Home / 2020 / Luglio (Pagina 29)

Ad Agrigento il Comitato Maddalusa “Luogo del Cuore” consegna al protocollo del Comune di Agrigento l’elenco delle 500 firme raccolte per la petizione “Salviamo la foce del fiume Akragas”. Due dei promotori dell’iniziativa e portavoce del Comitato, Adriana Iacono e Alessandro Tedesco, incontrano il sindaco Lillo Firetto e l’assessore all’ambiente Nello Hamel, entrambi in pieno accordo con l’iniziativa che propone di limitare l’accesso alla foce del fiume solo ai pedoni e alle biciclette, evitandone l’accesso con i mezzi motorizzati.

L’ondata di maltempo in Sicilia, caratterizzata soprattutto dalle bombe d’acqua a Palermo e nel Catanese, ha le ore contate, e sarebbe pronta a cedere il passo ad un ritorno dell’anticiclone africano che determinerà su tutto il Paese, clima caldo e soleggiato. Secondo ilMeteo.it, sarà dunque estate piena con una risalita della colonnina di mercurio che nei giorni di domani martedì 21 e poi mercoledì 22 luglio, dovrebbe attestarsi, in Sicilia, intorno ai 36-37°C, specie nelle zone interne dell’Isola. Il caldo dell’anticiclone non si attenuerà per tutta la settimana: anche nei giorni seguenti la Sicilia, insieme alla Sardegna, continuerà ad essere interessata da temperature che potrebbero sfiorare i 40 gradi.

Nel 2014, il dott. Melchiorre Cirami, magistrato in quiescenza ed ex senatore della Repubblica, già nominato presidente e poi commissario straordinario con funzioni di presidente, della sezione provinciale dell’U.R.E.G.A. di Agrigento, assumeva l’incarico di presidente della Commissione di gara d’appalto per l’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani differenziati e indifferenziati, ed altri servizi di igiene pubblica all’interno dell’ARO Terme Vigliatore – Castroreale – Rodi Milici.
Nel corso della procedura di gara, il dott. Cirami sollevava precise criticità sugli atti presupposti alla gara denunciandone l’illegittimità; eccezioni che, tuttavia, venivano ignorate dalla maggioranza dei componenti della Commissione e che spingevano lo stesso dott. Cirami a rimettere l’incarico di Presidente della Commissione di gara.
A causa del notevole ritardo protrattosi nell’espletamento della procedura pubblica di cui trattasi e del silenzio serbato dall’Amministrazione all’istanza di sollecito con contestuale richiesta risarcitoria presentata, il Comune di Terme Vigliatore decideva di agire in giudizio al fine di ottenere l’annullamento del silenzio serbato dalle amministrazioni intimate oltre al risarcimento del danno ingiusto patito a causa del ritardo nell’espletamento della gara d’appalto.
Si costituiva in giudizio il dott. Cirami, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, eccependo l’inammissibilità del ricorso per difetto di notifica, avendo il Comune notificato il ricorso introduttivo presso le sedi “reali” delle Amministrazioni regionali interessate e non presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, oltre che l’infondatezza nel merito del ricorso.
Inoltre, l’Avv. Rubino deduceva la carenza di legittimazione passiva del proprio assistito sia per la natura giuridica della Commissione di gara quale organo tecnico dell’Amministrazione – unico soggetto, di contro, legittimato a stare in giudizio – sia in ragione del fatto che, all’epoca in cui era stata presentata l’istanza avanzata dal Comune ricorrente, il dott. Cirami aveva già rassegnato le proprie dimissioni da Presidente della Commissione.
Per tali ragioni, l’Avvocato Rubino ne chiedeva l’estromissione dal giudizio con contestuale condanna del Comune al pagamento delle spese di giudizio.
Ebbene, il Consiglio di Giustizia per la Regione Siciliana, accogliendo le eccezioni sollevate dall’Avv. Rubino, previa declaratoria della carenza di legittimazione passiva del dott. M. Cirami, ne ha disposto l’estromissione dal giudizio, condannando l’Amministrazione comunale anche al pagamento delle spese di lite ed alla refusione del contributo unificato.

I Carabinieri della stazione di Lampedusa hanno denunciato un giovane tunisino per furto. Lui ha adocchiato dentro un’automobile una borsetta porta documenti contenente anche un cellulare di ultima generazione. Ha rubato il cellulare ed ha buttato a terra i documenti e la borsetta. Poi è rientrato nel centro d’accoglienza. Il turista proprietario dell’auto si è accorto del furto e un testimone oculare gli ha raccontato quanto accaduto. Il turista ha quindi presentato denuncia alla locale stazione diretta dal luogotenente Giuseppe Frenna. I Carabinieri si sono recati all’interno del centro d’accoglienza e sono riusciti a risalire al giovane tunisino responsabile del furto che ha subito restituito il cellulare.

