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L’emergenza immigrazione che è anche, e soprattutto, emergenza sanitaria. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ribadisce: “Il governo nazionale spieghi quale strategia intende adottare per garantire la sicurezza dei siciliani e deliberi subito lo stato di emergenza per Lampedusa, come chiesto da Comune e Regione. Occorre un protocollo da seguire per tutelare migranti e cittadini, che stabilisca chi farà i tamponi e dove faranno la quarantena i migranti che arrivano. Il silenzio di Roma con chi ha la responsabilità costituzionale di tutelare la salute dei siciliani è diventato insopportabile e viola il principio di leale collaborazione cui anche il premier Conte dice di uniformarsi. O si concorda sul piano sanitario “ogni azione con la Regione o non siamo più disponibili ad essere chiamati solo a supplire le gravi omissioni del governo centrale”.

La giovane insegnante agrigentina, Ornella Patti, è stata nominata coordinatrice della provincia di Agrigento del partito “Cambiamo” di Giovanni Toti. La stessa Patti commenta: “Ci prepariamo ad affrontare le amministrative del 4 e 5 ottobre con ancora più entusiasmo; daremo infatti il nostro contributo e appoggio al candidato sindaco Marco Zambuto scelto all’unanimità da tutto il centrodestra. Saremo inoltre presenti con nostri rappresentanti anche in altri comuni siciliani chiamati al voto. L’entusiasmo che ho raccolto nella presentazione del progetto di Cambiamo mi fa sperare in una larga partecipazione di tutti quei soggetti che vorranno finalmente operare in un contesto nuovo, valido e concreto che saprà dare il giusto spazio e valorizzare le menti brillanti che tanto hanno da dare al fine di migliorare le condizioni della Sicilia e della Penisola tutta”.

Un ventenne marocchino, di cittadinanza italiana, residente a Giardini Naxos, è stato trovato morto sugli scogli di Taormina. Il corpo del giovane è stato recuperato dall’equipaggio di un elicottero dei vigili del fuoco di Catania, il Drago 68. Portato sulla costa è stato poi imbarcato sopra una pilotina della Guardia costiera. La salma è stata portata nel porto di Giardini Naxos e affidata alle autorità che avvieranno le indagini del caso.

Sono in arrivo forti temporali nelle prossime ore anche in provincia di Agrigento. Il dipartimento della Protezione civile regionale ha diramato per fino a mezzanotte di oggi l’allerta meteo di livello “giallo”. Sono previsti forti temporali e dunque c’è rischio idrogeologico e idraulico. La Protezione civile comunale – secondo quanto reso noto dal portavoce del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, – invita la cittadinanza alla massima prudenza.

Tragedia evitata al largo di Lampedusa. Sono infatti tutti salvi i sei migrati caduti in mare e gli altri 11 ammassati sul barchino che stava facendo rotta verso le Pelagie. Stamattina, un velivolo dell’agenzia europea Frontex ha avvistato 6 migranti in acqua a circa 4 miglia da Lampedusa e, poco distante, un barchino con altre 11 persone a bordo. Appena arrivata la segnalazione alla centrale operativa della Guardia costiera a Roma è stata subito inviata la motovedetta Cp 311 di Lampedusa, che si trovava in zona in attività di pattugliamento. I sei in acqua sono stati recuperati e portati sulla motovedetta che ha successivamente preso a bordo anche le altre 11 persone che erano alla deriva sul barchino.

La Corte d’Assise d’Appello al processo “trattativa” dichiara prescritto il reato di calunnia di Massimo Ciancimino a danno di Gianni De Gennaro. I dettagli.

