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“Sorella Sanità”, faccendiere canicattinese collabora con i giudici e svela tangenti e interessi politici. Tremano in tanti

 

Colpo di scena nell’ambito della maxi inchiesta sulla sanità siciliana che lo scorso maggio ha portato all’arresto (tra gli altri) del commissario per l’emergenza Covid sull’isola Antonio Candela, del manager dell’Asp di Trapani Fabio Damiani e altre sei persone. Il faccendiere Salvatore Manganaro, 44 anni di Canicattì, ha deciso di collaborare con i magistrati della Procura di Palermo Giovanni Antoci e Giacomo Brandini.

Lo scrive il quotidiano La Sicilia nell’edizione di oggi, in un articolo abbastanza corposo il giornalista Franco Castaldo.

Manganaro, braccio destro del manager Damiani, già nel giugno scorso inizia a collaborare fornendo alcuni dettagli che però i pm non ritengono sufficienti. Poi la richiesta di un secondo interrogatorio dove il 44enne compie un ulteriore sforzo cominciando a svelare il meccanismo della sanità siciliana caratterizzato da correnti politiche, tangenti e favori. Le sue dichiarazioni (ovviamente) saranno al centro di scrupolose verifiche così come l’attendibilità di Manganaro.

E sono tanti i nomi di politici siciliani che Manganaro mette a verbale: da Crocetta e Lumia e Miccichè. Nel mezzo c’è anche Carmelo Pullara, il deputato licatese coinvolto per turbativa d’asta in questa inchiesta , per cui la Procura ha presentato ricorso al Riesame chiedendone gli arresti domiciliari.

Tanti altri ancora i nomi coperti da segreto, segno questo che probabilmente il vaso di Pandora è stato scoperchiato. I tanti omissis lascia presupporre che la situazione si è fatta davvero molto pesante.

grandangoloagrigento

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