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Presunte scene da “Arancia Meccanica” in una casa di Licata. Shiaffi, pugni, spintoni e persino torture con un secchio pieno di acqua gelida lanciato addosso mentre dormiva per costringerla a restare su una sedia. Sevizie che sarebbero andate avanti per anni. A farne le spese un’anziana e la figlia disabile oltre al loro cane che sarebbe stato brutalmente bastonato in maniera gratuita.
Pochi mesi dopo il provvedimento cautelare del gip che stabiliva il divieto di avvicinamento e l’allontanamento dalla casa, la vicenda approda in aula per l’udienza preliminare. Il pubblico ministero Gloria Andreoli ha chiesto il processo per una donna licatese di 48 anni – Maria Concetta Lo Iacono – e per il figlio Antonino Mulè di 21 anni. L’accusa, per entrambi, è di maltrattamenti, lesioni personali, lesioni colpose e maltrattamenti di animali. Vittime delle presunte sevizie la madre e la sorella dell’imputata.

L’udienza preliminare, davanti al giudice Stefano Zammuto, è iniziata oggi e le vittime – assistite dagli avvocati Angelo Benvenuto e Lucia Amoroso – si sono costituite parti civili. Il difensore degli imputati, l’avvocato Giuseppe Glicerio, ha chiesto, invece, un breve rinvio per valutare il rito abbreviato o il patteggiamento e il giudice lo ha concesso aggiornando l’udienza a martedì. Le violenze si sarebbero consumate dal gennaio del 2018 all’ottobre del 2019. Le due donne, secondo quanto ipotizza il pm che ha raccolto le loro denunce, sarebbero state ripetutamente percosse e aggredite con schiaffi, pugni e spinte. L’atteggiamento intimidatorio, inoltre, sarebbe consistito nel prospettargli di farle ricoverare in manicomio.

Una bottiglia di plastica contenente benzina, e alcuni fiammiferi legati al tappo. Un messaggio inequivocabile trovato fuori al cancello della sua abitazione da un libero professionista di Aragona.
I carabinieri hanno avviato le indagini. Non è escluso – ma non ci sono affatto certezze al riguardo – che come primissimo passo, gli investigatori possano già aver setacciato l’area di rinvenimento della bottiglia per provare ad appurare se siano o meno presenti delle telecamere di video sorveglianza pubbliche o private. Gli eventuali filmati potrebbero infatti dare il giusto input all’attività investigativa che è indirizzata ad identificare il mittente di quell’avvertimento. Fitto il riserbo di investigatori. Un fascicolo d’inchiesta è stato aperto alla Procura di Agrigento.

Momenti di grande apprensione ieri sera a Giardina Gallotti, frazione di Agrigento per un vasto incendio divampato nelle terre della zona. A fornire un contributo determinante nell’azione di spegnimento stati alcuni residenti armati di pompa e secchi. Una collaborazione che raramente si vede da queste parti. Per diverse ore la situazione è stata assai difficile anche a causa del vento.

Sul posto anche gli uomini del Corpo Forestale che se pur arrivando ad incendio già domato è riuscito a raggiungere la casa più minacciata dalle fiamme.

Non sempre a picchiare sono i poliziotti. Ogni tanto, per pareggiare i conti, qualche tunisino nostro ospite in hotel e navi di lusso, consegna il pan per focaccia ai nostri militari.

C’è una sottile differenza, però. Mentre il poliziotto fa giocare a schiaffeggiare due migranti, che ridono durante il giochino, il tunisino che ieri pomeriggio è scappato da Villa Sikania ha letteralmente azzoppato un poliziotto che stava cercando di bloccare la sua fuga.

Un colpo al ginocchio, rotula frantumata e probabile intervento chirurgico nelle prossime ore.

Chissà se il console tunisino, forse ancora presente ad Agrigento, andrà a fare visita al poliziotto in ospedale per portare la sua solidarietà.

Questo il quadro di un pomeriggio, quello di ieri, assai movimentato allorquando quattro tunisini hanno tentato la fuga forse perché stanchi di essere serviti e curati nel migliore dei modi possibile; o forse perché stanchi di una vita monotona alla quale non saranno certamente abituati, visto, che molto probabilmente, rispetto a quella odierna, sarà stata più frizzante.

Due dei quattro sono stati acciuffati, degli altri due nessuna traccia.

Purtroppo questo è un film già visto. Le repliche le rivedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni.

