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La ventriloqua dell’avv. Giuseppe Arnone, ossia l’avvocatessa Daniela Principato, “diffida” i giornalisti a pubblicare i sogni mostruosamente proibiti del suo assistito. E a proposito di Ordini Professionali…

La mail della nostra redazione, così come quelle di tantissime altre testate giornalistiche, sono state invase da ieri pomeriggio da una serie innumerevole di comunicati stampa da parte dell’avvocatessa Daniela Principato, difensore in una quarantina di processi che riguardano il suo assistito, l’avvocato in stato di semilibertà Giuseppe Arnone.

Alcuni di questi (comunicati) sono a dir poco deliranti. In una frenetica comunicazione l’avvocatessa Principato diffida i giornalisti a pubblicare notizie che riguardano il suo assistito; in un’altra comunicazione “suggerisce” e propone ai giornalisti due articoli, uno dei quali, a nostra scelta (e la ringraziamo…), dovrà essere pubblicato. In un’altra comunicazione (e ci fermiamo) minaccia di segnalare gli “scolaretti cattivi” all’Ordine dei Giornalisti per eventuali calcetti nel sederino, giusti provvedimenti del caso in questione.

Ovviamente ci rifiutiamo categoricamente di commentare quanto di incommentabile è stato scritto dalla Principato (nutriamo seri dubbi che pensieri e parole siano farina del suo sacco perché li espone in perfetta armonia di “arnoniana” memoria). Però, c’è la sua firma, e noi ci crediamo; così è contenta lei e siamo contenti tutti noi. Trallalleru trallallà!

Vogliamo soffermarci, però, su un aspetto. Quando l’avvocatessa Principato minaccia i giornalisti di metterli in castigo presso il nostro superiore Ordine, farebbe meglio, a nostro modo di vedere, a riservare attenzioni particolari presso il suo superiore Ordine, che è quello degli Avvocati di Agrigento, di Palermo, della Sicilia e anche quello Nazionale; o comunque attenzionare al Consiglio di Disciplina degli Avvocati, regionale e nazionale, le stranissime e contraddittorie situazioni che accadono ad Agrigento. Ordini, questi, chiusi in un imbarazzante e disarmante silenzio per fatti che sto per elencarle.

Accade ad Agrigento, infatti, che una persona in stato di semilibertà, quale è il suo assistito, passi le notti in una cella del carcere Petrusa di Agrigento per scontare una pena, in quanto fuorilegge; il giorno seguente, quando comincia a sorgere il sole, il suo assistito, esce dal carcere, indossa una toga e va a rappresentare “la legge” presso le aule non solo del Tribunale di Agrigento, ma anche di altri Tribunali.

Per lei tutto ciò è normale? Siamo certi che ciò che accade con il suo assistito non la impressiona minimamente.

Non sono per nulla meravigliato se fatti del genere non la scalfiscono minimamente. Provo tristezza, però, su quell’assordante silenzio di cui le ho parlato sopra.

N.B. Principato, non si permetta MAI più, ripeto MAI più, di inviare nelle mail delle redazioni giornalistiche gli strali che è stata capace anche di pensare. O, almeno, nella mia redazione giornalistica. Vada a fare la maestrina con altri soggetti.

Il sottoscritto, nella qualità di Direttore Responsabile, non pubblicherà mai i sogni mostruosamente proibiti (eufemismo) del suo assistito.

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