“Mi sono resa conto che questa visione e questa concezione verticistica è insanabilmente molto distante dai miei ideali politici e dalla mia storia politica e personale. Avevo scelto di aderire alla Lega perché convinta che il partito avesse scelto una linea davvero rispettosa dei territori, con una forte volontà di rappresentare le esigenze dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, coinvolgendo e valorizzando storie e culture politiche diverse. Purtroppo ho conosciuto, da militante e parlamentare, una realtà ben diversa all’interno della Lega in Sicilia, con la pressoché totale assenza di analisi, proposte e idee per affrontare i tanti problemi della Sicilia”. Adieu.

Con il più classico dei francesisimi la deputata regionale dell’ormai ex Lega Marianna Caronia ha lasciato il partito di Salvini che adesso all’interno dell’Ars si ritrova soltanto con i deputati Catalfamo e Ragusa oltre che all’assessore Samonà.

A dare la spinta finale alla sua decisione hanno influito molto le recenti dichiarazioni di Stefano Candiani, commissario regionale della Lega in Sicilia, relative alla abolizione delle preferenze alle regionali.

Per la Caronia le parole di Candiani “confermano una cultura e una visione non molto democratica della politica della Lega, rispetto alla quale in passato ho mostrato serissime perplessità. Tra l’altro – ha concluso Caronia – alle mie perplessità nessuno ha mai risposto nella eventualità di un chiarimento”.

 “Se il Presidente della Regione si duole davvero del funzionamento dei suoi uffici e si lamenta dell’efficienza della burocrazia, non si affida ad una dichiarazione di stampa, ma convoca i dirigenti e avvia gli eventuali provvedimenti disciplinari- afferma Salvo Fleres, portavoce di Unità Siciliana- Le Api –  In ogni altro caso si tratta solo di  fuffa, buona – forse-  per cercare facili consensi, mentre la gente marcisce in attesa di un documento o di una prenotazione in ospedale.

Gli uffici possono anche non brillare per efficienza, ma la responsabilità è sempre e solo politica.

Ai cittadini spetta il compito di segnalare i disservizi, mentre il Presidente della Regione non si può limitare a denunciarli, li deve eliminare applicando la legge. Solo un piccolo ripasso di galateo istituzionale, non è difficile”

Il coordinatore dell’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento, Claudio Lombardo, rileva che decine di discariche giacciono sia nel centro cittadino di Agrigento che in periferia. E, in riferimento al boschetto della Maddalusa, aggiunge: “Quello che succede dentro il boschetto di Maddalusa è incredibile: ci sono montagne di rifiuti intorno ai cestini. Se non siete in grado di ritirare i rifiuti, non mettete i cestini. Perchè questi rappresentano una scusa agli incivili di liberarsi dei rifiuti”.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno arrestato tre persone di Grotte, responsabili nel giugno del 2014 di una violenta rapina commessa a danno di un loro concittadino. Il provvedimento di carcerazione è stato emesso dal Tribunale di Agrigento all’esito del processo che ha accolto e condiviso le ipotesi di reato formulate dai Carabinieri della Stazione di Grotte: la notte del 7 giugno 2014, a Grotte, un uomo di 65 anni si è precipitato in strada perché i tre erano intenti a smontare la sua automobile e, non contenti, si sono procurati la fuga con la violenza, malmenando il malcapitato, soccorso poi con 30 giorni di prognosi. I tre, due italiani ed un romeno, sono stati definitivamente condannati: 3 anni ed 1 mese di reclusione ciascuno per i due italiani. E 6 anni e 4 mesi, per cumulo con altre pene, a carico del romeno. I tre sono reclusi nel carcere di Agrigento.

Riflessioni di Nino Di Matteo sulle indagini relative al periodo stragista di Cosa Nostra, la trattativa e la latitanza di Messina Denaro. I dettagli.