Lui è Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, che Giovanni Falcone ha sempre ritenuto “il più pericoloso” perché – sono parole di Falcone – “Vito Ciancimino è il più mafioso dei politici, ed è il più politico dei mafiosi”. Il 20 aprile del 2018, al processo di primo grado sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi tra il 1992 e il ‘94, la Corte d’Assise di Palermo, tra gli altri, ha condannato Massimo Ciancimino a 8 anni di reclusione per calunnia a danno dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Adesso, ancora a Palermo, al processo di secondo grado sulla presunta “trattativa”, la Corte d’Assise d’Appello, presieduta dal giudice Angelo Pellino, ha dichiarato prescritto il reato di calunnia contestato a Massimo Ciancimino. Secondo la corte il reato si sarebbe prescritto il 2 aprile 2018, prima dunque della sentenza di primo grado emessa 18 giorni dopo, il 20 aprile. Pertanto, l’intervenuta prescrizione annulla la condanna. Già durante il processo di primo grado a favore di Massimo Ciancimino è stato dichiarato prescritto anche il secondo capo d’imputazione, ovvero il concorso esterno in associazione mafiosa, perché risalente a non oltre il gennaio 1993, ossia il periodo dell’arresto di Riina. Prosegue, invece, il processo a carico degli altri imputati: i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, gli ex Carabinieri del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. Quale è stata la calunnia, ovvero l’accusare qualcuno sapendolo innocente, di Massimo Ciancimino a danno di Gianni De Gennaro? Ciancimino ha sostenuto che De Gennaro abbia veicolato informazioni riservate a suo padre Vito Ciancimino tramite il conte Romolo Vaselli, imprenditore edile, ritenuto un prestanome dell’ex sindaco mafioso di Palermo. E non solo. De Gennaro sarebbe stato calunniato da Massimo Ciancimino perché lui, Ciancimino, confidenzialmente ad un funzionario della Dia nissena avrebbe indicato Gianni De Gennaro come il “signor Franco o Carlo”, ovvero il misterioso personaggio, una sorta di agente segreto in contatto con Cosa Nostra, e che più volte si sarebbe recato a casa di Ciancimino per incontrare Vito. In estrema sintesi, la Corte d’Assise che ha emesso la sentenza di primo grado, presieduta dal giudice Alfredo Montalto, nell’assolvere Massimo Ciancimino per prescrizione dall’imputazione del concorso esterno alla mafia lo ha ritenuto inattendibile, ha bollato la sua testimonianza come avente un valore assolutamente neutro, e sul papello, se esiste, non è – secondo i giudici – quello consegnato da Ciancimino ai magistrati.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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“Scenari di geopolitica per il millennio. Dall’Eldorado industrializzato alla crisi planetaria” è il titolo del nuovo libro di Corrado Maria Daclon, docente universitario, saggista, tra i maggiori esperti internazionali di geopolitica, segretario generale e fondatore della Fondazione Italia USA, consulente della NATO. Il libro è pubblicato in Italia da Aracne Editrice e pone numerosi interrogativi, anche inquietanti, sul nostro futuro.

Professor Daclon, in questa crisi drammatica dovuta al coronavirus ha un senso, come fa lei nel suo libro, parlare di scenari di geopolitica molto lontani nel tempo?

La crisi economica dovuta al coronavirus irrompe in un processo già in atto da tempo e ne accelera drammaticamente i tempi, mostrandoci la debolezza della nostra società. Ma quello che viviamo oggi è solo un piccolissimo assaggio, una timida anteprima della devastante crisi sistemica globale che arriverà nei prossimi decenni, quando il lavoro scomparirà per sempre per centinaia e centinaia di milioni di persone.

Già oggi, come conseguenza diretta dell’epidemia, alcune grandi imprese annunciano ‘meno impiegati, più tecnologia’. Ma il problema del futuro non sarà che molte persone delle società industrializzate avranno difficoltà a trovare un posto di lavoro o lo perderanno temporaneamente per una crisi come il coronavirus. Il problema sarà che il lavoro stesso non esisterà più, buona parte dei posti di lavoro come li intendiamo oggi semplicemente non esisteranno più.

E quindi, se effettivamente molte professioni saranno svanite, che cosa succederà? Si creeranno moltissimi disoccupati?

