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“Tenet” il nuovo film di Christopher Nolan: un capriccio cinematografico, confezionato ad arte

Non scrivere una recensione circa Tenet il nuovo film di Christopher Nolan – nelle sale in questo giorno, che c’ha tenuti tutti in gran curiosità durante il lockdown – sarebbe davvero scortese. Non fosse altro perché Nolan (che a questo giro ha fatto tutto da solo, soggetto, sceneggiatura, regia) resta uno straordinario regista, che sa come giocare con gli effetti speciali, che si serve di un comparto tecnico impressionante, e che ha scritto storie che – nel corso della sua carriera – hanno avuto il destino di essere ricordate e premiate.

Ve lo dico subito così ci togliamo il pensiero, a me il film non è piaciuto, almeno alla prima visione, e vi prego di credermi se vi dico che non ero stata influenzata dalle voci che giravano, che nulla sul film avevo letto e che mi ero tenuta lontana anche dai tanti trailer che a ripetizione mi si piazzavano dinanzi sui motori di ricerca. Se fosse per assurdo l’ultimo film del grande regista inglese, per me sarebbe come “il rantolo del ciglio”, al posto del “canto del cigno” e questo lo dico pur essendo pazzamente innamorata di Christopher Nolan (cinematograficamente parlando).

150 minuti in sala nei quali continui a scuotere la testa a dire frasi tipo “non ho capito“,ma questo che vuol dire“, “non c’ho capito nulla“, “ah … forse ho capito“, “ma questo è il presente o il passato? Ah già, vanno indietro, quindi è il passato“. Insomma passi due ore e mezzo a capire se sei dinanzi ad un capolavoro o ad una minchiata pazzesca. 

Nel film c’è il Nolan degli effetti speciali, della dinamicità che non lascia scampo, ci sono scene che ricordano Batman, che ricordano Dunkirk e che ricordano anche Interstellar, ma a differenza dei suoi capolavori del passato questo film non ti prende, non ti trascina altrove, non ti fa provare quella piccola ansia mentre tifi per qualcuno e quindi è – a mio avviso – un film privo di pathos. 

La trama, tra il nonsense e una storia fantascientifica poco probabile anche nel 2020, è debole, malgrado si snodi in una macchinosità senza precedenti. Non sai come definirlo: Action movie? Film di spionaggio? Film di fantascienza? Ci provi, a definirlo, ma non ci riesci.

Ho apprezzato pochissime cose della pellicola e tra queste poche cose c’è la colonna sonora firmata da Ludwig Göransson che è inquietante, ammorbante, martellante, ma è stata l’unica cosa capace di creare una certa suggestione soprattutto perché il film – che Nolan mi perdoni – ha dei dialoghi a dir poco imbarazzanti, tanto che spesso ti viene da dire: “ma perché!?“, portandoti la mano alla fronte.

Nata come una sfida (da parte del regista) finisce per essere una resa a mani basse (da parte dello spettatore) che continua a porsi delle domande (lecite) davanti a delle evoluzioni assai contorte nella narrazione che raccontano più delle ossessioni di Nolan, che della storia in sé.

Direte: “Ma di che parla questo film”?
Troverete cento recensioni ed ognuna vi racconterà una storia a modo suo.
Normale, perché la verità è che solo Nolan, se volesse, potrebbe dirci cosa cacchio voleva raccontarci con questo film.
A me alla domanda: “Ma di che parla questo film?” verrebbe da rispondere: “E chi lo sa” – seguito da una sentita risata. Ma siccome il regista è il grande Christopher Nolan allora ve lo dico, a modo mio di cosa parla questo film, senza spoiler, perché quello, sarebbe un sacrilegio, perché le domande, ve le dovete porre tutte, se decidete di andare a vedere il film e dovete soffrire per 150 lunghi minuti come ho fatto io.

E’ la storia di una corsa per salvare il mondo, andata e ritorno. 
Un po’ nel passato un po’ nel presente. 
C’è un protagonista (senza nome) che senza saperlo (perché il futuro non è contemplato nel film) ingaggia una squadra per impedire ad un trafficante russo, di far cessare il mondo. E per fare tutto questo si innesca un viaggio cronologicamente impazzito, un algoritmo diviso in 9 parti che non deve mai riuscire a comporsi per intero, una guerra tra buoni e cattivi con armi nucleari invertite, dentro e fuori una dimensione che fai fatica a tenere d’occhio, dentro una entropia, un disordine che finisce per tenere incastrato anche il pubblico in una “tenaglia temporale che però non emoziona.

Tenet è una organizzazione, ma è anche una porta, un passaggio tra flussi temporali che a volte si sovrappongono e a tratti ti ingannano. Tenet – nome palindromo – è un enigma, una inversione, con un riferimento a una doppia dimensione, tutta da scoprire, e chissà quante volte dovremo vedere il film per capirci qualcosa che anche “lontanamente si avvicini” (scusate il gioco di parole) alle intenzioni di Nolan.

Parole chiave come “tempo crepuscolare”, “paradosso del nonno”, “mossa a tenaglia” gravitano dentro una distruzione che avverrebbe se non si invertisse la rotta, se non si attraversassero dei flussi temporali al contrario, un andare controcorrente per resistere ad un tempo nel quale si innesca un conto alla rovescia.

Veniamo ai protagonisti? Tutti belli, ma poco efficaci. 
Il figlio del gigante cinematografico Denzel Washington, John David Washington è il protagonista senza nome (e pure senza gloria, aggiungo io) che non ha quell’appeal che serviva per creare una empatia con lo spettatore. Crede di essere un agente della CIA ed invece è …(andate al cinema)

Dal futuro arriva Neil, interpretato da Robert Patterson, (biondino e slavato) che fa un po’ tutto, informatore, agente segreto, amico del protagonista, ecc e che si sacrifica in qualche modo. Come? (andate al cinema)

Kenneth Branagh veste i panni del magnate russo che tiene in pugno tutti e tutta la vicenda, prima fra tutti sua moglie, interpretata da una deliziosa Elisabeth Debicki, che vorrebbe vederlo morto. Perché? (andate al cinema)

A Nolan non interessa affatto spiegare perché alcune cose nel film accadono o al contrario non accadono. Perché mentre qualcuno muore, e dovrebbe accadere qualcosa, questo qualcosa non accade?

Nolan si è servito di stratagemmi narrativi irrilevanti per costruire una vera e propria provocazione, nulla più. Non gli interessava chiarire la trama, che è aperta proprio perché di difficile messa a fuoco.

Solo Nolan si poteva permettere questo genere di provocazione, questo capriccio, con un film confezionato ad arte, dentro il quale ti domandi perché, se potevano andare nel passato non hanno bloccato tutto quel caos prima ancora che accadesse. La risposta è … andate al cinema.

 

Simona Stammelluti 

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