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Il pittore agrigentino, Gerlando Meli, partecipa alla 29esima edizione del concorso nazionale pittura, scultura, fotografia e grafica “Arte 2020 Cairo editore di Milano”. Meli è presente nella sezione pittura con una sua opera su tela dal titolo “Segnali”. Il premio è organizzato da Cairo editore di Milano, e le opere selezionate saranno esposte in mostra nelle sale del Palazzo Reale di Milano. Tutti i vincitori e i finalisti saranno pubblicati, oltre che sul numero di settembre di Arte, sul Catalogo dell’Arte Moderna dell’Editoriale Giorgio Mondadori.

Zambuto si, Zambuto no. Ieri il centesimo incontro di un Centro Destra, a Palermo, da sempre spaccato. Finita la riunione molti hanno parlato di fumata bianca, di accordo, di unione, di Zambuto. A meno di 24 si sono rotti i cocci che, al contrario, avrebbero dovuto essere risanati. Un pezzo del Centro Destra, la Lega, si stacca e torna indietro.

Primo punto: Tardino Annalisa, da Licata, oggi eurodeputata (forse a sua insaputa) e commissaria cittadina della Lega ad Agrigento; per quale motivo ieri, nella qualità di commissario agrigentino, non ha partecipato alla importante riunione?

Secondo punto: Stefano Candiani, senatore di Busto Arsizio (forse a sua insaputa), commissario regionale della Lega in Sicilia; senatore, ma ieri cosa faceva in quella riunione: dormiva, parole crociate o cazzeggiava con whatsapp?

Terzo punto: Candiani, ma con la Tardino vi conoscete? Ogni tanto vi parlate? Riuscite a trovare un punto di incontro? Tardino, sai di quale partito è Candiani?

Quarto punto: Candiani e Tardino; sia chiara una cosa: gli agrigentini sono stanchi di assistere a teatrini indecenti da tanti, tantissimi anni. Candiani e Tardino, state propinando agli agrigentini scene davvero raccapriccianti. Due politici dello stesso partito, Tardino e Candiani, la Lega: uno che dice viva Zambuto, l’altro che dice abbasso Zambuto. E dire che Salvini ha scelto voi per sistemare il caos che ormai da diverso tempo è scoppiato all’interno della Lega in Sicilia. E’ questo il vostro modo di fare politica? Secondo voi, gli agrigentini, che tanta fame hanno in questo momento di conoscere, di sapere, di organizzarsi e di valutare, hanno bisogno di questi teatrini che state proponendo?

Quinto punto: Candiani, perché non te ne torni nella tua Varese? Lì è tutto bello, pulito, in ordine. Qui, in Sicilia, è tutto diverso. E questa terra, caro Candiani, ha bisogno di personaggi politici di altra caratura, di personaggi che riescono a portare quella normalità di cui necessita e che, purtroppo, la differenzia dalle altre regioni.

Sesto punto: Tardino; pensi che gli agrigentini adesso dovranno assistere fino al 3 ottobre a questi teatrini? Cosa stai facendo nella qualità di commissario ad Agrigento? Chi ti conosce, chi ti ha mai vista, chi ti ha mai sentita? L’unica volta che sei intervenuta è stato oggi per smentire il tuo compagno di partito! Zambuto si, Zambuto no. Sembrate quella favolosa coppia chiamata…Gianni e Pinotto.

Settimo punto: Tardino, a Licata ci sono posti meravigliosi; Mollarella, Poliscia, Cala Paradiso, Torre di Gaffe. Secondo te è meglio fare un tuffo in quel mare meraviglioso o reggere una posizione difficile come quella di commissario agrigentino della Lega? Non riuscite a trovare l’accordo nemmeno tra di voi!!! Per favore, Tardino, molla Agrigento e torna a Molla-rella a fare un bel tuffo in quel mare splendido. Così come per Candiani, Agrigento non ha bisogno di politici come te.

Ottavo punto: Mentre ieri Candiani alla riunione dormiva e quando si è svegliato ha detto…votiamo Zambuto, la Tardino dichiarava: “Firetto ha fallito, Zambuto è stato già sindaco e non ha lasciato il segno e Miccichè non pare susciti entusiasmo”.

Nono punto: E allora? Nella qualità di commissario agrigentino della Lega, cosa vuoi fare (anche se lo ribadiamo è meglio che vada via subito a gambe levate)?

