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Sono quasi tutti asintomatici i 13 pazienti risultati positivi al Coronavirus, così come riportato nel report quotidiano trasmesso dalla Regione Siciliana al Ministero della Salute.
Si tratta di nove persone individuate nel Catanese grazie alle azioni di conctat tracing condotte dai sanitari dell’Asp: otto sono riconducibili al cluster dell’hinterland etneo, mentre uno è un cittadino che ha manifestato una leggera perdita dell’olfatto ed ha, giustamente, ritenuto di farsi visitare. È l’unico soggetto (tra i 13 dell’intero territorio siciliano) che presenta dei sintomi lievi.
Gli altri casi sono stati riscontrati nel Messinese, con un paziente che rientra nel cluster – già circoscritto ed isolato – dell’ Istituto ortopedico, e nel Nisseno, dove un cittadino è stato trovato positivo al test del tampone che, da protocollo, viene effettuato in caso di pre-ricovero per altre patologie. In provincia di Ragusa, invece, sono stati individuati due casi positivi: si tratta di un marittimo straniero ed un migrante del gruppo di provenienza asiatica di stanza in un centro della provincia iblea.
Infine, si precisa che nell’hot spot di Lampedusa sono in atto le analisi previste dal protocollo anti Covid: 25 migranti sono risultati positivi al test sierologici. Per i pazienti in questione è scattata la verifica attraverso l’esame del tampone, i primi dieci test sono risultati negativi: l’approfondimento diagnostico, a cura del personale sanitario preposto, va avanti.
Sull’intero territorio regionale la situazione è costantemente monitorata dall’assessorato alla Salute che in particolare a Lampedusa ha già inviato dpi, test e macchinari per l’analisi dei tamponi.
“La nostra richiesta al Governo sullo stato d’emergenza è nota, ma ancora da Roma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Bisogna intervenire anche con un ponte aereo dedicato per evitare di peggiorare una situazione già complessa”, ha detto l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza.

Dopo dieci giorni di agonia non ce l’ha fatta il pensionato Carmelo Gelo, 73nne rimasto ustionato nell’esplosione della bombola del gas, nel pomeriggio del 17 luglio scorso, in via Duomo, nel centro storico di Agrigento.

Dopo 10 giorni di agonia all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, è deceduto a causa delle traumi riportati e del quadro clinico complessivamente già precario.

E’ grave l’altro ferito, un operaio 45enne, chiamato dal 73enne a cambiare la bombola del gas. Il paziente è stato trasferito al Centro grandi ustioni di Brindisi.

Il vice coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Giuseppe Milano, esprime vicinanza nei confronti dei tre carabinieri aggrediti, ieri sera, da due extracomunitari che cercavano di fuggire da un centro di accoglienza della città: “A nome di Fratelli d’Italia – afferma Milano – esprimo totale solidarietà ai tre carabinieri colpiti, nell’adempimento del proprio dovere, da due tunisini che tentavano di scappare da una struttura di accoglienza.

Episodi del genere, che peraltro stanno diventando, purtroppo, sempre più frequenti, sono intollerabili e vanno fermamente condannati, per questo chiediamo l’espulsione immediata di questi soggetti dal territorio italiano, che vadano a scontare l’eventuale pena nel loro Paese.

Chi viene in Italia deve rispettare le leggi e non può permettersi di commettere simili atti nei confronti delle forze dell’ordine.

Chi colpisce un uomo o una donna in divisa, colpisce lo Stato.

Ai tre carabinieri rimasti contusi vanno i più sentiti auguri di una pronta guarigione”.

Nel pomeriggio del 20 luglio scorso unità navali della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera hanno catturato un peschereccio tunisino che aveva sbarcato migranti sull’isola di Lampione, arrestando i cinque membri dell’equipaggio.

Dopo aver ricevuto una segnalazione da personale in servizio all’Area Marina Protetta Isole Pelagie, testimone di uno sbarco sull’isola di Lampione, la Capitaneria di Porto di Lampedusa ha allertato il dispositivo di vigilanza marittima presente sull’isola, nel quale operano le unità navali della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera ed assetti aereonavali dell’Agenzia Europea Frontex.

Una vedetta della Sezione Operativa Navale di Lampedusa ha intercettato in acque territoriali il peschereccio segnalato, impedendone la fuga e riconducendolo in porto, mentre una motovedetta della locale Guardia Costiera ha recuperato i migranti abbandonati sull’isola di Lampione. Gli accertamenti di polizia giudiziaria, effettuati dai finanzieri di mare in collaborazione con i colleghi della Tenenza della Guardia di Finanza di Lampedusa e del locale Ufficio Circondariale Marittimo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Agrigento, hanno confermato che era effettivamente la barca utilizzata per trasportare illegalmente i migranti.