Prima del 2050 i governi dovranno farsi carico di masse enormi di persone non utilizzabili e non impiegabili in quelle che saranno le pochissime, sofisticate ed elitarie posizioni professionali. Centinaia di milioni di persone inutili, inoccupate e inoccupabili. Questa sarà la vera crisi sociale, la vera drammatica e spaventosa esplosione geopolitica da gestire da qui a qualche decennio, al confronto della quale l’immigrazione o le epidemie di coronavirus saranno fenomeni assolutamente inconsistenti.

I robot allora sono più insidiosi del coronavirus?

La robotica e l’intelligenza artificiale cambieranno il mondo nel giro di un paio di decenni. Ma lo sconvolgeranno prima del 2050. Centinaia di milioni di disoccupati, il cui lavoro che svolgevano da una vita sarà scomparso, distrutto, cancellato per sempre. Come potrà essere mantenuta la pace sociale e come potranno essere evitate guerre civili, se i governi non saranno nelle condizioni di garantire un reddito a centinaia di milioni di persone improduttive? Non basteranno gli ‘helicopter money’ come per il coronavirus, perché la catastrofe sarà cronica e non temporanea.

Negli Stati Uniti si è spesso accusata la Cina per fenomeni come la chiusura delle imprese e la perdita di posti di lavoro.

La sola Cina deve creare 15 milioni di posti di lavoro l’anno, per i 10 milioni di giovani che entrano nell’età lavorativa e per i 5 milioni che perdono il posto di lavoro che avevano. La situazione in Europa è ugualmente drammatica, ed in aggiunta dovremo fronteggiare la distruttiva e fatale colonizzazione cinese delle nostre economie e delle nostre vite.

Professore, può farci qualche esempio più concreto, per comprendere quello che lei sostiene circa i lavori che scompariranno?

Entro 5 o al massimo 10 anni scompariranno le banche tradizionali. In passato il posto sicuro per antonomasia era il classico ‘posto in banca’, un vero bingo per un giovane e per la sua famiglia. Oggi non c’è nulla di più precario, qualcosa che a brevissimo termine rimarrà solo nei libri di storia. Lo stesso accadrà con le assicurazioni. Ma anche con chi si occupa di pubblicità. Cosa farà tutto l’enorme mercato collegato alla pubblicità se già ora con Google veniamo profilati e ci vengono proposti prodotti e servizi su misura? In futuro la pubblicità sarà semplicemente un algoritmo di Google che offre e colloca i prodotti.

Di conseguenza, lei ritiene che una fetta così larga delle attività professionali finirà inevitabilmente sostituita da un robot?

Che senso avranno i commercialisti, che infatti scompariranno, se al massimo in un decennio l’intelligenza artificiale eliminerà le incombenze contabili e permetterà di collegare i dati dei conti bancari per redigere i report fiscali? E potremmo continuare con l’automazione in medicina. O in agricoltura, dove già allo stato attuale vediamo completamente robotizzate le semine, le potature e i raccolti. I notai, sostituiti dai blockchain. E poi postini, cassiere dei supermercati, operatori di call center, agenzie di viaggio, autisti di auto o mezzi di trasporto pubblici, piloti militari, taxisti, tutte professioni a rapidissima estinzione, anno più o anno meno. I conflitti armati saranno gestiti da un tecnico dietro a un desktop in Virginia, che controllerà droni e apparati offensivi tecnologici a 8000 chilometri di distanza, non certo più con eserciti sul campo, approvvigionamenti logistici, trasporti di truppe, tutte cose del passato che stanno scomparendo già adesso.

Davvero pensa che lo scenario sia così pessimistico, da “crisi planetaria” come nel titolo del suo libro, oppure vede anche degli spiragli nei quali sia possibile trovare delle soluzioni?

