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Un grave lutto ha colpito la famiglia di Agrigento Oggi. All’età di 74 anni è venuta a mancare la signora Giuseppina Ruoppolo, madre del direttore e collega giornalista Domenico Vecchio. Donna, moglie, madre e nonna esemplare è stata sin dalla giovinezza un punto di riferimento per tanti giovani sia per la sua professione di insegnante che per il ruolo ricoperto negli anni a servizio della Chiesa al quale si è sempre dedicata con grande passione e spirito di carità. Condoglianze alla famiglia e a Domenico Vecchio esprimono lo staff e gli editori di www.sicilia24h.it. I funerali si svolgeranno domani mattina, giovedì, alle ore 11, nella chiesa del Santissimo Crocifisso, quartiere San Vito, Agrigento.

Il deputato regionale del Partito Democratico, Michele Catanzaro, interviene a seguito dell’ennesima fuga di migranti dal centro d’accoglienza “Villa Sikania” a Siculiana, e afferma: “Purtroppo il sistema di vigilanza attorno al centro di accoglienza ha mostrato di non riuscire a contenere i tentativi di fuga con grave preoccupazione per i cittadini che abitano le zone attorno alla struttura. Ho scritto al prefetto di Agrigento chiedendo di convocare con urgenza un tavolo di confronto con le autorità preposte alla gestione dell’accoglienza e le forze dell’ordine. E’ indispensabile lavorare per restituire serenità, non solo ai cittadini, ma anche a quei soggetti extracomunitari ospitati nel centro di Siculiana, ai quali far sapere che il nostro paese offre accoglienza, ma a condizione che le regole minime di comportamento loro imposte siamo rigorosamente rispettate” .

A Siculiana numerosi migranti hanno tentato la fuga dal centro d’accoglienza Villa Sikania. Nel corso delle inevitabili colluttazioni, un poliziotto di guardia ha subito delle ferite ed è stato soccorso in ospedale, al “San Giovanni di Dio”. La prognosi è di 6 giorni. Si tratta del terzo tentativo di fuga in pochi giorni. Altri poliziotti, nelle due occasioni precedenti, hanno subito delle escoriazioni nell’intento di contenere i fuggitivi. Un agente, in particolare, ha subito la frattura di una rotula ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.

E’ il terzo poliziotto a finire in ospedale; il tutto dopo le polemiche sorte nei giorni scorsi dopo un video che ha fatto indignare anche il Console tunisino, arrivato ad Agrrigento.

Adesso, dopo che ieri l’ennesimo poliziotto è finito in ospedale, per tentare la fuga di un connazionale del Console, si spera che appena si arrivi a dieci feriti il diplomatico tunisino possa fare un omaggio o un cadeau alla Questura di Agrigento.

Prima udienza del processo di secondo grado a carico di Antonello Montante e altri imputati già condannati in abbreviato. I dettagli sulle istanze della difesa.

