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Sale la tensione sulla Moby Zazà. Alcuni dei migranti che si trovano sulla nave-quarantena avrebbero iniziato una sorta di sciopero della fame. Terminato il periodo di sorveglianza sanitaria, avrebbero dovuto lasciare l’imbarcazione per essere trasferiti altrove. Il tampone rino-faringeo di controllo, per tutti loro, è del resto risultato negativo. Pare che, al momento, non sia stata ancora trovata una collocazione sicura – una struttura – per il gruppetto. Si starebbe registrando ritardo sulla tabella di marcia dello sbarco e questo avrebbe fatto surriscaldare gli animi.

Accanto la “Moby Zazà” – per il classico e sistematico monitoraggio – resta il pattugliatore della Guardia di finanza. Per oggi è previsto, inoltre, il cambio di turno degli operatori sanitarii della Croce Rossa. E’ in fase d’organizzazione, dunque, anche questo. Pare che la nave, questa volta, possa non rientrare in porto e che il cambio turno possa essere effettuato con le motovedette della Capitaneria.

Al Tribunale dei minorenni di Palermo e alla Procura di Agrigento sono stati denunciati due giovani, di 17 e 19 anni, di Favara. All’autorità giudiziaria risponderanno di lesioni e minacce aggravate in concorso. I due sarebbero i responsabili di un’aggressione, la notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, a San Leone, a danno di due agrigentini di 27 e 29 anni, che poi hanno sporto denuncia in Questura. I due hanno raccontato di essere stati picchiati e minacciati di morte, ed insultati per il loro orientamento omosessuale. I poliziotti della Squadra Volanti, diretta da Francesco Sammartino, avvalendosi di diversi mezzi investigativi, sono risaliti ai due presunti autori del pestaggio aggravato dalle minacce.

In riferimento alla notizia apparsa ieri sul quotidiano sicilia24h.it in merito al crollo di una parte di prospetto da un palazzo di via Discesa Mirate che è sfondato una casa disabitata sottostante, abbiamo ricevuto una precisazione.

Il condominio, ha scritto in redazione una nota con la quale conferma che “meno di un’ora dopo il crollo, una ditta incaricata alla messa in sicurezza aveva già iniziato gli interventi necessari atti a tutelare l’intero stabile.

La stessa nota è stata inviata alla Protezione Civile e all’Ufficio Tecnico del Comune di Agrigento”.

“L’inchiesta giudiziaria odierna, i continui episodi di corruttele, i troppi cantieri infiniti dimostrano che sul Consorzio Autostrade Siciliane ci sono troppe ombre che pesano sulle tasche e sulla vita dei siciliani. Solo l’assessore Falcone qualifica il Cas come un gioiello di famiglia, dato che ad oggi il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Chiedo che si apra un’inchiesta in commissione antimafia”. A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca, componente della Commissione Regionale antimafia a proposito dell’inchiesta della DIA di Messina sugli appalti al CAS il Consorzio Autostrade Siciliane. “Da anni incalziamo la Regione – aggiunge la deputata messinese Valentina Zafarana – a mettere ordine in un consorzio che viene gestito come un carrozzone che non adempie ai più elementari compiti per cui è nato, come la manutenzione delle strade e che per di più ha accumulato debiti per milioni di euro”.

“La cosa che più dispiace – concludono De Luca e Zafarana – è che questo governo regionale è sempre in prima linea quando si tratta di far polemica e criticare il governo nazionale sulle infrastrutture, quando invece chiude gli occhi sulle continue e pesanti inadempienze di casa propria”.

Agrigento è Covid free da almeno due mesi. 13 in totale le persone positive al virus ad Agrigento dall’inizio della pandemia e non si registra un solo caso di persona infetta, sintomatica o asintomatica, da almeno due mesi. Nessun ricovero in ospedale nemmeno da altri Comuni. False dunque le notizie diffuse in queste ore da testate giornalistiche nazionali, secondo cui ad Agrigento sarebbe scoppiato un nuovo focolaio. Non è tollerabile alcun bollino rosso in qualunque mappa Covid 19 del Paese. Gli agrigentini hanno rispettato le regole, continuano a farlo scrupolosamente, soprattutto in luoghi aperti al pubblico o nei servizi al cittadino e al turista, e non si è mai registrato alcun focolaio d’infezione. Valutazioni frettolose danneggiano gravemente il sistema economico locale e gettano un’ombra sulla città e sulle attività produttive che stanno rialzandosi con coraggio e determinazione dopo gli effetti devastanti del lockdown. Probabilmente con superficialità alcune testate si riferiscono alla quarantena obbligatoria cui sono sottoposti alcuni migranti a bordo del traghetto Moby Zaza, ancorato al largo di un altro Comune, Porto Empedocle, in cui viene garantita la piena tutela della sicurezza sanitaria.  Queste persone sono in isolamento, alloggiate in ponti isolati della nave e il personale può accedere unicamente con dispositivi di protezione individuali completi. Ogni altra versione di questa situazione ha scopi strumentali che finiscono esclusivamente per danneggiare imprese e lavoratori”.