I cinque soggetti tunisini sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria, convalidato il 27 luglio dal Giudice per le Indagini Preliminari, e condotti in carcere ad Agrigento con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre il peschereccio è stato sequestrato.

Comincia a prendere forma il Museo della Città, a 2600 anni dalla fondazione di Agrigento. Annunciato dal sindaco, Lillo Firetto, e ispirato dal Fai in vista della ricorrenza millenaria, finalmente il progetto definitivo, realizzato anche grazie all’intervento dell’Ufficio speciale per la progettazione di Palazzo d’Orleans, consente al Comune di Agrigento di accedere al finanziamento europeo di un milione di euro. Tra gli interventi, è prevista la rifunzionalizzazione degli spazi interni e esterni di uno degli edifici storici di pregio del centro storico, il Collegio dei Padri Filippini, in via Atenea: saranno realizzati servizi di accoglienza, una biglietteria-bookshop, e le sale saranno attrezzate per accogliere mostre permanenti e temporanee; punto di forza del museo sarà un percorso multimediale destinato a residenti e turisti, che, attraverso le più avanzate tecnologie, potranno ripercorrere tutte le fasi storiche della Città dei Templi. Agrigento, spaccata in due tra l’area archeologica valorizzata dall’Unesco e l’area urbana, schiacciata dall’immagine delle speculazioni edilizie della seconda metà del secolo scorso,  ritrova con questo Museo la forza e la volontà di rileggere e raccontare tutta la sua storia, frutto di secolari stratificazioni, per una valorizzazione complessiva della sua identità. L’idea progettuale, già sviluppata da tempo, ha cominciato a concretizzarsi con la sottoscrizione di una lettera d’intenti con il FAI, con cui si manifestava assieme al Comune la reciproca disponibilità, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, e nel rispetto delle procedure decisionali interne, a contribuire alla realizzazione del “Museo della Città”. Per realizzare questo ambizioso progetto occorrevano però le risorse che sono state reperite attraverso Agenda Urbana. Si tratta più spefìcificatamente dei fondi del programma operativo FESR Sicilia 2014-2020, ma è in Agenda Urbana che si concretizza una serie di interventi per il centro storico, tra cui il Museo della Città: interventi che coincidono con una visione precisa dell’amministrazione Firetto sul futuro della città. Il Museo della Città, così come le celebrazioni dei 2600 anni, rappresenta un passo necessario di consapevolezza che la città deve compiere per recuperare con orgoglio la sua storia e far sì che i 2600 anni siano oggi punto di partenza e non di arrivo. “Il FAI, prezioso alleato della Città – commenta il sindaco Lillo Firetto -; lo ha dimostrato con entusiasmo con la partecipazione a Capitale italiana della Cultura e ora con il Museo della Città, significativo esperimento in Italia di un luogo che racconta la storia, cresce quotidianamente con i contributi di tutti e invita la gente di Agrigento e tutti i visitatori a fermarsi nel cuore della città antica, per raccontare e restituire bellezza, diventando polo di attrazione nella piazza Pirandello in cui insistono altri edifici di pregio e d’interesse culturale e turistico”.  Come afferma il sindaco “il progetto è inserito in un programma, che comprende anche un investimento di 400 mila euro per attrezzature tecnologiche di avanguardia degne di una grande città d’arte europea e ancora altre 400 mila per realizzare finalmente un info point di prima accoglienza, una nuova segnaletica turistica e soprattutto una promozione della destinazione agrigentina di grande effetto per una città capace di raccontare attraverso luoghi, fatti, e personaggi, i suoi 2600 anni di storia. Tutto è nato dopo l’acquisto delle Case Montana da parte del Fai, presso la Kolymbethra, a ulteriore momento di sintesi di un percorso che ci ha visto insieme al presidente Andrea Carandini, al vice presidente Marco Magnifico, al presidente regionale Giuseppe Taibi, impegnati nella riscoperta  della storia di Agrigento, di tutta la sua storia e non soltanto quella greca di cui rimane traccia visibile in preziosi reperti e monumenti”.  Agrigento è un unicum di rara bellezza nella sua dimensione multiculturale e millenaria. La sua cultura è espressa in mille sfaccettature, dall’armonia delle tecniche di coltivazione arabe, all’arte e all’architettura di epoche diverse, spesso confuse o sovrapposte ma sempre ideate per comporre un’unica scrittura, quella di una città che accoglie, che include sapientemente e che ha un grande cuore. Agrigento intende raccontare  questa storia, per continuare a far conoscere e amare Agrigento e per essere pronti ad un eccezionale recupero della memoria dopo 2600 anni. Nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica, potrà essere sottoscritto un accordo di valorizzazione e gestione del Sito e del Museo, ove occorra, coinvolgendo altre istituzioni pubbliche. Orrori e abusi avevano offuscato l’immagine della città, sembrava in modo irrimediabile. Ora Agrigento può ritrovarsi e ritrovare  le motivazioni forti per raccontarsi. Questo è un cambio di prospettiva, che viene compreso bene dai giovani, oltreché da chi guarda da fuori la città.

