gli asintomatici e i positivi. Più test facciamo, più ne individueremo. Ma è ancora bassa l’ospedalizzazione, quindi stiamo operando adeguatamente sui territori. Non vanifichiamo tutto. La Sicilia non può fermarsi”.
L’approvvigionamento è stato preso in carico dal dipartimento di Protezione civile regionale, mentre la distribuzione è stata coordinata dal Dasoe dell’assessorato regionale alla Salute. Il prossimo carico è atteso per domani.

Giornata nera per la Sicilia. L’ultimo bollettino diffuso dal ministero della Salute registra 179 nuovi positivi, di cui 37 migranti in isolamento. La maglia nera è Palermo con 70 casi (4 migranti). I ricoverati aumentano complessivamente di sette unità, passando da 187 a 194. Più uno in terapia intensiva (14 da 15). Un decesso a Messina, si tratta di un settantenne della provincia ricoverato da tempo. Record di tamponi: 6329.

Palermo è la provincia con più nuovi contagiati: su 70, 21 sono legati al focolaio scoppiato nella Missione di Biagio Conte.  A Sciacca la situazione, mentre scriviamo, è di 18 contagiati. La città termale, in provincia di Agrigento, registra il più alto numero di contagi rispetto agli altri comuni.

Depositate le motivazioni del Tribunale del Riesame che, nelle scorse settimane, ha accolto il ricorso della Procura di Palermo disponendo gli arresti domiciliari nei confronti del deputato regionale agrigentino Carmelo Pullara, indagato per turbativa d’asta nell’ambito della maxi inchiesta “Sorella Sanità” che sta facendo luce su intrecci tra politica e mondo sanitario in Sicilia. Per Pullara era stata chiesta la misura cautelare che il gip del Tribunale di Palermo aveva rigettato.

L’onorevole originario di Licata, vice presidente della Commissione salute e servizi sociali e sanitari dell’Ars e componente della commissione Antimafia regionale,  è accusato di aver chiesto favori per una gara pubblica nei confronti della Manutencoop in cambio di un aiuto a Damiani, manager dell’Asp di Trapani, per la nomina di direttore generale. L’accordo però non andò in porto e l’azienda non si aggiudicò la gara. Per questo il gip del Tribunale di Palermo aveva rigettato la richiesta di arresto già nel maggio scorso. Di parere contrario, invece, il Tribunale del Riesame che ha accolto il ricorso della Procura disponendo invece gli arresti domiciliari per il deputato agrigentino. L’ultima parola spetta però alla Cassazione a cui Pullara si è rivolto.

“La giurisprudenza ha stabilito – scrivono i giudici del Tribunale della Libertà – che il reato di turbativa libertà degli incanti è reato di pericolo che si configura non solo nel caso di danno effettivo, ma anche nel caso di danno immediato e potenziale, non occorrendo l’effettivo conseguimento del risultato perseguito dagli autori […] è sufficiente che la collusione o il mezzo fraudolento siano idonei ed univocamente diretti ad alterare il confronto e le offerte e le altre regole della competizione, come accaduto nel caso di specie ricorre inoltre l’elemento psicologico richiesto per l’integrazione della fattispecie in esame, ossia la coscienza e la volontà di turbare la gara”.

grandangoloagrigento.it

I giudici della seconda sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento hanno disposto la confisca parziale dei beni, di cui era stato disposto il sequestro nel marzo del 2018, dell’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 64 anni, condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo stesso Tribunale ha respinto la richiesta di applicazione della misura di prevenzione personale stabilendo che non sussiste attualmente alcuna pericolosità sociale dell’imprenditore

Romano, titolare di fatto o di diritto di diverse aziende operanti in svariati settori, in particolare nell’edilizia, secondo quanto avrebbe accertato il processo, per circa 15 anni, a partire dal 1992, avrebbe stretto accordi con i boss del paese – in particolare Maurizio Di Gati, poi diventato collaboratore di giustizia – per sviluppare le sue attività imprenditoriali. Romano, in sostanza, avrebbe pagato il pizzo alla mafia in cambio di sostegno.

Contestualmente al processo penale è stato incardinato un procedimento che aveva portato al sequestro dei beni: un patrimonio di aziende e proprietà stimato in circa 120 milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbe stato acquisito per via della contiguità con Cosa Nostra.

Il collegio di giudici presieduto da Wilma Angela Mazzara, con a latere Manfredi Coffari e Micaela Raimondo, accogliendo anche gran parte delle tesi difensive, ha rigettato la richiesta di applicazione della sorveglianza speciale, ritenendo che “al di là di sospetti e congetture, non ci sono elementi in grado di provare la pericolosità sociale in un periodo diverso a quello compreso fra il 1992 e il 2006”. Anche la confisca dei beni è stata ridimensionata al solo patrimonio acquisito in quel periodo. E, quindi, la confisca oggi disposta è ben lontana dal patrimonio stimato in 120 milioni di euro ipotizzato nella richiesta proposta da parte della Procura di Palermo.