Nota del Direttore

Carissimo sindaco, confermo quasi tutto ciò che Lei sostiene in questa sua ultima comunicazione alla cittadinanza. 

L’unica perplessità che nutro, e non credo di essere il solo, riguarda il fatto che, pur rimanendo chiaro il fatto che tutto il personale di bordo della Mobi Zazà che ha in cura quei poveri cristi sia protetto con dispositivi completi, c’è un’altra circostanza che pone una serie di interrogazioni che rimangono senza risposta; di quanto accade a bordo della nave si sa poco, le notizie escono fuori con il contagocce, centellinate, quasi secretate. Di altro, signor sindaco, non sappiamo nulla. Del resto, come Lei ben sa, ad Agrigento accade che in una notte, in silenzio ed in segreto, vengono aperti centri di accoglienza per quarantene e per di più anche in pieno centro abitato.

Nonostante ciò, continuiamo ad essere ottimisti; Agrigento e gli agrigentini hanno saputo reggere bene l’urto pesante della pandemia. Nello stesso tempo, però, un pizzico di preoccupazione non ci abbandona se si considera che la Moby Zazà è ormeggiata a pochi passi da casa nostra e che il personale di bordo non può rimanere in eterno sulla nave. Chi scende, chi sale, chi esce, chi stacca per i turni e soprattutto chi si incontra. 

Continuiamo ad essere ottimisti…

Lelio Castaldo

La vicenda riguarda, ancora una volta, l’adozione di un’informativa interdittiva antimafia – noto strumento mediante il quale lo Stato mira a tutelare l’economia dai tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle attività di impresa – resa, in questo caso, a carico della società “R. di R. A. & c. s.a.s.”, operante nel settore dell’edilizia e degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche.

In particolare, il provvedimento interdittivo veniva adottato dal Ministero dell’Interno sulla base di una asserita contiguità della società alla criminalità organizzata in ragione del rapporto di coniugio intercorrente tra la titolare della medesima società ed un soggetto a sua volta asseritamente ritenuto legato da parentela con presunti esponenti della criminalità organizzata locale.

La società proponeva, allora, un ricorso giurisdizionale, innanzi al T.A.R. Palermo, assistita dagli avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, al fine di ottenere l’annullamento, previa sospensiva, dell’informativa interdittiva.

In particolare, gli avvocati Rubino e Alfieri hanno dedotto l’illegittimità del provvedimento interdittivo in quanto adottato sulla scorta di un evidente difetto di istruttoria e di motivazione.

Segnatamente, secondo quanto sostenuto dai legali della società ricorrente, l’informativa di cui trattasi, lungi dal fondarsi su un articolato quadro indiziario tale da far presumere che l’impresa ricorrente fosse permeata dalla criminalità organizzata, è stata adottata esclusivamente sulla base delle risultanze, in particolare intercettazioni telefoniche ed ambientali, emerse nel corso del giudizio penale – conclusosi poi con sentenza di assoluzione – che ha visto coinvolto, tra gli altri, il coniuge della legale rappresentante dell’impresa, peraltro, non già quale soggetto direttamente partecipe ai colloqui intercettati, ma in quanto soggetto nominato da terzi.

Gli avvocati Rubino e Alfieri hanno, infine, dedotto la necessaria sussistenza, per l’emanazione di una informativa interdittiva, di elementi indiziari ulteriori che lascino presumere una attuale e concreta permeabilità mafiosa della società e che individuino, altresì, le modalità attraverso cui la criminalità organizzata condizionerebbe l’esercizio della ridetta attività, tali da giustificare le conseguenze estremamente pregiudizievoli derivanti dal provvedimento interdittivo.

Il T.A.R. Sicilia – Palermo, aderendo alle tesi esposte dagli avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, ha ribadito la necessità di una motivazione rafforzata laddove, come nel caso di specie, l’informativa si fondi su materiale probatorio acquisito nel corso di un processo penale conclusosi con sentenza assolutoria.

Per l’effetto, i giudici amministrativi, preso atto del fatto che tale onere motivazionale non fosse stato assolto dall’Amministrazione nella vicenda in esame, hanno accolto il ricorso presentato dalla società “R. di R. A. & c. s.a.s.” con conseguente annullamento dell’informativa interdittiva.

“Ora basta”.

E’ il duro sfogo del presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento Alfonso Cimino che prosegue “le amministrazioni devono provvedere con urgenza a dare risposte immediate attraverso i propri uffici ai nostri liberi professionisti”.