A un mese esatto dalle accuse lanciate all’ANAS, dal sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro a proposito dei cantieri sulla statale 189 (Palermo-Agrigento), il primo cittadino di Raffadali ha scritto oggi una lettera aperta al viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Giancarlo Cancelleri, per denunciare, ancora una volta, lo status dei lavori sull’importante arteria siciliana.

“Voglio innanzitutto sottolineare – scrive tra l’altro Cuffaro – la mancanza di rispetto dell’ANAS nei confronti degli utenti e anche nei miei confronti, come sindaco e come rappresentante di una collettività, che avevo posto un problema, senza ricevere alcun riscontro.

Invito sua eccellenza il viceministro Cancelleri a effettuare, congiuntamente, un sopralluogo sui cantieri della statale e, pur non essendo io un tecnico, sono convinto di poter dimostrare che in quindici giorni di lavori mirati, si potrebbero alleviare, e di molto, i disagi per chi è costretto a transitare lungo questa arteria.

Mi riferisco all’opportunità di concentrare alcune squadre di lavoratori su tre dei tratti ancora a senso unico, il cui traffico è regolato dai semafori. Concentrando il lavoro su questi tratti, anziché su altri, in due settimane si potrebbero eliminare i tre semafori e sveltire notevolmente il flusso veicolare, riducendo considerevolmente i fastidi e le perdite di tempo.

Considerando che i vertici ANAS non hanno avuto la sensibilità di rispondere ai miei solleciti, mi trovo costretto – afferma Cuffaro, rivolgendosi al viceministro – di rivolgermi a lei, considerando che è un siciliano e come tale conosce bene i problemi della Sicilia e in particolare della statale 189, che da oltre dieci anni sembrano sempre più irrisolvibili”.

In fiamme la Bmw X6 di commerciante trentottenne. Le fiamme, divampate in via Lazzaretto a Ravanusa, sono state spente dai vigili del fuoco del distaccamento di Canicattì. Delle indagini, sulla matrice del rogo, si stanno occupando i carabinieri della locale caserma, coordinati dal comando compagnia di Licata. Il fatto è accaduto intorno alle 2 di ieri, sul posto la squadra di pompieri del distaccamento di Canicattì. Idranti alla mano, i vigili del fuoco hanno lavorato al lungo provando a salvare il salvabile. Sul posto, naturalmente,anche i carabinieri della stazione di Ravanusa che si sono subito occupati dei primi rilievi. Accanto alla Bmw X6, di proprietà del commerciante trentottenne,non sono state trovate tracce di liquido infiammabile, taniche sospette o inneschi. Elementi questi per poter parlare fin dal primo momento di un rogo doloso.

Avrebbe tenuto il proprio cane senza cibo nè acqua, costretto a stare fra i propri escrementi e legato con una catena che gli impediva persino di sdraiarsi. Ad avvisare i carabinieri sono stati alcuni vicini di casa che avevano notato il cane in condizione di sofferenza. Alcuni mesi dopo il controllo, scattato l’8 marzo scorso, il gip ha condannato il proprietario per l’accusa di maltrattamenti di animali. Il decreto penale di condanna, chiesto dal pm Chiara Bisso e disposto dal giudice Luisa Turco, prevede una pena di 4 mesi di reclusione, convertita in una multa di 9.000 euro. Il difensore di Angelo Vella, 56 anni, di Licata – l’avvocato Fabio Inglima Modica -, potrà impugnare il provvedimento.

