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E’ stata rinviata al 24 luglio la requisitoria del procuratore generale nel processo d’Appello per la tragedia accaduta nella riserva naturale delle Macalube ad Aragona, dove il 27 settembre del 2014 morirono i fratellini Carmelo e Laura Mulone di 9 e 7 anni, travolti da un’ondata di fango mentre facevano una passeggiata insieme al padre Rosario, appuntato dei carabinieri. Il rinvio è stato causato da intoppi nella fissazione dell’udienza a causa dei disagi dovuti all’emergenza Coronavirus.

In primo grado, il 30 gennaio del 2018, il giudice del Tribunale di Agrigento Giancarlo Caruso aveva inflitto sei anni di reclusione al direttore della riserva, l’architetto Domenico Fontana, e 5 anni e 3 mesi all’operatore del sito Daniele Gucciardo, entrambi esponenti di Legambiente, associazione che gestisce la riserva sulla base di un contratto con la Regione. Assoluzione, invece, “perché il fatto non costituisce reato”, per il funzionario della Regione Francesco Gendusa. Il procuratore Luigi Patronaggio impugnò il verdetto di assoluzione e lo stesso hanno fatto i difensori dei due condannati.

Le divergenze tra Procura e Tribunale di Palermo sulle ordinanze cautelari nell’ambito dell’inchiesta “Sorella Sanità”. Le intercettazioni sul canale di comunicazione riservato

Nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Sorella Sanità”, sfociata nel blitz dello scorso 22 maggio, la Procura della Repubblica di Palermo ha invocato al Tribunale l’arresto di diciotto persone, 15 in carcere e 3 ai domiciliari. Invece il Giudice per le indagini preliminari ha letto gli atti istruttori e ha concesso l’arresto in carcere solo per due indagati, Fabio Damiani, 55 anni, già responsabile della Centrale unica di committenza per gli appalti sanitari e direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani, e Salvatore Manganaro, 44 anni, di Canicattì, presunto “faccendiere” di riferimento di Damiani. Entrambi, Damiani e Manganaro, in sede di interrogatorio di garanzia innanzi al Gip, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

E il Gip ha imposto l’arresto ai domiciliari di altri otto indagati, tra cui Antonio Candela, 55 anni, di Palermo, già direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo e coordinatore per l’emergenza covid in Sicilia, e Giuseppe Taibbi, 47 anni, di Palermo, ritenuto il “faccendiere” di riferimento di Candela. Perché la Procura ha preteso 15 arresti in carcere? Perché secondo i titolari delle indagini, ovvero il procuratore aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini, solo il carcere avrebbe stroncato le presunte trame per il controllo degli appalti nella sanità siciliana.

Invece il Gip, ossia la giudice Claudia Rosini, ha firmato solo 2 arresti in carcere e 8 ai domiciliari, valutandoli come sufficienti per scongiurare l’inquinamento probatorio, la reiterazione del reato e il pericolo di fuga. Da dove emerge il rischio di inquinamento probatorio? La risposta è che il rischio di inquinamento probatorio affiora a galla dal lavoro di raccolta di dati informatici e di decriptazione compiuto dai Carabinieri del Nas. Decriptazione perché? Perché alcuni indagati avrebbero utilizzato un canale di comunicazione riservato tra di loro.

A conferma di ciò, ad esempio, Salvatore Manganaro conversa con l’imprenditore Roberto Satta e le sue parole sono: “… mi distruggi i messaggi un minuto dopo… non rispondo… tu non aprire… solo tu lo puoi leggere…” E poi, in altra conversazione, registrata nel febbraio 2019, il canicattinese Manganaro così si rivolge ad alcuni suoi interlocutori: “… facciamo un passo indietro… io sono stato con Galatioto a Canicattì… ho chiarito la figura di Galatioto, noi troveremo il modo anche nella comunicazione, questo cognome su Telegram ce lo possiamo scrivere, ma poi il resto non ne parliamo mai al telefono, né parleremo mai in ambienti degli uffici”. Poi, altro esempio, Manganaro e Damiani, intercettati, si riferiscono alla necessità di proteggere le conversazioni, e le loro parole sono: “… ho capito faccio fare due Sim… totalmente nuove, due Sim dati, ok, da due soggetti totalmente nuovi, installo Telegram nei dispositivi nuovi”.

