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In merito alla notizia del duplice omicidio di due imprenditori agricoli apparsa tra il 14 e il 15 giugno, su alcuni media, il sindaco di Delia Gianfilippo Bancheri precisa quanto segue:
“Duole rilevare come nella titolazione di alcuni articoli, relativi alla vicenda di ieri, il nome del paese dove sono stati ritrovati i due corpi sia quello di Delia mentre invece si tratta della contrada Deliella, territorio di Caltanissetta. Aggiungo che le due vittime non sono originarie di Delia. Pertanto per non creare apprensione ed evitare danni all’immagine della nostra cittadina, invito gli organi di stampa ad una maggiore attenzione,  evitando di indicare il territorio di Delia quando risulti estraneo ai fatti”.

Il Dpcm dell’11 giugno non fa ripartire gli eventi ma sono già 14 le regioni che hanno dato il via alla ripresa secondo le linee guida della Conferenza delle Regioni che recepiscono i protocolli elaborati da Federcongressi&eventi Roma, 15 giugno 2020 – Il Governo continua a ignorare un comparto che produce 65, 5 miliardi di fatturato, incide per 36,2 miliardi sul Pil nazionale e dà lavoro a circa 570mila persone. Le regioni, invece, si dimostrano più lungimiranti e danno il via libera a eventi e congressi.

A sorpresa il Decreto del Presidente del Consiglio dell’11 giugno ha di fatto escluso il settore dei congressi e degli eventi dalla Fase 3, bloccandolo sino al 14 luglio. Una vera doccia fredda per tutta la filiera che era ottimista sul 15 giugno come data di ripartenza. L’aggiornamento delle Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive approvate dalla Conferenza delle Regioni del 9 giugno aveva infatti inserito anche le schede per la riapertura di congressi e grandi eventi fieristici, recependo i protocolli elaborati da Federcongressi&eventi già a fine aprile e inviati al Governo e ai rappresentanti regionali delle istituzioni grazie a una massiccia azione di pushing compiuta dai delegati regionali dell’associazione nazionale delle imprese dei congressi e degli eventi. Il Dpcm che sospende fiere e congressi sino al 14 luglio dà però spazio alle iniziative delle regioni: Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire una diversa data di ripresa delle attività, nonché un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi.

Poiché nel Dpcm non si specifica che la “diversa data” delle regioni debba essere più restrittiva altre regioni si sono aggiunte a quelle come Sicilia e Calabria che già nelle settimane precedenti avevano dato il via libera a congressi ed eventi. Le 14 regioni nelle quali è possibile realizzare congressi ed eventi:

Abruzzo: dal 15 giugno;

Basilicata: dal 15 giugno;

Calabria: dal 19 giugno;

Campania: dall’ 8 giugno;

Emilia Romagna: dal 15 giugno;

Friuli Venezia Giulia: dal 15 giugno;

Lazio: dal 15 giugno;

Liguria: dal 19 giugno;

Puglia: dal 15 giugno;

Sardegna: dal 15 giugno;

Sicilia: dall’8 giugno;

Toscana: dal 13 giugno;

Umbria: dal 15 giugno;

Veneto: dal 19 giugno.

“Delusa dal Governo ma orgogliosa dell’associazione”, è questa la sintesi della Presidente di Federcongressi&eventi Alessandra Albarelli. “Il Governo ha di fatto perso un’altra occasione per dimostrare di aver compreso quanto il nostro settore sia indispensabile per la crescita economica, sociale, cultura e professionale del Paese. Ne prendiamo atto e continuiamo a impegnarci sempre più per far valere le nostre istanze e per avere strumenti di ristoro per le nostre imprese che, ferme da febbraio, sono ormai al collasso. Detto questo – continua Albarelli – sono fiera del lavoro svolto dai nostri soci: se più della metà delle regioni ha deciso di sbloccare eventi e congressi il merito va sicuramente all’impegno dei delegati regionali di Federcongressi&eventi che si sono spesi per far sentire la voce di un intero settore”.