Sigilli, confermati, al capitale sociale di circa il 35 per cento della Program group racing engeneering, che si occupa della costruzione di impianti sportivi; dell’intero capitale sociale della Romano Srl, che fabbrica fili e cavi elettrici; di un terreno a Racalmuto e di svariati conti correnti e titoli finanziari nonchè di un autocarro. Francamente ben poca cosa rispetto all’iniziale individuazione e quantificazione del patrimonio sospetto di Romano che ha avuto restituiti la maggior parte del beni sottoposti a sequestro.

Quarantotto migranti si sono gettati in mare lanciandosi dalla Open Arms, la nave della ong spagnola che si trova davanti al porto di Palermo. “A bordo la sofferenza aumenta, degli ospiti e dell’equipaggio”, scrive la ong su Twitter, sottolineando di non avere alcuna “indicazione” dalle autorita’ italiane, che, scrive il fondatore Oscar Camps, “sebbene sia a conoscenza della situazione, ci ha abbandonati”. Altre 75 persone si erano lanciate ieri dalla nave, ed erano state raccolte dalla Guatrdia Costiera italiana.

Prosegue il piano di riaperture degli uffici postali nell’Agrigentino. A partire da lunedì 21 settembre tornano operative tutti i giorni, dal lunedì al sabato, le sedi di Agrigento 10 nella frazione di Villaggio Mosè e, in provincia, di viale della Vittoria a Canicattì, via Generale Caviglia a Porto Empedocle e piazza Umberto I a Comitini. Previsto inoltre il ripristino dell’orario continuato, dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 19.05 e il sabato fino alle 12.35, per l’ufficio postale di Menfi sito in via Alessandro Volta. Anche in questa fase, l’Azienda raccomanda ai cittadini di entrare negli uffici postali avendo cura di indossare i dispositivi di protezione individuale. Per conoscere gli orari degli uffici postali aperti e per ulteriori informazioni, è possibile consultare il sito www.poste.it oppure contattare il numero verde 800 00 33 22.

Il sindaco Francesca Valenti conferma la comunicazione di un nuovo caso di positivo al Covid. Si tratta di un trentenne del quale non si conosce lo stato di salute, se è sintomatico o no. Non si conosce neanche se la positività è frutto di focolai che si sono verificati in città e che hanno fatto innalzare il numero di soggetti contagiati a livelli che ci ricordano il periodo più critico che ha vissuto la città di Sciacca.

La città, con 18 contagiati, è quella più critica rispetto agli altri Comuni agrigentini.

Ed ecco il post del sindaco Francesca Valenti: “Negli ultimi giorni, i casi di positivi al Covid sono aumentati esponenzialmente e non possiamo far finta di niente – ha scritto – . In molti invocano l’adozione, da parte mia, di misure restrittive sulle aperture delle attività per evitare occasioni di assembramento e, quindi, occasioni di contagio. Prima dell’adozione di misure restrittive, che spero non diventino necessarie, dobbiamo tutti capire che il rispetto delle regole è un obbligo per garantire la salute di ciascuno. Sarà anche triste e difficile, ma dobbiamo evitare baci, abbracci, strette di mano e questo anche e soprattutto in contesti familiari e privati (matrimoni, funerali, feste e riunioni). Dobbiamo usare la mascherina sempre. Dobbiamo mantenere – Valenti richiama tutti – una distanza gli uni dagli altri di almeno un metro. Dobbiamo spessissimo lavarci le mani ed usare il disinfettante. Non possiamo rischiare un contagio diffuso. Non possiamo rischiare una nuova chiusura. Non possiamo tornare indietro. Ancora una volta dobbiamo capire che il pericolo è qui ed è serio. Ancora una volta dobbiamo capire che siamo tutti sulla stessa barca e che nessuno si salva da solo”.

Questo il comunicato stampa diramato questa mattina dagli uffici del Centro di Studi Pirandelliani.

“Considerata la situazione di accanita e intollerabile insofferenza verso il Centro, manifestata dai vertici delle istituzioni locali, è con grande dispiacere di tutti i soci che siamo costretti ad annunciare il trasferimento dell’edizione 2020 del Convegno Internazionale di Studi Pirandelliani, già presentato l’anno scorso e ampiamente programmato per il prossimo dicembre. E tutto ciò a prescindere dalla emergenza Covid 19, a causa della quale si prevederà di realizzarlo eventualmente secondo altre modalità o di posticiparlo.