Il 28esimo anniversario della strage di Via D’Amelio è stato celebrato, i processi Borsellino Quater e sul depistaggio delle indagini dopo l’attentato al giudice Paolo Borsellino sono in corso, e Nino Di Matteo, magistrato non bisognevole di alcuna presentazione, svolge delle riflessioni, rilanciate al microfono del Tg2 Post, e che sono meritevoli di attenzione. Nino Di Matteo difende e sostiene innanzitutto il lavoro inquirente e investigativo svolto, e le sue parole sono: “Dopo gli iniziali depistaggi ed errori, già dal 1995 e dal 1996 le indagini dei processi hanno consentito di accertare passaggi importanti. I processi ci consentono oggi di dire che la strage di via D’Amelio è stata una strage di mafia, ma non solo. E per colmare questi buchi di verità, dando un nome e cognome a quegli uomini estranei a Cosa Nostra che hanno compartecipato all’organizzazione, e probabilmente alla stessa esecuzione della strage, dobbiamo concentrarci su due fattori: capire perché improvvisamente, nel giugno del ’92, rispetto a un progetto assolutamente generico di uccidere il dottor Borsellino, viene accelerata da Salvatore Riina questa volontà di eliminare subito il magistrato. E poi dobbiamo inquadrare quella strage in un contesto più ampio di sette stragi che hanno caratterizzato il biennio del 1992-1994. Dobbiamo cercare di capire quale fu la strategia di Cosa Nostra e mi sento di dire, sulla base della mia conoscenza degli atti dei processi, non soltanto di Cosa Nostra”. Poi Nino Di Matteo risponde alla domanda perché, dopo il fallito attentato allo stadio Olimpico del gennaio 1994, cessano le stragi. Le sue parole: “Sappiamo dai processi che Cosa Nostra con la strategia stragista intendeva seguire una strategia politica: creare nuovi referenti politici, minacciare lo Stato perché qualcuno si facesse avanti per dialogare. Purtroppo dopo la strage di Capaci, e prima di quella di via D’Amelio, mentre Paolo Borsellino andava coscientemente ed eroicamente contro la morte, uomini dello Stato, tramite Vito Ciancimino, contattarono Riina per capire cosa volesse in cambio per abbandonare quella scia di omicidi eccellenti inaugurati col delitto Lima. Bisogna capire perché, dopo il fallito attentato all’Olimpico già pronto con tutti i particolari esecutivi, quell’attentato non venne ripetuto. Siamo subito dopo il 23 gennaio ’94, qualche mese prima delle elezioni del marzo ’94 che cambiarono lo scenario politico. E’ molto importante capire perché non venne portata avanti quella strategia. Da un punto di vista di Cosa Nostra possiamo dire che prevalse l’ala di Provenzano, che da qualche tempo propugnava la teoria del dialogo con lo Stato e l’inabissamento promuovendo il dialogo attraverso una nuova forma di accreditamento nei confronti di referenti politici”. Poi, infine, la domanda su Matteo Messina Denaro, e la sua ultraventennale latitanza. E Nino Di Matteo risponde: “27 anni di latitanza non possono essere soltanto il frutto dell’abilità del fuggiasco che si sottrae alla cattura. Così come è stato per Bernardo Provenzano, che è stato latitante per 43 anni, io mi sento di dire che una latitanza così lunga la si può giustificare solo con coperture istituzionali e forse anche politiche. E’ gravissimo che lo Stato italiano non riesca dopo 27 anni a consegnare alla giustizia un soggetto condannato come uno dei principali ispiratori delle stragi del ’93 che portarono addirittura l’ex presidente del consiglio Ciampi a temere che fosse in atto un golpe. E’ grave ancor di più questa latitanza perché Messina Denaro è certamente custode dei segreti della campagna stragista del ’93 che lo rendono in grado purtroppo di poter esercitare ancora un potere di ricatto nei confronti delle istituzioni. Ecco perché sarebbe un bel segnale se Messina Denaro, condannato per le stragi del ’93, venisse catturato. Messina Denaro è uno di quelli che indica al commando di uomini d’onore che si spostarono a Roma, Firenze e Milano quali obiettivi colpire”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Su una cosa D’Uva, D’Angelo e tutti coloro che non mi hanno in simpatia, sembrano essere d’accordo: la fuga di 24 migranti da un centro d’accoglienza e le condizioni in cui sono costretti a vivere quelli rimasti non sono un problema della nostra città. In altri termini secondo i due cinquestelle – ieri contestatori, oggi novelli statisti – l’ex Caserma Gasparro godrebbe di una sorta di extraterritorialità rispetto a Messina, alla quale secondo loro si applicherebbero leggi diverse da quelle in vigore nella Repubblica italiana. Ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse maledettamente seria, considerato il pericolo alla pubblica incolumità derivante da una struttura che, oltre ad essere abusiva ed insalubre, non è a quanto pare controllabile. I due parlamentari perché piuttosto che blaterare al vento, non puntano il dito sulla palese ‘dimenticanza’ della Prefettura di Messina? Perché non chiedono al ministro Lamorgese di convocare e presiedere il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza?”. Lo afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca.
“Se la mia ordinanza non ha valore o non avrà conseguenze pratiche lo vedremo presto – conclude il Primo cittadino. Intanto, ha avuto l’effetto miracoloso di risvegliare dal letargo dorato del Parlamento gli onorevoli D’Uva e D’Angelo e di fargli riscoprire l’esistenza di una situazione vergognosa, che loro stessi avevano denunciato anni fa, quando ancora dicevano di stare dalla parte della gente comune. Peccato per i due parlamentari pentastellati che oggi invece hanno perso ogni contatto con la realtà, scomodandosi solo per invocare tavoli istituzionali. Sapete però cosa c’è di nuovo?  Io non parlo con gli sgherri della Lamorgese. Aspetto che lei venga a Messina come ha fatto per Lampedusa”.