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Fino a qualche decennio fa l’amianto veniva usato nel settore edile per tante cose, dalle coperture dei tetti alle vasche per la riserva di acqua. Con il passare del tempo si è capito che questo minerale è risultato essere nocivo, pericoloso per la salute e la vita stessa dell’uomo. Colgo l’occasione per nel ricordare quelle tante persone decedute nelle fabbriche per la produzione di amianto. Quando viene rilevata la presenza di materiale di amianto, i proprietari di edifici pubblici o privati devono fare comunicazione All’ASL per poi eseguire uno smaltimento idoneo essendo classificato “Rifiuto Speciale”. Ma se gli edifici comunali nonché pubblici, hanno ancora delle cisterne di eternit e non bonifica l’amministrazione, come possiamo pensare, come lo si può pretendere dai nostri concittadini e a maggior ragione in questo particolare momento?
In via Leoncavallo ex uffici collocamento esiste del materiale di amianto e precisamente sul tetto di codesto edificio e nessuno se ne accorge…
1)Come mai non si è intrapreso un percorso di smaltimento?
2) Come mai non si è fatto uno studio per l’identificazione e la mappatura per la presenza di amianto per tutto il territorio Empedoclino?
3)Come mai non si è pensato un bonus per le famiglie per incentivare a smaltimento?

“La scelta dell’Università degli Studi di Palermo di ridurre significativamente la tassazione per gli studenti appartenenti a nuclei familiari con un reddito fino a 30.000 euro, con la totale esenzione per chi detiene un reddito Isee minore o uguale a 25.000 euro, è una scelta giusta che in tempi di pandemia indica un percorso da seguire. È una decisione in linea con l’esigenza di contrastare il disagio economico in cui versa la nostra regione e, com’è noto la provincia di Agrigento è tra le più povere e depresse economicamente, con benefici sostanziali per i bilanci familiari e che favorisce il diritto allo studio, nonché il rientro dei nostri studenti fuorisede dagli atenei di altre regioni. Dalle ulteriori riduzioni previste per gli studenti rientranti in date “categorie”, si evince ancor di più l’intenzione di arginare le deleterie ripercussioni economiche subite dalla popolazione a causa dall’emergenza Covid-19, che ha originato non solo una riduzione dei redditi ma anche, spesso, impreviste spese per riavviare le attività lavorative alla luce delle imposizioni governative volte al contrasto del diffondersi del virus. Basta pensare agli schermi parafiato, sanificazione dei locali, gel disinfettanti, il mantenimento della distanza, ecc. Ci si augura che questi interventi, oltre a dare respiro alle famiglie dell’agrigentino, costituiscano anche un input per valorizzare il Polo universitario della Provincia di Agrigento. Nel senso che si sfruttino per incentivare l’esercizio del diritto allo studio nel nostro stesso territorio, limitando la diaspora degli studenti verso altri centri universitari e innescando, quindi al contempo, un percorso virtuoso per la ripresa economica in quanto potenzialmente in grado di trattenere in provincia “capitali e risorse umane”, che una volta sfuggiti difficilmente vi faranno ritorno”.

Lo scrivono i sindacati Cgil e Federconsumatori

“Il fatto che alcuni tra i principali ospedali di Palermo non abbiano guanti monouso e alcool etilico denaturato per il personale medico e sanitario la dice lunga sullo stato di disattenzione e approssimazione che riguarda il comparto della sanità in Sicilia. Riceviamo segnalazioni su segnalazioni secondo le quali i medici, gli infermieri e il personale sanitario dell’ospedale Civico, Policlinico e Villa Sofia sarebbero costretti ad acquistare in proprio guanti e alcool. L’assessore Razza ne risponda immediatamente”. A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione Sanità all’Ars Antonio De Luca, Salvatore Siragusa, Giorgio Pasqua e Francesco Cappello. “La mancanza di guanti monouso o alcool – spiegano i deputati – in un ospedale è qualcosa di gravissimo che non riguarda la fase emergenziale della gestione del Coronavirus. Non stiamo parlando di mascherine o adeguamenti agli impianti di aerazione, siamo infatti di fronte ad carenza che non ha giustificazioni. Ai medici, agli infermieri e al personale sanitario, stanno arrivando risposte concrete dalle cittadinanza che, grazie ai social, hanno fatto partire una gara di solidarietà per l’acquisto di questi dispositivi di sicurezza. I cittadini però non possono sostituirsi in toto ai manager e alla politica. L’assessore alla Salute Ruggero Razza provveda immediatamente a rifornire gli ospedali del materiale necessario” – concludono.