Lo scorso 14 febbraio 2020, giorno di San Valentino, è stato scarcerato Antonello Montante, l’ex presidente di ConfIndustria Sicilia condannato a 14 anni di reclusione dal Tribunale di Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Montante è stato ristretto agli arresti domiciliari nel suo paese d’origine, a Serradifalco, nel Nisseno. La Corte d’Appello di Caltanissetta ha disposto a carico di Montante l’obbligo di dimora ad Asti, in Piemonte. Il difensore, l’avvocato Carlo Taormina, in occasione della scarcerazione ha commentato: “La scarcerazione di Antonello Montante segna il vero inizio del processo. Finalmente l’ex presidente di Confindustria Sicilia può difendersi e ristabilire la verità sul suo operato e sui suoi propositi nella stagione antimafia da lui inaugurata e condotta”. Adesso un dietrofront. Si perché in occasione della prima udienza del processo d’Appello, i difensori di Montante, gli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, hanno eccepito, nei motivi d’appello, che lui, Antonello Montante, non è capace di partecipare coscientemente in giudizio. E se i giudici dovessero riconoscere che ciò è la verità, allora sarebbe annullato anche il processo di primo grado, che si è concluso con la severa sentenza di condanna. Montante, rispondendo presente all’appello della prima udienza del processo di secondo grado, ha affermato: “Non rilascio dichiarazioni per rispetto delle istituzioni. Ho fiducia nella giustizia”.
Secondo quanto sostenuto dalle diverse perizie depositate, Antonello Montante sarebbe affetto da uno stato depressivo, ed è apparso visibilmente provato. Inoltre, nel corso dell’udienza è stata sollevata dagli avvocati della difesa l’incompatibilità territoriale ed è stata chiesta l’esclusione della costituzione di alcune parti civili. La Corte, presieduta da Andreina Occhipinti, a latere Giovanbattista Tona e Alessandra Giunta, si è riservata di decidere. La prossima udienza è in calendario il 14 luglio, anniversario della Rivoluzione Francese. Imputati del processo insieme a Montante sono anche l’ex comandante della Guardia di Finanza ed ex capocentro della Dia Gianfranco Ardizzone, il sostituto commissario di polizia Marco De Angelis, il responsabile della sicurezza di Confindustria Diego Di Simone e il questore Andrea Grassi, tutti condannati dalla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta, l’agrigentina Graziella Luparello. A proposito dell’incompatibilità territoriale del giudice, ovvero il trasferimento del giudizio ad altro giudice che non sia Caltanissetta, i giudici giudicanti si sono già espressi durante il processo di primo grado. In riferimento all’incompatibilità, l’avvocato Carlo Taormina ha spiegato: “La richiesta è basata sulla impraticabilità di un giudizio imparziale dei magistrati di Caltanissetta allorchè hanno operato per 12 anni con Montante nella lotta all’imprenditoria mafiosa, mettendo a disposizione i potenti strumenti giudiziari ed avvalendosi nelle investigazioni dei supporti tecnici e tecnologici. Non è possibile che i magistrati, che avrebbero vissuto in simbiosi con il dottor Montante, possano essere gli stessi che oggi abbiano la possibilità di giudicarlo nella consapevolezza che sarebbero stati essi stessi concorrenti nel reato mafioso che gli viene contestato. Il processo non si può celebrare a Caltanissetta, perché c’è un pregiudizio dei magistrati nisseni con cui l’ex leader di Confindustria ha condiviso per 12 anni il compimento di proficue attività antimafia e rapporti personali, fino alla familiarità, e ciò non permette serenità di giudizio”. Di tutt’altro avviso sono stati i giudici giudicanti ad eccezione della già Procuratore Generale di Caltanissetta, Lia Sava, che ha dichiarato la propria astensione. Lei si è avvalsa dell’articolo 52 del Codice di procedura penale, che prevede l’astensione da un processo “quando ricorrano gravi ragioni di convenienza”. E quali sono tali gravi ragioni di convenienza? Lia Sava, quando è stata Procuratore Aggiunto a Caltanissetta a fianco del Procuratore Sergio Lari, ha coordinato le indagini a carico di Montante per concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre, Lia Sava è stata citata dagli avvocati difensori di Antonello Montante nella lista di magistrati che con Montante avrebbero avuto “considerevoli e reiterati rapporti di amicizia e frequentazione”. Così è stato scritto quando i difensori di Montante hanno proposto istanza di trasferimento del processo da Caltanissetta ad altra sede, che poi la Cassazione ha rigettato. Nel frattempo, ad onor di cronaca, le indagini sui rapporti tra i magistrati di Caltanissetta e Montante sono state archiviate penalmente dalla Procura di Catania, e, sotto il profilo disciplinare, dal Csm. E nell’archiviare, il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha scritto che “le condotte di alcuni magistrati, per quanto discutibili, non possono certo ritenersi penalmente illecite”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Polvere di stelle o stelle candenti? Decidete voi, ma i numeri sono numeri.

Michelino, in arte Sodano, onorevole della Repubblica Italiana (anche lui a sua insaputa) venuto dal cielo in terra a miracol mostrar non ne azzecca una.

Dopo avere tramato da mesi con il presunto candidato alle prossime amministrative di Agrigento Antonio Calma, alle spalle di tutti e di tutto, avrà sicuramente dimenticato che all’interno del movimento 5stelle vige uno statuto (purchè non venga cambiato) che parla chiaro. Un disgraziato punto “d”, di fatto, spegne le velleità di un agrigentino semisconosciuto che vorrebbe amministrare la città di Agrigento. Il punto “d” recita testualmente: “possono avanzare la loro candidatura coloro i quali non abbiano mai partecipato a elezioni a qualsiasi livello, né ricoperto ruoli di amministratore e/o componente di giunta o governo con forze politiche rappresentate in consiglio regionale o parlamento italiano o europeo diverse dal movimento 5stelle a far data dal 4 ottobre 2009…”

Il tutto in una pagina del sito del fantomatico Rousseau riguardante la procedura per la creazione delle liste del movimento 5stelle.