Il sistema di protezione è stato usato anche per i titolari delle carte di credito da cui sarebbero transitate le tangenti che sarebbero state pagate per aggiudicarsi gli appalti sanitari. E le mazzette sarebbero state mascherate come regolari pagamenti. Ed ancora, tra le pagine dell’ordinanza “Sorella Sanità, istruita dalla Procura palermitana, si inciampa in tanti “omissis”, a copertura, al momento, di politici e rappresentanti delle Istituzioni.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

In occasione della Festa della Repubblica, la Provincia di Agrigento, in collaborazione con la Prefettura e i Vigili del Fuoco, ha esposto due lunghi festoni con i colori della bandiera italiana ed una coccarda tricolore, adornando così il prospetto principale del palazzo che ospita oltre agli uffici dell’ex Provincia, anche la Prefettura di Agrigento. Il commissario della Provincia, Alberto Di Pisa, commenta: “In questo modo intendiamo ricordare l’anniversario della Repubblica, che per gli italiani rappresenta una delle feste istituzionali più importanti del nostro Paese”.

E’ ufficiale. I secondi tamponi rino-faringei effettuati alle 6 persone,un medico e 5 infermieri dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” di Licata sono tutti negativi. Non c’è dunque nessun caso di Coronavirus nella città marinara.

Il medico e gli infermieri del nosocomio erano stati posti precauzionalmente quarantena, con avvio dell’indagine epidemiologica, necessaria a stabilire gli ultimi contatti diretti. Emergenza rientrata dunque, l’attenzione rinane comunque alta.

Sono sbarcati ieri sera a Porto Empedocle sulla nave Sansovino provenienti da Lampedusa 95 migranti tunisini, tra cui 3 minori. Dopo i controlli dei carabinieri e polizia sono stati accompagnati sulla Moby Zazà che nel frattempo li aspettava dentro il porto empedoclino. I nuovi sbarcati, che purtroppo non saranno gli ultimi, adesso trascorreranno la quarantena di 14 giorni anti Covid 19 a bordo della Moby Zazà dove certamente non soffriranno le pene dell’inferno.  Rimane semmai da capire dove verranno sistemati dopo avere effettuato la quarantena. d

Nelle ultime settimane il numero degli sbarchi ha avuto un aumento costante che ha messo in allarme Capitaneria, Guardia Costiera e la Polizia e la Finanza.

 

 

“Domani si celebra la Festa della Repubblica e nelle piazze delle varie province ci saranno diverse manifestazioni. La Lega svolgerà in tutta Italia, Sicilia inclusa, dei flash mob per protestare contro la distanza del governo dai problemi dell’economia reale. Ho appreso però che a Palermo ci sarà anche un corteo di persone contrarie all’assegnazione dell’assessorato alla cultura e all’identità siciliana alla Lega. Sono davvero colpita dalla deriva di intolleranza che la propaganda filogovernativa promuove nei confronti di chi milita nella Lega o la vota in Sicilia”. È quanto afferma l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato.

“Un conto è la dialettica politica sui temi concreti, sempre legittima – aggiunge l’europarlamentare della Lega – altro è contestare il riconoscimento dei diritti civili e politici ad una fascia di cittadini in quanto colpevoli di votare Lega. Questo configura un atteggiamento gravemente discriminatorio e profondamente antidemocratico, il cui esito può essere molto pericoloso”.

“Gli attacchi alla Lega con ogni mezzo, incluso quello giudiziario (come emerso dalle intercettazioni di vari membri del CSM) e la costante campagna di denigrazione ed odio nei confronti di tutti gli esponenti del nostro partito, stanno ricreando un clima da anni di piombo, che potrebbe sfociare in atti gravi e forme di razzismo su base politica sempre più evidenti.