Decimo punto: Salvini vedi che attualmente la Lega in Sicilia è un bordello (politico, si intende). Vidi ca fari…

N.B. Matteo, fatti tradurre dalla Tardino la frase di cui sopra.

Papa Francesco, in occasione del settimo anniversario della sua visita a Lampedusa, durante l’omelia della messa nella cappella di Casa Santa Marta, si è soffermato sul tema dei migranti, e le sue parole sono state: “E’ Dio che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare. La Libia è un inferno, un lager e ci danno la versione distillata. Ma non immaginate l’inferno che si vive lì, il lager di detenzione per questa gente che veniva solo con la speranza. Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”.

A Sciacca, con la scusa del coronavirus e con le mascherine in faccia due donne sono entrate nell’abitazione di un anziano con il pretesto di dovere consegnare prodotti sanitari, per conto di una farmacia. Le due hanno convinto l’uomo a consegnare loro 800 euro in contanti, e il libretto postale. Poi si sono allontanate velocemente. Il pensionato, quando ha capito di essere stato truffato e derubato, ha telefonato al 112. Delle due criminali, al momento, nessuna traccia.

Ad Agrigento un uomo ha telefonato alla Polizia: “Sto ingerendo tante pillole. Voglio uccidermi”. Gli operatori della Polizia, individuata la fonte e il luogo della telefonata tramite il sistema della geolocalizzazione, hanno inviato sul posto una pattuglia della Squadra Volanti, diretta da Francesco Sammartino, insieme al personale medico del 118 e dei Vigili del Fuoco. Gli agenti, con non poche difficoltà, hanno scardinato gli usci dell’abitazione nel centro storico di Porto Empedocle, e hanno colto l’uomo adagiato sul letto, privo di sensi e con una flebile attività cardiaca e respiratoria. E’ stato soccorso in ospedale. Ha ingerito circa un centinaio di compresse, riconducibili alla categoria degli ansiolitici ed al trattamento di crisi epilettiche, con chiaro intento suicida.

“Comprendo le fibrillazioni della Campagna elettorale, ma le considerazioni  del Dr. Franco Miccichè  sul servizio  di raccolta dei rifiuti mi sembrano alquanto ingenerose, parziali  e superficiali. Infatti, premesso che  la strutturazione dell’attuale appalto, con la riduzione al lumicino degli operatori ecologici,  è stata adottata quando nella gestione amministrativa del Comune c’era  lo stesso Micciche nella qualità di componente della Giunta Firetto  e che in tale circostanza lo stesso non ha sollevato alcun dissenso per la riduzione del personale dello spazzamento che ha determinato  le difficoltà di pulizia delle strade cittadine. Premesso che non risulta a verità che le bollette Tari sono aumentate in quanto dal 2018, dopo 14 anni di aumenti costanti , per la prima volta c’è stato una   diminuzione della TARI  che nel 2019 si è trasformata in una riduzione della bolletta del 16%  per le utenze non domestiche e nel 2020 del 10%  per le utenze domestiche   secondo le proiezioni  di utilizzo dei risparmi realizzati.  Premesso che, attualmente, seppure con grandi difficoltà  ed a costo zero, sono state costituite 5  squadre di scerbatori che da circa  un mese  lavorano nelle periferie e presto arriveranno in tutte le parti della città, premesso che  il Comune di Agrigento ha raggiunto il 72% di raccolta differenziata, primo tra i capoluoghi siciliani e ai primi posti nella graduatoria nazionale tra i Comuni medio grandi davanti a Bologna, Firenze, Padova, Milano  etc., premesso che in questi tre anni si sono realizzati risparmi per milioni di euro senza i quali  le bollette sarebbero arrivate alle stelle per  la quadruplicazione dei costi delle discariche. Premesso tutto questo, si chiede al Candidato Sindaco Miccichè di illustrare la sua ricetta per pulire la Città ed abbassare le bollette  fuori dagli slogan e dalle promesse elettorali e con riferimenti tecnici ed amministrativi”.

Solo chiacchiere, tante chiacchiere, e zero riforme. Peccato che la Sicilia si governi con i fatti e non con le parole. Musumeci deve andarsene, per il bene dei siciliani”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars, Giorgio Pasqua, che assieme agli altri 14  deputati 5 stelle ha messo nero su bianco la mozione di sfiducia al presidente della Regione,  già annunciata qualche giorno fa in aula e che oggi sarà  presentata agli uffici dell’Ars.

