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A Palermo è proseguito per tutta la notte il lavoro di Vigili del fuoco, Protezione civile ed Esercito per migliorare la situazione delle strade dopo il nubifragio di mercoledì, in particolare nel sottopasso di via Leonardo da Vinci, dove è stato necessario rimuovere i detriti e pulire la strada. Entro le ore 16 di oggi sono restituite al transito tutte le corsie di viale Regione Siciliana. Nel corso delle opere sono emersi sacchi di spazzatura sui luoghi della bomba d’acqua. I Vigili del fuoco spiegano: “La sera di mercoledì 15 luglio nel sottopasso di via Da Vinci c’erano 28.000 metri cubi d’acqua, con un’altezza di 4 – 5 metri, ora non c’è più acqua ed entro stasera dovremmo riaprire”.

“Domenica 19 luglio, saranno trascorsi 28 anni da quando in via D’Amelio furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli ed Eddie Walter Cosina. Quest’anno, per colpa del coronavirus – o forse grazie al coronavirus – molti eventi non avranno luogo fisicamente nei soliti posti dove da anni assistiamo a sterili passarelle politiche e alle comparsate di taluni paladini di un’antimafia parolaia e di facciata, alcuni dei quali di recente finiti nelle cronache dei giornali per attività illecite”.

Così, Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari vittime di mafia dell’associazione ‘I cittadini contro le mafie e la corruzione’.

“Non avrei partecipato comunque ad alcun evento commemorativo della strage, che vide unico sopravvissuto l’agente Antonio Vullo, e quest’anno in particolare, vista l’indifferenza che noi, la cosiddetta ‘società civile’, stiamo dimostrando rispetto le responsabilità e i depistaggi che emergono dal processo in corso a Caltanissetta, nel quale è imputato Matteo Messina Denaro perché considerato tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Ho sperato – continua Giuseppe Ciminnisi – che l’attività svolta dalla Procura di Caltanissetta ci portasse a prendere atto degli errori che abbiamo commesso nel concedere fiducia a falsi paladini della giustizia e a quanti su questi tragici eventi hanno fatto brillanti carriere. L’ho sperato invano, purtroppo non sempre, e non per tutti, è facile ammettere i propri errori. Ma i depistaggi non si fanno da soli, non possiamo accusare solo qualche falso pentito senza pensare a una regia occulta che ne ha tirato le fila. I nostri errori, e il nostro attuale silenzio, sono altrettanto colpevoli.

Sono figlio di una vittima innocente di mafia, così come i tanti che rappresento all’interno dell’associazione alla quale appartengo, hanno pagato con la vita dei loro cari un orrendo tributo alla cancrena mafiosa che affligge la nostra regione.

Forse per questo motivo, più che ad altri, mi addolora assistere all’ipocrisia e all’inconcludenza con la quale si partecipa a molti incontri e dolorose commemorazioni. In questo momento, avremmo dovuto chiedere tutti insieme che venga fatta piena luce sui misteri che riguardano le stragi del ’92, anziché far finta di non accorgerci di nulla.

Da parte mia, e di quanti si sentono da me rappresentati, voglio testimoniare piena fiducia nel lavoro della Procura di Caltanissetta, con la speranza di poter un giorno ricordare l’anniversario della data in cui ebbero Giustizia i Giudici Falcone e Borsellino, la moglie di Falcone e i componenti delle loro scorte, barbaramente trucidati dalla vile mano assassina di “cosa nostra”.

Fino a quel giorno, non prenderò più parte a eventi commemorativi delle due stragi.

Oggi pomeriggio è stata emanata l’ordinanza del Sindaco di Messina, Cateno De Luca, con la quale si stabiliscono i termini per la chiusura dell’hotspot di Bisconte, attualmente presente nell’ex Caserma Gasparro. La disposizione amministrativa prevede lo sgombero dell’area in questione entro i prossimi 5 giorni. In seguito la struttura sarà soggetta a demolizione.

