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Operazione “Gipsy Village”: In Calabria 13 in manette per furto, ricettazione, estorsione

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, coadiuvati da personale del 14° Battaglione Calabria, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia e della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 13 soggetti, di cui 2 in carcere, 9 sottoposti agli arresti domiciliari, 1 all’obbligo di dimora e 1 all’obbligo di presentazione alla P.G.

Nel provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Cosenza, su richiesta della locale Procura della Repubblica, 12 episodi tra furti e ricettazioni di mezzi (3 furgoni e 9 autovetture), 9 estorsioni consumate per la restituzione dei citati veicoli e 2 tentativi di estorsione, fatti perpetrati da gennaio 2019 a gennaio 2020.

L’operazione odierna, segue quelle eseguite dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza rispettivamente in data 16 novembre 2018 e 4 luglio 2019, nell’ambito delle quali erano già stati arrestati alcuni degli odierni indagati.

L’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo e dal Sost. Proc. Antonio Bruno Tridico, è stata condotta a seguito di una seria recrudescenza del fenomeno dei furti di veicoli nell’area urbana di Cosenza, molti dei quali rinvenuti pochi giorni dopo la presentazione della denuncia di furto.

L’attività investigativa si è fondata sull’assunzione a sommarie informazioni delle persone offese a seguito del rinvenimento dei veicoli, oltre alle intercettazioni presso le cabine telefoniche pubbliche e ad istallazioni di telecamere. Il tutto ha consentito di documentare come il gruppo criminale, composto in gran parte da soggetti di etnia “rom, attraverso un collaudato modus operandi, riuscisse a contattare i proprietari delle autovetture trafugate, costringendoli alla consegna di somme di denaro per la restituzione del mezzo.

Gli indagati, una volta individuato il proprietario del veicolo rubato, verosimilmente mediante i documenti ritrovati all’interno del mezzo, stabilivano il primo contatto nel quale invitavano la vittima a recarsi in via degli Stadi, all’interno del cosiddetto Villaggio degli Zingari, quartiere della città da loro completamente controllato. E’ infatti “il villaggio Rom di via degli Stadi” il “teatro” da dove nasce e si sviluppa tale articolata filiera criminale, luogo indicato dal GIP di Cosenza come “la base logistica per lo svolgimento della predetta attività”, all’interno della quale i vari indagati operano con ruoli interscambiabili, considerata l’indispensabile collaborazione di più individui per la commissione dei furti, la custodia dei mezzi trafugati, la gestione dei rapporti con le persone offese, tutte fasi che potevano essere condotte nella assoluta sicurezza con la complicità delle persone residenti.

Le parti offese venivano  agganciate sul luogo del furto o attraverso telefonate effettuate da cabine telefoniche pubbliche, con l’indicazione delle modalità per la restituzione dell’autovettura. Tra i tanti episodi documentati, ci sono anche casi in cui chi aveva subito il furto, ha deciso di recarsi direttamente nel quartiere di via degli Stadi, per chiedere ad alcuni referenti di poter recuperare l’autovettura, consapevoli di dover corrispondere una somma di denaro, che era una vera e propria richiesta estorsiva proveniente da soggetti criminali e pertanto accettavano di avviare una trattativa per definire il prezzo per la restituzione del mezzo rubato.

Stabilita l’entità del  prezzo  da pagare per  la restituzione – che il più delle volte variava da 850 a 2.000 € – i malviventi si facevano consegnare il denaro in contante e, solo all’atto della riscossione del provento dell’estorsione, indicavano il luogo di rinvenimento del mezzo, di cui chiaramente avevano la disponibilità materiale.

Solo in assenza di un accordo sulla somma da corrispondere, si innescava una spirale di minacce ed intimidazioni, sino ad arrivare al perentorio ultimatum rivolto alla vittima, con la chiara  dichiarazione che si sarebbe proceduto alla distruzione dell’autovettura.

Nell’ambito dell’indagine, i Carabinieri hanno recuperato e restituito ai legittimi proprietari 36 mezzi proventi di furto, dopo aver ascoltato a sommarie informazioni 52 vittime di furto, molte delle quali hanno fornito un quadro dettagliato e preciso di fatti e persone.

Per 4 vittime è stato necessario il deferimento in stato di libertà per favoreggiamento personale, in quanto, pur a fronte di elementi comprovanti le richieste estorsive ricevute, hanno negato l’accaduto, non fornendo alcuna collaborazione allo sviluppo delle indagini.

 

 

 

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