ADESSO BASTA!!

Siamo dei militanti della Provincia di Agrigento, da alcuni anni impegnati nel Partito Democratico.

Ci siamo ritrovati nel PD perché credevamo (e ancora crediamo) che questo partito possa offrire una casa comune a quanti, come noi, hanno l’ambizione di superare vecchi steccati, appartenenze ed ideologie del passato, per ritrovarsi dentro un nuovo spazio politico, uniti da una nuova identità; non più ex, ma finalmente e solo DEMOCRATICI.

Invece, ci siamo trovati prigionieri di un partito lontano anni luce dalla nostra idea, dilaniato da fratture e incomprensioni di ogni genere e sorta; un partito prigioniero della cultura del rancore; un partito dove la logica del “meno siamo e meglio stiamo” domina incontrastata da anni; il partito del “Capo” e del suo “cerchio magico”.

Il risultato di questa gestione è una Federazione Provinciale del PD della Provincia di Agrigento ormai ridotta al lumicino, scomparsa ormai da anni dai radar del dibattito politico, incapace di prendere di petto una delle tante questioni aperte sul nostro territorio e farne oggetto di una battaglia aperta e coraggiosa, condannata alla residualità, alla marginalità, alla totale inconsistenza.

Così, quando si è avviata la fase congressuale, aprendo, dopo anni di attesa, ad una fase finalmente nuova e libera del tesseramento, abbiamo sperato che fosse finalmente venuto il momento di conquistarci democraticamente il nostro bisogno di cambiamento.

Ci siamo attrezzati, coinvolgendo amici e compagni, invitandoli ad iscriversi ed a condividere con noi un cammino di cambiamento, ma sempre nel più rigoroso rispetto delle regole.

Ed invece, mentre noi giravamo (ed ancora giriamo) i circoli e le città della provincia per spiegare con entusiasmo la nostra idea di partito e ricercando con ostinazione una rinnovata unità, altri hanno voluto trasformare il congresso in una sorta di disputa fra burocrati, vuota e pretestuosa.

Avevamo immaginato questo congresso come un momento di gioia e di libertà; avevamo sperato che potesse essere la prima occasione di libero scambio di idee, fra persone che condividono comunque la stessa identità e la stessa appartenenza…

Evidentemente eravamo da soli a volerlo!

Già, perché mentre noi cerchiamo di far valere la nostra idea di impegno e militanza, altri ci stanno impedendo di esercitare il nostro sacrosanto diritto di far sentire la nostra voce, nell’unica sede che riconosciamo e che vogliamo: il congresso!

Abbiamo sopportato, in silenzio, che il clima potesse cambiare e che si potesse tornare alla politica…oggi alziamo la voce per dire che NON CI STIAMO PIU’!

Siamo stufi dei soliti giochetti e delle solite logiche dei soliti “vecchi”, i quali evidentemente si sono convinti che questo partito sia loro proprietà privata, non riescono ad accettare che si possa cambiare con il voto libero e democratico degli iscritti e se ne inventano una al giorno pur di non far celebrare il congresso.

Ci chiediamo quanto ancora il nostro territorio e la nostra Federazione dovranno subire in silenzio queste logiche, che hanno distrutto l’immagine dei democratici in questa nostra provincia, per tornare ad essere inclusivi ed accoglienti, per tornare ad essere, finalmente “padroni del nostro destino!”