Il nostro Centro, che non intende rinunciare alla propria missione, in questi anni è stato marginalizzato se non addirittura snobbato, costringendo i soci e il Presidente Stefano Milioto a sforzi sovrumani per assicurare alla Città il mantenimento dell’evento annuale, sintesi di tutte le competenze dedicate allo studio di questo straordinario autore.

A poche settimane dall’apertura dell’Evento però, il Comune e l’Ente Parco, che preferiscono privilegiare altre iniziative, non hanno inteso sostenere l’iniziativa, come avvenuto sporadicamente in passato, negando qualsiasi contributo con il comodo alibi della mancanza di risorse economiche. Siamo costretti, pertanto, a prendere atto che i rappresentanti del nostro territorio, con immotivato autolesionismo, preferiscono privare la nostra città e la nostra collettività di questo patrimonio culturale ed economico piuttosto che rivendicare la irrinunciabilità dell’evento.

Nell’attesa che venga riconosciuto il valore del Centro e del Convegno, all’unanimità l’assemblea dei soci ha deliberato di non allestire più l’evento ad Agrigento, considerata pure l’impossibilità di una programmazione tempestiva, nell’interesse prioritario della diffusione dell’opera pirandelliana e nella preservazione della memoria di questa felice intuizione da parte del Prof. Enzo Lauretta, padre nobile del Centro e appassionato cultore del Premio Nobel agrigentino”.

Nota del Direttore.

Dispiace ancora una volta vedere lasciar andare via una manifestazione internazionale come il Convegno di Studi Pirandelliani, creato dal prof. Enzo Lauretta, e che tantissimo successo ha riscontrato per la città di Agrigento almeno nell’ultimo trentennio. Una manifestazione altamente culturale fra le poche che non chiude in passivo. O meglio, non fa chiudere in passivo un enorme indotto che si viene a creare dovuto alla presenza di migliaia e migliaia di giovani provenienti da tutta Italia. A giovarsi di un evento del genere alberghi, ristoranti, pub e locali notturni da sempre presi d’assalto dagli studenti almeno per tre giorni, senza dimenticare che i convegnisti soggiornano ad Agrigento almeno per quattro notti.

Fermo restando che le misure anti Covid 19 potranno ancora imporre sia soluzioni alternative per la realizzazione degli eventi o addirittura lo spostamento delle date previste.

Nel frattempo, però, appare altresì antipatico assistere alla solita litanìa dettata sia dal Parco Archeologico che dal Comune di Agrigento e che recita testualmente: “Soldi non ce ne sono…”. Eventi del genere non devono e non possono essere trattati in questo modo. 

A questo punto la città di Agrigento, vista la situazione economica del Comune e del Parco, il prossimo mese perderà un altro appuntamento importantissimo che riguarda il premio internazionale istituito dall’Accademia di Studi Mediterranei. Anche questo prestigioso evento non può e non deve mancare in una città come la nostra.

O forse no… 

Lelio Castaldo

 

Sono innamorati e felici. Felici anche di sposarsi in Sicilia.
Le nozze saranno celebrate e festeggiate domani 19 settembre a Palermo, e più precisamente a Villa Valguarnera, una location settecentesca a Bagheria dove – come ha specificato Thom Yorke –  è stata disposta una festa che rispetti tutte le norme stabilite per il contrasto al coronavirus, con il distanziamento dei tavoli, il disinfettante a disposizione e le mascherine nei momenti cruciali della festa.
Il cantautore britannico, legato da 4 anni all’attrice siciliana, racconta come ha concepito queste nozze: “In questi tempi strani speriamo che il nostro matrimonio possa essere una piccola celebrazione, con i nostri amici e la famiglia, della cultura siciliana e del suo modo di vivere”. 

Saranno circa 120 gli invitati, compresi i componenti del gruppo musicale “Radiohead”, alcuni divi del mondo del cinema italiano, e a celebrare le nozze sarà Claudio Bocca, un sacerdote toscano di fede anglicana. I fiori arriveranno da un vivaio di Bagheria e su scelta degli sposi, non ci sarà una pista da ballo.

La scelta di festeggiare le nozze sull’isola sono quasi scontate. Lì, a Monreale è nata e vissuta Dajana Roncione, lì si sono conosciuti nel 2016, durante un concerto. Divenuto il cocco dei suoi suoceri, il cantautore inglese in Sicilia ha trascorso tanto tempo e dunque qui, si sente come a casa.

Thom Yorke è alle sue seconde nozze. Era stato già sposato con Rachel Owen, morta a 48 anni per un brutto tumore e dalla quale aveva avuto due figli.