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Grottesca vicenda nel centro storico di Agrigento. Un ventenne del Gambia ha telefonato alla polizia perché qualcuno ha mandato in frantumi tutti i vetri della sua abitazione. Il giovane però è stato denunciato per furto aggravato. Quando i poliziotti della sezione Volanti sono arrivati nel “cuore” di Agrigento, subito dopo aver fatto la constatazione del danneggiamento, si sono accorti che in quella casa c’era un grossolano allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica. Nonostante il contatore fosse staccato, in casa c’era la tv accesa e un caricabatterie di un telefonino in perfetta funzione. L’ipotesi di reato è comunque furto aggravato di energia elettrica.

Al di là delle speculazioni politiche e della facile retorica, il fenomeno migratorio è una realtà che ha visto il nostro Paese conoscere sia l’aspetto dell’emigrazione che quello dell’immigrazione durante il susseguirsi delle epoche storiche.  L’Italia, in passato interessata dal più grande esodo migratorio in epoca moderna, negli ultimi decenni è diventata luogo di immigrazione per migliaia di persone, per lo più provenienti dal continente africano, che per cause politiche o economiche hanno dovuto lasciare il paese d’origine.

La Sicilia per una questione di carattere geografico, rappresenta la prima frontiera d’accesso all’Europa e la provincia di Agrigento non è avulsa da questo contesto, anzi, tutt’altro.

È il confine più interessato da un flusso migratorio che oggi ci impone di pensare a un’integrazione che non avvenga soltanto per via legislativa, ma che tenga conto del delicato rapporto del territorio con i migranti, senza causare processi di deculturazione di questi,  nel rispetto del bilanciamento tra i diritti di chi viene accolto e quelli di chi accoglie.  Il Sindacato Generale di Base, nato da esperienze provenienti da diverse realtà attente alle tematiche sociali e del lavoro, ha ritenuto dunque necessario dotarsi di un proprio “Ufficio Speciale  Immigrazione ”, affidandone la responsabilità a chi ben conosce le problematiche legate alle condizioni di lavoro e di vita delle migliaia di immigrati presenti nella nostra provincia.

Mahamadou Yattara, originario della Costa d’Avorio, residente ad Agrigento da sette anni, è il nuovo responsabile del neo nato USI, e grazie all’esperienza maturata nel corso di questi anni, saprà essere punto di riferimento per quanti hanno necessità di informazioni per l’esercizio dei propri diritti civili e sociali, per il conseguimento di prestazioni previdenziali, sanitarie e socio-assistenziali e di assistenza alle procedure di rilascio e rinnovo di permessi e carte di soggiorno e di nulla osta al ricongiungimento familiare, svolgendo attività di collaborazione e supporto alle istituzioni in materia di mercato del lavoro, contrasto alla tratta e allo sfruttamento degli esseri umani e favorendo il processo di integrazione dei cittadini stranieri.

Aldo Mucci, Responsabile della Federazione di Agrigento e componente del Direttivo Regionale SGB, augura buon lavoro a Yattara a nome di tutto il Sindacato Generale di Base.

“Quando lorsignori di Anas e di Roma vogliono, le cose si fanno. Si doveva arrivare alla scommessa sulle mie dimissioni per smascherarli? Si doveva arrivare a tanto? A giudicare dagli ultimi annunci sul viadotto Imera, è proprio così. Quando Anas vuole, le opere si possono fare anche in Sicilia. Gli ultimi tre mesi hanno dimostrato che, anche da noi, i cantieri possono essere completati rispettando le previsioni. Serviva dunque una sfida su un’opera che languiva vergognosamente da cinque anni, praticamente ferma nell’ultimo anno, tra lo spreco di cinque milioni per una bretella che si è rivelata inutile, una serie infinita di ritardi e rinvii, e l’autostrada Palermo-Catania spezzata in due. Oggi, di fatto, cade la maschera di Anas”.

Interviene così l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, a proposito degli ultimi annunci sulla ricostruzione del viadotto Imera, sull’autostrada Palermo-Catania.

“L’Anas – prosegue Falcone – grazie anche a complicità politiche precise, ha tenuto per decenni la Sicilia in condizioni di sottosviluppo palese sulla viabilità in tutta l’Isola. Sono decine i cantieri sulla Palermo-Catania che si trascinano desolati, senza particolari progressi, da anni. Finalmente, negli ultimi tre mesi, si è dimostrato che i costanti moniti del Governo Musumeci sui ritmi dei cantieri e, soprattutto, sulle lavorazioni notturne possono portare a significativi risultati, se ascoltati.