Dalla catastrofica gestione della cassa integrazione in deroga,  al disastro del settore rifiuti; dalla mancata redazione dei piani di rientro del disavanzo, alla scriteriata gestione dei fondi europei, a quella, altrettanto fallimentare, delle partecipate; dalle nomine sbagliate, alla totale assenza delle tanto strombazzate riforme: l’azione dell’esecutivo Musumeci, secondo i parlamentari 5 stelle,  è stata un rosario di fallimenti, una litania ininterrotta di tracolli, messi nero su bianco dal Movimento in otto pagine A4, ai sensi dell’articolo 10 dello statuto della Regione Siciliana.

“In Aula – afferma Pasqua – Musumeci, la scorsa settimana, ha fatto una sorta di autocelebrazione del nulla, peccato che la Sicilia che ha tratteggiato non esista nella realtà, e basta soltanto guardarsi attorno per potersene rendere conto”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso ricolmo delle intollerabili inefficienze del governo Musumeci è stata la consegna, fatta dal presidente della Regione, dell’assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana alla Lega, “un partito – affermano i deputati 5 stelle –  che da sempre mortifica ed oltraggia il popolo siciliano. L’operazione è stata realizzata  in base a mere convenienze politiche e a interessi che poco hanno a che vedere con l’interesse per il nostro patrimonio monumentale e artistico, e nonostante le reiterate e numerose  proteste sollevate  da tanti siciliani, etichettati da Musumeci come un gruppetto di poveretti con problemi personali e familiari”.

“Tutto questo – dice Pasqua  – a brevissima distanza dallo scandalo che ha travolto, con numerosi arresti,  la sanità siciliana, evidenziando altre nomine sbagliatissime operate dall’esecutivo Musumeci, quelle di Candela e Damiani, colpevolmente collocati in posti chiave della sanità dell’isola, quando all’interno dello stesso esecutivo le perplessità su questi nomi non dovevano essere poche, visto che il primo era stato escluso dal novero dei manager della sanità e il secondo non doveva aver brillato ai vertici di quella Centrale unica di committenza che lo stesso governo giudicava fallimentare, tanto da volerla delocalizzare”.

“Anche volendoci sforzare – dicono i deputati del M5S  sottoscrittori della mozione – al giro di boa della legislatura non troviamo veramente nulla di buono  tra le cose realizzate, né c’è traccia delle riforme tanto  strombazzate da Musumeci in campagna elettorale. In compenso sono tantissime le enormi criticità evidenziate dall’azione e dall’inazione del governo, delle quali, per praticità, abbiamo elencato solo le più importanti ed evidenti”.

Queste le principali motivazioni alla base della sfiducia.

Assessorato ai Beni culturali e all’identità siciliana alla Lega. 

L’avere regalato ad un partito che ha sempre snobbato e dileggiato i siciliani l’assessorato che più di ogni altro rappresenta le radici della cultura isolana è inaccettabile per il M5S, come per tantissimi siciliani, che hanno protestato a gran voce ed avviato anche diverse petizioni on line per chiedere le dimissioni di Musumeci. “Il governatore- dicono i deputati -non solo ha fatto orecchie di mercante, ma anche avuto parole offensive per coloro che hanno manifestato il proprio legittimo disappunto”. Le recenti dichiarazioni di Salvini, secondo cui la Lega avrà il compito di gestire le Sovrintendenze del mare e quelle provinciali, secondo il M5S, dimostrano inoltre come il Carroccio stia puntando ad uno degli snodi chiave del potere della Regione.

Nomine Candela e Damiani, due clamorosi scivoloni.

Non c’è dubbio, secondo il M5S, che le nomine di Candela e Damiani, due tra le principali figure  travolte dal recente scandalo che ha investito la sanità siciliana, siano un clamoroso scivolone del governo Musumeci. E questo nonostante all’interno dell’esecutivo non  dovrebbero essere mancate le motivazioni a cassare queste figure. Infatti non si spiegherebbe altrimenti l’esclusione di Candela dal giro di nomine dei direttori generali, mentre Damiani, prima di approdare al timone dell’Asp di Trapani, non deve aver brillato ai vertici della Cuc, struttura della quale il governo Musumeci meditava la delocalizzazione per inefficienza.

Disastro della cassa integrazione in deroga e mancato avvio concorsi per potenziamento centri per l’impiego.