Grosse novità a Licata sul fronte della Movida selvaggia e rischio assembramenti? Il sindaco Giuseppe Galanti, ha emesso una nuova ordinanza. Nuove regole per i gestori dei locali, ma anche per i giovani e amanti della movida. Il primo cittadino, modifica, infatti, gli orari degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Con il nuovo provvedimento vengono poste limitazioni alle attività rumorose connesse a firme di intrattenimento e spettacolo nei pubblici esercizi, negli spazi e e negli ambenti pubblici e privati. Il sindaco, tra l’altro, ordina ai titolari degli esercizi di somministrazioni di alimenti e bevande, il divieto di somministrazioni in contenitori di vetro e lattine per il consumo in piedi all’interno dei locali, delle sue pertinenze e/o nelle immediate adiacenze; il divieto di vendita di bevande alcoliche o superalcoliche da asporto, dalle ore 21,30 fino alle ore 6,00 del giorno successivo; è fatto divieto assoluto, dalle ore 21,30 fino alle ore 6,00 del giorno successivo di vendita e/o somministrazione di bevande di qualsiasi tipo e natura, in bottiglie o bicchieri di vetro o in lattine o contenitori in metallo, o in altro materiale utilizzabile quale strumento atto ad offendere o a turbare l’incolumità fisica e l’ordine pubblico, salvo nei casi in cui la consumazione avvenga all’interno dei locali e/o degli spazi confinati ai medesimi assegnati. E’ fatto divieto di somministrazione di alcolici e super alcolici ai minori di 18 anni e a soggetti in stato di alterazione psicofisica.
Con il provvedimento sindacale, inoltre, si ordina la cessazione della diffusione di musica e canti, ove autorizzati, a qualsiasi titolo esercitati nel locale e/o nelle sue pertinenze entro le ore 2,00 di venerdì sabato e domenica con l’obbligo di ridurre congruamente il volume dalle 1,00, ed entro le 24 nei rimanenti giorni sempre con l’obbligo di ridurre congruamente il volume dalle ore 23,00. L’ordinanza dispone anche una serie di divieti a carico dei frequentatori dei locali.
“A chiunque – fanno sapere dal Comune – è fatto obbligo di portare la mascherina sempre con se, anche nei luoghi all’aperto, e indossarla quando non si può garantire una distanza interpersonale idonea a proteggere al rischio del contagio. L’impiego della mascherina è previsto nei luoghi pubblici e nei locali dove non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale, ad esempio nei mercati, strade affollate, bar ecc. Tutti i titolari dei pubblici esercizi – fanno sapere dal Comune – preferibilmente, all’interno della propria attività, ivi incluso i Dehors, sono tenuti a rispettare e far rispettare gli obblighi previsti dalle “linee guida per la riapertura delle attività economica salve e produttive, richiamate espressamente dall’ordinanza contingibile ed urgente del presidente della Regione Siciliana 21 del 17 maggio 2020. Si sottolinea che in tutti i luoghi pubblici e/o aperti al pubblico del territorio comunale sono vietati gli assembramenti. Il mancato rispetto di tutto quanto disposto nell’ordinanza di che trattasi, comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente”.

A mali estremi, estremi rimedi. Il Governo Musumeci è pronto a inviare le forze armate da destinare alle aree più sensibile. Sbarchi senza fine, fughe di massa nei vari centri accoglienza e non solo: tutto questo preoccupa il governo Musumeci. Il presidente della Regione ha alzato la voce e dopo un colloqui con il munistro Lamorgese è pronto a delle nuove misure urgenti. “Entro pochi giorni sarà garantito l’invio nelle acque della Sicilia di una capiente nave-passeggeri da riservare ai migranti e il ricorso a contingenti delle forze armate, da destinare alle aree più sensibili”, dice Musumeci, al termine di un confronto con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente della Regione Siciliana.
“Al capo del Viminale ho denunciato, ancora una volta, la insostenibile situazione nell’Isola e la preoccupazione dei sindaci e delle comunità locali la cui esasperazione rischia di creare, specie in alcune zone, tensione e allarme sociale. Ho ricevuto precise garanzie sulla presenza di navi-quarantena lungo le coste siciliane e in prossimità dell’isola di Lampedusa, oltre la presenza di contingenti militari da affiancare alle poche e stremate unità delle forze dell’ordine per evitare il ripetersi di fughe dai centri di accoglienza. Ormai appare chiaro come in Sicilia la questione migranti sia diventata anche una questione di ordine pubblico e di salute che non può più essere sottovalutata”.