“Prendiamo atto con grande soddisfazione dell’intervento del Prefetto di Agrigento, al quale porgiamo il nostro benvenuto nella comunità agrigentina, sulle problematiche inerenti l’Ufficio Tecnico del Comune di Canicattì – afferma Alfonso Cimino –  Occorre ricordare che già nei primi di febbraio scorso abbiamo avuto un incontro ufficiale con i rappresentati dell’Amministrazione comunale di Canicattì a seguito di sollecitazioni dei nostri colleghi che lamentavano uno stallo nelle procedure di rilascio dei titoli autorizzativi ed edilizi nel territorio comunale, con una ricaduta negativa nell’economia della città e nella nostra libera professione. A seguito dell’emergenza da Covid-19 speravamo in una ripresa delle attività e abbiamo chiesto di conoscere quali funzionari svolgevano il lavoro agile in modo da darne comunicazione ai nostri iscritti. Non abbiamo avuto alcun riscontro, nonostante la nostra disponibilità a dare un aiuto immediato anche con progetti di sussidiarietà, venendo incontro alle problematiche dell’Ufficio Tecnico. Oggi, dopo cinque mesi, nonostante in queste settimane di concerto con il Collegio dei Geometri e l’Ordine degli Ingegneri, abbiamo tentato di organizzare un incontro per discutere le problematiche già poste, riscontriamo un ulteriore stallo dello stesso Ufficio e un mancato riscontro alle nostre richieste di incontro. Non vale a nulla comunicare di aver identificato un nuovo dirigente dello stesso Ufficio, al quale auguriamo buon lavoro, se lo stesso Ufficio è sprovvisto di funzionari idonei a svolgere il proprio ruolo o, ancora, comunicare indirizzi telematici per l’invio di pratiche e progetti. Ricordando che esistono, per legge, lo Sportello Unico dell’Edilizia e lo Sportello Unico delle Attività Produttive, ribadiamo che sono tanti gli Uffici Tecnici, veri motori pulsanti delle nostre città e dell’economia di un paese, dei Comuni della provincia che versano in stato di crisi, anche a causa dei pre-pensionamenti o per mancanza di personale. E non possiamo assistere inermi. Noi viviamo della nostra libera professione che deve interfacciarsi obbligatoriamente con gli Uffici Tecnici. Non è possibile accettare il perdurare di tali inadempienze nonostante la nostra disponibilità a dare tutti i supporti necessari e legittimi per rilanciare il comparto edilizio. L’Ordine degli architetti – conclude il presidente Cimino – in questi anni, pur essendo sempre stato a fianco dei propri colleghi e soprattutto dei liberi professionisti, che hanno necessità di essere aiutati e supportati nel proprio lavoro, ha tentato con tutte le sue forze di aiutare e stimolare le  Amministrazioni comunali ma ciò nonostante continuiamo a registrare una mancanza di collaborazione che si riversa in modo negativo sulle nostre attività professionali e sulle nostre famiglie”.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte , domenica 28 giugno saremo a Palma di Montechairo in Piazza Bonfiglio  dalle ore 8.00 alle 12.00 ed a Raffadali in Via Fiume dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

Scuole, imprese e operatori economici. Sono questi i primi interventi attorno ai quali ruota la prima parte della riprogrammazione delle risorse del Fesr e del Poc, apprezzata oggi dal governo Musumeci per dare attuazione alle norme di sostegno post Covid contenute nella Legge finanziaria regionale. Quattrocento milioni di euro, che si aggiungono agli altri cento milioni già messi in campo per l’assistenza alimentare alle famiglie più disagiate.
«E’ un primo passo – evidenzia il presidente della Regione, Nello Musumeci – dello schema di accordo con lo Stato, condiviso con il dipartimento per le Politiche di coesione del ministero per il Sud».
Il documento del governo adesso andrà all’Ars per il parere delle commissioni Ue e Bilancio per poi essere inviato a Roma e Bruxelles.
Contestualmente, la Giunta ha proceduto alla nomina del nuovo dirigente generale del dipartimento regionale della Programmazione, a seguito di un interpello esterno. Si tratta di Federico Lasco, attuale dirigente a Roma dell’Agenzia per la Coesione territoriale, con un’esperienza pluriennale nel campo della programmazione comunitaria.

La Giunta Regionale, accogliendo l’allarme lanciato dall’amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa sulle disastrose conseguenze di natura economica provocate dall’emergenza Covid, ha deliberato lo stato di calamità. Contestualmente la Giunta Musumeci ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato d’emergenza sulle due isole. Lo stesso Nello Musumeci commenta: “Le misure prese a livello nazionale per contenere il diffondersi del contagio hanno generato nel tessuto economico di questi territori il blocco totale di tutte le attività legate alla pesca e alla commercializzazione del pescato. Inoltre, durante il periodo del lockdown, si sono registrati danni ingenti al settore turistico a causa della cancellazione dei voli e del divieto di spostamento tra le regioni. Tutto ciò ha portato al collasso l’intero tessuto produttivo locale, generando una crisi sociale ed economica che necessita di misure straordinarie. Al ministro Gualtieri ho chiesto una fiscalità speciale per Lampedusa, soprattutto per gestire correttamente le problematiche sanitarie della popolazione e dei migranti che continuano a sbarcare nelle Pelagie”.