Domenica 5 luglio e tutte le prime domeniche del mese i musei, i parchi archeologici e gli altri luoghi della cultura della Sicilia resteranno aperti al pubblico gratuitamente per favorire la valorizzazione e la conoscenza del patrimonio dei beni culturali regionale.

La cultura non ha prezzo – dice l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – e deve essere sempre più accessibile a tutti. Per dare maggiore impulso e slancio alla ripartenza dopo la stasi determinata dall’emergenza Covid abbiamo lanciato #Laculturariparte e riaperto gratuitamente per nove giorni i siti della Regione con un’adesione da parte dei siciliani che ci ha confortato nella volontà di proseguire sulla strada di favorire iniziative volte all’educazione alla bellezza. Oltre 40 mila presenze registrate in pochi giorni, nonostante le limitazioni dovute al contingentamento degli accessi, rappresentano una base su cui il Governo Musumeci intende avviare una riflessione per rendere sempre più accessibile e possibile a tutti l’esperienza culturale”.

 Su impulso dell’assessore dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, infatti, i Parchi archeologici della Sicilia, i musei i parchi e gli altri luoghi della cultura si stanno progressivamente aprendo al territorio ospitando iniziative culturali e artistiche.

Credo che questa pandemia abbia fatto comprendere a tutti noi – dice l’Assessore Samonà – come non sia possibile immaginare uno sviluppo della società che prescinda dal recupero della dimensione spirituale e creativa dell’essere umano. Musei, parchi archeologici e luoghi che custodiscono il pensiero e la bellezza sono imprescindibili se vogliamo costruire una società a misura d’uomo in cui progresso e sviluppo economico siano compatibili con una crescita equilibrata e sana. In questo senso custodire e valorizzare la cultura vuol dire renderla ”appetibile”, familiare, comprensibile e condivisa. Se torneremo a frequentare i musei e i parchi come frequentiamo i cinema e i bar avremo fatto un grande regalo a ciascuno di noi e all’umanità tutta”.

Il Porto Turistico di Capo D’Orlando ha accolto, durante lo scorso week end, un interessante incontro con la presenza di rappresentanti dei vari settori della nautica in Sicilia, finalizzato alla nascita della  RETE NAUTICA SICILIANA.

L’incontro, organizzato in partnership da ITALIA INIZIATIVE di Peppe Sorce e Peppe Matina e il Comitato promotore nella persona del coordinatore Giuseppe Casella, è finalizzato a dar forza e voce a questo importante e vitale settore dell’economia siciliana, che con la Rete Nautica Sicilia aumenta la sua forza contrattuale.

RETE NAUTICA SICILIA nasce  per rappresentare  quelle che sono le esigenze della categoria, far ascoltare con rapidità quelli che sono i problemi, proporre soluzioni innovative ed essere sicuramente un punto di promozione professionale degli stessi  appartenenti alla sezione, anche in funzione di un miglioramento dei prodotti e dei servizi da offrire al mercato

 “Questo periodo che probabilmente ci stiamo lasciando alle spalle – ha detto Carmelo Milici componente del comitato  –  ha dato modo a molti di noi di riflettere su un futuro che sicuramente non sarà lo stesso di quello che immaginavamo fino a qualche mese fa. Da questo tipo di situazioni, di portata eccezionale, l’imprenditore non può uscirne da solo. Per questo ritengo vitale la costituzione di una Rete di imprese operanti nel nostro settore, per creare un sistema strategico, per supportare lo sviluppo di tutto il territorio regionale. Oggi, se si vuole puntare ad uno sviluppo strategico del settore, bisogna che tutti gli attori diventino protagonisti  anche nei rapporti con le Istituzioni, per rappresentare quelle che sono le esigenze della categoria”.

Su questi importanti temi si sono confrontati: Carmelo Milici appunto,  componente Comitato promotore e direttore commerciale SAVER srl (settore cantieristica); Ignazio Artese, componente del Comitato promotore e titolare di Artemar di Termini Imerese (settore porti e servizi di rimessaggio); Mario Aiello, componente del Comitato promotore e titolare di AQUAELEMENT (settore Diving); Salvatore Bisignano di AS Marine , componente Comitato Promotore, l’avv. Andrea Ciulla  presidente di Assonautica Palermo; Mario Volante in rappresentanza dell’Associazione ASCON Sicilia; Gaetano Fortunato referente di Confindustria settore Nautica Sud Italia; Ing. Giuseppe Pullara presidente regionale e vice presidente nazionale di  CONFLAVORO PMI.