“Non potevo fare altrimenti, si tratta di un centro abusivo, non a norma sotto il profilo igienico-sanitario. Dalle relazioni tecniche degli uffici comunali è emerso che non esiste nessuna concessione per adibire l’area a centro per identificare e registrare i migranti. Essendo ad ogni modo una sistemazione temporanea, doveva essere dismessa dopo due anni, nel settembre del 2019. Non possiamo tollerare l’abusivismo di Stato. Io sono il garante della comunità che amministro e sono chiamato a tutelare la salute e l’ordine pubblico. Cosí come contrastiamo gli eccessi della movida, non possiamo chiudere gli occhi di fronte a 24 migranti in fuga ed ai rischi conseguenti. Per tale motivo ho chiesto al Viminale di spostare l’hotspot altrove, smettendola di considerarci l’ultima ruota del carro”. Così afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca.

“Darò un tempo limite di 5 giorni – conclude il primo cittadino – per sgomberare il Centro ed evitare che ci siano altri elementi che mettano in pericolo la pubblica incolumità. Non esistono le condizioni a garanzia della sicurezza. La fuga nella notte di mercoledì è la testimonianza più eclatante: 24 migranti a piede libero sfuggiti al controllo della legge. È pertanto chiaro ed evidente che non si possono accogliere migranti in tale struttura, perché in questo modo certamente non li aiutiamo. La fase dell’emergenza Covid-19 che stiamo vivendo, impone di non abbassare la guardia: non possiamo subire passivamente scelte che mettono a repentaglio l’incolumità dei nostri cittadini. Avverto già da ora il Ministro Lamorgese che se il Governo starà a guardare, senza muovere un dito, si aprirà la fase dello scontro istituzionale, mi sono stancato di dover subire scelte che danneggiano la mia gente”.

I Carabinieri della Stazione di Porto Empedocle hanno denunciato un giovane di 25 anni agrigentino, già noto alle forze dell’ordine, perché sorpreso in automobile in possesso di due coltelli a serramanico con una lama di 16 centimetri. L’atteggiamento nervoso ha insospettito i militari che hanno compiuto la perquisizione prima personale e poi del mezzo. Dal vano portaoggetti sono saltati fuori i due coltelli per i quali il giovane non ha saputo fornire una spiegazione. E’ stato denunciato per porto di armi e oggetti atti ad offendere.

I Carabinieri della Compagnia di Sciacca e della Stazione di Sambuca di Sicilia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un cittadino romeno di 31 anni, residente nel centro di Sambuca di Sicilia. Il provvedimento è scattato a seguito di gravi maltrattamenti, all’interno dell’ambito familiare, più volte denunciati da parte della donna, una sua connazionale di 27 anni, che si è separata dall’uomo violento da circa un anno. Malgrado la coppia fosse separata, e nonostante nei confronti dell’uomo fosse già stato applicato il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare e dalla persona offesa, ciò non è bastato a contenere la condotta criminosa dell’uomo a danno della ex compagna, costretta a denunciare l’ultimo episodio cruento in cui sarebbe stata brutalmente picchiata e subito dopo minacciata di morte nel caso in cui avesse rivelato le violenze. Immediatamente è scattato il cosiddetto codice rosso. Il nuovo protocollo è stato così applicato immediatamente con l’emanazione dell’ordinanza di aggravamento della misura cautelare emessa dal Tribunale di Sciacca.

Il Tribunale di Palermo, Sez. Lavoro, pone fine ad una complessa vicenda legale durata ben 16 anni, dichiarando costituito un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra la stessa Servizi Ausiliari Sicilia Scpa ed un lavoratore, il sig. C.V., di anni 58 ed originario di Licata.

La singolare vicenda inizia nel lontano anno 2004 quando il sig. C.V., adiva il Tribunale di Palermo per sentire dichiarare l’illegittimità dei contratti di fornitura e prestazione di lavoro temporanea stipulati con la Multiservizi S.p.A. fin dal 02.04.2002.