I clamorosi ritardi della cassa integrazione in deroga hanno rappresentato un vero e proprio calvario per i siciliani, che hanno dovuto aspettare molto di più dei lavoratori delle altre regioni per riscuotere quanto loro dovuto. Basti pensare che la Sicilia è stata la diciottesima regione italiana ad inviare all’Inps i flussi e che la lavorazione delle pratiche ha viaggiato sempre a ritmi lentissimi e, pertanto, inaccettabili. A velocizzare la lavorazione delle pratiche, secondo il M5S, avrebbe potuto contribuire  il personale previsto per il potenziamento dei centri per l’impiego, se solo i concorsi relativi (che avrebbero potuto determinare ben 1135 assunzioni in una terra affamata di lavoro) fossero stati portati a compimento, come avvenuto in altre Regioni.

Piano rifiuti inadeguato e ricco di criticità.

Una delle principali criticità del  piano rifiuti presentato da Musumeci nel 2018 è quella di essere legato a quanto previsto in un ddl mai approvato dall’Ars e non, come dovrebbe essere,  a precise normative vigenti. Il piano, inoltre, non contiene alcuna determinazione in tema di prevenzione e riduzione dei rifiuti, di gestione di rifiuti speciali e di bonifiche e si caratterizza per l’assenza di una vera pianificazione impiantistica, E’ vago, inoltre, sugli inceneritori, la cui realizzazione non viene esclusa. A ciò va aggiunta l’assenza di un piano regionale di gestione dei rifiuti urbani aggiornato.

Spalmatura disavanzo certificato da Corte dei conti non credibile.

Il governo Musumeci non si è mai mostrato credibile agli occhi del governo centrale sul versante della spalmatura del disavanzo certificato dalla Corte dei Conti (1 miliardo e 26 milioni circa) per l’esercizio finanziario 2018 e definito dalla magistratura contabile  il più alto della serie storica in contabilità armonizzata.  Per tale disavanzo, lo Stato, con decreto legislativo n.158 del dicembre 2019, ha concesso alla Regione Siciliana , evitandone il default,   la spalmatura in 10 anni, a condizione che venissero sottoscritti impegni precisi per il rientro. Tale periodo  poteva essere ridotto a tre anni, qualora Stato e Regione avessero sottoscritto un accordo contenente specifici impegni di rientro. Nonostante tale prescrizione il governo Musumeci non ha mai varato un piano di riforme tale da far intendere al governo nazionale la reale volontà di sanare il bilancio.

Gestione fallimentare delle società partecipate.

L’operato del governo Musumeci in ordine alla gestione delle società partecipate è privo di coerenza sotto l’aspetto finanziario, economico e patrimoniale, ma, soprattutto, è inidoneo ad assicurare una efficiente programmazione strategica, sia nel breve che nel lungo periodo. La Regione continua, infatti, a rimanere vincolata ad inutili logiche di soccorso finanziario, sganciate da serie valutazioni sull’effettiva capacità delle società a rimanere nel mercato e a realizzare condizioni di equilibrio economico. Allo stesso tempo, come evidenziato dalla Corte dei Conti, non è stata mai compiuta un’analisi in ordine ai contributi erogati dalla Regione, non sempre in linea con il dettato normativo. Il giudice contabile ha, altresì, messo in luce, in più occasioni, come le società partecipate dalla Regione si siano dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica.

Fondi europei, macchina ferma.

Il governo Musumeci non ha saputo mettere in moto la macchina dei fondi europei, raggiungendo con enormi difficoltà i target di spesa minimi alla fine di ogni anno, e non riuscendo ad utilizzare pienamente l’unico volano di sviluppo della Sicilia. Ogni anno sono stati raggiunti, con enormi difficoltà e con sotterfugi tecnici, i target di spesa annuali minimi. Per il PO Fers la spesa certificata dalla Sicilia è stata di appena il 28,47% della dotazione, mentre  per il PO FSE di appena 23,35%. La spesa dei fondi europei è ferma al dicembre del 2019 e non si spiega il perché quella poca spesa certificata avviene sempre e solo a dicembre. Su 1.216.500.000 euro di finanziamento dell’asse relativo all’innovazione e alla ricerca, solo il 5% della dotazione prevista è stato speso. Per molte somme non spese non c’è nemmeno impegno di spesa, cioè non si è attuata nessuna procedura per utilizzarle. Un quadro per nulla positivo che sarebbe addirittura peggiore se  le percentuali di quanto speso fossero depurate dai progetti ‘retrospettivi’, che vengono utilizzati come un mero ‘artificio contabile.

