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In relazione alle affermazioni attribuite ad alcuni rappresentanti istituzionali circa una presunta insufficienza nei collegamenti aerei, in particolare verso gli aeroporti minori, Alitalia rende noto che l’impatto sul trasporto aereo generato dalla pandemia Covid-19 è ancora rilevantissimo, come previsto anche nel corrente mese di luglio, dove la diminuzione del numero dei passeggeri si attesterà sul -71%, con una minore offerta di posti del -67% rispetto allo stesso mese del 2019. Nonostante questo arretramento della domanda senza precedenti, per il mese di agosto Alitalia ha programmato un ragguardevole incremento delle operazioni rispetto ai due mesi precedenti, contenendo la riduzione dei servizi aerei al -58% rispetto ad agosto 2019.

Alitalia conferma inoltre che per la ripresa dei collegamenti su aeroporti regionali è indispensabile che la Compagnia possa accedere alle stesse condizioni economiche garantite ai vettori stranieri. Alitalia ha trasmesso ai propri organi di controllo evidenze circa la discriminazione economica con la quale viene assistita, circostanza presente nella maggioranza degli aeroporti italiani ed incompatibile con gli interventi di efficientamento in atto. Come è ovvio il rilancio di Alitalia richiede infatti di porre fine in numerosi aeroporti all’asimmetria competitiva esistente con le compagnie straniere che a costi molto inferiori ricevono un servizio del tutto analogo.

Ad Agrigento, mercoledì  22 luglio alle ore 11.00 nel giardino del Ristorante Il MOLO a San Leone, il candidato sindaco di Agrigento alle prossime elezioni Amministrative del 4 e 5 ottobre presenterà alla città la propria candidatura.

“Si tratta – afferma Zambuto – di una proposta di governo della città di Agrigento, frutto della mia esperienza già maturata come sindaco, della tanta passione che ho sempre profuso nel mio impegno di amministratore e del desiderio di spendermi ancora, senza alcuna riserva, a favore dei miei concittadini”.

Il tutto è avvenuto ieri pomeriggio dopo che in mattinata si era diffusa la notizia che Fratelli d’Italia, per ordini supremi, non appoggiava più (dopo averlo inseguito per tanti lunghi mesi) l’ex candidato del Centrosinistra.

Chi siederà accanto a Marco Zambuto, attualmente, non viene comunicato ma secondo le teste presenti ieri nel summit dovrebbero figurare Forza Italia, Udc e Diventerà Bellissima.

A dettarlo il leader del partito della Meloni nonchè dirigente nazionale di Fratelli d’Italia Lillo Pisano, deciso e autorevole. Con ogni probabilità lo stesso Pisano dovrà riportare la calma all’interno di Fratelli d’Italia dove qualcuno che si professa segretario provinciale, tal La Felice, non vuol sentir parlare di abbandonare l’appoggio all’ex sindaco agrigentino Marco Zambuto.

Un sogno, questo, che La Felice accarezza da tanto tempo e che non ne ha mai fatto mai un mistero, tanto che l’8 settembre scorso, spacciandosi questa volta per coordinatore cittadino, aveva dichiarato tra mille contraddizioni: “Fratelli d’Italia alle prossime amministrative ad Agrigento presenterà una propria lista con persone che non hanno militato in altri partiti, perchè il partito della Meloni deve rimettere in piedi gli ideali al centro del dibattito; no, quindi, a trasformismi e cambi di casacca”.

Senza nulla togliere a Marco Zambuto, persona perbene sicuramente, ma La Felice dovrebbe sapere che Zambuto di casacche ne ha già cambiate abbastanza.

Lo stesso La Falice, in quel contesto, continuava con le sue farneticazioni (politiche): “Fratelli d’Italia chiude la porte a Firetto, sindaco uscente, mentre valuta la proposta di Marco Zambuto, al momento (a settembre, ndr) l’unica a non essere vincolata da veti.”