Il giudizio si concludeva, nel 2010, con sentenza di rigetto rispetto alla quale, il sig. C.V, rivoltosi per la tutela dei propri diritti ed interessi, agli Avvocati Girolamo Rubino e Mario La Loggia, proponeva specifico gravame.

Nel corso del secondo grado di giudizio, la Multiservizi S.p.A., eccepiva la propria asserita natura di società a totale partecipazione pubblica regionale ed in ragione di ciò la Corte d’Appello rigettava il proposto gravame.

Ritenendo erronea tale statuizione, il lavoratore proponeva ricorso innanzi la Suprema Corte di Cassazione che, con sentenza 122/2015 del 9 gennaio 2015, riformava la sentenza resa dalla Corte d’Appello, disponendo un rinvio innanzi alla medesima Corte, in diversa composizione, per l’esame nel merito delle doglianze avanzate dal sig. C.V.

La Corte, in sede di giudizio di rinvio, quindi, giusta la sentenza n. 548/2016, accoglieva il ricorso proposto dagli Avvocati Rubino e La Loggia stabilendo che tra il lavoratore e la Multiservizi SpA fosse intercorso un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dal 08.01.2002.

Tuttavia, nelle more della definizione dei superiori giudizi, si era verificato un trasferimento di azienda – ai sensi dell’art. 2112 c.c. – fra la detta società Multiservizi e la SAS e ciò a seguito della Convenzione del 14.09.2012 siglata da quest’ultima e la Regione Sicilia.

Conseguentemente, il sig. C.V., al fine di ottenere l’assunzione alle dipendenze della Sas, dopo l’inoltro di molteplici inviti alla stesa rivolti che, però, restavano privi di qualunque riscontro, sempre con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Mario La Loggia, si vedeva nuovamente costretto ad adire le vie legali e ciò tramite il deposito di un nuovo ed ulteriore ricorso innanzi al Tribunale di Palermo in funzione di Giudice del Lavoro.

Si costituiva in giudizio la SAS Scpa contestando la fondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto.

Ebbene, dopo alcuni rinvii richiesti dalle parti per possibili trattative, fallite per scelta della SAS, ad esito dell’udienza celebratasi il giorno 09 luglio 2020, il Giudice del Lavoro, in persona del Dott. Giuseppe Tango, condividendo le argomentazioni degli Avv.ti Rubino e La Loggia, richiamati alcuni precedenti della Suprema Corte di Cassazione e della Corte d’Appello di Palermo, ribadiva come tra la Multiservizi spa e la SAS scpa si fosse realizzato un trasferimento di azienda e, ritenuta l’applicabilità delle previsioni di cui all’art. 2112 c.c., dichiarava costituito un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato tra il sig. C.V. e la stessa SAS Scpa a far data dal 01.11.2012, condannando, altresì, la società resistente al pagamento di un’indennità risarcitoria (pari a mesi tre dell’ultima retribuzione globale di fatto) oltre che al pagamento delle retribuzioni medio tempore maturate da decorrere dal 28.04.2016, oltre alle spese di lite.

Sicché, dopo ben 16 anni dall’originaria cessazione del rapporto, il lavoratore di Licata potrà finalmente esplicare la propria attività lavorativa.

Tornare progressivamente alla normalità per un ospedale significa rispondere ai bisogni della popolazione, anche se con modalità nuove, percorsi Covid free e priorità dettate dalle richieste di prestazioni urgenti e di chi nei mesi scorsi ha dovuto posticipare visite ed esami a causa della situazione sanitaria. Tutto questo nel rispetto delle più stringenti norme di sicurezza. È questo l’impegno di Maria Eleonora Hospital di Palermo, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale e punto di riferimento per il territorio per le specialità di Aritmologia ed Elettrofisiologia, Cardiochirurgia, Cardiologia e Chirurgia vascolare, oltre che Urologia e Oculistica.