FIRMATO

Ignazio Mortillaro (Lucca Sicula)

Luciano Piazza (Lucca Sicula)

Roberto Ciulla (Lucca Sicula)

Salvatore Manganello (Palma di Montechiaro)

Ugo Farulla (Palma di Montechiaro)

Mario Castronovo (Palma di Montechiaro)

Leonardo Aucello (Realmonte)

Carmelo Bennardo (Sciacca)

Marinella Piazza (Sciacca)

Barbara Collura (Sciacca)

Michele Marino (Sciacca)

Antonino Giaimo (Sciacca)

Tonino Giglione (Raffadali)

Salvatore Scavuzzo (Ribera)

Tommaso Aloisi (Ribera)

Rito Compilato (San Giovanni Gemini)

Liborio Giracello (San Giovanni Gemini)

Decimo Agnello (Licata)

Filippo Antonio Di Mino (Licata)

Francesca Graci (Licata)

Adele Pumilia (Sambuca di Sicilia)

Lillo Destro (Naro)

Giuseppe Licata (Naro)

Giovanni Gurreri (Naro)

Calogero Destro (Naro)

Wendalina Licata (Naro)

Vincenzo Galifi (Burgio)

Maria Corrao (Burgio)

Sonia Sala (Burgio)

Tommaso Mancuso (Canicattì)

Antonio Migliorini (Canicattì)

Calogero Puleri (Canicattì)

Saverio Di Caro (Canicattì)

Norma Paci (Canicattì)

Ilenia Giardina (Canicattì)

Loredana Mongitore (Canicattì)

Isabella Sutti (Agrigento)

Rosalia Vinti (Agrigento)

Giorgio Gennusa (Santa Margherita)

Massimiliano Abruzzo (Santa Margherita)

Giuseppe Guagliano (Racalmuto)

Valerio Canicattì (Racalmuto)

Lucia Cardillo (Racalmuto)

Salvatore Palilla (Siculiana)

Lia Levita (Siculiana)

Bertolino Oriana (Siculiana)

Silvana La Rocca (Montevago)

Paolo Rosalia (Montevago)

 

 

 

 

Il  Settore “Solidarietà Sociale e Politiche della Famiglia” del Libero Consorzio di Agrigento sarà al fianco degli studenti delle Scuole medie superiori, affetti da grave disabilità, che dovranno sostenere gli esami di stato 2020 a partire dal 17 giugno.

Il Libero Consorzio, infatti, provvederà ad assicurare agli studenti con grave disabilità degli Istituti Superiori della provincia di Agrigento sia i servizi specialistici che quelli denominati “igenico personali”, garantendo la presenza di operatori specializzati durante gli esami. L’iniziativa è stata avviata in sintonia con il Commissario Straordinario dell’Ente Girolamo Alberto Di Pisa

A seguito dell’emergenza da Covid-19 erano già stati attivati i servizi per seguire a distanza gli studenti con grave disabilità degli Istituti Superiori  per coloro che fruivano dei servizi specialistici da parte del Libero Consorzio.

Il servizio realizzato era stato predisposto dal dirigente del Settore Amelia Scibetta   attraverso una fattiva collaborazione con alcuni Dirigenti Scolastici della provincia di Agrigento.

L’assistenza specialistica da remoto è stata fornita a 17 studenti delle scuole medie superiori della provincia di Agrigento.

 

Dopo il Magaggiaro nel cuore della Valle del Belice, un altro bosco della provincia di Agrigento rischia di essere gravemente devastato. Un rogo di notevoli dimensioni è infatti in corso nell’area boschiva della “Resinata”, quella che delimita il lago Arancio, nel territorio di Sambuca di Sicilia. Sono al lavoro vigili del fuoco e agenti del Corpo forestale. Due canadair provenienti da Lamezia Terme hanno già effettuato diversi lanci di acqua. Anche a Sambuca di Sicilia si temono conseguenze ambientali notevoli sulla macchia mediterranea.