Nella storia vi sono sempre stati mutamenti analoghi, con la rivoluzione industriale quando si passò dalle campagne alle fabbriche, o più recentemente con il trasferimento di produzioni manufatturiere in Cina. Ma con la rivoluzione industriale non era certo un problema se i disoccupati di una fattoria lasciavano l’aratro e la mungitura e andavano ad avvitare piastre in una fabbrica. Si trattava pur sempre di masse prive di specializzazioni particolari e facilmente adattabili e riconvertibili. Oggi tutto è diverso. Quando a breve le cassiere dei supermercati non esisteranno più, come già accade nei negozi Amazon negli USA e presto nei centri commerciali Walmart, queste impiegate non potranno diventare progettisti di microrganismi per nuovi farmaci, oppure tecnici per la gestione del software dei droni militari, oppure manutentori di microimpianti dell’intelligenza artificiale nella telemedicina. La loro bassa specializzazione e bassa trasversalità sarà un lavoro di esclusiva pertinenza dei robot. Il collasso della domanda dei consumi determinato dal coronavirus è solo una modestissima anticipazione della tempesta sociale che ci attende da qui a qualche decennio.

Il cartello sociale della provincia di Agrigento, composto dall’ufficio di pastorale sociale e lavoro dell’arcidiocesi e dalle segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL, esprime solidarietà e vicinanza a don Pasqualino Barone per il vile gesto compiuto al suo indirizzo. Il rinvenimento di una testa mazzata di capra, davanti la chiesa di San Michele, di cui don Pasqualino è parroco, ha tutte le caratteristiche dell’ avvertimento intimidatorio e non può certo essere trascurato dalle forze dell’ordine. Così come tutta la comunità civile e religiosa, dove opera don Pasqualino, anche il cartello sociale rimane attonito davanti ad un simile gesto nei confronti di un sacerdote impegnato nel quotidiano a favore dei più deboli e di quanti si trovano in difficoltà. Nella sua qualità di coordinatore della mensa della solidarietà nella chiesa di Santa Caterina, don Pasqualino assiste tante persone compresi gli stranieri e tante famiglie in difficoltà economiche. Si tratta di un bruttissimo segnale che non va trascurato e in questo senso è auspicabile che le forze dell’ordine possano presto individuare i responsabili e nello stesso tempo consentire a don Pasqualino di svolgere in sicurezza la sua attività pastorale. Assieme alla sua comunità e a tutta la città, fortemente colpita dall’insano episodio, il cartello sociale si stringe attorno a don Pasqualino e gli manifesta il più ampio sostegno per il prezioso lavoro che compie come esemplare testimone del Vangelo.

La notizia dell’apertura del Ponte Petrusa viene subito archiviata da parte del Cartello Sociale il quale, con soddisfazione, annuncia che nel prossimo mese di settembre sarà aperta al traffico la galleria Spinasanta; inoltre, si è concluso l’iter di approvazione del progetto per il rifacimento del ponte di Milena il bando per l’aggiudicazione dei lavori sarà pubblicata a settembre.

Dopo la riapertura del ponte Petrusa su convocazione del prefetto di Agrigento si è tenuta una riunione operativa con il vice ministro alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri, e dirigenti di Anas, alcuni sindaci della provincia e i rappresentanti del cartello sociale con Don Mario Sorce, Salvatore Pezzino, Alfonso Buscemi, Gero Acquisto  e Emmanuele Piranio. È stato fatto il punto della situazione sui cantieri aperti sul territorio e i collegamenti viari principali che hanno subito i maggiori ritardi. L’ impegno di Anas si concretizza nell’aumento delle risorse a disposizione del territorio che passeranno dagli 8 milioni di euro del 2019 ai 17 milioni del 2020 per arrivare a 25 milioni del 2021. Parlando delle opportunità che offre il decreto semplificazione per velocizzare le procedure, il vice ministro ha chiesto ai rappresentanti del territorio di valutare assieme al Governo l’opportunità di rescindere il contratto con il general contractor della 189. Da parte del rappresentante del Governo e’ stata ancora una volta sottolineato il metodo di lavoro scelto e l: importante contributo che queste sinergie hanno garantito per cominciare a portare a casa qualche risultato. Riprendendo alcune indicazioni condivise prima del lockdown si è stabilito che si procederà con appositi tavoli d’area per affrontare i singoli aspetti legati alle principali emergenze collegate alle infrastrutture viarie della provincia. Da parte del cartello sociale viene confermata grande disponibilità alla collaborazione e condivisione per la tabella di marcia individuata.