Disavventura ieri per un informatore scientifico che,in sella alla sua bicicletta, è stato letteralmente spinto fuori dalla pista ciclabile di San Leone. da un altro uomo, intento a camminare su quello che riteneva un marciapiede. Cadendo a terra ha riporto fratture all’avambraccio destro e alla mano sinistra. Pare che per ricomporre la frattura dell’avambraccio potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. La foto dell’uomo, rimasto ferito da quello che non è stato un incidente perché tutto è stato appunto determinato, è stata postata sui social e ha sollevato – immediatamente – un coro di indignazione. “Dopo tre mesi di lockdown, adesso per altri due mesi dovrà restare fermo, senza lavorare – ha raccontato un familiare del cinquantenne agrigentino che è finito all’ospedale “San Giovanni di Dio” – . Ha solo chiesto permesso lungo la pista ciclabile e questo è stato il risultato”. Una richiesta di spazio e di via libera che avrebbe, a quanto pare, infastidito chi ha spinto fuori pista il cinquantenne.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato una indagine per accertare eventuali responsabilità nella morte di una neonata, spirata ieri durante il trasferimento in ambulanza dall’ospedale di Canicattì a quello di Agrigento, dove c’è il reparto Utin. Disposta l’autopsia sul corpicino della piccola. La piccola era venuta al mondo, giovedì scorso, con un parto cesareo praticato all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. Subito dopo sarebbe stato disposto il trasferimento della neonata verso l’Utin (la Terapia intensiva neonatale) dell’ospedale del capoluogo. La piccola è stata caricata su un’autoambulanza che, in emergenza, avrebbe dovuto raggiungere contrada Consolida ad Agrigento. Ma durante il tragitto, il cuoricino della neonata s’è fermato. Le indagini dovranno chiarire cosa sia accaduto.

Il Tar Sicilia ha respinto il ricorso proposto dal gestore privato in una recente sentenza emessa nei confronti della Girgenti Acque, dell’Alto idrico e  del Comune di Agrigento dichiarando infondato il ricorso presentato. Era stata presentata  una richiesta per oltre 23 milioni di euro nei confronti dell’ Amministrazione in ragione di contestazioni legate al metodo di calcolo tariffario previsto dal Piano d’ambito.  Il Comune di Agrigento, su espresso mandato del sindaco Calogero Firetto, si è costituito in giudizio, prendendo parte alla strategia difensiva all’esito della quale il Tribunale Amministrativo Regionale, definitivamente pronunciando, ha dichiarato non sussistenti i presupposti per l’esperimento dell’azione di condanna in assenza della doverosità dell’attività di ricalcolo della tariffa richiesta dal ricorrente e respingendo così il ricorso. È stata evitata  una consistente condanna del Comune chiamato in causa, attraverso la difesa patrocinata dal Dirigente dei Servizi Legali, avvocato Insalaco che ha evidenziato l’assenza di inerzia degli organi competenti e la conseguente non imputabilità all’Ente di governo di procedere alla quantificazione delle partite pregresse.

“C’è poco da fare, quando si trova davanti ad un bivio, Musumeci  prende quasi sempre la strada sbagliata. Il No all’election day in Sicilia è scelta disastrosa che pagheranno di tasca i siciliani”.