La vicenda processuale relativa all’Avviso 8, si arricchisce di un ulteriore tassello relativo, questa volta, alla mancata attuazione da parte dell’Assessorato della Formazione dei criteri dettati dai Giudici Amministrativi per la formulazione della graduatoria dei soggetti ammessi ai contributi per la formazione.
Come si ricorderà, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, con sentenze nn. 879 e 880 del 02.10.2019, disponeva che l’Assessorato della Formazione riformulasse la graduatoria dell’Avviso 8, con riferimento ai criteri A1 e A2, in modo da garantire che gli enti con più esperienza non venissero “penalizzati” oltre modo.
La dichiarata illegittimità dei suddetti criteri – riguardanti il limite massimo di corsi da conteggiare (individuati nel numero di 15) e del numero di allievi (individuati nel numero di 180) – avrebbe dovuto, dunque, imporre all’Amministrazione regionale una riformulazione della graduatoria dell’Avviso 8.
Ciononostante, pur essendo decorso il termine di legge previsto per l’esecuzione delle suddette pronunce, l’Assessorato della Formazione Professionale, non ha dato alcun seguito all’ordine imposto dal Giudice Amministrativo di secondo grado.
Pertanto l’associazione Politea, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, e l’associazione E.A.P Fedarcom, difesa dall’avvocato Lucia Alfieri, proponevano separati ricorsi davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo al Giudice Amministrativo di secondo grado di ordinare all’Amministrazione regionale di eseguire la sentenza n. 879/19 (relativa al giudizio instaurato dall’Associazione E.A.P. Fedarcom) e la sentenza n. 880/2019 (relativa al giudizio instaurato dall’Associazione Politea), riformulando la graduatoria in questione attenendosi alle modalità ed ai criteri individuati dal medesimo CGA.
L’Amministrazione regionale, costituitasi in giudizio, con la propria memoria difensiva: a) sosteneva il carattere “elastico” dei criteri formulati precedentemente dal CGA; b) comunicava di aver nominato una commissione al dine di individuare formule alternative che risultassero ugualmente soddisfacenti del risultato voluto dal CGA; c) chiedeva, irritualmente, ulteriori e generici chiarimenti sull’attuazione del giudicato.
Gli avvocati Rubino (difensore della “Politea”) e Alfieri (difensore della “E.A.P. Fedarcom”), contrariamente, sostenevano l’inesistenza di alcun documento dal quale evincere l’avvio di un’attività di esecuzione della più volte citata sentenza del CGA, evidenziando, inoltre, che i criteri di rimodulazione della graduatoria comunicati in sede di memoria difensiva dall’Assessorato fossero tali da stravolgere le indicazioni del CGA e, per di più, idonei a consentire la riproposizione della vecchia graduatoria (stilata sulla scorta dei criteri A1 e A2, dichiarati successivamente illegittimi).
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, in accoglimento delle tesi degli Avvocati Rubino e Alfieri, ha accolto i due ricorsi, condannando l’Assessorato a dare integrale esecuzione alle sentenze n. 879/2019 e n. 880/2019, rese dal medesimo CGA, nel termine di sessanta giorni.
In particolare, il Giudice amministrativo ha rilevato l’insussistenza di qualsivoglia documento volto a dare esecuzione alla citata sentenza, evidenziando, inoltre, che le modalità con le quali l’Amministrazione vorrebbe provvedere non appaiono in linea con il dettato della sentenza da eseguire. Al contrario, il CGA ha affermato che le modalità di riformulazione sembrano volte a realizzare un obiettivo estraneo all’Avviso 8, ovvero la non penalizzazione degli enti privi di esperienza.
Con la medesima pronuncia, inoltre, il CGA ha nominato in entrambi i casi, per il caso di ulteriore inerzia da parte dell’Amministrazione, quale Commissario ad acta il Segretario Generale della Presidenza della Regione, condannando l’Amministrazione al pagamento delle spese di lite relative ad entrambi i giudizi.