“Invito tutti i cittadini siciliani – ha detto infine la Donato –  a riflettere sui propri valori, perché se ci si mobilita in difesa della cultura e dell’identità siciliana, non si può con questo mettere al bando i membri della cultura, siciliani e leghisti, idonei a tutti gli effetti a rappresentare la sicilianità e a valorizzare il nostro patrimonio culturale e identitario, come la Lega fa da sempre in ogni territorio in cui è al governo”.

di Maria Angela Arancio

In genere quando ti propongono di visitare un piccolo centro, borgo o cittadina della tua provincia, solitamente sei restio, pensi: “Cosa vado a vedere un paesello di 3.000 anime?”. Poni subito un diniego o, se dici si, vai, ma lo fai per non dispiacere chi te lo propone, quasi annoiato e sicuro di trovare: “IL NULLA”. Un paesello arroccato su un altopiano di quasi 500 m. sul livello del mare, vicino ad un fiume, ormai quasi privo d’acqua. Pensi che il massimo che può offrirti è solo aria buona e pulita. Allora vai…Quando ci sei dentro ci vogliono pochi minuti per ricrederti e tornare indietro nel tempo, quando a scuola studiavi: castelli, piazze, feudalesimo, feudatari, plebe etc. etc. e le bellezze di quelle genti e di quei posti, che non esistono più per via della globalizzazione. Pensi alle bellezze che quelle genti hanno lasciato all’Italia tutta, con piccoli castelli, palazzotti, piccole piazze, sempre colme di gente che si raduna per fare e cercare affari, per chiacchierare amabilmente, passeggiare facendo le famose “Vasche” avanti e indietro per la strada principale. Ci si ritrova per il ”PIACERE di RITROVARSI”….Non c’entrano nulla i moderni Centri Commerciali ( per carità  li frequento anch’io), ma hanno depauperato l’identità delle piazze italiane. Centri che offrono tanta mercanzia e nessuno scambio di “Odore di Umanità”!!!

A parte il Borgo anche il paesaggio intorno è meraviglioso, prati verdi, come grandi tappeti di velluto, che il vento scompone, l’erba ondeggia dandoti l’impressione di trovarti in mezzo alle onde di un mare agitato. Prati verdi inframezzati da grandi chiazze di fiori di un rosso intenso, quasi violaceo, chiamati “Sulla”, che vengono raccolti e utilizzati come foraggio per i cavalli. Salendo su per le stradine ripide e scoscese, per raggiungere San Biagio, vieni invaso dall’odore dell’erba appena tagliata, dai profumi dei frutti che stanno nascendo, dalle margherite gialle spontanee, dal mentastro, tanto decantato da Pirandello ( Ritorno. Da quel sentieruolo tra gli ulivi, di mentastro, di salvia profumato….). Mentre cammini, con i finestrini aperti per godere dell’aria pulita e profumata, senti lo scrosciare dell’acqua di un fiume. “In Sicilia, di questi tempi?”, mi è sembrato quasi un “miraggio” ed una “visione” si, una “visione” per le orecchie, se così si può dire (licenza poetica). Infatti ci siamo fermati perché anche il fiume Platani ci ha graziati di una sua vera e propria eccezionalità: “ERA QUASI COLMO D’ACQUA!”, una vera rarità per le nostre terre.

San Biagio Platani è un piccolo comune dell’entroterra Siciliano, in provincia di Agrigento. Conta circa 3.200 abitanti. Situato su un altopiano che culmina in contrada Garipi e degrada verso il fiume Platani.

Gaetano Di Giovanni attribuisce a Mariano Gianguercio, nel 1648, la fondazione dell’insediamento urbano. Il Centro abitato si sviluppò, fin da principio, intorno alla Chiesa Madre e al Palazzo Ducale: venne stabilito un tracciato ed un impianto ortogonale, il cui asse principale è ancora oggi costituito dal corso principale: Viale della Vittoria e dalla Sua CHIESA MADRE.

Nel XVII secolo la crisi produttiva, varie carestie, determinarono il grave decremento demografico del paese. Per fare fronte a tali gravi problemi fu chiamato Agesilao Bonanno che sarebbe divenuto Signore di San Biagio, ma egli stesso non riuscì a far riprendere l’economia e l’aumento demografico di San Biagio, così cedette in gabella l’intero territorio per tornarsene a Palermo.

Il 1812 segnò così la fine della feudalità.

Appena entri in paese ti attende una ripida salita. Finita la salita entri nella piazza antistante la Chiesa Madre e vieni irrimediabilmente rapito da uno splendido quadro, quasi surreale, del piccolo Borgo. Vieni investito da un meraviglioso miscuglio, un “ARCOBALENO” di odori, colori, sapori, ma soprattutto dimentichi le tue ritrosie a percorrere quelle stradine tortuose di montagna per raggiungere il paese.