C’è voluto, inoltre, l’avvio di una vertenza destinata a fare la storia e a diventare un precedente per le altre Regioni d’Italia, cioè la nostra richiesta di risarcimento danni all’Anas, nonché gli imponenti definanziamenti che abbiamo deciso, per costringere Anas a fare quei lavori che, invece, dovrebbero essere la normalità. È arrivato il momento – conclude l’assessore regionale alle Infrastrutture – che Anas riconosca l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di un’intera Regione e chieda scusa”.

“Abbiamo ascoltato con profondo sconcerto le parole del Governatore Nello Musumeci contro i dipendenti regionali: accuse ingiuste, immotivate e offensive per tutti i lavoratori che ogni giorno svolgono il proprio dovere con abnegazione, anche in condizioni difficili.

Evidentemente Musumeci è in difficoltà e prova a coprire i fallimenti del suo Governo puntando il dito contro l’anello più debole della catena, contro quei dipendenti che in piena pandemia hanno comunque lavorato e sono rientrati in servizio, nonostante la carenza dei dispositivi di sicurezza. Se la macchina non funziona non è colpa dei dipendenti, ma di chi politicamente ne è a capo.

Adesso basta, la misura è colma: valuteremo con i nostri legali se sussistono gli estremi per una querela, tutelando i lavoratori in ogni sede”.

Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal,commentando le parole pronunciate dal Governatore Musumeci ieri a
Catania.

Altri quattro casi di Coronavirus in Sicilia. Stando al bollettino diramato dal ministero della Salute per il 18 luglio, oltre ai nuovi contagiati, un paziente è stato trasferito da casa in ospedale: 14 in tutto i pazienti positivi con sintomi, nessuno in terapia intensiva. Sono invece 148 i soggetti sott’osservazione in isolamento domiciliare. Resta a 283 il numero dei decessi. Sono 1.942 i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, 247.379 i totali.

Il bollettino di oggi conferma in Italia il trend in aumento con 249 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore. Sono 14 i morti (ieri ne erano deceduti 11), le vittime salgono a 35.042. Male la Lombardia con 88 casi e il Lazio con 20. Situazione da monitorare anche in Emilia Romagna (+40 positivi) e Veneto (+34). Il totale dei casi arriva 244.216 (+ 249), gli attuali positivi sono 12.368 (-88).

Una bomba d’acqua si è abbattuta nel pomeriggio tra Scordia e Ramacca colpendo i centri agricoli della Piana di Catania. In particolare, a Ramacca la tromba d’aria ha scoperchiato il tetto di una casa di riposo che ospitava diversi anziani. Gli ospiti della struttura sono stati evacuati.

In ginocchio i centri agricoli di Scordia e Ramacca. Sono stati circa 30 gli interventi dei Vigili del Fuoco che, a vario titolo, hanno dovuto far fronte a tetti divelti, alberi abbattuti e allagamenti che, tra l’altro, hanno richiesto il coinvolgimento di squadre di sommozzatori. Maggiore attenzione è stata riposta nella casa di riposo di Ramacca, quando le raffiche di vento hanno scoperchiamo il tetto della struttura. Gli ospiti sono stati tratti prontamente in salvo e nessuno è rimasto ferito. Nello stesso centro urbano, la furia della tromba d’aria ha sollevato la pavimentazione di alcune strade.

A Scordia diverse persone sono state tratte in salvo. Una donna è rimasta intrappolata all’interno della sua auto e un anziano era riuscito a liberarsi salendo sul tetto della propria vettura. Altre persone si sono ritrovate in circostanze analoghe, intrappolati da vorticosi torrenti di acqua e fango. Danni si sono registrati anche nell’Acese.

Storia di sesso a pagamento e covid nel cuore della Sicilia. Una donna di origine peruviane, nota in quel di Modica come prostituta sarebbe risultata positiva al Covid-19 a Foligno in provincia di Perugia. Nella città del cioccolato in provincia di Ragusa a quanto si apprende, la 54enne avrebbe ricevuto su appuntamento diversi clienti, prima di mettersi in viaggio in direzione dell’Umbria. La vicenda è emerse nella scorse ore grazie al racconto del giornalsta Massimo Gramellini ne «Il Caffè» del 18 luglio. Secondo quanto raccontato dal cronista, i medici stanno ricostruendo tutti i movimenti della donna. Dopo aver preso l’autobus per Catania e il treno fino a Foligno, si è sentita male. La paziente, secondo quanto riferisce l’Usl Umbria 2, è stata quindi trasferita all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove ora si trova ricoverata nel reparto Malattie Infettive. A Foligno — chiarisce il direttore sanitario, Luca Sapori, tramite l’Usl Umbria 2 — non ci sono ricoveri di pazienti positivi, come confermato sul sito della Regione Umbria dedicato all’emergenza Covid.

