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Erano circa un centinaio gli invitati ad un matrimonio e adesso saranno sottoposti tutti a quarantena dopo che si è scoperto che uno degli invitati proveniente dalla Germania è risultato positivo al Covid 19 ed è stato ricoverato in ospedale al suo rientro dall’Italia.
Tutti gli invitati saranno sottoposti a tampone nelle prossime ore mentre si stanno accertando i contatti che hanno avuto da sabato 26 luglio, data del matrimonio. Una delle partecipanti, già risultata positiva, è stata trasferita a Catania dove è ricoverata. L’uomo aveva partecipato al matrimonio del 26 luglio, già durante il viaggio di rientro in Germania manifestava alcuni sintomi, ma solo una volta arrivato a destinazione, superando, quindi i controlli, i sintomi si sarebbero aggravati. La donna positiva di Nicosia, ma che al momento non presenterebbe sintomi, è una congiunta dell’uomo risultato infetto. L’allarme è scattato tra martedì e ieri.

Sono volati calci e pugni ieri sera in un’abitazione di Canicattì, dove per questioni attinenti a una eredità sono venuti alle mani alcun componenti dello stesso nucleo familiare.Sul posto sono giunti gli agenti del locale Commissariato. Tre persone stavano animosamente litigando e due di esse sono state denunciate in stato di libertà per un’aggressione e minaccia nei confronti del proprio congiunto. L’intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine ha evitato che la gazzarra potesse degenerare ulteriormente.

Un’avaria al motore del traghetto Sansovino prossimo a entrare in banchina a Porto Empedocle ha impedito ieri notte la ripartenza dello stesso alla volta di Lampedusa. A terra sono rimasti un centinaio di turisti diretti per le vacanze nelle Pelagie, ai quali la compagnia Siremar ha fatto la “cortesia” di dormire a bordo dell’imbarcazione di linea. Sono partiti questa mattina con il traghetto Cossìra, il quale ha svolto una partenza straordinaria nel giorno in cui avrebbe dovuto rimanere fermo.

 

Quartieri senz’acqua da mesi per l’impossibilità di raggiungere il serbatoio comunale: scatta l’esproprio temporaneo di terreni privati. La sindaco Ida Carmina ha firmato ieri un provvedimento con il quale si requisivano delle aree di sedime e le vie di accesso al serbatoio per la distribuzione idrica chiamato “Monserrato”, che serve una porzione significativa degli utenti Voltano.
Questo perché nel febbraio scorso dei cittadini, legittimamente, hanno vinto una causa proprio contro Voltano per procedure di acquisizione per la realizzazione del serbatoi e delle opere idriche collegate, ottenendo indietro la proprietà su quei terreni. Questo ha provocato, dice il Comune, “l’inibizione all’accesso al serbatoio” provocando altresì il “fermo della distribuzione idrica nelle zone di San Calogero Napolitano, contrada Caliato, Bellavista, salita Pero, Empedocle Uno e Sant’Onofrio, oltre a notevoli disservizi nella gestione dell’intera rete”. Disservizi dovuti al fatto che non essendo prevista la fornitura costante ad ogni turno bisogna intervenire manualmente sui serbatoi per garantire acqua a circa 17mila persone.
Dopo mesi di confronti istituzionali e legali, la svolta nella vicenda è stata però una nota di inizio giugno dell’Asp, che contesta il rischio igienico-sanitario connesso alla mancata erogazione idrica. Così il sindaco, su proposta degli uffici, ha firmato un’ordinanza di requisizione a tempo: quattro mesi (con pagamento di 450 euro per il “disturbo) per consentire di rimettere in moto il sistema, con l’obiettivo, comunque, dell’acquisizione definitiva delle aree.