Per carità, anche ad un magistrato come Calma può “sfuggire” un punto così importante del regolamento; così come, anche allo stesso Michelino, il quale forse preso dal troppo caldo, gli sarà sfuggito questo impercettibile impedimento che non conforta il suo pupillo agrigentino-pesarese-siculo-marchigiano.

E così, dopo una accurata indagine, si è scoperto che il dott. Antonio Calma in passato e certamente molto al di là del 2009 ha tentato in almeno tre circostanze di rendersi utile per la collettività pesarese, tra elezioni comunali, regionali e forse anche quelle condominiali.

Questo il “bottino” ottenuto dal dottor Calma: candidato alle elezioni comunali di Pesaro, nel 2009, ha ottenuto la bellezza di…60 voti. Poi le regionali, nel 2010, circoscrizione Pesaro –Urbino: 160 voti. Calma, con tanto coraggio, ritenta alle comunali di Pesaro nel 2014. Bottino, 41 voti… Il tutto tra un volo da Italia dei Valori, alla lista La Sinistra e poi, forse qualche lista civica. In tre elezioni distinte e separate il dottor Calma ha racimolato ben…261 voti. Un curriculum davvero di tutto rispetto.

Se a Pesaro è fortemente conosciuto come ad Agrigento, possiamo dormire sonni tranquilli.

Strano, molto strano. Non si comprende come il Michelino nazionale abbia scomodato il dottor Calma non riuscendo a trovare tra le fila del suo movimento ad Agrigento un candidato con un curriculum politico più incoraggiante (eufemismo).

Ora se nel movimento 5stelle la mano destra non sa quello che fa la sinistra, qualche problema sulla ammissibilità della candidatura del signor Calma dovrebbero averla. Staremo a vedere, anche perché non passerà tanto altro tempo; la lista grillina deve essere presentata per l’autorizzazione entro il prossimo 15 luglio.

A questo punto una domanda sorge spontanea: verrà rispettata anche questa regola o si farà con calma, molta calma?

Ancora un’altra domanda: lo statuto rimarrà lo stesso oppure, come qualche volta è capitato in passato, i vertici dei 5stelle cambieranno di notte in notte regole e procedure pronte a favorire il dottor il Calma di turno?

Un magistrato, ne siamo convinti, queste cose non le fa. Preferisce rispettare le regole anziché farle cambiare da un momento all’altro.

Il Michelino dei miracoli dovrebbe spiegare agli iscritti del movimento come mai a fine gennaio si era decisa una candidatura che aveva già assolto tutti i compiti chiedendo l’autorizzazione per candidarsi (senza cambiare le regole dello statuto). Sarà stato il coronavirus che ha fatto folgorare Michelino sulla via di Pesaro e Agrigento e cambiare tutte le carte in tavola?

Il dottor Calma da quando è un iscritto del movimento? E dove sono finiti tutti i grillini agrigentini che da almeno un lustro hanno messo in atto battaglie politiche con una storia ed una conoscenza dei problemi della città sicuramente superiore a quella di Antonio Calma?

Niente da fare. Michelino è nordico e non può farci nulla. Ma a straperdere (e i numeri, ahimè, ci danno ragione) è solo ed esclusivamente il movimento capitanato dal comico genovese Beppe Grillo.

Non può essere ridotto così male il movimento ad Agrigento tale da trovare nella terra di Rossini, piuttosto che in quella di Pirandello, un candidato sindaco più conosciuto in città e con un passato autenticamente grillino.

Siamo certi che il dottor Calma si vuole bene, tanto bene. E se guardate attentamente la foto forse lui stesso è il primo ad essere convinto di rimanere a casa…

Michè, ahi ahi…

Sono stati sette giorni tremendi e a tratti pieni di paura. Ma oggi tutto è stato risolto.

Vanessa Licata, la 29enne scomparsa una settimana fa dal quartiere di Seraing a Liegi è tornata autonomamente a casa.

A comunicare la buona nova è stata la stessa famiglia di Vanessa attraverso un sito on line belga. La giovane promessa dello Standard di Liegi femminile era stata vista l’ultima volta mercoledi 1 luglio. Poi le sue tracce si sono perse.

Dopo 24 ore era stata trovata la sua auto, una Polo bianca, rinvenuta distrutta nel Boulevard de l’Ouest in Francia.

Da capire ancora le cause della sua scomparsa.

“Siamo veramente alla farsa e rimaniamo senza parole.