La manifestazione più importante è legata ancora oggi alla coltivazione dei prodotti locali della terra (legumi nella maggior parte dei casi). Infatti durante il fiorire della Primavera, precisamente nel periodo Pasquale, si svolge a San Biagio una manifestazione detta degli “ARCHI DI PASQUA”, festa pseudocattolica/folkloristica, che richiama numerosi turisti locali e stranieri. Ogni anno gli Archi vengono composti in modo sempre diverso, rispetto a quelli degli anni precedenti. Essi sono composti da strutture tanto alte da coprire l’intero caseggiato della via principale. Visitare il Borgo è stata una grande sorpresa e una gioia per gli occhi, per la mente e il cuore.

Non ci si immagina nemmeno lontanamente cosa questi bravi artigiani sono capaci di costruire con materiale, commestibile della dieta mediterranea, che ogni giorno è sulle nostre tavole.

Ci si trova dinnanzi a vere e proprie architetture: portali e cattedrali, di stile a volte barocco, rococò, spesso somigliante al gotico, giganteschi lampadari e quadri dedicati a Santi, alla Madonna e Gesù Cristo e alle stagioni. Appena entri nella piazza principale del Paese, ti trovi innanzi la Chiesa Madre, l’unica a non essere coperta dagli archi, poiché funge da spartitraffico tra le opere delle due Confraternite che si contendono, amorevolmente, ogni anno il primato: i “Madunnara e i Signurara”: cioè i primi devoti alla Madonna e i secondi devoti del Cristo. Ciascuno allestisce solamente il territorio che gli compete: a sinistra o a destra della Chiesa Madre.

Gli Archi vengono costruiti con strutture di canne e addobbati finemente con tutti i prodotti della terra: chicchi di grano, spighe intere, fagioli secchi, bianchi e colorati, ceci, fave secche sgusciate, lenticchie decorticate, piselli decorticati, mais, mandorle, datteri e perfino conchiglie. Gli archi sono altresì decorati da pane di tutte le fogge a volte ricoperto da un velo di zucchero bianco. Più ti avvicini a certi quadri e meno ti rendi conto che NON SONO dipinti di grandi autori, ma opere composte da personaggi dalla grande manualità, maestria e intelligenza. Un lavoro magnifico, non da artigiani o contadini, ma da veri artisti.

La costruzione degli Archi è lunga e laboriosa e dura quasi un anno. Gli artisti appena smontate le strutture della Pasqua in corso, già cominciano a progettare quelli per la Pasqua successiva. Bisogna altresì evidenziare che nulla va perduto degli Archi, essi sono, infatti, conservati in apposito museo.

I componenti delle Confraternite ci hanno raccontato che nel 2018 addirittura 4 dei quadri, in posa, sarebbero andati in dono al Vaticano e sarebbero stati donati dalle Confraternite direttamente al Papa.

Bisogna evidenziare anche che le Confraternite lavorano, per la realizzazione degli Archi, completamente gratis, solo per devozione, senza nessun contributo da Enti vari.

Durante la manifestazione, lungo la via principale, le bancarelle espongono artigianato locale, piatti in ceramica decorati a mano, dolcetti e pasticcini locali, odore di torrone di mandorle (Cubaita, in siciliano) appena fatto, scialli ricamati dalle donne del posto, etc…. Mentre guardi i maestosi lampadari, cuciti con filo e addobbati con datteri, frutti che sembrano coralli e pietre preziose, non puoi fare a mano di visitare la Chiesa Madre: semplice nel suo biancore, abbagliante, restaurata da poco, con due volte a vela, di colore azzurro, decorate con stucchi bianchi, da non perdere.

La cittadina si presenta al turista pulita e ben tenuta. Tutto sembra funzionare bene, grazie all’Amministrazione e alla collaborazione dei cittadini. Tutti i locali aperti al pubblico, bar, pub come usa adesso, molti ristoranti dove si mangia molto bene. Soprattutto prodotti locali a Km 0: formaggi, ricotta, salumi squisiti, dovuti certamente ai verdi pascoli delle vallate circostanti.                                                             Insomma una meraviglia da non perdere, anche il clima il primo maggio è stato generoso, infatti c’erano 28 gradi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Chi non ha mai visto San Biagio Platani, si fidi del mio profano giudizio, nel periodo di Pasqua, ma anche nel resto dell’anno, non si può perdere una simile bellezza, ben custodita e, purtroppo, misconosciuta ai più.