Anche in questo caso, ovviamente, le parole di La Felice sono in perfetto contrasto con la linea del suo stesso partito, il quale, di veti su Zambuto, ne ha messi parecchi.

Davvero un “attento osservatore” della politica…

Nuove iniziative di contrasto al disagio socio-economico  restituiranno anche decoro e pulizia a molti quartieri e nelle scuole. È stata finanziata la seconda tornata di cantieri di servizio per 381 mila euro. Impiegheranno 149 persone, selezionate tra quanti avevano già presentato istanza entro il 15 novembre 2019. Questi nuovi cantieri di servizio sono stati finanziati dalla Regione siciliana con le economie realizzate a seguito del primo bando, perché molti Comuni non sono riusciti a spendere le somme. Tali economie sono state riassegnate ai Comuni “virtuosi”, cioè quelli che, invece, hanno realizzato correttamente il progetto, spendendo quanto assegnato. Questi Comuni sono appena cinquanta, solo due i capoluoghi: Catania ed Agrigento. Premiato, dunque, l’impegno dell’Amministrazione e degli Uffici preposti, che hanno dato prova di efficienza e di capacità. Saranno lavori di pulitura delle caditoie e cunette stradali nonché di scerbamento dei cigli stradali di competenza comunale nel centro urbano e nelle periferie. È prevista la pulizia mediante spazzamento manuale dei marciapiedi e dei bordi stradali del centro storico e dei quartieri, la scerbatura manuale di piccole parti erbose e la rimozione di foglie e rifiuti vari, la raccolta e il conferimento. Queste le aree periferiche interessate: Fontanelle, Villaseta, Monserrato, Villaggio Mosè, Cannatello, Zingarello, San Leone, Villaggio Peruzzo, Giardina Gallotti, Montaperto e tutte le altre zone periferiche del Comune di Agrigento. Previsto anche un servizio di supporto dell’attività uscierile e di anticamera degli uffici comunali che sarà svolto da 9 soggetti portatori di handicap. Altre persone si occuperanno di piccole riparazioni, custodia e manutenzione del patrimonio comunale e delle isole ecologiche: Istituti scolastici, Biblioteche, parchi, spazi esterni aree di valore artistico e culturale e aree esterne alle scuole. Prevista anche la manutenzione del verde pubblico nelle ville comunali e interventi di decoro urbano in città e nelle periferie. Per la prima tornata di cantieri di servizi erano stati impiegati altri 381 mila euro. Tra buoni spesa, bonus energia e bonus idrico, tirocini formativi e borse lavoro, turni di servizio civico, aiuti alle ragazze madri, in meno di cinque anni sono stati spesi circa due milioni di euro a favore delle famiglie in difficoltà economica. “Sono somme non del Comune, ma è stato comunque un risultato poter lavorare e progettare per riuscire a movimentare e distribuire in cinque anni più di 2.000.000 di euro a favore di famiglie con difficoltà economiche. Abbiamo fatto tanto – afferma il sindaco Lillo Firetto –  malgrado le scarse risorse e nonostante i vincoli di bilancio. Abbiamo sfruttato bene tutte le opportunità possibili per il contrasto al disagio e alla povertà e siamo riusciti contemporaneamente a garantire servizi per i quali non disponevamo di somme a sufficienza. Siamo riusciti a fare squadra per garantire risposte a chi ha più bisogno”.

Il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, è intervenuto a seguito della visita della ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, ed ha affermato: “Con la presenza della ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, il governo ha fatto sentire una delle sue voci più autorevoli a Lampedusa. Con il capo del Viminale abbiamo discusso delle regole di accoglienza e di gestione dell’hotspot e dei trasferimenti, del trattamento delle imbarcazioni che arrivano in porto e anche di quelle affondate nei nostri mari che intralciano e danneggiano l’attività delle marinerie. Il ministro si è impegnata ad attivare un tavolo di confronto con altri ministeri per portare avanti un’azione coordinata che possa affrontare altri aspetti: dalla dichiarazione dello stato di emergenza per l’isola agli interventi legati alla crisi Coronavirus, fino allo sconfinamento nelle nostre acque territoriali di pescherecci nordafricani. Abbiamo avviato un dialogo diretto ed importante a 360 gradi e ringrazio il ministro Lamorgese per il suo impegno e per quanto il governo potrà fare di concreto per la nostra Lampedusa”.