La ripresa della campagna di scavi archeologici – fortemente voluta dal governo Musumeci e avviata in Sicilia appena un anno fa – continua a produrre risultati sorprendenti. A Sant’Angelo Muxaro, piccolo centro dell’entroterra agrigentino, le ricerche in località “Monte M’pisu”, nelle tombe a pozzetto della necropoli eneolitica risalente al IV millennio avanti Cristo, hanno infatti portato alla luce vasi e resti scheletrici molto interessanti. I ritrovamenti saranno sottoposti, nei prossimi giorni, a esami scientifici e specifici che consentiranno di identificarne il contenuto. Le analisi isotopiche sui reperti scheletrici serviranno a identificare, invece, il tipo di dieta alimentare adottata dalla popolazione.
«La valorizzazione del nostro patrimonio archeologico – sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – è una delle priorità del mio governo. Quello di Sant’Angelo Muxaro è uno degli otto cantieri che abbiamo attivato in tutta l’Isola, dopo un’interruzione di oltre dieci anni, per aprire una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: da un lato arricchire l’offerta del nostro immenso giacimento culturale a turisti, studiosi e curiosi, dall’altro conservare la nostra memoria».
«Le attività di ricerca e di scavo archeologico negli ultimi decenni sono state condotte da Università e Istituti privati – dice l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà – ed è stata precisa volontà del governo regionale, sotto impulso dell’assessore Sebastiano Tusa, quella di ricominciare a finanziare campagne in tutta la Sicilia affidandole alle professionalità che operano all’interno dell’assessorato dei Beni culturali. I risultati ci confortano e rafforzano la consapevolezza che le Soprintendenze siciliane, dotate di eccellenti archeologi e tecnici, hanno la potenzialità di continuare in quell’attività di ricerca che ci ha reso famosi nel mondo. Riprendere le campagne di scavo, inoltre è il modo per riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».
Di grande rilevanza anche le indagini che si stanno conducendo sul Monte Castello, alta e inaccessibile rocca sul fiume Platani identificata con Kamicos, cui è legato un patrimonio di leggende che ruotano intorno alla figura del cretese Minosse e del re sicano Kokalos. Un saggio in profondità, infatti, ha rivelato la presenza umana già cinquemila anni prima di Cristo mostrando ceramiche a decoro dipinto e inciso/impresso e, soprattutto, reperti di ossidiana di Lipari e Pantelleria che documentano già nel Neolitico rapporti commerciali ad ampio raggio. Quella di Monte Castello, infatti, si rivela una delle più importanti stratificazioni archeologiche mai documentate che, proprio in questo sito, descrive un continuum ininterrotto dal V millennio avanti Cristo fino ad età greca, romana e medievale.

La Regione Siciliana ha finanziato in totale otto cantieri nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina. Le attività riguardano, soprattutto, quelle zone della Sicilia che fino a ora hanno ricevuto minori attenzioni, sia in termini di finanziamento per la ricerca, sia per l’inclusione nei grandi circuiti.

Il progetto delle Case a 1 euro ha preso piede nell’agrigentino, circa un anno fa. Sambuca di Sicilia, in rampa di lancio, è riuscita a conquistare le prime pagine dei principali giornali di mezzo mondo. America, Belgio e Giappone: tutti pazzi per il borgo agrigentino. Oggi, a volere rilanciare un altro centro storico, sono i giovani di Aragona. Un progetto importante, che vede la partecipazione di un aragonese all’estero, ovvero Gianni Graceffa. Sono diverse, fanno sapere gli ideatori dell’iniziativa, le richieste pervenute. Oggi, però, gli addetti ai lavori cercano delle figure per potere riuscire a migliorare l’offerta. I promotori delle Case a 1 euro di Aragona, sono alla ricerca di architetti. Professionisti in grado di riuscire a sposare un progetto più che mai ambizioso.

 

 

 

Una crescita lenta, ma inesorabile. Nelle ultime 24 ore in Sicilia sono stati registrati 18 nuovi casi di Coronavirus. E’ questo il quadro che emerge dal bollettino del ministero della Salute. Salgono a 31 i ricoverati in ospedale, di cui 2 in terapia intensiva. In isolamento domiciliare ci sono 193, per un totale di 224 attuali positivi. Sono 3.233 le persone che fino ad oggi hanno avuto il Coronavirus; invariato, ormai da due settimane, il numero dei decessi: 283.