“La Rete Nautica Sicilia è aperta a tutti – è stato ribadito non è una nuova associazione di categoria, ma nasce con l’obbiettivo di inglobare in un sistema virtuoso,  tutte le realtà del comparto nautico operanti nel territorio siciliano. Ed essere punto di riferimento dei soggetti operanti nel settore della Nautica a 360 gradi, a partire dai cantieri, porti turistici, charter nautici, approdi, fornitori di servizi“.

Nelle prossime settimane saranno programmati nuovi incontri tecnico-operativi per dare ufficialità giuridica con la costituzione ufficiale della RETE NAUTICA SICILIA

«La Regione Siciliana ha mantenuto contatti continui con la prefettura di Siracusa e il Comune di Noto. Abbiamo chiesto congiuntamente con il sindaco un forte potenziamento di controlli perché l’
area in cui si trovano alloggiati i migranti, che è isolata fuori dal contesto urbano, sia adeguatamente presidiata. Chiedo al ministro dell’Interno di attuare un diverso Protocollo di gestione perché nessuno può permettersi che le nostre città finiscano in pasto alla comunicazione negativa solo per aver deciso di non attendere i risultati dei tamponi a bordo o, come continua a chiedere la Sicilia, individuando altre navi per la quarantena obbligatoria».

Lo dichiara il presidente il governatore dell’Isola Nello Musumeci.

«Abbiamo pagato – prosegue il presidente – un prezzo troppo alto per rendere pubblicità negativa al nostro territorio, il cui turismo va accompagnato alla ripresa. Chiedo e pretendo maggiore attenzione. Al momento abbiamo città sicure, a partire proprio da Noto, e ci siamo dedicati al protocollo “SiciliaSiCura” con grande impegno per tutelare il turismo e i nostri cittadini. Nessuno può e deve metterci a rischio».

Aggiudicati i lavori per il recupero e la riqualificazione di Borgo Bonsignore a Ribera, nell’Agrigentino. Le opere, finanziate dalla Regione Siciliana con 2,2 milioni di euro, saranno avviate entro ottobre.
«E’ l’inizio – commenta il governatore Nello Musumeci – della prima di quattro riqualificazioni che dà seguito a una norma votata dall’Ars nel 2014 e rimasta inattuata. Un recupero non solo dell’identità culturale e di un patrimonio vincolato, ma anche un investimento per il turismo legato alla campagna».
I lavori, che consentiranno il ripristino dell’impianto originario, prevedono anche la realizzazione di uno spazio culturale in cui sarà raccontata, attraverso antichi filmati dell’Istituto Luce e fotografie d’epoca, la storia e la vita della borgata.
«Il recupero di Borgo Bonsignore – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – realizza la volontà del governo Musumeci di salvaguardare la storia più recente dell’Isola e, in particolare, la memoria di un’esperienza interessante e poco conosciuta, che va letta sotto molteplici aspetti, non ultimo quello urbanistico, architettonico e artistico. Sul recupero di Borgo Bonsignore – aggiunge l’assessore – la soprintendenza dei Beni culturali di Agrigento ha posto l’attenzione avviando, sin dal 2017, la procedura di “dichiarazione di interesse culturale”. L’architettura dei borghi rurali riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni Trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile “Novecento” che perseguiva una rilettura della tradizione».

Se il beneficiario del RdC non utilizzerà per intero l’importo spettante incapperà in una trattenuta sino al 20% dell’importo non fruito con il mese successivo di accredito. E ogni semestre verrà azzerata interamente l’eccedenza non spesa se superiore ad una mensilità di RdC. Lo stabilisce il Dm 2.3.2020 pubblicato sulla G.U. n. 163 del 30 giugno, con il quale il Ministero del Lavoro reca attuazione di un passaggio contenuto nel Dl 4/2019.

Il provvedimento disciplina il meccanismo di decurtazione previsto dall’articolo 3, co. 15 del Dl 4/2019 convertito con legge 26/2019 dell’RdC nei casi in cui il beneficiario non spenda o prelevi per intero il beneficio riconosciuto mensilmente sulla Carta RdC. La Carta, come noto, consente di sostenere le spese legate a esigenze primarie (acquisiti alimentari, sanitari; pagamenti bollette luce e gas ecc.) e per fare prelievi fino al tetto mensile di 100 euro per persona da adeguare con la scala di equivalenza nel caso di famiglie numerose. Lo scopo della disposizione legale è ovviamente non consentire l’accumulo delle cifre che, per qualsiasi ragione, non siano state spese dal nucleo familiare.