“Minare la libertà di stampa, un sacrosanto diritto sancito anche dalla nostra Costituzione è un attentato non solo alle regole democratiche, ma anche all’informazione, quando punta la lente su verità scomode che a certuni danno fastidio. Per tale motivo esprimo la mia totale solidarietà per quanto è accaduto alla redazione di Telegela. Il mio augurio è di continuare a fare il proprio lavoro, con determinazione, non lasciandosi intimidire, anzi continuando con ancora più caparbietà per garantire la pluralità di voci”. Lo afferma il deputato regionale di Forza Italia, on. Michele Mancuso, a seguito del grave attacco intimidatorio ai danni di Telegela.

I carabinieri della Compagnia di Licata e i poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento hanno eseguito una ordinanza cautelare a carico di 9 indagati emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, su richiesta del Procuratore Capo Luigi Patronaggio e della Sostituto Procuratore, Alessandra Russo. L’ordinanza interessa due omicidi: Enrico Rallo, ucciso a Palma di Montechiaro il 9 novembre del 2015, e Salvatore Azzarello, ucciso a Palma di Montechiaro il 18 settembre del 2017. Secondo gli indaganti si tratta di due omicidi attribuibili a due gruppi familiari contrapposti, strutturati in due organizzazioni criminali distinte con disponibilità di armi e
munizioni.

Le indagini, particolarmente complesse, si sono avvalse dell’uso di mezzi tecnici e della particolare conoscenza del territorio da parte della polizia giudiziaria. L’ ordinanza cautelare ha permesso inoltre di disarticolare due clan familiari dediti a reati contro la persona e il patrimonio.

Riflessioni di Nino Di Matteo sul perché dell’ultraventennale latitanza di Matteo Messina Denaro. E sul 41 bis: “Non è una misura afflittiva ma preventiva”.

Il magistrato Nino Di Matteo rilancia e spiega ancora meglio, ancora al microfono del Tg2 Post, il come la ultraventennale latitanza di Matteo Messina Denaro sia favorita anche dal suo potere di ricatto perché tra gli ultimi custodi dei segreti del periodo delle stragi tra il ’92 e il ’94. E Nino Di Matteo afferma: “Matteo Messina Denaro è stato uno degli strateghi delle bombe del ’93, tra Roma, Firenze e Milano, che non sono tipiche di mafia. Il pentito Gaspare Spatuzza diceva ‘quei morti non ci appartengono’. Sono bombe di dialogo e di ricatto. Chi è custode di questi segreti è in grado di esercitare questo ricatto. Ci sono collaboratori di giustizia come Antonino Giuffrè che dice che Messina Denaro è in possesso di documenti di Riina che non sono stati pervenuti dal covo di Riina perché, ormai è storia, quel covo non venne mai perquisito”. E poi ancora, ancora parole di Di Matteo: “Cosa nostra è l’unica organizzazione al mondo che è riuscita a concepire stragi, centinaia di omicidi eccellenti tra magistrati uomini delle forze dell’ordine, politici, sindacalisti, predetti e giornalisti. Questo perché Cosa Nostra è la più politica tra le organizzazioni mafiose. E’ quella che ha avuto sempre la maggior capacità di intessere rapporti col potere e di sfruttarli a proprio favore. E’ quella che ha avuto la maggior capacità di condizionare scelte politiche nazionali. Basta pensare alle sentenze del processo Andreotti e del processo Dell’Utri e quella di primo grado del processo trattativa Stato-mafia”. Poi Nino Di Matteo conclude sul 41 bis, il regime carcerario duro, il cui “alleggerimento” sarebbe stato conteso nella presunta trattativa Stato – mafia, e che recentemente è stato anche oggetto di rimproveri all’Italia da parte della Cedu, la Corte europea per i diritti umani. E Di Matteo replica così: “Certo è che le stragi, e quei delitti avvenuti tra il 1992 ed il 1994, secondo quanto affermato da diversi collaboratori di giustizia, avevano tra gli obiettivi anche quello di portare ad un alleggerimento del cosiddetto 41 bis, il carcere duro. E’ un regime detentivo speciale che negli ultimi anni è finito nel mirino della Corte Europea di Strasburgo. Con tutto il rispetto per le Corti europee, io credo che quelle pronunce abbiano un problema di fondo. Il 41 bis non è una misura afflittiva. E’ una misura di prevenzione, per prevenire il pericolo che il capo mafia detenuto continui a comandare. Il 41 bis è stato importantissimo ed ha evitato sicuramente altre morti. Probabilmente deve essere meglio applicato nei confronti di chi veramente comanda, non con una misura di ulteriore afflizione. Mai bisogna pensare che lo Stato si debba accanire contro i detenuti. Ma deve essere uno strumento di prevenzione. Purtroppo negli ultimi anni, per delle carenze strutturali del sistema carcerario e con esse la carenza di uomini e mezzi, possiamo dire che l’applicazione del 41 bis è stata annacquata”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Tutto ciò che è osceno, è porno. 
Tutto ciò che è immorale, è porno. 