Dalla ripresa delle attività, avvenuta il 19 giugno scorso dopo un processo di adeguamento alle normative e ai protocolli anti-Covid, la struttura ha eseguito, in poco meno di un mese,  oltre 100 interventi chirurgici, 22 interventi di Aritmologia ed Elettrofisiologia e 108 interventi di emodinamica.

“L’Ospedale ha ripreso le attività a pieno regime sin dai primi giorni dopo la riapertura – dichiara il dott. Vincenzo Sutera, Direttore Sanitario pro-tempore di Maria Eleonora Hospital –. Fino ad ora abbiamo eseguito 31 interventi di Cardiochirurgia, 22 di Chirurgia vascolare, 5 interventi di sostituzione della valvola aortica con tecnica TAVI, 1 endoprotesi vascolare aortica, 12 interventi di Urologia, 38 interventi di Oculistica. A questi si aggiungono 22 interventi di Aritmologia ed Elettrofisiologia, di cui nel dettaglio 2 sostituzioni di defibrillatore, 3 sostituzioni di pacemaker, 13 impianti di pacemaker, 4 impianti di defibrillatore, e 113 interventi di Emodinamica ripartiti in: 80 coronarografie, 7 angioplastiche coronariche, 21 angioplastiche periferiche, di cui 3 urgenze provenienti dagli ospedali pubblici. Numeri, che ribadiscono il ruolo centrale della struttura nel tessuto sanitario della città, soprattutto se si considerano le modalità operative in cui l’Ospedale e il suo personale operano a garanzia e tutela della sicurezza di pazienti e personale”.

I pazienti accedono all’Ospedale tramite percorsi Covid free e dopo un protocollo che prevede un triage telefonico e un tampone naso-faringeo 48 ore prima del ricovero e il differimento del ricovero in caso di positività. Anche per i pazienti trasferiti da altri ospedali, il ricovero avviene previo invio da parte della struttura di provenienza di tutta la documentazione e degli esiti del tampone.

“In ottemperanza alla normativa anti-Covid, al momento del ricovero i pazienti vengono accolti da un infermiere all’ingresso e, dopo un ulteriore triage, accompagnati in struttura attraverso percorsi dedicati – prosegue il dott. Sutera –. All’interno dell’Ospedale si utilizzano tutti i DPI stabiliti dal Ministero e, in caso di paziente non autosufficiente che richiede assistenza di un famigliare, si sottopone a tampone anche l’accompagnatore, che ha l’obbligo di rimanere all’interno della struttura per l’intera durata del ricovero”.

In questo fase di ripartenza, il personale della struttura si è prodigato in uno sforzo per evadere le numerose richieste di prestazioni pervenute e poter continuare a offrire alla popolazione una risposta pronta e puntuale.

 “Questi primi 100 interventi sono espressione di una efficiente riorganizzazione della struttura per rispondere alle numerose richieste arrivate non solo dal territorio ma anche dalle province limitrofe, e resa possibile grazie all’impegno di tutto il personale della struttura ma anche alla collaborazione con le istituzioni – dichiara il dott. Giuseppe Rago, AD di Maria Eleonora Hospital –. Si tratta di una grande attestazione di fiducia e stima che ci ha consentito di partire con slancio. Parallelamente a questa fase più operativa stiamo lavorando in collaborazione con l’Assessorato della Regione Sicilia per implementare alcuni progetti che interesseranno la città. Mentre con l’Università di Palermo stiamo lavorando ad un progetto di convenzione strutturale per il supporto alla didattica; un percorso già iniziato un anno fa con il finanziamento di 2 borse di studio per la Scuola di Specializzazione in Cardiologia e in Anestesia e Rianimazione”.