MARIA ANGELA ARANCIO

Foto Alessandro Barbagallo

 

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo aveva chiesto la confisca dei beni e la sorveglianza speciale perché ritenuto socialmente pericoloso.

La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta dalla giudice Wilma Angela Mazzara ha rigettato la richiesta.

Si tratta di Angelo Alaimo, 63 anni di Castrofilippo, dapprima coinvolto e poi assolto nell’operazione denominata “Family” che vide, all’epoca dei fatti, anche l’arresto dell’allora sindaco del Comune agrigentino.

E’ stato accertato che la condizione patrimoniale dell’Alaimo fosse in congruenza con le sua attività lavorative svolte che sono state controllate anche nel periodo antecedente all’operazione “Family”.

“Può sembrare inverosimile ma, proprio oggi, per la Sicilia parlare di Ponte sullo Stretto è una necessità vitale. Ci sono tutte le condizioni. E siamo contenti di leggere che quella stessa sinistra antimoderna che, nel 2007, strappò a tutti noi questa grande opera, adesso lo riscopra. Da Renzi a Franceschini, come se niente fosse tutti parlano del Ponte e si schierano a favore del progettoMa noi siciliani non lo scopriamo certo oggi“.
Lo afferma l’on. Bernardette Grasso, deputata Ars di Forza Italia e assessore della Regione Siciliana alla Funzione Pubblica.

“Il Ponte sarebbe un’opera di assoluta valenza, un’infrastruttura grande e ambiziosa, un gioiello ingegneristico, un simbolo di un’Italia finalmente capace di guardare avanti, a testa alta davanti al mondo intero. Per questo – spiega l’assessore Grasso – Forza Italia e il presidente Silvio Berlusconi sin dal ‘94 combattono questa battaglia. Non solo perché convinti della valenza territoriale dell’opera, ma anche per il grandioso impatto economico ed occupazionale che la costruzione del Ponte avrebbe per tutta Italia. Peraltro il progetto definitivo, approvato e all’avanguardia, è già pronto. Ciò al contrario di quanto dicono le fake news dei ‘No Ponte’, lo stesso fronte che vuole condannare la Sicilia all’arretratezza economica solo perché non esiste un collegamento stabile su uno Stretto di appena 3 km”.

Oggi, nel pieno della grave crisi internazionale del Covid 19 – si domanda l’esponente azzurra – cosa c’è di più saggio che indirizzare gli investimenti pubblici – anche considerando la pioggia di miliardi che attendiamo dall’Europa – verso quella che sarebbe la più grande infrastruttura della storia del nostro Paese?”

“Il Ponte cambierebbe gli spostamenti e la logistica d’Italia – prosegue Grasso – ed è facile intuirlo se si pensa che dallo Stretto transitano oltre 11 milioni di passeggeri l’anno e un flusso enorme di merci. Una ricchezza che potrebbe trovare in Sicilia, grazie al Ponte, la sua naturale base infrastrutturale. L’Alta velocità ferroviaria, da poco arrivata fino a Reggio, senza Ponte non potrà mai raggiungere la Sicilia. Con il Ponte, invece, si ripristina la continuità territoriale del Paese e si liberano i siciliani dalla schiavitù degli aerei dai prezzi impossibili. La Sicilia sarebbe più facilmente accessibile, e così anche le nostre risorse agricole, le nostre bellezze storiche e naturalistiche. Lo stesso Ponte diverrebbe di per sé una grande attrazione turistica, come la Tour Eiffel o il Golden Gate”. 


“Apriamo i nostri orizzonti. Proprio oggi che tutto sembra in declino, non è eretico dire che si sono venute a creare le condizioni socio-economiche che pongono il Ponte al centro dell’Agenda politica del Paese”, conclude Bernardette Grasso.

I poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento, diretti da Francesco Sammartino, hanno identificato gli autori del violento pestaggio di un cinquantenne avvenuto in via Atenea, nei pressi del circolo Empedocleo.

Dopo aver visionato minuziosamente un video, divenuto virale sui social network, sono stati denunciati a piede libero i due aggressori, che sono padre e figlio. Risponderanno all’Autorità giudiziaria del reato di lesioni personali aggravate in concorso.