Ricordiamo quando i primi giorni del mese di maggio arrivò la nave Moby Zaza nel Porto di Porto Empedocle, alcune testate giornalistiche, riportarono la notizia, evidenziando anche una certa soddisfazione da parte dell’ Amministrazione Comunale, che per bocca del Sindaco, elogiavano il fatto che dopo tante richieste , erano finalmente riusciti ad ottenere la presenza di una nave che accogliesse al proprio interno i tanti rifugiati provenienti da altri paesi per sottoporsi ad un periodo di quarantena e scongiurare il pericolo della diffusione del virus da Coronavirus.

Il Sindaco lodava tale iniziativa a costo zero per la comunità Empedoclina, trascurando il fatto che la notizia della presenza di tale realtà nel porto empedoclino avrebbe scoraggiato i turisti che stavano per programmare le proprie vacanze ITALIANE dopo il lungo periodo di lockdown.

Oggi con stupore di tutti, l’ Amministrazione esce allo scoperto e scopre incredula che tale situazione sta creando notevoli danni all’economia Empedoclina.

Quando si fanno determinate scelte, bisogna considerarne ogni possibile conseguenza, ma questa logica non fa parte di questa Amministrazione.

Ogni occasione è buona per un selfie e un’intervista,  poi cosa viene dopo e le conseguenze di determinate scelte, si lasciano ai posteri.

Siamo al tracollo, questo Paese si sforza in ogni modo di restare a galla e affrontare con determinazione ogni difficoltà, ma quando anche chi gestisce la Cosa Pubblica si muove per tagliare le gambe all’economia locale, diventa vano ogni sforzo.

Amministratori, ma non Vi accorgete di quanta miseria regna in questo Paese?

Per piacere, lasciate che persone competenti e capaci possano provare ancora a salvare questo Paese”.

Lo scrive Edoardo Sessa, responsabile cittadino della Cisl.

C’è un Paese è il cuore del messaggio della campagna CEI 8xmille 2020 che mostra, nei fatti, un Paese che accoglie, sostiene, abbraccia e soprattutto consola.

È l’Italia dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, oltre 8.000 progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie. Un Paese che non si è mai fermato, che ha combattuto, che ha costruito e che merita di essere narrato.

L’obiettivo della comunicazione 2020 è dare ancora una volta voce a questa Chiesa. Una Chiesa che c’era prima della pandemia, che è stata al fianco del suo popolo durante l’emergenza con i fondi 8xmille e la sua rete di solidarietà, e che sta continuando a progettare, a sognare per ricostruire il nostro futuro insieme”, afferma il nuovo responsabile del Servizio Promozione della CEI Massimo Monzio Compagnoni. “Una Chiesa, e un Paese, motivati da valori che sono quelli del Vangelo: amore, conforto, speranza, accoglienza, annuncio, fede”.

Dodici i progetti al centro della nuova campagna, scelti tra le migliaia sostenuti in questi anni, in Italia e all’estero, attraverso le tre direttrici fondamentali di spesa: sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo, pastorale e culto.

C’è un Paese racconta anche una Chiesa che, grazie ai fondi 8xmille, si occupa della tutela e valorizzazione delle nostre chiese, restaurandole, ove necessario, e restituendole alla collettività.

 Come è accaduto ad Agrigento dove il Duomo, dedicato al patrono San Gerlando, era stato dichiarato inagibile in quanto rischiava di franare a causa del dissesto idrogeologico del colle su cui sorge dall’XI secolo. Non bastava un semplice restauro ma era indispensabile un’imponente opera di consolidamento.

Grazie al contributo determinante delle firme è stato realizzato un intervento di contenimento con catene in acciaio e tiranti, bloccate nelle fondamenta e sulla sommità. Nel contempo, per alleggerire il peso della struttura sul terreno, quattro contrafforti sono stati sostituiti con catene.

Nascosta per otto anni dalle impalcature la cattedrale, opera d’arte di immenso valore, nel mese di febbraio 2019, è stata finalmente restituita alla comunità. Un grande traguardo raggiunto, soprattutto, a tutela del patrimonio ecclesiastico in essa custodito: quasi mille anni di storia della città, dalla dominazione araba, ai normanni, ai giorni nostri.

