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Racalmuto e la Sicilia, intervista allo scrittore Enzo Sardo

di Giuseppe Maurizio Piscopo

Enzo Sardo è nato a Racalmuto nel 1954. Si è laureato in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Palermo. Successivamente ha conseguito il post universitario  in “Relazioni internazionali e cooperazione  nell’area del mediterraneo”presso la LUMSA università cattolica con sede in Roma.Ha svolto le funzioni di sindaco del Comune di Racalmuto e durante il suo mandato è stata costituita la Fondazione Leonardo Sciascia della quale è stato il primo presidente.Ha pubblicato Storia dello statuto siciliano (1996); Storia della Fondazione Leonardo Sciascia, Un grande sogno (2006); per il quale ha ricevuto il premio  “Jalari(2007)”; Etica del tributo (2007). Racalmuto. Storia Arte e Cultura (2009) per il quale ha ricevuto il premio  I libri dell’anno (2010); L’Europa e Gaetano Martino un lungo viaggio verso la pace (2010); I cattolici popolari tra Etica ed Estetica (2011); La chiesa Madre di Racalmuto equità e solidarietà 2013; Regalpetra e le sue parrocchie (2016);per il quale ha ricevuto il premio internazionale Navarro edizione (2017);che è stato tradotto in lingua ucraina; Monsignor Cataldo Naro Un apostolo del nostro tempo. Il libro che l’ha fatto conoscere al grande pubblico è Leonardo Sciascia Il vero Nobel della cultura europea. Attualmente Enzo Sardo è il responsabile della cultura a Racalmuto che ha rimesso in prima pagina per tantissime iniziative culturali e sociali: l’apertura della casa della Noce di Leonardo Sciascia, a Settembre è prevista l’apertura del Teatro Regina Margherita ed altre iniziative che ci farà conoscere in questa intervista svoltasi a Racalmuto durante la presentazione del libro di Salvatore  Campanella “Asini Preti Cantastorie”.

Quando hai scoperto la dote della scrittura?

Nel 1996. Avevo capito che molti siciliani non conoscevano bene le norme previste dallo Statuto della Regione Siciliana e poiché in quel tempo non esisteva whatsapp ho pensato di scrivere un volumetto e diffonderlo gratuitamente.

Perché il vero Nobel della cultura europea è Leonardo Sciascia?

I libri di Leonardo Sciascia sono tradotti in 36 lingue diverse e per ogni lingua vi sono pubblicazioni di diversi editori.Con un semplice calcolo è facile stabilire che 4 miliardi di persone possono leggere le sue opere. L’Italia ha dedicato a Sciascia due opere omnia: una da parte della casa editrice Bompiani, curata dallo studioso e critico letterario Claude Ambroise ed un’altra dalla casa editrice Adelphi curata dallo studioso Paolo Squillacioti. Anche la Francia, con la casa editrice Fayard, ha dedicato a Leonardo Sciascia un’opera omnia in tre eleganti volume curati dal professore Mario Fusco, professore di letteratura italiana all’Università di Parigi, scomparso nel 2015.  Sciascia è diventato uno scrittore conosciuto in gran parte del mondo poiché le tematiche che durante la sua esistenza ha evidenziato riguardavano e riguardano la libertà, la democrazia, la legalità, la giustizia, la cultura come deterrente ad ogni forma di violenza, argomenti che interessano gli esseri umani di tutte le nazioni del mondo. Inoltre, devo evidenziare che Sciascia  affrontava queste tematiche con vigore ed un immenso coraggio. Per cui siamo in tanti a credere e sostenere che il vero Nobel della Cultura europea, e non solo doveva essere attribuito al grande letterato ed intellettuale di Racalmuto. Questa mancanza sicuramente ha deprezzato lo stesso premio Nobel per la letteratura. Poiché non era possibile non vedere ed apprezzare la grandiosa valenza letteraria e di impegno civile del Maestro racalmutese.

In Sicilia i Premi Nobel sono stati due: Pirandello e Quasimodo. Sono stati i premi della solitudine e delle polemiche. Si potrebbe scrivere un libro sulle storie legate a questi due premi.