Sul palco una Moana Pozzi come non la si è mai vista, o forse mai neanche immaginata.
E se Moana Pozzi fosse viva?
E’ viva? Evviva!
E se fosse una donna che smaschera la pornografia altrui?
Sul palco del cortile di Capodimonte, per il Napoli Teatro Festival, una impressionante e sublime Euridice Axen diretta da una delle più brave registe contemporanee, Nadia Baldi, in un racconto di Ruggero Cappuccio. Un racconto colmo di verità crude sparate attraverso l’eccentricità di colei che fu diva, e poi lasciate decantare affinché possano essere ricordate.
La Axen è Moana, ma non la Moana nota al grande pubblico come la pornodiva e basta, anche se strizzata in un vestito di tulle rosso, con rossetto rosso e quella capigliatura bionda che a guardarla, fa quasi impressione per quanto le somiglia.
E’ bionda, bella, accattivante, audace, intelligente e coltissima, la Moana portata in scena, colei che probabilmente fu molto altro, oltre alla donna dei set. Una Moana Pozzi colta, che ha letto Stendhal, Fitzgerald, che cita “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes e che declama “A Silvia” di Leopardi, quella che volteggia e incanta sul palco.
Il racconto di un incontro, di un ipotetico dialogo, tra una donna e un uomo nel terrazzo di fronte di una villa in costiera. Lui è un probabile giornalista che sicuramente punta ad uno scoop, scoprendo che Moana Pozzi è ancora viva. Eppure la donna propone all’uomo di fare un gioco, un gioco che svelerà quello che è il settimo senso, che nulla ha a che fare con il sesto senso che prima o poi fa visita a tutti sotto forma di premonizione, ma sarà una dimensione che può essere vissuta solo se quel che “tocchi” puoi condividerlo con un’altra persona. Una sorta di estetica dell’essere dove per sentire, devi collassare nell’altro. Moana probabilmente lo possedeva il settimo senso; sicuramente riesce a raccontarlo, attraverso una magistrale interpretazione Euridice Axen, che è la Moana oltre quello che il mondo volle, un mondo pornografico e osceno in molti aspetti.
Fottere.
Fottere gli altri godendo da soli.
Non a caso si dice “prostituirsi”.
C’è la pornografia lì dove mai potresti immaginarla. O almeno se non ci pensi su, e a fartici pensare, ci prova la donna che hai di fronte e che ti parla e ti tira in faccia una realtà cruda.
C’è pornografia nella politica, nelle cravatte dei dittatori, nei bambini che muoiono nel mondo, nelle montagne di spazzatura lasciate galleggiare sugli oceani.
E’ osceno anche un tramonto, perché eccita i sensi e tutto ciò che eccita i sensi è osceno.