Due decurtazioni

Il Decreto prevede due controlli, il primo mensile, il secondo semestrale. L’ultimo giorno di ciascun mese di erogazione del beneficio si verifica il saldo presente sulla Carta RdC con il beneficio mensile effettivamente erogato nello stesso mese, al netto degli eventuali arretrati corrisposti nel semestre in corso ed in quello precedente. Se residua una cifra pari o superiore ad 8 euro (cioè il 20% del beneficio economico minimo annuo di 480 euro rapportato su base mensile) il mese successivo l’ammontare della prestazione dell’RdC verrà defalcata della cifra non spesa nei limiti del 20% della prestazione spettante il mese precedente.

Così ad esempio se al 31 agosto il beneficiario si trova 300 euro non spesi o utilizzati su 600 euro riconosciuti, a settembre incapperà in una decurtazione di 120 euro (quindi riceverà non 600 euro ma 480 euro), il 20% dell’importo riconosciuto a luglio. Alla fine del semestre tutte le eccedenze maturate vengono azzerate con salvezza solo della mensilità più elevata tra quelle erogate nel medesimo semestre. Proseguendo l’esempio precedente se il beneficiario continuasse a spendere solo parte dell’importo corrisposto ritrovandosi a fine anno con 1.000 euro (al netto del meccanismo mensile di riduzione), a gennaio 2021 incapperà in una decurtazione di 400 euro (1.000€ – 600€) in quanto resta acquisita almeno una mensilità di RdC (pari a 600€). Se la mensilità di RdC non fosse capiente il residuo verrà recuperato la mensilità successiva.

Il citato meccanismo a ben vedere non dovrebbe interessare i soggetti che percepiscono la Pensione di Cittadinanza con le modalità tradizionali di accredito della pensione (e quindi non tramite la Carta RdC).

Entrata in vigore

Le decurtazioni mensili si applicheranno a partire dalla prima mensilità successiva all’entrata in vigore del DM; quelle semestrali dalla prima erogazione successiva all’entrata in vigore del decreto: il primo ciclo dovrebbe coincidere con il secondo semestre solare del 2020. Si prevede, infine, che in caso di interruzione delle erogazioni per rinnovo o sospensione del Rdc le decurtazioni vengono sottratte dal beneficio spettante nel primo mese successivo alla sospensione ovvero, se non capiente, dalla disponibilita’ della carta fino a capienza.

In caso di cessazione del beneficio, decorso un semestre dall’ultima erogazione, la Carta Rdc sarà in ogni caso disattivata, indipendentemente dalla presenza di disponibilita’ residue, le quali andranno definitivamente perdute.

Altra, purtroppo prevedibile, batosta per la Città di Agrigento. Il Comune, infatti, risultato soccombente in un contenzioso sorto nel 2012, è stato condannato a pagare oltre un milione di euro alla TUA (Trasporti Urbani Agrigento). Questa, ahimè, è solo l’ultima di uno stillicidio di sentenze perse, figlie di una gestione scellerata di vecchie Giunte che hanno amministrato il Comune con sconcertante leggerezza e pressappochismo.

Purtroppo, la miopia dei passati amministratori costringe oggi il Comune ad inciampare continuamente su debiti fuori bilancio che rendono ancor più arduo lo sforzo, già enorme, volto a far emergere la nostra Città dal guado in cui si trovava impantanata quando si è insediata questa consiliatura.

Sono certa, tuttavia, che la miopia dei passati amministratori non sia un difetto condiviso dai cittadini, i quali sono bene in grado di vedere gli effetti dell’inadeguatezza di chi oggi ha pure l’ardire di riproporsi.

In questo quinquennio si è svolto un lavoro sfiancante e faticoso per evitare la dichiarazione di dissesto finanziario (scelta che comodamente hanno intrapreso altri comuni per deresponsabilizzarsi dall’onere di amministrare) con tutti gli effetti funesti che ne sarebbero derivati per gli agrigentini.

Ora, è di vitale importanza tenere gli occhi spalancati per proseguire nel virtuoso percorso intrapreso ed evitare che i noti soggetti responsabili di tale scempio – sia chi non si arrende all’oblio e temerariamente ci (ri)mette la faccia, sia chi invece ama agire come eminenza grigia usando però la faccia altrui – rimangano a debita distanza dalla stanza dei bottoni.

Agrigento paga ancora a caro prezzo gli errori del passato e non può permettersi di commetterne altri.