Credo che su questi due letterati siciliani sia stato scritto a sufficienza. Ma lo scrivere misura la validità dello scrittore interessato post mortem. Dalle mie notizie invece vedo e constato che su Sciascia, in questo periodo sono interessati molti scrittori di qualsiasi livello (credo più di 50) che hanno scritto di Sciascia affrontando tutte le varie tematiche che lo hanno interessato, per cui ritengo che le tematiche sciasciane interessano sempre di più anche dopo 30 anni dalla sua morte.

Hai scritto e dichiarato pubblicamente che avevi un debito nei confronti di Sciascia…

Con Lui in vita avevamo iniziato il percorso necessario per realizzare una Fondazione a suo nome. Peccato che non abbiamo avuto la fortuna di completarla durante la sua esistenza. Lui muore il 20 novembre del 1989 e la Fondazione diventa operativa nel dicembre del 1991, mentre ricoprivo la carica di Sindaco del Comune di Racalmuto,

Come sarebbe stata la Sicilia se Sciascia fosse ancora vivo?

Sciascia non riusciva a rimanere in silenzio di fronte alle problematiche complesse della vita socio politica della nostra Italia e della nostra Sicilia. Ricordiamo l’Affaire Moro, il caso Tortora, il famoso articolo I professionisti dell’antimafia. Da intellettuale colto e coraggioso interveniva con determinazione denunciando quelle che lui riteneva  storture del sistema o cittadini impostori, che con inganno ed  artifizio si allontanavano dal rispetto delle regole e della giustizia. Per cui, se invece di avere vissuto per 68 anni avesse vissuto 100 anni  avrebbe continuato le sue battaglie di civiltà senza influenze di natura politica. Poiché com’è notorio, in tutto il mondo, Sciascia fu un intellettuale colto e libero e garbato, un intellettuale che amava e rispettava le regole ed era sempre alla ricerca della verità. La verità che Lui cercava era di natura filosofica, religiosa. Ha saputo esercitare bene il suo ruolo di intellettuale.

Perché in Sicilia la verità fa fatica a venire fuori?

Non manca la verità, o forse non interessa ai semplici cittadini cercare la verità. Ai cittadini serve vivere in una terra che sia pulita, che abbia ospedali puliti, con medici preparati e moralmente adatti e con i loro reparti di pronto soccorso validi, utili, con medici di altissimo profilo scientifico. Servono Università libere e senza baroni ma con professori che meritano di essere chiamati professori per la loro preparazione, per il loro garbo e per la capacità di sapere interagire bene con i loro allievi. Serve una classe politica colta, sapiente che si preoccupi di lavorare per fare leggi giuste ed utili ed apparire il meno possibile. Ai cittadini non interessa il deputato ma quello che riesce a fare il popolo.

 Qual è il tuo rapporto con la chiesa?

Sin da ragazzo ho frequentato la chiesa e l’azione cattolica. La mia mia formazione è stata con le Encicliche e con l’immenso valore della solidarietà umana e culturale. Io stesso ho scritto un libro sui temi religiosi.

Cataldo Naro è stato un grande personaggio a lui hai dedicato il libro: Un Apostolo del nostro tempo. Chi era Cataldo Naro?

Ho letto tutti i suoi immensi scritti, ho studiato il lavoro che ha svolto da Preside della Facoltà Teologica di Sicilia. Ho analizzato le sue lettere episcopali. Ho parlato con il fratello don Massimo Naro, un teologo prestigioso, con il Vescovo di Noto Stagliano e con diverse persone che hanno avuto l’onore di conoscerlo ed apprezzarlo. Ho visitato la chiesa Madre di San Cataldo dove è seppellito. Ho dedicato due anni di studi. Posso affermare che trattasi di un Apostolo del nostro tempo, un religioso beato che merita il ricordo dell’umanità, perchè ha dedicato tutta la sua esistenza alla Chiesa di Dio e alla promozione umana e non capisco come mai la Chiesa non abbia ancora iniziato il processo di beatificazione.