Nell’ultimo giorno sono stati processati 3.135 tamponi; dall’inizio della pandemia complessivamente ne sono stati effettuati 271.097. La provincia che segna l’incremento maggiore è Catania, con sette nuovi casi legati al cluster dell’hinterland.

Tre condanne e un’assoluzione, assoluzione dall’accusa più grave di associazione a delinquere finalizzata al traffico di migranti. La Corte di assise di Trapani ha emesso il verdetto del processo scaturito dall’operazione “Barbanera”, che ipotizzava una tratta di clandestini dalla Tunisia e un giro di contrabbando.
Gli imputati di questo stralcio sono quattro. Si tratta di Filippo Solina, di Lampedusa, 51 anni, Salvatore Spalma, di Agrigento, 30 anni, Fadhel Moncer, 38 anni, tunisino e Nabil Zouaoui, 56 anni, anch’egli tunisino. Per Moncer, principale imputato, che ha ispirato il nome dell’inchiesta, sono stati decisi 7 anni e 10 mesi di reclusione: il pm ne proponeva 15 anni. Due anni per Solina (3 anni e 6 mesi era la richiesta) e due anni e sei mesi per Spalma (4 anni). Gli imputati (difesi fra gli altri, dagli avvocati Salvatore Pennica, Giacomo La Russa e Cinzia Pecoraro) sono stati riconosciuti colpevoli del reato di contrabbando e assolti per altri reati, in particolare, per l’accusa di associazione a delinquere.
Assolto da tutte le imputazioni Zouaoui nei cui confronti erano stati chiesti 9 anni. L’operazione è scattata nel gennaio dell’anno scorso. Secondo la tesi del pm, accolta solo in parte della Corte presieduta da Enzo Agate, i quattro imputati avevano gestito un vasto traffico internazionale di migranti e un contrabbando di tabacchi.
L’operazione, messa a segno dalla Guardia di Finanza, è stata chiamata “Barbanera”, come il famoso pirata. Il sodalizio criminale avrebbe trasportato, in giro per le coste siciliane, dai 10 ai 15 migranti irregolari, oltre ad una quantità variabile di tabacchi di contrabbando per svariati quintali.

I carabinieri della stazione di Naro hanno arrestato in flagranza L.T., proprietario di un panificio nel piccolo centro agrigentino, per furto aggravato di energia elettrica. I militari dell’Arma, in seguito ad un controllo, hanno scoperto un allaccio abusivo direttamente dall’esercizio commerciale. L’uomo è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per due volte a settimana. Gli avvocati dell’commerciante, Salvatore Manganello ed Eliana Salvaggio, hanno preannunciato richiesta di rito abbreviato, a margine della direttissima davanti il giudice Giuseppa Zampino.

Dalle prime ore di questa mattina è in corso una vasta operazione della Guardia di Finanza di Agrigento, coordinata dalla locale Procura della Repubblica e dai sostituti Alessandra Russo e Paola Vetro. Eseguita un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento Luisa Turco, nei confronti di 13 soggetti appartenenti al gruppo “Sferrazza-Pelonero”.
Sono complessivamente 22 le persone indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta. In corso anche perquisizioni e sequestri, che vedono impegnati oltre 100 finanzieri.

Fra i ristretti coinvolta anche una donna commercialista di Agrigento ritenuta la mente delle operazioni finanziarie.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni immobili, mobili registrati, conti correnti e altri rapporti finanziari attivi. Le condotte fraudolente, secondo l’accusa, si sarebbero sviluppate tra il 2013 e il 2016 e avrebbero prodotto un danno erariale di oltre 5.000.000 di euro mentre l’attivo sottratto ai creditori ammonterebbe ad oltre 4.500.000 di euro.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che il procuratore capo della Repubblica, Luigi Patronaggio, terrà stamattina presso i locali della Procura della Repubblica di Agrigento.