Il gup Caterina Brignone ha dichiarato parzialmente prescritte alcune delle accuse, riconoscendo però la legittimità delle accuse di peculato per cui sono stati rinviati a giudizio Salvatore Castiglione, Franco Giudice e Salvatore Ombra come presidente pro tempore, Paolo Angius e Fabrizio Bignardelli in quanto vicepresidenti, Giuseppe Russo e Giancarlo Guerrera, direttori generali pro tempore e Vittorio Fanti come amministratore delegato: cariche ricoperte a vario titolo dal 2009 al 30 giugno 2018. Oltre a loro rinviati a giudizio anche Luciana Giammanco, Gioacchino Lo Presti, Letteria Dinaro, Michele Maggio, Antonino Di Liberti, Antonio Lima e Antonino Galfano, accusati a vario titolo di false comunicazioni sociali in concorso tra loro. Il processo avrà inizio il prossimo 16 febbraio davanti al Tribunale di Trapani, collegio presieduto dal giudice Daniela Troja.

Nel mirino della magistratura è finito l’accordo di co-marketing siglato nel gennaio 2014 tra l’Airgest, ventiquattro comuni trapanesi e il vettore irlandese: un accordo triennale per complessivi 7 milioni di euro. Secondo la procura “a fronte di costanti perdite d’esercizio subite, capitalizzavano detti costi (riferiti al co-marketing, ndr) tra le immobilizzazioni immateriali alla voce “costi di ricerca, sviluppo e pubblicita’”. In questa maniera la societa’ “concorreva a determinare il risultato di esercizio per la sola quota del 20% annuo anziche’ per l’intero”. Poi c’e’ il mancato versamento della tassa addizionale comunale, un’imposta riferita “ai diritti d’imbarco dei passeggeri degli aeromobili” che avrebbe “generato improprie disponibilità finanziarie all’Airgest per sopperire alle difficoltà strutturali della società stessa”.

Sono già oltre 600 gli insegnanti iscritti al corso di formazione online: “Didattica a distanza: video tutorial per orientarsi fra app e piattaforme”, realizzato da realizzato da Fastweb su impulso di Regione Siciliana, disponibile gratuitamente per i docenti di degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Il corso di video lezioni rimarrà a disposizione sul sito di Fastweb Digital Academy (www.fastwebdigital.academy) anche per i prossimi mesi, con l’obbiettivo di fornire un efficace strumento di aggiornamento, approfondimento e di affiancamento degli insegnanti nelle attività di didattica digitale.

«Solo ad un paio di settimane di distanza dal lancio della piattaforma – dichiara l’assessore all’istruzione, Roberto Lagalla – l’iniziativa ha riscontrato subito grande interesse nel mondo della scuola, raccogliendo un elevato numero di iscritti. Questo conferma l’importanza di un’iniziativa volta sostenere la formazione dei docenti, fornendo loro strumenti pratici, fruibili on demand e capaci di accrescere le loro competenze in ambito digitale. La sfida che il mondo della didattica è stata chiamata ad affrontare negli scorsi mesi è stata imprevista e complessa, ritengo sia utile, in vista della ripresa nel nuovo anno scolastico, a sostenere azioni in grado di contribuire a ridurre il divario delle conoscenze digitali e sostenere la DAD come attività complementare ed integrativa a quella della didattica tradizionale, come previsto dalle linee guida sulla ripresa delle attività scolastiche diffuse ieri dalla task-force regionale».

Si tratta di un corso di video lezioni, ciascuno della durata di circa 8 minuti, integrato da uno specifico manuale di approfondimento. Nella prima lezione vengono presentate alcune tra le piattaforme più utilizzate per la realizzazione di video lezioni e sono esaminate le loro principali caratteristiche e funzionalità mentre nella seconda lezione si presentano alcune tra le piattaforme più utilizzate per la gestione dalla didattica. Nella terza, vengono invece presentati Facebook Gruppi e Whatsapp Gruppi come strumenti in grado di migliorare l’interazione tra le community delle aule scolastiche mentre il quarto tutorial è dedicato agli applicativi speciali in grado di rendere più interattiva e fruibile l’esperienza di apprendimento a distanza per gli studenti. Il quinto ed ultimo video conclude il percorso formativo spiegando alcune delle principali tecniche per rendere più accattivanti e coinvolgenti le presentazioni digitali.