Disco verde all’Ars per la norma che autorizza dopo 25 anni di attesa lo sblocco dei concorsi pubblici per esami del personale non dirigenziale a tempo indeterminato, equiparato nei gradi e nelle funzioni ai pari livello del Corpo Forestale Regionale.

“Sin dalle prime valutazioni in Commissione Affari Istituzionali è parso evidente che la carenza di organico in dotazione al Corpo Forestale arreca criticità, in particolar modo ai distaccamenti territoriali, in cui il personale non riesce a coprire il controllo del territorio. Ciò amplifica le problematiche per la gestione e il contrasto agli incendi boschivi. Per tale motivo, dopo tanti anni di stallo, finalmente sarà possibile tornare ad assumere anche in questo comparto regionale, dimostrando un’inversione di marcia rispetto al passato”. Lo afferma il Presidente della Commissione Affari Istituzionale all’Ars, on. Stefano Pellegrino, del gruppo parlamentare di Forza Italia, il quale ha seguito sin dall’inizio l’iter dei lavori, in sinergia con l’Assessore regionale al Territorio e Ambiente, on. Toto Cordaro.

“Ringrazio anche l’Assessore regionale alla Funzione Pubblica, on. Bernardette Grasso, la quale ha proposto una norma che consentirà il comando dei guardia parchi presso il Corpo Forestale. Ciò permetterà – conclude il Presidente Pellegrino – di utilizzare questi ultimi anche nella campagna Antincendio della Provincia di Messina oltre che una maggiore vigilanza in tutto il territorio del Parco dei Nebrodi”.

L’accesso al Corpo mediante concorso pubblico è subordinato al superamento di un corso di formazione professionale secondo i criteri definiti da apposito decreto dell’Assessorato Regionale del Territorio e Ambiente.

L’Associazione dei portatori di San Calogero, unitamente al direttivo ed ai numerosissimi  iscritti, rappresenta, da tantissimi anni, un valido  punto di riferimento sui  momenti principali della festa più amata dagli agrigentini.

Una antichissima festa che viene tramandata da generazione a generazione con fede e devozione alla quale gli agrigentini per la prima volta, causa covid 19, hanno dovuto rinunciare.

Ed infatti, uno dei rappresentanti dell’Associazione, ha partecipato, su delega,  all’incontro con il Comitato per l’ordine e la sicurezza,  presieduto dal Prefetto con la unanime decisione di sospendere tutte le celebrazioni e le manifestazione della festa di San Calogero.

In virtù di tali premesse,  questa Associazione, intende dissociarsi pubblicamente dai fatti accaduti domenica scorsa 5 luglio  allorchè alcuni tra i portatori responsabili (successivamente dimessi dalle rispettive cariche) hanno, autonomamente, preso parte al trasporto di una piccola statua del Santo, sulle spalle di alcuni bambini arrivata  in Santuario.

Tale comportamento, suscitato dalla fortissima attrazione verso la piccola statua,  non giustifica, in alcun modo l’atto che calpesta le indicazioni ricevute durante l’incontro in Prefettura.

Incontro e dialogo che l’Associazione intende mantenere con le massime istituzioni  per affrontare e pianificare nei dettagli le iniziative sulla festa di San Calogero.

L’ associazione informa, altresi,  che nessuno tra i portatori  iscritti e’ autorizzato ad indossare la casacca ufficiale per domenica prossima 12 luglio e/o partecipare a manifestazioni non autorizzate che violino l’inosservanza delle decisioni assunte.

 

Il Tribunale di Agrigento, Gup Stefano Zammuto ha condannato a due anni di reclusione un fornaio quarantunenne di Grotte riconosciuto colpevole di maltrattamenti e stalking ai danni dell’ex compagna. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe maltrattato sistematicamente la donna dal novembre del 2016 all’aprile del 2018. Le minacce, in diverse circostanze sarebbero state finalizzate a costringerla ad abortire. Il processo si è svolto con il rito abbreviato, nella propria requisitoria il pubblico ministero Gianluca Caputo aveva chiesto la condanna a 4 anni di carcere. Il commerciante, difeso dagli avvocati Nicolò Grillo e Vincenzo Vella, dovrà risarcire la vittima – costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Gianfranco Pilato – pagando anche una provvisionale, vale a dire un anticipo, di 2.000 euro.