L’azienda sanitaria provinciale avverte che se qualcuno a Modica «avesse il sospetto di essere venuto a contatto con la donna è obbligato a segnalarlo all’Asp di Ragusa per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso al fine di evitare ulteriori e potenziali contagi».

Una richiesta che riguarda la salute, il disagio, non può essere trattata allo stesso modo di una pratica in sanatoria edilizia, di occupazione del suolo pubblico. Il contrario di ciò rappresenterebbe il fallimento di uno Stato che dice e scrive nella sua Carta D’Identità di essere sociale. Non chi vive un problema di salute deve cercare lo Stato, ma il contrario di ciò. E adesso vi racconto la mia paradossale storia.

Sono G.P.,il 24 ottobre del 2017 ho prodotto domanda al Comune di Favara per ottenere il Progetto Individuale di mio figlio disabile, previsto dall’art.14 della legge 328/2000.
Il 26 febbraio 2018 ho presentato la domanda per i benefici previsti dalla legge 112/2016 ( c.d. Legge Dopo di Noi). Ad oggi io e tutti gli altri interessati, non abbiamo avuto nessun documento valido in merito, prodotto dal Distretto Socio-Sanitario D1 di Agrigento, che per tre volte ha tentato di ottemperare alle richieste e per tre volte ha fallito.

La prima volta i genitori interessati, convocati presso l’ASL di Favara, si sono rifiutati di firmare uno pseudo progetto, in assenza della Unità di Valutazione Multidisciplinare. La seconda volta, il Distretto D1 di Agrigento ha inviato agli interessati ulteriori progetti, che non sono stati accettati dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Palermo, che ha modificato la scheda-progetto, per venire incontro alle difficoltà della U.V.M., ( preciso che anche questa volta io non ho condiviso il progetto di vita di mio figlio). Per la terza volta il Distretto D1 ha inviato ai genitori un progetto di vita comprensivo del progetto Dopo di Noi, che nessun genitore dei disabili di Favara interessati ha condiviso.

Siamo al quarto tentativo affidato alla stessa Commissione, e, intanto, i disabili aspettano che avvenga il miracolo, mentre le loro condizioni si aggravano per i mancati interventi dovuti.
Il mio ottimismo mi porta a pensare ad un immediato intervento sulla questione sollevata, da parte del Distretto e anche di diverse Istituzioni, compreso il Comune di Favara.

“Arriva la Lega, tornano gli squallidi  giochetti di partito: le elezioni senza preferenze sono un abominio e uno schiaffo in faccia ai cittadini. Faremo di tutto perché ciò non accada in Sicilia”.

Lo affermano i deputati del M5S all’Ars in relazione alla proposta shock del segretario della Lega in Sicilia Candiani che propone di abolire le preferenze per le elezioni regionali nell’isola.

“Sarebbe – dicono i deputati 5 stelle –un ulteriore calcio alle legittime aspettative dei cittadini. Si darebbe il via ai soliti giochetti di partito, nel chiuso delle  segreterie, riducendo il ruolo dei cittadini a semplice notai che non possono che prendere atto di quanto deciso altrove e in base a criteri che quasi mai vanno nella stessa direzione degli interessi degli elettori”.

Arrestato ieri dalla Polizia R.A., nato a Licata classe 81, pregiudicato, in esecuzione del provvedimento di carcerazione emesso
dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento in data 17.07.2020, con il quale si dispone la carcerazione del condannato per l’espiazione della pena di anni 2, mesi 4 e gg. 20 di reclusione, per il reato di maltrattamento in famiglia. L’arrestato, dopo le formalità di rito, veniva tradotto presso la Casa Circondariale di Gela.

Nella tarda serata del 12 luglio scorso, la Polizia di Stato nel corso di un’attività di Polizia rivolta alla prevenzione ed alla repressione dei reati, interveniva presso un locale della centrale Piazza Sant’Angelo di Licata, poiché era stato segnalato un ragazzo di colore che armato di pistola aveva minacciato gli avventori del bar. Gli uomini del Commissariato di Licata, giunti sul posto, contattati i clienti apprendevano che, un uomo di colore richiedeva con insistenza una sigaretta e, che al rifiuto, l’uomo sfoderava dai pantaloni una pistola e sottraeva un apparecchio telefonico Huawei modello P Smart 2019 dandosi a precipitosa fuga.
Le attive indagini avviate immediatamente dal personale del Commissariato di Licata consentivano di rintracciare l’autore del reato e accertare che si trattava di una pistola giocattolo priva di tappo rosso che alla richiesta degli operatori veniva consegnata spontaneamente.
Da accertamenti esperiti, anche attraverso il riconoscimento fotografico, si risaliva ad un extracomunitario di trentadue anni che è stato denunciato.