Una poltrona ricoperta di tulle rosso, sulla quale la Axen siede, sulla quale si piazza in piedi, mentre muove le mani che volteggiano, diventando parte semiotica del testo recitato, mentre una musica cupa, monocorda, incessante scandisce il tempo in cui Moana canta, a modo suo, fuori da tutto ciò che fu un cliché.
E’ profonda, Moana, in quel suo “non sentire”, ma in quel “provare ad essere” mentre “si viene rapiti dall’asfissia di ciò che è reale”.
Balla, ammiccante la Axel, è credibile in quel ruolo, anche mentre simula un orgasmo, dentro quel gioco che fa con il suo interlocutore che tocca sei oggetti, che corrisponderanno al corpo di Moana che “sente” e si abbandona al profondo, perché “non c’è esperienza, se non c’è abbandono”.
Bellissima la scelta delle musiche, i rintocchi, “Casta Diva” della Callas che rieccheggia in quel carattere di una donna inquieta e ribelle … e diva.
Prorompente nel monologo la Axen che veste i panni di quella diva, che fu per come il mondo la volle, che fece tutto quello che doveva fare con il suo corpo, ma innocentemente.

Pochi forse hanno notato che il carillion le cui note invadono il palco, riproduce “Winter Wonderland” la famosissima canzone natalizia statunitense, e non è a caso. E’ un pezzo che narra di una passeggiata in un bosco, di un attraversare il tempo, di un sentire.

Non si vince e non si perde.
Non c’è fine e non c’è inizio.
Siamo ciò che ci manca, siamo nel settimo senso.

 

Simona Stammelluti

 Le foto sono di Tommaso Le Pera 

“Da quanto rilasciato alla stampa dal Ministro Lamorgese si desume che l’ordinanza sindacale che ho emesso sabato scorso ha convinto chi sta sopra le nostre teste a prendere atto della scelleratezza dell’Hotspot di Bisconte, cambiando impostazione sulle politiche di soccorso ai migranti, la quale deve continuare,  ma non così”. Lo afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca.
“Il Ministro dell’interno – conclude il Primo cittadino – ha detto che aspetta comunicazioni dalla Prefettura di Messina che non potrà che confermare quanto ormai è noto a tutti, con l’aggravante che sono spariti 20 migranti da quasi una settimana e nessuno sta riuscendo ad individuare dove sono andati a finire”.
“In ogni caso – conclude il Sindaco Peloritano – fra tre giorni scadranno i termini da me concessi per chiudere l’hotspot di Bisconte e spero di non arrivare ad un altro scontro istituzionale senza precedenti. Ai perditempo a cinquestelle non rispondo per non sprecare altro fiato. Ha già risposto il Viminale per me”.