Condanna a 14 anni di reclusione per Pietro Leto, 21 anni di Alessandria della Rocca, accusato dell’omicidio di Vincenzo Busciglio, 23 anni, anche lui di Alessandria, avvenuto per strada al culmine di un litigio con un’arma da taglio. Questa la richiesta avanzata poco fa al termine della propria requisitoria della pubblico ministero Roberta Griffo. Il processo si celebra con il rito abbreviato al tribunale di Sciacca davanti al giudice Alberto Davico. Il 29 giugno toccherà alle parti civili: i genitori di Busciglio e la sorella si sono costituiti con gli avvocati Salvatore Pennica, Alfonso Neri e Francesco Accursio Mirabile. Il 22 luglio spazio all’arringa difensiva dell’avvocato Antonino Gaziano, che assiste l’imputato. Secondo l’accusa il 12 marzo dello scorso anno Leto avrebbe colpito all’addome e al dorso Vincenzo Busciglio, con un’arma da taglio, provocando così la lacerazione di organi vitali.

Ci voleva il coronavirus per far comprendere alla politica Agrigentina che il settore turismo, che doveva e poteva essere il settore trainante della nostra economia, è stato da sempre abbandonato a se stesso e alle iniziative dei singoli.

Già cinque anni fa la sottoscritta proponeva la costituzione della consulta turistica e la creazione di uno specifico assessorato al turismo al fine di programmare una serie di iniziative finalizzate a favorire la crescita di un turismo che non fosse mordi e fuggi, cosa questa che avrebbe aiutato le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere nonché tutte le attività ad esse connesse come il commercio, l’artigianato, la ristorazione, agenzie di viaggio, le guide turistiche.

In questi giorni, a meno di quattro mesi dalle elezioni amministrative, si insedia, così come voluta dal consiglio comunale, la consulta turistica che si ritrova a dovere affrontare una situazione estremamente aggravata dal coronavirus. Oggi non si tratta più di pensare allo sviluppo del turismo nella nostra città, bensì di salvare il salvabile supportando il settore e tutte le attività ad esso collegate.

Abbiamo necessità di promuovere il turismo nella nostra città facendo passare, attraverso tutti i mezzi di comunicazione, il messaggio che Agrigento, oltre ad offrire delle bellezze archeologiche, architettoniche e naturali uniche al mondo, è nelle condizioni di farlo in massima sicurezza anche perché la nostra città è tra quelle poco colpite dal coronavirus.

A questo non può non aggiungersi il suggerimento di valutare l’ipotesi di  supporti economici, seppur indiretti, come quello di congelare il versamento nelle casse comunali della tassa di soggiorno lasciandola nella disponibilità delle strutture ricettive, nonché quello di verificare la possibilità tecnico-giuridica di potere mettere a disposizione delle stesse strutture le somme, già percepite negli anni precedenti e ad oggi ancora nelle casse comunali, solo ai fini di ulteriore sconto da praticarsi alla clientela per questa stagione.

Un candidato sindaco alle prossime amministrative di Agrigento ha diramato questa mattina un comunicato attraverso il quale evidenzia che “per una ripresa veloce del turismo ad Agrigento, si rileva la necessità di annullare per due anni la tassa di soggiorno per i turisti che verranno a visitare le nostre bellezze”.

Dunque, dopo anni ed anni di battaglie per ottenere una tassa di elevatissimo respiro anche per i Comuni (ricordiamo che la tassa di soggiorno è ormai presente ovunque in tutta Italia) si profila la possibilità (in caso di sua elezione) di annullare l’importante onere.

Non possiamo sperare che il candidato sindaco non venga eletto, perchè è giusto concorrere per raggiungere un obiettivo; ma iniziare una campagna elettorale con uno slogan del genere ci sembra scellerato, privo di ogni elementare efficacia nonchè disastroso per le casse comunali.

Figurarsi se un turista, dopo che spende migliaia di euro, possa rifiutare di visitare Agrigento e la sua Valle perchè fra le spese “ci sono anche le 2,50 euro di tassa di soggiorno”.

Ogni ulteriore commento appare superfluo…