Lo afferma il deputato M5S alla Camera, Antonio Lombardo, in relazione alla scelta del presidente della Regione di  fare votare in Sicilia per le amministrative il 4 e il 5 ottobre, quando in tutta Italia le date fissate per le comunali, regionali e per il referendum per il taglio dei parlamentari sono quelle  del 20 e 21 settembre.

“Ancora una volta – afferma Lombardo – in Sicilia si seguono logiche incomprensibili e distaccate dal resto d’Italia, che hanno come unico risultato solo quello di far aumentare i costi a carico dei cittadini, senza, di contro, portare vantaggi  alla Sicilia, anzi costringendo le scuole ad un ulteriore ed inutile stop in un momento di  ripartenza che si preannuncia di per sé  già abbastanza complicato, dopo mesi di chiusura forzata”.

Caltanissetta, al palazzo di giustizia, innanzi alla Corte d’Assise, il Pubblico Ministero, Gabriele Paci, è stato impegnato nella requisitoria al processo a carico del latitante Matteo Messina Denaro, imputato di essere stato tra i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il magistrato tra l’altro ha affermato: “Matteo Messina Denaro è uno che brucia le tappe perché nel corso degli anni ’80 si dimostra un cavallo di razza. Commette decine di omicidi, anche eccellenti. Diciamo che sotto il profilo della capacità non c’è proprio da discutere. E’ stato un fedele di Totò Riina fin dagli anni ’80. Della vicinanza di Matteo Messina Denaro a Riina non hanno parlato solo i pentiti ma ne parla lo stesso Riina in carcere, come di uno che era la luce dei suoi occhi. Il padre lo aveva messo nelle sue mani. Nel ’92 Messina Denaro aveva appena 30 anni quando Cosa nostra sferrò il suo attacco micidiale allo Stato, come risposta alle condanne del maxiprocesso. Se Messina Denaro non avesse avallato la strategia stragista di Riina, decidendo di non mettersi contro lo Stato, Riina cosa avrebbe fatto. Intanto non avrebbe potuto contare sui trapanesi e non avrebbe potuto trascorrere parte della latitanza a Mazara del Vallo e Castelvetrano. Quindi il discorso del consenso dei trapanesi, nella persona di Matteo Messina Denaro, è un consenso fondamentale. Riina non avrebbe mai potuto ordinare quello che ha fatto senza di loro. Se tutti non gli fossero andati dietro lui non avrebbe potuto fare la guerra allo Stato, e quello che la sua mente diabolica aveva già elaborato”.

Ad Aragona lui avrebbe perseguitato e molestato lei per convincere lei a non separarsi da lui. Adesso la giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Wilma Mazzara, ha condannato lui a 6 mesi di reclusione per stalking aggravato perché commesso a danno della moglie. Si tratta di Salvatore Milioto, 42 anni, originario di Sant’Angelo Muxaro. A carico di Milioto è stato anche imposto il risarcimento di 6mila euro a favore della donna.

Da 13 giorni Biagio Conte, fondatore a Palermo della Missione Speranza e Carità che accoglie 1100 persone disagiate, prega, rende penitenza e digiuna, nutrendosi solo di Eucarestia, in una grotta nell’entroterra siciliano. Nei giorni scorsi il missionario è stato male ma adesso si è ripreso e intende continuare il digiuno. Il missionario, che si batte contro ogni forma di dipendenza, lancia un appello. Le sue parole: “Perché non prendiamo l’esempio dei provvedimenti repentini messi in atto per contrastare l’epidemia del coronavirus? Per evitare il contagio e la morte, in pochissimo tempo sono state varate leggi restrittive. Perché non si tutela la salute di ogni persona vietando il consumo e l’utilizzo di alcool, delle droghe leggere, delle sigarette, del gioco delle scommesse? Questa società è malata. Queste piaghe delle dipendenze negative sono una continua e interminabile ‘pandemia dell’egoismo”.