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Concluso il convegno sul tema: “Focus sul carcinoma del colon retto. Stato dell’arte ed importanza dell’integrazione Ospedale – Territorio”

Si è tenuto ieri ad Agrigento un convegno medico sul tema “Focus sul carcinoma del colon retto. Stato dell’arte ed importanza dell’integrazione Ospedale – territorio”.

Motivo dell’incontro le nuove tecnologie e nuove frontiere per ridurre al minimo tutti i disagi e tutti i problemi che possano scaturire da un evento oncologico del genere.

Responsabili scientifici del convegno il dott. Antonio Savarino e il dott. Alfonso Maiorana. Tante le professionalità mediche che hanno trattato l’argomento, tra cui il prof. Carmelo Sciumè, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale, Endoscopia e Laparoscopia Generale del San Giovanni di Dio di Agrigento il quale si è soffermato sullo stato dell’arte del trattamento locoregionale.

Sono emerse alcune novità circa l’esecuzione della colonscopia così temuta dalla gran parte della popolazione. La preparazione non è più di quattro litri bensi di uno soltanto, è indolore per la somministrazione di farmaci sedativi, assoluta sicurezza e rispetto della privacy, strumenti endoscopici moderni, prevenzione della diffusione del coronavirus secondo linee guida, accessori monouso, abbigliamento adeguato fornito dall’ASP, comfort post endoscopia in apposita stanza “ sleeping Room”.

Tra l’altro, ormai si tratta di un intervento di routine la chirurgia mininvasiva laparoscopica nel trattamento dei tumori del colon-retto, eseguita presso l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale diretta dal Prof. Carmelo Sciumè; è ben tollerata e accettata dai pazienti poiché provoca minimo dolore post-operatorio,  precoce alimentazione, riduce i tempi di ospedalizzazione con esito estetico molto gradito dai pazienti e con rapida ripresa delle attività lavorative. Tutto ciò nell’assoluto rispetto della radicalità oncologica  e della  qualità di vita.

Questa, sostanzialmente, la relazione del prof. Sciumè: “In Italia si registrano ogni anno più di 50.000 nuovi casi di cancro del Colon-Retto, nel 25-30 %  già in fase metastatica e nel 10% le metastasi sono sincrone al tumore. In più del 90% il cancro del grosso intestino  origina da un polipo benigno. In un periodo che varia tra 5-15 anni definito “dwell time” il polipo benigno può degenerare verso la malignità. Questa progressione dovuta a variazioni genetiche, al tipo di alimentazione e all’ambiente in cui si vive, viene definita sequenza Adenoma ( tumore benigno ) – Carcinoma ( tumore maligno). L’ulteriore progressione del tumore maligno, qualora non diagnosticato precocemente,  sfocia nella formazione delle metastasi loco regionali e/o a distanza. Attraverso la via linfatica (  diffusione linfatica) nei linfonodi ubicati lungo i vasi sanguigni che irrorano il colon-retto, poi o contemporaneamente la diffusione delle cellule maligne, provenienti dal sito tumorale,  possono guadagnare e depositarsi a distanza nel fegato, polmone, cervello, ossa etc.   trasportate dal torrente ematico ( diffusione ematica). L’obiettivo di una buona sanità, che si deve offrire alla popolazione, è quello di intercettare, diagnosticare e asportare le lesioni tumorali, il più delle volte asintomatiche, quando sono ancora in fase iniziale cioè rimuovere il polipo adenomatoso benigno al fine di evitare la sua fatale progressione. Ecco l’importanza dello screening del cancro del colon-retto. Attraverso questo fondamentale presidio si possono diagnosticare i polipi benigni e rimuoverli con le moderne metodiche.

Lo screening si divide in tre livelli: 1° livello ricerca del sangue occulto ( SO)  nelle feci nella  fascia di popolazione di età superiore a 45-50 anni. 2° livello se la ricerca del  SO risulta positivo si invita il cittadino ad eseguire la colonscopia. 3° livello trattamento delle eventuali lesioni riscontrate alla colonscopia o per via endoscopica o mediante chirurgia miniinvasiva laparoscopica, o chirurgia tradizionale più o meno preceduta da chemio-radioterapia prima dell’intervento (neoadiuvante) o dopo l’intervento chirurgico (adiuvante ) in base alla stadiazione tumorale mediante l’esecuzione di TC torace e addome , Risonanza magnetica e Pet.   Tutto  ciò viene deciso collegialmente dal “team” multidisciplinare di cui fanno parte chirurghi, endoscopisti, oncologi, radiologi, radioterapisti, medici nucleari, anatomo patologi e psicologi al fine di decidere e proporre il più idoneo percorso diagnostico-terapeutico personalizzato al paziente secondo linee guida”.

Presenti al convegno anche infermieri che coadiuvano i primari in prima linea, tra questo l’esperto Calogero Volpe il quale nella qualità di infermiere dedicato ha disquisito sulla gestione della stomia. Ecco i punti più importati: “La stomia, ricordiamo, è il risultato di un intervento chirurgico mediante il quale si crea un’apertura sulla parete addominale per mettere in comunicazione l’apparato intestinale o quello urinario con l’esterno.  La creazione dello stoma rappresenta un salvavita e la corretta gestione della deviazione permette di migliorare la qualità della vita sia dal punto di vista della salute che da quello socio-relazionale. Oggi si è parlato della gestione della Stomia e dell’importanza dell’Infermiere “dedicato” cioè lo Stomaterapista che tramite master e corsi di formazione acquisisce delle competenze specifiche per poter assistere le persone atomizzate nel pre e post  operatorio accompagnando nel suo percorso per poter vivere questa sua condizione di vita con dignità e serenità”.

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