Caro Segretario, siamo un vecchio militante (sono 60 gli anni di militanza, sommati, ovviamente, quelli trascorsi nel P. C. I.) ed un compagno con una lunga militanza (circa 20 anni).
Ti scriviamo perché ci sentiamo vittime del diniego dell’iscrizione al P. D.
Molto probabilmente non leggerai questa nostra (visti i tuoi continui e costanti impegni) ma, almeno potremo dire: ci abbiamo provato, le abbiamo tentate tutte.
Per darti un’idea di chi siamo, ti diciamo che io, Rosario Manganella, sono stato segretario locale del Circolo della F. G. C. I., della sezione comunista di Favara, in provincia di Agrigento, consigliere provinciale per due consiliature  e ( con il vecchio sistema elettorale ) consigliere comunale, vice sindaco, candidato,  per ben tre volte, alle elezioni regionali  Siciliane ( prendendo una messe di suffragi), presidente, per oltre 10 anni, di un Ente acquedottistico e, dal 2011 al 2016, sindaco della mia Città.
Nel partito sono stato per mezzo secolo un dirigente modestamente di primo piano e per tanti, tantissimi anni componente degli organismi provinciale e regionale. Mi fermo qui perché non voglio apparirti come un “cicero pro domo sua”.
L’altro sottoscrittore della presente è il compagno Calogero Castronovo ( più giovane) da 15 anni consigliere comunale di Favara ed attualmente in carica.
Nel 2019, come ben sai, il partito a livello siciliano è stato commissariato a causa delle – passaci il termine – “guerre per bande”, volte solo al tentativo di gestione correntizia.
Guerre, alle quali hanno partecipato tutti, sia regionalmente che a livello provinciale e locale.
Come ben sai, i congressi sono attualmente ancora bloccati.
Si parla di “mazzette” di tessere che si muovono da una componente all’altra e questa è una delle ragioni del rinvio dei congressi.
Il tesseramento on line, consentici di dire è stato il vaso che ha fatto traboccare il vaso.
Noi siamo – non dirci  nostalgici – per il tesseramento così come si faceva ai tempi del P. C. I.: tutti in piazza a cercare i compagni, stringere loro la mano, discutere della situazione politica a tutti i livelli, etc. e poi invitarli a rinnovare o a prendere la tessera.
Tutto questo non c’è più e possiamo capirne il perché, ma non può essere l’iscrizione on line, l’alternativa!
Ciò premesso, ti spieghiamo perché noi e tanti altri compagni non abbiamo potuto rinnovare l’iscrizione.
Per ben tre volte – con la mia carta di credito mi sono visto negare la transazione : l’aspetto tecnico-burocratico ha avuto la meglio sulla volontà politica. Risultato finale: siamo rimasti senza tessera, né possiamo accettare la logica che possiamo sempre richiedere la tessera 2020. Non ci siamo. Vogliamo prima quella del 2019 che ci è stata abusivamente negata.
Assieme a me anche il compagno Calogero Castronovo che mi aveva chiesto di usare la mia carta di credito è rimasto orfano di tessera.
Ho telefonato – ben 5 volte – al commissario per la Sicilia Alberto Lo Sacco, il quale, a nostro avviso, ha sottovalutato le mie ragioni ( tramite la Commissione prov.le per il Congresso di Agrigento ho, infatti inviato le tre copie che comprovavano la mancata transazione), cambiando, di volta in volta posizione.
Lo Sacco avrebbe dovuto valutare la volontà politica di iscriverci al Partito e non il fatto che non erano arrivate le misere 15 euro che, ripeto, ho tentato inutilmente di inviare. A tal proposito, scusaci, che senso ha tenere ancora un commissario, quando abbiamo già un segretario regionale, eletto secondo i canoni dello statuto del partito? Posso dimostrare che negli anni 70, nella mia tessera, facevo mettere il bollino da 50 mila lire.
Nei nostri confronti e nei riguardi di tanti compagni,  sono stati usati un abuso ed una ingiustizia, per cui riteniamo che non ci sono le condizioni per restare dentro il partito.
Pertanto, ti comunichiamo di uscire dal P. D., a meno che, con un tuo autorevole intervento, non ci venga  ridato ciò che ci è stato ingiustamente tolto. Non è e non vuole essere una minaccia, ma siamo incazzati neri e vogliamo solo giustizia.
Lasciare il P. D. ci dispiace molto, ma, a questo punto, lo facciamo si con amarezza, ma con ferma determinazione.
Dopo sessanta anni di essere stato sempre in prima fila, anche dirigenziale (avevo 13 anni quando, per la prima volta misi piede nella sezione comunista di Favara), chiudiamo – unitamente al compagno Castronovo – nostro malgrado, questa scelta di vita, convinti, come siamo, che si può continuare a fare politica anche stando fuori dal partito.
Ed è quello che continueremo a fare, stando tra la gente, in mezzo ai lavoratori, ai giovani, alle donne.