Cosa rappresenta per te Racalmuto?

La vita. Quella mia, di mia moglie, dei miei figli e dei miei parenti. Quella che va vissuta intensamente anche perché come sosteneva Sciascia il microcosmo (ossia Racalmuto) ed il macrocosmo (ossia il mondo) hanno le stesse caratteristiche. Cambia solo la dimensione.

Quali sono stati i tuoi rapporti con Leonardo Sciascia?

Ottimi. Negli ultimi sette anni della sua vita io ero Consigliere comunale, qualche volta Assessore ed abbiamo organizzato tutte quelle manifestazioni che ho descritto nel libro. Noi ci recavamo nella sua casa di campagna, in contrada Noce, dove ha scritto tutti i suoi libri ed ora devo testimoniare che a quel tempo aveva la capacità di farci interagire con Lui come se fosse una cosa semplice e normale, invece come sappiamo era un gigante della letteratura italiana e noi semplici ragazzi del paese che Lui amava intensamente.

Nel libro hai scritto che Sciascia è un modello da imitare per le nuove generazioni.

Ho sostenuto questa teoria perché Sciascia è stato un uomo colto e garbato, un letterato raffinato, un intellettuale coraggioso che amava rispettare le regole e cercare la verità, un sociologo attento ai fenomeni sociali ed un politico che ha operato nella società civile per migliorare l’esistenza di uno Stato Etico e Solidale. Ma va detto anche che è stato un padre premuroso ed un marito affettuoso.

Quali saranno le iniziative della città di Racalmuto per commemorare lo scrittore della Noce nel centenario dalla nascita?

La commemorazione sarà effettuata dalla Fondazione Sciascia che viene gestita da un consiglio di Amministrazione e da un comitato Scientifico che in linea di massima traccia il programma culturale della stessa. Sicuramente saranno previste mostre, convegni, e celebrazioni varie. Nel particolare potremo entrarci a fine settembre.

Racalmuto è un pezzo di Sicilia che  prima aveva i collegamenti con Madrid, con Parigi, con Lisbona ed altre città del mondo. Questi rapporti internazionali  stanno continuando?

La Fondazione è al centro della cultura europea e tiene i rapporti con accademici di tutto il mondo. L’anno scorso nei giorni  28, 29 e 30 presso la Fondazione è stata organizzata dall’Università di Madrid il convegno Escritoras Italianas Ineditas con la partecipazione di 100 accademici provenienti da ottanta università di tutto il mondo.

Quale scrittore della Sicilia continuerà l’opera di Leonardo Sciascia?

Io credo che sono diversi, ma posso affermare con la massima certezza il mio impegno personale tramite la Fondazione a Lui dedicata, quello del giornalista scrittore Matteo Collura, quello di Paolo Squillacioti che ha curato l’opera Omnia della casa editrice Adelphi, quella del professore Salvatore Ferlita che presiede il premio letterario Racalmare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Valorizzare tutto quello che conduce alla tutela dell’uomo, alla promozione umana e alla solidarietà con ogni strumento a disposizione della cultura: letteratura, arte, scienza, ricerca e premi vari, come quello che organizzo da diversi anni con il Movimento Cristiano Lavoratori del quale sono Presidente Provinciale. Colgo l’occasione per dire, che quest’anno il premio Solidarietas 2020 riguarderà la Solidarietà, la Scienza ed il lavoro e la celebrazione avverrà alla Fondazione Leonardo Sciascia in data 5 settembre 2020.

Con il mio progetto intendo evidenziare tutte le personalità siciliane che si sono distinte per la loro preparazione, per il loro garbo, per il contributo che hanno dato alla società civile, consapevoli che la cultura, l’arte, la scienza, la musica e la religione cristiana, costituiscono gli elementi indispensabili per combattere tutte le forme di violenza e per fare progredire l’umanità verso una civiltà migliore al fine di raggiungere la pace sociale e con essa la piena solidarietà umana e culturale.A tal proposito voglio evidenziare che tutti i miei libri ed il mio lavoro sono guidati da un unico concetto: la SOLIDARIETA’.

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