“La lunga chiusura ha fatto perdere un punto di riferimento alla nostra gente. Tanto è più grande la gioia per la restituzione al culto. – sottolinea il parroco Don Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio diocesano Beni culturali ed ecclesiastici – E’ la ripresa di un cammino nella ‘diocesi dei due mari’: la Chiesa di Agrigento fu tra le prime fondate in Sicilia all’avvento del Cristianesimo. Una storia millenaria che oggi le ‘pietre vive’ della comunità riprendono a scrivere, anche grazie alla custodia condivisa da tutti di un patrimonio d’arte e fede”.

“I fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica non sono utilizzati solo per restaurare e riaprire chiese ma anche per dare speranza attraverso il lavoro – conclude Don Pontillo – alle imprese sul territorio, sviluppando quello che comunemente viene chiamato indotto. Ogni anno, insieme alla Cattedrale, altri 4 progetti vengono finanziati con l’8xmille perché tutto il territorio della diocesi di Agrigento possa vedere il segno di ciò che è la fruttuosità della firma”.

 

 

“Così come il fenomeno dell’immigrazione non può e non deve essere un problema solo italiano, anche il tema dell’approdo sicuro, specie in era post Covid 19,  non può e non deve essere una condizione riservata soltanto alla Sicilia o alla costa agrigentina”.

I vertici provinciali della CNA di Agrigento prendono posizione rispetto alle ultime vicende che riguardano i costanti flussi di migranti nel Mediterraneo, la cui rotta finisce per concludersi alle porte del territorio agrigentino. “Nella fase post Coronavirus, ancora fragile e vulnerabile rispetto all’elemento chiave legato alla sicurezza – affermano il presidente Francesco Di Natale e il segretario Claudio Spoto – scenari di questo tipo, che spesso guadagnano la ribalta della cronaca nazionale, non fanno certamente bene all’immagine delle nostre comunità, con l’inevitabile conseguenza di prenotazioni cancellate o di cambio in corsa di destinazioni da parte dei turisti, la cui preferenza si indirizza verso mete sgombre da ogni possibile e potenziale rischio contagio proveniente dall’Africa, dove la situazione sanitaria non è certamente sotto controllo. La posizione geografica evidentemente non ci aiuta, ecco perché le politiche nazionali, finalizzate a governare, assieme all’Unione Europea, le dinamiche legate all’immigrazione,  sono chiamate, a nostro avviso, a rispondere concretamente a questo particolare grido d’allarme, frutto di un notevole e serio danno economico  subìto dalle attività produttive connesse alla filiera turistica, una delle più colpite dagli effetti dell’emergenza Covid-19, da cui, seppur con grande difficoltà, stiamo provando ad uscire. Ma lo sforzo deve essere unitario, condiviso e nel segno della responsabilità nazionale – aggiungono – se vogliamo davvero puntare alla ripresa economica e a non farci banalmente bruciare, in questo momento, dalla concorrenza di altri Paesi europei.   Noi  faremo fino in fondo la nostra parte – concludono Di Natale e Spoto – investiremo  della delicata questione la Governance della CNA nazionale, oltre a farci promotori di una iniziativa territoriale, con il coinvolgimento dei parlamentari,  affinché si arrivi ad una soluzione che possa scongiurare il serio pericolo di un netto crollo di presenze nel territorio, che assumerebbe la connotazione di  un vero e proprio colpo di grazia nei confronti dell’economia turistica. In questa ottica, sarebbe anche opportuno risarcire il territorio, in termini di immagine e sicurezza, attraverso una incisiva campagna nazionale di promozione e valorizzazione”.

Continua incessante l’attività della Polizia di Stato, in Canicattì, per contrastare gli assembramenti di persone che mettono a rischio la salute pubblica a causa della nota pandemia da Covid-19.

Nel corso di questa attività, con servizi effettuati soprattutto nei luoghi di aggregazione dei giovani ed in particolare presso gli esercizi commerciali del tipo bar e pub, il decorso fine settimana personale del Commissariato di P.S. ha segnalato alla Procura della Repubblica di Agrigento il titolare di un noto locale sito nel centro cittadino di Canicattì.

I poliziotti del Commissariato di Canicattì hanno riscontrato che il titolare dell’esercizio commerciale stava effettuando un pubblico spettacolo senza la prescritta licenza di polizia rilasciata dal Questore, in violazione pertanto delle norme del TULPS.

Inoltre, il controllo amministrativo ha accertato l’assembramento di centinaia di giovani nell’esercizio commerciale, con il mancato rispetto delle misure atte a costrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 ed è stata contestata anche la violazione dell’ordinanza del sindaco di Canicattì che vieta la somministrazione di alimenti e bevande in contenitori di vetro con la comminazione di sanzioni amministrative.